I guaritori Bulgari ritengono che il dolore, il gonfiore e la deformazione articolare avvenga a causa dello squilibrio energetico dell’intero organismo, il quale porta a cambiamenti funzionali degli organi interni. I guaritori hanno notato una relazione diretta tra l’attività renale e i disturbi articolari.

La diagnosi energetica non solo mostra i disturbi renali, ma anche di fegato, cistifellea, milza, ecc… Perciò, l’obiettivo principale nel trattamento delle articolazioni è l’eliminazione della vera causa della malattia.

  Il trattamento energetico raccomandato agisce sia sulle articolazioni sia sui restanti organi. In questo caso, risulta molto efficace il metodo del “pistone” che sostanzialmente invia l’energia dai piedi alle spalle, e poi alla testa. Al livello della testa, il flusso energetico si interseca e scende fino alla pianta dei piedi. Questo metodo permette praticamente di avvolgere tutte le giunture delle mani e dei piedi e di togliere rapidamente i sintomi dolorosi, nonché di ripristinare l’equilibrio energetico nei meridiani principali. Se l’equilibrio degli organi interni non è ripristinato rapidamente, sarà allora necessario lavorare con gli organi e i sistemi interni separatamente.

La sessione del paziente termina con la creazione di un campo energetico stabile. Perciò, i guaritori influenzano il principale canale energetico che passa lungo la spina dorsale. Per fare questo, creano un “grande circolo energetico” (vedere capitolo sulla “polmonite”) che genera il campo “protettivo” (l’aura) di un organo e rimuove i disturbi delle articolazioni della colonna vertebrale.

Effetti sulle articolazioni del ginocchio.

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Una dieta che escluda alimenti a base di carne, acetosa, ravanelli, fagioli, spinaci.

2. È severamente vietato l’uso di alcoolici.

3. Ricoprire le articolazioni con foglie di verza. In assenza di “energia fredda” nelle articolazioni, si deve spalmare sulla foglia di verza del miele.

4. Praticare sistematicamente gli esercizi di respirazione e fisici (vedere capitolo “Introduzione allo Yoga Musulmano del Volga Bulgaria”).

http://www.tradizionesacra.it/malattie_articolari.htm



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L’Imam impersona il principio Solare dell’Islam

Uno dei più importanti bagagli culturali del Pamir è la casa tradizionale Pamiri, nota in loco come ‘Chid’. Essa incarna elementi dell’antica filosofia Ariana preesistente — tra cui il Zoroastrismo —, molti dei quali sono stati assimilati dalla tradizione Pamiri Ismailita. Ad un occhio inesperto, l’abitazione Pamiri si presenta come una struttura semplice e primitiva, ma per le persone che vivono in essa ha un ricco significato religioso e filosofico. Il simbolismo delle peculiari caratteristiche strutturali della casa Pamiri risale ad oltre duemila e cinquecento anni fa. La progettazione architettonica della casa Pamiri che incorpora specifici credi religiosi sciiti, carica energeticamente la barakat nel processo di guarigione e di risanamento ambientale. Per gli Ismailiti Pamiri, i panjtan (i cinque corpi puri) sono il primo canale di distribuzione dell’energia associata alla barakat Divina.

La dimora abitativa è il simbolo dell’universo, ma anche il luogo di culto e della preghiera privata per i Pamiri Ismailiti, in quanto non hanno ancora moschee nel Gorno-Badakhshan. La casa Pamiri è rigorosamente arredata con importanti simboli religiosi e filosofici. L’abitazione Pamiri è un luogo sacro e simbolicamente puro per ogni Ismailita.

La tradizionale casa Pamiri è normalmente costruita di pietre e intonaco, ha un tetto piatto sul quale il fieno, le albicocche, i gelsi o lo sterco sono essiccati ad uso combustibile.

Vecchia casa in Andarob (quartiere Ishkashim). Il lucernario può essere visto sul tetto

Casa moderna in Pamir

Le case Pamiri impostano i loro elementi e la loro costruzione sul numero sette. La numerologia ha un significato religioso nella fede Ismailita. Ci sono sette universi o orbite celesti (Corano 23: 17), sette cieli (Corano, 23: 17; 65: 12; 78: 5), sette continenti o terre (Corano, 64: 12), sette mari (Corano 31: 26), sette divisioni dell’Inferno che ha sette porte (Corano, 15: 44), sette orifizi nella testa, sette giorni in una settimana, e così via per ampie parti del Creato. Il numero sette nell’Islam corrisponde anche ai sette versetti del primo capitolo del Corano, l’Aprente, in Arabo al-Fatiha. Durante i riti dell’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, i pellegrini circumambulano intorno alla Ka’aba sette volte. I pellegrini a Mina lanciano sette sassi contro i jamrah che simboleggiano la tentazione di Satana. Nel misticismo Islamico, il Corano ha sette sensi. Attar, nel suo celebre poema intitolato “Il linguaggio degli uccelli”, descrive le sette valli della ricerca mistica. Il sette è presente anche nella versione Coranica dei “sette dormienti di Efeso” (Corano, 18: 9 segg.).

Un’abitazione costruita secondo i principi dell’Ahl ul Bayt è anch’essa suddivisa concettualmente in sette parti. Le prime tre parti sono le tre aree vitali (‘Sang’ o ‘Sandj’) che simboleggiano i tre aspetti della creazione: umana, animale e vegetale. La quarta parte che riguarda la pavimentazione, chalak, rappresenta la terra. Normalmente, il pavimento è in terra battuta e su di esso arde il fuoco (oggi più frequentemente un forno in ghisa); esso corrisponde anche al mondo inanimato. La quinta parte è correlata al focolare o alla stufa della stanza e rappresenta l’elemento fuoco. La sesta e la settima parte dell’abitazione è costituita di piattaforme rialzate lungo i lati della stanza, dette loshnukh e barnekh. Esse rappresentano gli elementi aria e acqua, ma anche l’anima vegetativa, la loshnukh, e l’anima cognitiva, la barnekh.

   

La stanza principale nelle case Pamiri. Si osservino le piattaforme rialzate lungo i lati

L’abitazione degli Ismailiti Pamiri presenta un triplice tavolato (se sanj) a strati.

Il primo livello (chalak sanj) situato vicino ed attorno al focolare (otashdon) indica il “mondo inanimato”, il secondo livello (loshnukh sanj) posto sopra e attorno al primo livello designa il “mondo vegetale” o “l’anima vegetativa”. Il terzo livello (barnekh sanj) sopra il secondo indica il “mondo animale” o “l’anima sensuale”. Giacché il primo livello simbolizza “il mondo inanimato o senza vita”, è più in basso rispetto al secondo e al terzo livello. Queste simbologie sono ripetute per la costruzione del lucernario. Il camino (kitsor o otashdon) è importante per la casa Pamiri: in sua mancanza la costruzione della casa non ha senso poiché le cerimonie avvengono nei suoi pressi.

I CINQUE PILASTRI

Architettonicamente, l’abitazione Pamiri è rigorosamente strutturata con cinque pilastri in legno posti all’interno della casa, i quali incarnano i “cinque corpi Puri” “Panj Tani Pok”: il Profeta Muhammad, l’Imam ‘Ali, Bibi Fatima Zahra, l’Imam Hassan e l’Imam Hosseyn (Panjtan).

I cinque pilastri di sostegno simboleggiano i cinque membri della Famiglia dell’Imam ‘Ali: Muhammad; suo genero ‘Ali; la figlia di Muhammad, Bibi Fatima (moglie di ‘Ali); e i loro figli, Hassan e Hosseyn. Nel simbolismo Zoroastriano corrispondono alle maggiori divinità (maschili e femminili) (‘Yazata’ o ‘Eyzad’): Surush, Mehr, Anahita, Zamyod e Ozar. Il numero cinque riflette anche i cinque pilastri dell’Islam e le cinque preghiere quotidiane dei Musulmani.

Pilastro 1. Il pilastro principale che simboleggia il Profeta Muhammad (‘Khasitan-Shokhsutun’) si trova alla sinistra dell’ingresso. Era tradizionalmente fatto di ginepro, un albero sacro e simbolo di purezza, il cui fumo ha proprietà curative e disinfettanti. Oggi, non ci sono più abbastanza ginepri di dimensioni adeguate per fare questo pilastro nelle case di nuova costruzione. La culla del bambino sarà normalmente messa vicino a questo pilastro dove si compiono anche delle cerimonie. Il ginepro, il salice e la tamarix hanno un ruolo importante nelle abitudini tagiche per le loro proprietà medicinali e curative.

Il pilastro dell’Imam ‘Ali nel museo del villaggio di Langar (distretto di Wakhan) integra il simbolo del Sole perché ‘Ali è il Sole della Wilayah

 

Pilastro 2. Il pilastro simboleggiante l’Imam ‘Ali (‘Vouznek-sitan’) si colloca diagonalmente alla sinistra dell’ingresso. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro corrispondeva all’angelo dell’amore (‘Mehr’). Durante i matrimoni, gli sposi si siedono presso questo pilastro con la speranza di essere benedetti dalla fortuna e dalla felicità (‘barakat’). La tradizione richiede che oltre al proprio padre e al suocero, la sposa abbia un terzo padre, cioè la persona che presso questo pilastro scopre ritualmente la sua faccia dai sette veli durante la cerimonia nuziale.

La struttura è munita, inoltre, di due travi portanti trasversali: la prima è perpendicolare ai pilastri del Profeta Muhammad e dell’Imam ‘Ali; la seconda, è perpendicolare sia al pilastro di Bibi Fatima sia ai pilastri e dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn. Per i Pamiri Ismailiti, la prima trave simboleggia la ragione universale (‘Aqli-kul’), mentre la seconda l’anima universale (‘Nafsi-kul’). Nello Zoroastrismo, le due travi corrispondevano ai mondi materiale e spirituale.

Pilastro 3. Diagonalmente dall’ingresso c’è il pilastro che simboleggia Bibi Fatima (detto ‘Kitsor-sitan’ o pilastro del focolare). Bibi Fatima è considerata il custode della vita terrena. Il rituale di vestizione della sposa avviene presso questo pilastro. Il Kitsor fornisce calore ed ha proprietà curative. Cura la radicolite e i reumatismi. L’abbigliamento indossato per l’occasione corrisponde alla tradizionale percezione di Fatima Anahita (la “pura” in Persiano antico): il vestito cerimoniale è di color rosso fuoco, poi la sposa indossa bracciali, anelli, orecchini. Nella tradizione Zoroastriana, questa colonna corrispondeva all’angelo che custodiva il fuoco. Questo forno/camino è tra il secondo e il terzo pilastro, ma è più vicino al terzo pilastro. Ad esso sono correlati i rituali del fuoco perché la sua venerazione è parte integrante dell’Islam (Vedere l’articolo ‘L’Agni Yoga Islamico’).

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L’interno di un’abitazione Pamiri in Roshtkala: in primo piano il pilastro di ‘Fatima’, poi, sullo sfondo in senso orario abbiamo i pilastri che simboleggiano l’Imam ‘Ali, il Profeta Muhammad e l’Imam Hosseyn

Pilastro 4 e 5. Il quarto pilastro dell’Imam Hassan (poiga-sitan) e il quinto pilastro dell’Imam Hosseyn (barnekh-sitan) sono uniti per dimostrare la stretta relazione parentale tra i due Imam fratelli. La traversa è scolpita con ruote Solari perché gli Ahl ul Bayt sono i sovrani della vera religione incentrata sul Sole (Rumi, Mathnawi, Libro Sesto, verso 797-8). Questa trave forma l’anticamera della madahkhan (casa della madah maddah in Pamiri). Talvolta tra i pilastri dei due Imam decorati di ruote Solari sono collocate le corna della pecora di Marco Polo (Ovis ammon polii) in virtù del rapporto tra il Bicorne e il Sole: “vide il Sole che tramontava in una fonte limacciosa e nei pressi c’era un popolo. Dicemmo: O Bicorne, puniscili o trattali con benevolenza.” (Corano, 18: 86)

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I pilastri dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn nel museo di Langar (distretto di Ishkashim)

La madah attraverso diverse pratiche musicali, sonore, meditative e devozionali guarisce i suoi membri. Benjamin Koen, professore presso l’Università statale della Florida, ha descritto in un convincente studio di etnomusicologia medica i fenomeni di guarigione e la terapia multimodale connessi alla madah.

I partecipanti si preparano al compimento della madahkhan presso uno dei suoi due pilastri (o dell’Imam Hassan o dell’Imam Hosseyn) offrendo la loro preghiera (salat), dei du’a (invocazioni) e la munajat (il colloquio interiore con Dio). Il pilastro dell’Imam Hassan è considerato il posto d’onore per il capo religioso (‘Khalifa’) o per l’ospite principale. Di norma, l’ospite lascia un piccolo spazio in prossimità di questo pilastro alludendo che il posto è riservato al Califfo. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro impersonava ‘Zamyod’. La seconda parte della madah, detta haidari (il leone), si riferisce all’Imam ‘Ali e in essa si narrano storie leggendarie ed esempi tratti dalla sunna: lo scopo è di dimostrare l’efficacia del potere della preghiera nella guarigione o il suo positivo miglioramento. Infine, si recita il setayesh (un elogio) che costituisce la terza ed ultima parte della cerimonia.

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I pilastri dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn nel museo di Yamg (80 km da Ishkoshim) dedicato all’astronomo Sufi Muboraki Vokhoni (morto nel 1885).

Le cerimonie funebri sono svolte vicino al pilastro dell’Imam Hosseyn (barnekh-sitan) mantenendo accesa per tre giorni una lampada o una candela. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro era associato ad ‘Ozar’.

Ci sono diversi gruppi di travi. Il loro numero totale varia a seconda delle dimensioni della casa e dell’interpretazione locale e filosofica. Ci sono diverse teorie riguardanti il loro numero. Per alcuni, il totale deve corrispondere al numero dei 49 Imam Ismailiti; per altri il numero deve uguagliare i 72 partigiani uccisi nella piana desertica (dashti) di Karbala. Nella maggior parte dei casi, ci sono tredici travi intermedie di cui sei sono sul camino e rappresentano Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad, i sei Profeti maggiori dell’Islam; mentre le altre sette travi raffigurano i primi sette Imam dell’Ismailismo. Nello Sciismo Duodecimano e Alevita potrebbero rappresentare i 12 Imam più il Profeta Muhammad.

Ulteriori travi sul soffitto possono includere gruppi di diciotto o diciassette putrelle corrispondenti agli elementi della cosmogonia Ismailita.

Una piattaforma rialzata (di circa 50 cm) si staglia sulle pareti interne della casa. Sotto la piattaforma c’è un’area di stoccaggio, ma prima della diffusione delle stufe metalliche, il focolare domestico era incorporato in questa piattaforma come nella foto seguente:

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Camino nel museo Sufi Muboraki Vokhoni a Yamg (quartiere Ishkashim)

Un lucernario, noto come ‘chorkhona’ (‘quattro case’), incorpora quattro strati quadrati concentrici che rappresentano rispettivamente i quattro elementi naturali: terra, acqua, aria e fuoco; quest’ultimo è più in alto poiché è toccato per primo dai raggi Solari.

Lucernario nel Museo Sufi Muboraki Vokhoni a Yamg (quartiere Ishkashim)

Lucernario di una vecchia casa Pamiri a Roshorv (Valle di Bartang)

Lucernario nel museo di Langar (quartiere Ishkashim)

LA MADAH (IL PANEGIRICO ELOGIO DIVINO) NEL PAMIR

 

Video

L’esecuzione della madah, innanzitutto, prevede una struttura architettonica come la suesposta Child del Pamir che carica energeticamente la barakat secondo i principi spirituali dell’Ahl-ul-Bayt.

Che cos’è la madah? Benjamin Koen nel capitolo “Musica, preghiera e meditazione dinamica nella guarigione”, dichiara che alla base della madah vi è una cultura trascendentale legata ad una particolare dinamica che definisce il “Principio della Certezza Umana.” La madah, spiega, non è differente dalle guarigioni inspiegabili e miracolose che avvengono anche in altre parti del mondo.

Nella madah, la coscienza di ogni partecipante è immersa in uno stato di ineffabile spiritualità, essa è consapevole dell’inizio del processo di guarigione. Gradualmente, nelle settimane seguenti, l’ammalato si sentirà più sano e più forte come se i sintomi della malattia non fossero mai esistiti.

Nella madah, i partecipanti dirigono i loro pensieri verso il regno spirituale immergendosi nella barakat, un’energia pura guaritrice, che è un aspetto intrinseco dell’intera creazione Divina, a cui appartiene anche l’anima umana. Secondo il popolo Pamiri la barakat spirituale si manifesta attraverso la musica, la preghiera e la meditazione della madah: durante la sessione i partecipanti sperimenteranno l’energia guaritrice che produrrà un cambiamento immediato o successivo.

Nello Sciismo Ismailita, la musica mistica e la preghiera sono pratiche che accrescono gli stati di coscienza, la spiritualità, l’estasi e persino la trascendenza. La musica è una forma di preghiera. La musica può essere una forma di meditazione. In alcuni casi, la musica, la preghiera e la meditazione sono inseparabili. Nella madah, la preghiera musicale e la meditazione sono interconnessi. La meditazione è considerata una parte essenziale della preghiera poiché le speranze, le richieste, le aspettative o le certezze si realizzano nel regno dell’azione e della manifestazione.

La preghiera

La preghiera è un’espressione della relazione che l’orante istituisce col “potere Superiore”, seppur sia classificabile in vari modi. Il guaritore spirituale nel Pamir, di norma, utilizza “un antico libro” che ha un gran numero di preghiere per le varie malattie, ma vi sono anche preghiere spontanee, forme libere e colloquiali, suppliche, intercessioni con la richiesta per la guarigione, ecc… Madah significa supplicare Dio.

La preghiera può essere individuale o collettiva, sonora o inespressa, movimentata o immobile, oscillante, gesticolata, meditata o sperimentata spiritualmente.

Le preghiere dipendono dall’intenzione dell’orante; ad esempio, una preghiera può fare la volontà di Dio o la propria.

La preghiera e la poesia sono interconnesse nell’esecuzione della madah, perché in Pamir la poesia mistica Persiana è una preghiera. La più importanti preghiere musicali sono la musica rohani (spirituale e devozionale), la musica tasawufi oerfani (mistica), la musica dini (religiosa), la musica shafai (guaritrice) e la musica darmani (medica).

La madah è un’espressione unica di tutti i parametri della preghiera musicale dinamica; infatti, durante questa cerimonia si sperimenta la combinazione della preghiera unita alla musica. La madah è cantata spesso alla preghiera del Venerdì, ma anche in occasione delle cerimonie funebri. La madah rende l’uomo puro, sincero e amorevole. La madah raccomanda la dolce morale e la saggezza, mostra il modo di vivere.

L’esecuzione rituale della madah evidenzia il batin (la metafisica, l’interiorità, l’arcano, la realtà spirituale o l’essenza mistica) contrariamente allo zahir (il materiale, il visibile, la forma esteriore).

Le preghiere e le poesie della madah sono estratte da alcuni poeti mistici Persiani, soprattutto da Gialal al-Din Rumi e Nasir Khosrow, ma anche da Saadi, Hafez e Sana’i. Brani del Corano e citazioni di ahadith si alternano durante il suo svolgimento. Durante la loro riproduzione, il narratore spiega contemporaneamente il significato dei versi sacri.

Lo strumento principale per l’esecuzione della madah è il Pamiri rubab (liuto a collo lungo), che di solito è accompagnato dal doira (tamburo a cornice). Ogni uomo seduto in cerchio ha un tamburo nella mano sinistra e tamburella con le dita della mano destra. Un primo cantante, senza ritmo, inizia con tre beyt (stanze), un secondo lo appoggia al termine di ogni beyt, e poi tutti insieme ripetono il ritornello ritmicamente durante la riproduzione del doira. Quando la sessione è finita, una seconda inizia a maggiore velocità e con un nuovo ghazal.

Non ci può stare più di un rubab e di un doira, seppur vi sono uno o più tanbur (liuto dal manico lungo), occasionalmente sono presenti anche il ghijack (kamanche/violino) e il setor (simile al sitar Indiano) che si fondono con gli altri strumenti.

Tutti questi strumenti hanno delle preghiere incise nelle loro cavità o sulla loro carcassa. In particolare, il rubab è considerato un essere spirituale in costante stato di preghiera.

La cultura spirituale della salute in Badakhshan (Tajikistan) si è sviluppata perché la regione è economicamente povera, è sprovvista di medicinali e di altri apparecchi medicali di prima necessità. L’acqua inquinata e l’alimentazione sono un problema continuo e fonte di disagio psicologico poiché portano ad altri innumerevoli problemi sanitari.

L’eziologia locale e le credenze sulle guarigioni variano tra i membri della comunità, che siano essi pazienti o guaritori.

In Badakhshan, i “guaritori” sono leader religiosi locali (mullah e khalifa), figure mistiche, santi, dervisci, madahhan o altri personaggi che sono ritenuti in possesso di barakat, e sono definiti pir o mir.

Nel Badakhshan si hanno, in generale, visioni differenti sulla malattia; tuttavia, si ha una visione olistica dell’eziologia, della salute e della guarigione che nasce da un concetto ampiamente condiviso del sé, noto come aql-tan-ruh/jan. L’aqlcorrisponde a mente/intelletto/psicologia, il tan a corpo/fisico e il ruh/jan a spirito/anima. I locali ritengo che il modello aql-tan-ruh/jan sia incorporato al loro interno.

Di solito, la malattia fisica la si tratta con le erbe o con la biomedica.

Si ritiene che la preghiera guarisca i sintomi fisici perché la malattia è diagnosticabile nella sfera emotiva, psicologica o spirituale.

La diagnosi dei guaritori è condotta, previo colloquio, sulla storia personale e clinica del paziente.

I guaritori spirituali dichiarano che l’energia spirituale della barakat non solo favorisce la guarigione, ma ha proprietà vitalizzanti che sostengono lo sviluppo della comprensione e della conoscenza del malato, se egli purifica il suo cuore e conduce una vita spirituale.

I guaritori attraverso la barakat possono diagnosticare e trattare la causa della malattia.

La guarigione attraverso la madah

La madah ha la funzione di nutrire e di bilanciare cinque domini: fisico, intellettuale, emozionale, relazionale e spirituale.

L’obiettivo della madah attraverso questi cinque domini è il mantenimento della salute e la prevenzione della malattia.

La madah non riguarda solo l’esecuzione che avviene nello spazio sacro della madahkhan (casa dell’elogio Divino), ma essa ispira ai partecipanti un codice etico che è applicabile nella vita quotidiana.

La madah è anche una pratica curativa, il suo svolgimento avviene generalmente in due modalità:

1. Attraverso il comportamento individuale, l’attenzione e la pratica quotidiana.

2. Attraverso la grazia, la benedizione e la misericordia di Dio, tutti aspetti della barakat.

La poesia tradizionale ha la capacità di rendere efficace le suddette modalità. Lo scopo della madah è di far interiorizzare la barakat ai partecipanti.

La barakat è l’energia spirituale che può guarire, benedire, edificare e trasformare. La barakat emana da Dio e si trova in tutta la creazione, è incarnata al suo interno ed è trasmessa da persone, luoghi sacri, luoghi naturali, costruzioni, acqua, preghiera e musica.

Una persona può essere guarita quando interiorizza la barakat.

La madah è un processo di trasformazione.

Dato che visione del sé è essenzialmente spirituale, la personificazione è considerata un processo di trasformazione a livello spirituale, psicologico e fisico.

L’idea secondo cui l’uomo sia soprattutto un essere spirituale non si trova solo tra la gente del Pamir, ma riguarda tutto il mondo.

L’attenzione meditativa

Durante l’esecuzione della madah, i partecipanti concentrano la loro attenzione secondo delle metodiche uniche e personalizzate.

La maggioranza dei partecipanti si focalizza attentamente su alcune parole o su certi passaggi specifici che a loro avviso incarnano e trasmettono l’energia guaritrice della barakat, e che gli permettono di immergersi nel suono e nel significato del rituale.

Quest’attenzione è analoga all’ascolto olistico e spirituale associato al sama.

Questo processo focalizza l’attenzione in modo microscopico ed espansivo affinché il significato sia interiorizzato. In seguito, è manifestato ciò che è stato interiorizzato, oppure si presta attenzione a ciò che si è interiorizzato e lo si manifesta.

L’obiettivo di avvicinarsi a Dio trasformando il sé inferiore (nafs) in sé superiore (ruh/jan) è sempre promosso. L’obiettivo della trasformazione è raggiungibile, ma una volta che è stato raggiunto, un altro obiettivo o lo stesso obiettivo reinterpretato appare in una luce diversa, cioè di livello superiore.

Per i partecipanti alla madah, questa cerimonia ha un’atmosfera speciale perché è uno spazio sacro che offre ristoro, speranza, comunione mistica e guarigione nella vita quotidiana.

La pratica spirituale e la flessibilità cognitiva

Nel contesto della madah, la musica devozionale sottomette l’io inferiore (nafs) dei partecipanti abbandonandolo al più potente sé superiore (ruh/jan).

La madah è una dimensione spirituale che definiamo flessibilità cognitiva, cioè uno stato di coscienza flessibile e carico di un potenziale in grado di ristrutturare spontaneamente le conoscenze mentre incrocia nuove prospettive concettuali.

La flessibilità cognitiva indica un potenziale di guarigione in presenza di un cambiamento categorico della natura esistenziale, per esempio, il passaggio dalla malattia alla salute.

La flessibilità cognitiva è quella capacità che i partecipanti abilmente sviluppano per operare i cambiamenti concentrandosi sulle parole potenti, sulla musica e sui suoni della madah, allineando intenzionalmente i propri pensieri col loro significato e con la barakat della madah.

Questo processo indebolisce l’io inferiore e rafforza il sé superiore (la più forte forza della più elevata auto-comprensione con la forza più debole del sé inferiore) mentre si sincronizza facilmente e naturalmente al ritmo esterno.

Il processo di abbandono del sé nel contesto della musica devozionale è paragonabile all’allegoria della falena e della candela nella poesia mistica Persiana. Una falena è incantata e affascinata dalla luce e dalla bellezza (forte processo ritmico) della fiamma, ma può avvicinarsi solo ad una certa distanza da essa prima che sia avvolta e consumata dalla vampa.

L’udienza musicale e devozionale della madah motiva la coscienza al tema centrale dell’amore facendola scivolare dal sé inferiore al superiore.

Un medico anziano del Pamir, il Dott. Shirinbek, afferma che la madah sia l’espressione della volontà Divina, e come tale è ritenuta collegata al regno spirituale infinito.

La celebrazione inizia con la preghiera silenziosa proveniente dal regno spirituale, la quale è anche latente ed emergente dalla coscienza umana.

La coscienza del partecipante durante la prima parte della madah è immersa nel cosiddetto stato quantico, uno stato tra la malattia/morbo e la salute/guarigione.

Lo stato quantico è un contesto (situazione) del corpo-mente-anima in cui la flessibilità cognitiva si sincronizza e aiuta una persona a passare da uno stato ad un altro.

Il Dott. Shirinbek descrive il livello quantistico come la controparte fisica della realtà spirituale: entrambi sono invisibili, eppure ambedue lasciano le loro tracce esistenziali per mezzo dei loro effetti.

Il sottile cambiamento che avviene attraverso i nervi a livello quantico può portare alla guarigione del paziente. Ho analizzato dettagliatamente come certe strutture ritmiche della madah facilitino la flessibilità cognitiva.

Un doppio e triplo metro musicale simultaneo rappresenta l’ultima sezione del cerimoniale complessivo: ormai i partecipanti potrebbero rimanere in uno stato di preghiera meditativa per trenta minuti, un’ora, o più.

L’esecuzione della madah rispecchia la trasformazione e la guarigione che è una delle sue funzioni, spostando la coscienza dei partecipanti dal basso verso l’alto (o dall’io inferiore al sé superiore). Al termina della madah, la coscienza si ritrova in un rinnovato stato di salute, e il partecipante talvolta è guarito.

Le tre parti della madah procedono dal basso verso l’alto: gli aspetti musicali e sonori dell’ampiezza, la frequenza, il tempo, la forma d’onda e la complessità ritmica aumentano completamente, nel contempo il significato dei simboli e delle metafore diventano più profondi e più mistici man mano che la barakat aumenta; la partecipazione della comunità aumenta durante l’esecuzione e si conclude con l’interiezione collettiva Ay (“Oh”), che è al tempo stesso un’invocazione a Dio e un’espressione di liberazione e di sollievo.

La madah inizia e finisce con una preghiera, ma è essa stessa una forma di preghiera, e due delle tre maggiori sezioni sono la munajat (il colloquio interiore con Dio) e il setayesh (il panegirico elogio Divino).

Bibliografia

 

  1. Benjamin D. Koen, Beyond the Roof of the World Music, Prayer, and Healing in the Pamir Mountains, , Oxford University Press, 240 pages, 2011
  2. Benjamin D. Koen, The Oxford Handbook of Medical Ethnomusicology, Oxford University Press, 576 pages, 2008.
http://www.tradizionesacra.it/architetturasciitapamir_madah.htm 



Il simbolo del sole sul lato destro del minbar nella Grande Moschea di Larnaca

Simbolo solare nella moschea Selimiye, ex cattedrale di Santa Sofia a Nicosia

http://en.wikipedia.org/wiki/TriYoga

 

 





Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

 

L’idea della resurrezione

 Il Santo Corano si basa fondamentalmente su due principi:

1)      Unità. L’unità di Dio e dell’Universo. Significa l’Unità dell’informe “Allah” e dei Suoi attributi manifesti nella forma dell’Universo contenente creazioni infinite come la “Riflessione di Allah”, o l’ayah (il segno). Questo principio è noto come Tawhid.

2)      Ritorno. Secondo il Corano, l’intero Universo sta tornando all’Origine. Gli esseri umani, sulla via del ritorno a Dio, ritornano alla vita dopo la morte terrena. Questo principio è noto come Ma’ad.

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile!” (Corano, 50: 2-3)

 

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? Rispondi: Siate pure pietra o ferro…. E Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)?” (Corano, 17: 49-51)

E la destinazione, ovviamente, sarà la terra.

 

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… Dalla terra vi creammo, nella terra vi riconduciamo, dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53, 55)

È anche detta “prossima vita” nel Corano:

“In questa vita terrena e in quella futura.” (Corano, 10: 64)

“È Lui che vi fa vivere, poi vi farà morire, poi ancora vi farà rivivere.” (Corano, 22: 66)

Due idee Islamiche differenti

Il Ma’ad o ritorno è sempre stato l’argomento più acceso e più dibattuto tra i teologi e i filosofi Musulmani nella storia Islamica.

Fin dagli albori della civiltà Islamica, tra i pensatori Musulmani, esistettero due principali e diverse interpretazioni del Corano per quanto riguarda il Ma’ad (ritorno).

È detto che la maggior parte di essi credette alla resurrezione, cioè al ritorno degli esseri umani dopo la morte attraverso la rinascita del corpo morto.

Invece, una piccola minoranza avrebbe sostenuto la reincarnazione, cioè la rinascita umana dopo la morte. Tra costoro sono citati gli Ikwan al-Safa o Ismailiti, gli Hemarih, i Tarih, i seguaci di Ahmad ibn Khabit fondatore della Khabitiya, e gli Shia Ghulat. Anche al nostro tempo credono ancora alla reincarnazione la comunità Drusa, gli Aleviti, gli Ahl-e-Haqq e alcuni ordini Sufi (ad esempio, i Layen in Senegal).

Le discussioni parzialmente divulgate sulla reincarnazione mostrano che questo argomento è sempre stato un tema rovente nel mondo Islamico per secoli. Tuttavia, nessuna delle due controparti, i teologi e i pensatori Musulmani, ha convinto l’altra per porre fine ad un dibattito che dura da più di mille anni.

Nella storia della civiltà Islamica ci sono sempre stati studiosi che hanno creduto alla reincarnazione, ma negli ultimi decenni molte persone comuni del mondo Musulmano ostentano un interesse crescente per la reincarnazione.

Quest’interessamento per la reincarnazione non sopravvive solo tra una piccola minoranza di nazioni Musulmane (Ummah), ma questa credenza oggi è in aumento tra i Musulmani normali che non appartengono né a comunità particolari, né a sette.

Inutile dire che entrambi gli antagonisti si accusano vicendevolmente ritenendosi gli unici depositari della conoscenza Islamica fondata sul Santo Corano per quanto riguarda la rinascita.

La ragione comune del ritorno

Tuttavia, la filosofia di entrambe le idee è la stessa. Infatti, secondo il Corano, il ritorno degli esseri umani ad un’altra vita terrena provvede a ricompensare le loro azioni:

“Il giorno in cui la terra sarà cambiata in un’altra terra e in altri cieli i cieli” (Corano, 14: 48)

“A Lui voi tornerete, tutti, secondo la Promessa di Dio, vera. In verità, Egli dà inizio alla creazione e poi la fa tornare a Sé per compensare (le loro azioni).” (Corano, 10: 4)

“L’uomo non avrà di suo che il suo sforzo (azioni), e che il suo sforzo (azioni) sarà mostrato? E che sarà pienamente ricompensato? E che verso il tuo Signore è il limite massimo (la destinazione finale)?” (Corano, 53: 39-42)

“Chi fa una cattiva azione non sarà ricompensato che con una equivalente.” (Corano, 40: 40)

Qualcuno sa che cos’è la resurrezione?

Spesso i miscredenti della reincarnazione pretendono che l’Islam creda alla resurrezione e non alla reincarnazione! Se gli si chiede, però, che cosa la resurrezione significhi realmente, non sanno rispondere! Ripetono la parola “resurrezione” senza saperla descrivere esattamente. In realtà, resurrezione è un termine generico, mentre reincarnazione è specifico. Pertanto, diversamente dalla reincarnazione, la resurrezione è un vocabolo vago che propina un’idea incerta. In questo modo, il significato di resurrezione resta aperto ed è possibile credere alla resurrezione attraverso la reincarnazione!

Il problema della resurrezione

Curiosamente, esiste un acceso dibattito tra i seguaci della resurrezione. Hanno idee diverse sulle modalità della resurrezione. In altre parole, la grande questione riguarda il concetto di resurrezione all’interno del Corano. I teologi e i filosofi Musulmani propongono idee diverse sulla resurrezione:

Resurrezione del corpo stesso.

Resurrezione di un corpo terreno simile.

Resurrezione di un corpo ultraterreno (non terreno).

Resurrezione del corpo stesso

Alcuni teologi ritengono che lo stesso corpo, al momento della morte, ritornerà ancora in vita. Si tratta, in realtà, della risurrezione del corpo morto, non della resurrezione degli esseri umani. A meno che non si consideri l’essere umano e il suo corpo uguali! Tuttavia, come presto dimostreremo, quest’insegnamento è in antitesi col Corano e con l’Islam in generale.

La prima domanda che bisognerebbe porsi è: “Da dove proviene l’idea della resurrezione?” Non c’è un solo versetto del Corano che la sostenga esplicitamente, e quindi, non aveva alcun senso dibattere fervidamente la modalità del ritorno nel mondo Musulmano per più di 1000 anni.

Inoltre, è affermato in modo evidente nel Corano che durante il suscitamento l’essere umano avrà un nuovo corpo simile al precedente:

“E dissero (i miscredenti stupiti): quando saremo ossa e polvere saremo davvero suscitati come creature nuove? Ma non vedono dunque che Dio, Colui che ha creato i cieli e la terra ha il potere di creare altri esseri simili a loro?” (Corano, 17: 98-99)

Questi due versetti dimostrano chiaramente che per i miscredenti identificare l’uomo col suo corpo è sempre stato un atto di fede! Inoltre, il corpo di risurrezione seppur è un organo simile, non è lo stesso corpo. Tornerò sui suddetti versetti in seguito.

Nuova creazione non ricreazione

Quindi, questo primo tipo di resurrezione significa ricreazione del primo corpo, dato che il Corano rivela la creazione di un nuovo organo simile al precedente:

 

“Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione!” (Corano, 50: 15)

Il nostro corpo è parte della terra

Eppure i credenti nella resurrezione del cadavere sostengono che Dio ricreerà lo stesso corpo direttamente dalla sua polvere per inviargli l’anima di nuovo nella sua massa organica!

Il Corano dichiara, però, che l’uomo non ha alcun diritto di proprietà, ma è responsabile solo delle proprie azioni:

“L’uomo non avrà di suo che il suo sforzo (azioni), e che il suo sforzo (azioni) sarà mostrato?” (Corano, 53: 39-40)

Secondo il Corano, pertanto, al momento della morte l’uomo perde ogni sua proprietà e relazione mondana:

“Eccovi venuti a noi singolarmente come vi creammo la prima volta, e vi siete lasciati dietro le spalle tutto ciò che vi abbiamo concesso e …s’è spezzato ogni legame tra voi.” (Corano, 6: 94)

 “E ogni avere e possedimento* tra loro sarà spezzato” (Corano, 2: 166)

*: Asbab in Arabo nella forma plurale significa anche mezzi di sussistenza, provviste, masserizie, averi, possedimenti, ecc…

“E in quel giorno non ci saranno né attaccamenti, né parenti e né relazioni.” (Corano, 23: 101)

La più importante e fondamentale proprietà, quindi, che l’essere umano perderà per sempre al momento della morte è il proprio corpo.

Per il Corano qualunque “cosa” o fenomeno naturale è un ayah (segno) di Allah che insegna e ci guida alla Verità. In altre parole, un “ayah” () è un qualsiasi Messaggio direttoci.

Tuttavia, se il corpo terreno è così importante, e risurrezione nel Corano significa resurrezione del corpo morto, perché il cadavere si trasforma in polvere e diventa pressoché inesistente? In altre parole, qual è il messaggio (ayah) che suscita un simile fenomeno nel Libro Divino della Natura? Il suo significato è che il corpo appartiene alla terra, non agli esseri umani.

 

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile! Ma noi ben sappiamo qual parte di loro consumerà la terra: presso di noi c’è un Registro Conservato che tutto ricorda”. (Corano, 50: 2-4)

Dato che il nostro corpo proviene dalla terra, ritornerà infine alla terra.

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… Dalla terra vi creammo (nella vostra forma o figura), e nella terra vi riconduciamo (nella vostra forma o figura).” (Corano, 20: 53, 55)

Si potrebbe affermare che il cadavere sia trasformato in polvere e poi ricreato per mostrare la potenza di Allah! Per quale motivo? Per chi? L’uomo si ritroverà abbandonato al tempo della resurrezione e sarà troppo tardi per risvegliarsi spiritualmente nel Giorno del Giudizio. Vi dimostrerò che la resurrezione del corpo morto evidenzia la debolezza Divina! Vi pongo questa prima domanda: la reincarnazione include anche il potere di Allah?

La resurrezione dell’essere umano clonato

L’idea della risurrezione afferma che nonostante il cadavere diventi polvere, qualcosa rimarrebbe sempre, simile al DNA. Quando il corpo diventa polvere dopo la morte, non ci sarà alcuna risurrezione del corpo morto, semplicemente perché esso non esiste più, la polvere è solo “polvere”.

In pratica, il significato della resurrezione del corpo morto è simile al concetto della “clonazione umana” nella scienza moderna. La clonazione umana è la creazione di una copia geneticamente identica all’essere umano. Questo paragone spiega che l’immagine del corpo risorto sarà esattamente identica all’immagine del corpo precedente morto. Perciò, se qualcuno conosceva una persona col suo corpo precedente, lo riconoscerà. Questo concetto attesta che non ci sono solo i nostri corpi, ma anche le nostre immagini esteriori! Quest’idea è contraria anche agli insegnamenti del Corano:

 

“Nel giorno della resurrezione li raduneremo (cambiando) il loro aspetto in ciechi, muti e sordi … Questo è il castigo per aver rinnegato i Nostri Segni.” (Corano, 17: 97-98)

Il suddetto versetto mostra che la resurrezione nel Corano non è la risurrezione del corpo stesso, in quanto i cambiamenti citati sono solo alcuni esempi. Quanti cambiamenti sarebbero necessari per non considerare il corpo resuscitato uguale a quello posseduto dalla stessa persona prima della sua morte?

Immaginate qualcuno che torni senza mani, piedi e con altre menomazioni gravi del corpo. Qual è la parte del suo corpo che lo rende la stessa persona? La sua faccia? E perché non si potrebbe modificare qualsiasi parte del suo corpo eccetto il viso che lo rende identificabile dagli altri? In altri termini, che cosa ci contraddistingue?

Cambio di sesso

Un altro esempio è costituito dal cambiamento di sesso a seguito di un intervento chirurgico: da maschio a femmina e da femmina a maschio. Inoltre, esiste la possibilità di modificare i tratti razziali. Immaginate un uomo nero che nel mezzo della sua vita cambi chirurgicamente sesso e razza trasformandosi in una donna bianca. Qual è la sua vera identità? Chi sarà risuscitato?

Resurrezione dell’uomo nel corpo animale

 Ci sono dei versetti del Corano secondo i quali Dio punisce con la creazione di un corpo completamente diverso rispetto al precedente:

 

“Dì (loro): volete che vi annunci una ricompensa peggiore di questa da parte di Dio? Quella di coloro che Dio ha maledetto, coi quali s’è adirato, che ha trasformato in scimmie e in porci, coloro che hanno adorato Tagut (gli idoli)? Costoro hanno il luogo peggiore e errano dalla retta via.” (Corano, 5: 60)

Inoltre, un certo numero di ahadith del Profeta Muhammad rivelano che al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama ), molti riappariranno in svariati corpi animali. Il sottostante racconto, un celebre hadith, è narrato da due sapienti Musulmani, il primo Sunnita, il secondo Sciita.

Abu Abdullah Muhammad ibn Umar ibn al-Husayn al-Taymi al-Bakri al-Tabaristani Fakhr al-Din al-Razi (in Arabo-Persiano: ), più comunemente noto come Fakhruddin Razi, famoso filosofo e teologo Persiano Sunnita; e Fadhl ibn Hasan al-Tabarsi, (in Arabo: , in Persiano: ) conosciuto come Shaykh Tabarsi, studioso Persiano Sciita del 12° secolo morto nel 548 dell’Egira (1154 d.C.) la cui opera principale è il Majma‘ al-bayan, un commentario (tafsir) sul Corano, riportano il seguente hadith:

“Dieci gruppi della mia comunità saranno dispersi. Allah l’Altissimo li ha separati dai Musulmani e trasformerà alcuni di loro in scimmie e maiali, altri saranno capovolti con la testa in giù e i piedi in alto, e poi trascinati. Alcuni saranno ciechi brancolando raminghi. Alcuni saranno sordi, muti e non ragioneranno … Ad alcuni di loro saranno tagliate le mani e i piedi.”

Il versetto successivo nelle espressioni “il posto peggiore” () e “la deviazione dalla retta via” () descrive la situazione del suddetto hadith:

 

“Coloro che saranno trascinati tutti insieme, con la faccia in giù, verso la gehenna avranno il posto peggiore e saranno i più deviati dalla Via.” (Corano, 25: 34)

Bisogna osservare e capire la lingua del Corano basata sulla Struttura Interpretativa. L’utilizzo delle parole nel Corano, la loro collocazione e il loro ruolo nella progettazione strutturale letteraria Coranica, sono essenziali e decisivi per la comprensione del Testo.

Quindi, non solo il corpo umano non avrà la stessa corporatura precedente, ma in alcuni casi, la struttura umana sarà sostituita con una forma animale! Il Corano e l’Islam rivelano che non siamo i nostri corpi umani!

L’idea della “clonazione umana” riguardo alla resurrezione del corpo morto, o alla ricreazione del primo corpo, è un’idea artificiale, essendo opposta al Corano e all’insegnamento del Profeta Muhammad.

La resurrezione dell’essere umano tramite l’uomo

Il Santo Corano, in numerosi versetti, sottolinea che solo Dio è in grado di suscitare e restituire all’uomo di nuovo la Vita Terrena. Eccone alcuni:

 

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? … Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)? Rispondi: Chi vi ha creati una prima volta.” (Corano, 17: 49, 51)

Secondo il Corano, ogni nostra attività è, in realtà, il lavoro di Allah:

 

“E Allah ha creato voi e quel che voi fate (le vostre azioni)!” (Corano, 37: 96)

Il Corano, tuttavia, ogni volta che tratta il ritorno dei morti, sottolinea fermamente che avverrà solo tramite Dio.

“Allah è Colui che vi ha creato, poi vi ha nutriti, poi vi farà morire, poi ancora vi farà rivivere. C’è una delle vostre divinità che faccia qualcuna di queste cose? Gloria a Dio! Egli è ben più elevato agli dèi che essi associano!” (Corano, 30: 40)

Il Corano chiede: “Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)? Rispondi: Chi vi ha creati una prima volta.” (Corano, 17: 51) Se crediamo alla resurrezione del cadavere o alla ricreazione del primo corpo, la risposta del Corano è senz’altro esplicita. Oggigiorno, la tecnologia della clonazione umana ha reso possibile la ricreazione del corpo umano; d’altronde, le metodiche resurrettive possono variare seppur il risultato è il medesimo…

Tuttavia, c’è qualche medico che può far rinascere i morti all’infuori di Dio? ( , Egli è ben più elevato agli dèi che essi associano!) (Corano, 30: 40)

L’autoidentità del Kufr

L’idea basilare della risurrezione del corpo morto considera il “Noi” come i “nostri corpi”. Quindi, per essere creati di nuovo, dovremmo essere il corpo stesso. Una tale resurrezione indica, in realtà, una “crisi d’identità” dei suoi fedeli.

La loro mentalità, il loro atteggiamento e il loro intendimento li rende uguali ai miscredenti (Al Kafirun ) citati nel Corano. Secondo questa gente, “noi” siamo i nostri corpi! Significa che siamo solo “polvere” ()  dopo la morte!

 

“E dicono i miscredenti: questa è una cosa strana! Ma come, quando saremo morti e diventati polvere… È un ritorno impossibile.” (Corano, 50: 2-3)

Pertanto, Allah non ha mai fatto la seguente dichiarazione:

“Di (loro)! Quando diventerete polvere, ossa e briciole, allora sarete resuscitati!”

Al contrario, Dio in ogni momento nel Corano si sofferma solo su una morte ritenuta ragionevolmente accettabile:

“Poi, in verità, certamente morrete, poi ancora, nel Giorno del Giudizio sarete risuscitati.” (Corano, 23: 15-16)

Pertanto, con i due versetti successivi si evidenziano due differenti e opposte concezioni circa l’identità dell’essere umano: una prima suesposta in cui i miscredenti si identificano col corpo; e una seconda in cui i devoti credono nella rinascita in un nuovo corpo (nuova creazione).

 

“E dicono: quando saremo dispersi nella terra rivivremo come nuova creazione (con un nuovo corpo)? Anzi, l’incontro col Signore rinnegano. Dì: vi farà morire l’Angelo della morte, cui siete stati affidati.”  (Corano, 32: 10-11)

Quindi, la fede nell’idea della resurrezione si basa su presupposti errati che la rendono un concetto non-Islamico e perfino anti-Islamico! Ecco perché non c’è neanche un versetto nel Corano che indica a chiare lettere la risurrezione del corpo morto. In realtà, come dimostrerò in seguito, il Corano respinge rigorosamente l’idea della resurrezione. Pertanto, la resurrezione non è la risposta, è il problema.

La resurrezione di un corpo simile

Oggigiorno, sembra che ben pochi teologi credano alla rivivificazione del corpo morto al tempo della resurrezione (Yawm al-Qiyama ). Questi teologi hanno idee diverse al riguardo.

Alcuni credono che invece di ricreare il corpo precedente dalla polvere, Allah creerà una nuova figura dalla terra direttamente, così come Egli creò Adamo all’inizio. E il nuovo fisico non avrà necessariamente le stesse sembianze del precedente, piuttosto potrà avere una qualsiasi corporatura e aspetto.

La Legge della Resurrezione

Quest’ultima interpretazione della resurrezione, sebbene sembri più realistica della precedente (la classica), ha dei problemi ancora più gravi. Innanzitutto, significa che la resurrezione è già avvenuta una volta, molto tempo fa, all’inizio della storia; ovvero, riguarderebbe la resurrezione di Adamo ed Eva.

Significa che al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama ), questi due esseri umani saranno resuscitati ancora una volta! Rivelerebbe, inoltre, una ripetizione della resurrezione, che è, in primo luogo, inaccettabile per i teologi; e in secondo luogo, indicherebbe l’esistenza di una legge naturale o di una legge della creazione. Non esiste, tuttavia, una legge naturale distinta solo per due persone eccezionali.

È precisato che per resurrezione si intenda riportare in vita i morti, perciò, la prima creazione di Adamo non riguarderebbe la risurrezione. Non sono d’accordo! La mia posizione è contro il meccanismo della resurrezione, cioè la creazione dell’uomo dalla polvere, comunque, anche se riguardasse il Profeta Adamo, è sicuramente sbagliato nel caso del Profeta Esdra.

Il caso di Esdra

Secondo il versetto seguente, uno sconosciuto nel Corano noto come Esdra (Uzayr in Arabo; Azir in Persiano) negli Ahadith (un Profeta per i Figli di Israele), sarebbe risorto dopo una morte durata 100 anni, seppur il suo corpo divenne di ossa e polvere:

“O come avvenne a colui che passò presso una città devastata in tutte le sue strutture e disse: Potrebbe mai Iddio far rinascere una città così morta? Allora Dio lo fece morire e restar così per cento anni, poi lo risuscitò e gli chiese: quanto tempo sei rimasto così? Rispose: Ci sarò restato un giorno o parte d’un giorno. E Dio gli disse: No, che anzi ci sei restato cent’anni; guarda dunque il tuo cibo e la tua bevanda che non si sono ancora ammuffite, e guarda il tuo asino. Noi volevamo fare di te un segno per gli uomini. E guarda anche le ossa come Noi le rianimiamo e le rivestiamo di carne. E quando tutto questo gli fu chiaramente mostrato disse: Riconosco ora che Dio è sovra tutte le cose potente!” (Corano, 2: 259)

Se le cose stanno come i commentatori ritengono, siamo allora in presenza di un problema serio. Infatti, il Corano comprova che la risurrezione del corpo morto non è solo ripetibile, ma è realmente già avvenuta. Per il Corano, Esdra, sarà ancora una volta risuscitato alla fine di questo mondo!

Dio è la Legge

Significa che la resurrezione è una legge della creazione perché la natura del diritto è la “ripetizione.” Quando un fenomeno si ripete, indica l’esistenza di una legge, e non c’è legge senza ripetizione.

Ogni fenomeno che appare due volte, indica un modello. Qual è il modello di creazione che rende la ripetizione un fenomeno possibile?

Si potrebbe obiettare non c’è né un modello, né la legge della risurrezione, e per quanto concerne il caso di Adamo e di Esdra fu, in realtà, un’eccezione e una decisione specifica di Allah e della Sua potenza!

Come possiamo saperlo? Allah stesso l’ha detto che nel Suo Libro? Il Corano non è un libro Romano. È il libro delle ayah (i segni), ovvero delle riflessioni del disegno Creativo espresso in parole. Il Corano ci chiede di riflettere sui segni per capire e conoscere la vita e le sue leggi.

“Così Allah vi rende chiari i segni acciocché possiate meditare.” (Corano, 2: 266)

Quindi, il ripetersi di un qualsiasi fenomeno nel Corano riflette una ripetizione che avviene nel Libro della Natura e della Creazione. Il Corano non deve essere inteso come un racconto perché esso è la storia. Al contrario del racconto, la storia ci comunica le leggi del racconto.

Se le storie della creazione di Adamo e di Esdra non fossero dei “segni” riguardanti la legge della vita, ma solo delle eccezioni e delle decisioni specifiche di Allah, non dovremmo riflettere su di esse per il resto dell’umanità. Insomma, quale insegnamento costituisce quell’eccezione destinata a non ripetersi mai per il resto dell’Umanità?

Quando un fenomeno avviene già due volte, perché non potrebbe accadere altre volte? Nulla può impedirlo, se non un’altra legge. L’essenza di ogni legge è la stessa: la ripetizione.

Non siamo solo in presenza di un problema scientifico – essendo la ripetizione il modello di legge naturale -, ma siamo anche al cospetto di un problema culturale. L’atto di Allah segue un Suo modello, e la Sua potenza si manifesta attraverso le leggi della creazione e della natura. In altre parole, Dio è la legge.

“Questa è la legge di Allah, che egli usò già da prima e non troverai nessun cambiamento alla legge di Allah.” (Corano, 48: 23)

Qual è la differenza tra la storia di Adamo e di Esdra nel Corano? Adamo è già stato creato una prima volta, mentre Esdra è stato ricreato. In altre parole, a differenza di Adamo, Esdra è risorto dopo la morte.

Inoltre, qual è la differenza tra la prima creazione di Adamo avvenuta dalla polvere e la sua nuova ricreazione, che accadrà nelle stesse modalità al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama )? Nessuna, salvo che sia “un altro tempo”. Ecco perché il Corano evidenzia l’espressione “un altro tempo” collocandolo secondo per importanza dopo la fede in Dio:

 

“E che male ne avrebbero se credessero in Allah e in un altro tempo (Yawm)?” (Corano, 4: 39)

La resurrezione di innumerevoli persone

Il Corano racconta che migliaia di persone perirono e poi ritornarono alla vita di nuovo.

“Non hai visto coloro che a migliaia uscirono dalle loro case per timor della morte e Allah disse loro: Morite, poi li risuscitò” (Corano, 2: 243)

Secondo gli ahadith, il numero di queste persone era effettivamente innumerevole, e molto tempo dopo i loro corpi morti si disintegrarono nella terra:

Mirkhond, storico persiano del periodo timurite, spiega il suddetto hadith nel suo Rauzat-us-Safa (Il giardino della purezza) nel modo seguente: “Non hai considerato le migliaia di uomini che, per timore della morte, lasciarono le loro abitazioni? Dopo averli colpiti, Allah rese loro la vita, perché ama gli uomini, ma la maggior parte degli uomini non è riconoscente” (Corano, 2: 243). Queste parole si riferiscono agli abitanti di Danur che rifiutarono di rispondere all’appello del profeta Hazkil (Ezechiele) alla guerra santa e che Allah, per punizione, fece perire con la peste (at-Taa’un), poi resuscitò, dietro richiesta del profeta “figlio della vecchia”… Hazkil restò molti anni presso i resuscitati che, a ricordo della loro disavventura, non avevano conservato traccia della peste che un cattivissimo odore.  (Mirkhond, La Bibbia vista dall’Islam, 160-161, Luni Editrice, 1996, Milano)

Eppure, Allah li ha creati di nuovo. Significa che sono stati tutti resuscitati! E, secondo l’idea della resurrezione, saranno resuscitati nuovamente al tempo del suscitamento, nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama )! Significa che non solo la risurrezione sulla terra si ripete, ma è anche una legge naturale.

Ritorno all’inizio

I credenti nella resurrezione affermano che il “ritorno” citato in certi versetti Coranici accadrà nelle stesse modalità della prima creazione. In realtà, il principio universale del ritorno riportato nel Corano riguarda qualunque cosa:

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

L’inizio stesso della prima creazione dell’umanità giunse dal “Fango (Argilla)”:

“E la creazione dell’uomo iniziò dal Fango (Argilla).” (Corano, 32: 7)

Quindi, al tempo della resurrezione, Allah creerà ancora gli esseri umani direttamente dal “Fango (Argilla)” come fece col primo essere umano, Adamo. Adesso, osserviamo l’insieme dei versetti che i commentatori del Corano citano a riguardo della creazione Adamica e dei suoi figli:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

I commentatori spiegano che Dio creò direttamente Adamo dal Fango. In altre parole, fu creato attraverso la resurrezione, ma i suoi figli che sono il resto dell’umanità, furono creati dallo sperma e vennero al mondo attraverso la nascita.

La Creazione Umana nel Corano

Per spiegare il significato del concetto di “Bada” () o “inizio” dei suddetti versetti, è necessario rivedere la creazione dell’Uomo nel Corano. Il Dott. Yadollah Sahabi, uno studioso iraniano, ha fortemente contestato l’interpretazione tradizionalista dei versetti Coranici. La sua ricerca volle dimostrare che la descrizione della creazione Umana racchiusa nel Corano sorregge in modo netto l’idea evoluzionistica della scienza moderna.

L’opera del Dr. Sahabi reputava che la creazione dell’uomo nel Corano non è contro l’idea evoluzionistica. La sua discussione principale dimostrava, riferendosi ai versetti del Corano, che la creazione del primo essere umano, Adamo, non avvenne direttamente dal Fango; perciò, Adamo, non sarebbe il Padre dell’umanità, in quanto non esiste un simile concetto nel Corano.

In questa sezione, tuttavia, giungerò differentemente alla stessa conclusione basandomi sull’interpretazione strutturale che ho già spiegato nella parte quarta di questa trattazione. La tradizionale comprensione della creazione del primo essere umano (Adamo), ho già spiegato, è quasi identica alla creazione di un uccello dal Fango operata da Isa (Gesù). Questo concetto può essere meglio compreso studiando i due versetti seguenti:

 

“In verità io creerò un uomo di Fango! E quando l’avrò plasmato ed avrò alitato in lui del Mio spirito” (Corano, 38: 71-72)

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Altri versetti rafforzano questo nuovo studio sulla creazione dell’uomo secondo il pensiero evoluzionistico nel Corano:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

Analizziamo i due precedenti versetti: innanzitutto, la parola () significa umanità, non lo specifico uomo noto come “Adamo”. In secondo luogo, il pronome personale suffisso del vocabolo “naslah” () che si riferisce a  o al “genere umano”, significa “umanità” (The Islamic Quarterly, Volume 42, pag. 18, 1998), e non progenie per via dell’unico linguaggio Coranico. La parola “naslah” () è usata nel Corano solo due volte. In un “altro caso” è scritta senza pronome personale suffisso:

 

“E quando ti volge le spalle corre per tutta la terra a portarvi la corruzione e a rovinare l’agricoltura e l’umanità” (Corano, 2: 205)

Se l’interpretazione dei commentatori tradizionali fosse giusta, si dovrebbero sostituire due vocaboli dei suddetti versetti con i due seguenti evidenziati in azzurro:

 

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione di Adamo iniziò dal Fango, poi creò la sua progenie da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8, modificato)

Nella lingua del Corano, i termini “dhurriyah” () o “bani” () indicano la discendenza, la posterità, la progenie, la figliolanza, la prole, ecc….

La norma che valuta la corretta comprensione delle parole Coraniche, è il solo metodo utilizzabile per il linguaggio del Corano, in quanto il Corano è il Criterio () distintivo () di Guida e di Dirittura completa.

“… annienterò tutta la sua progenie “dhurriyah” (), eccetto pochi.” (Corano, 17: 61-62)

“E quando il tuo Signore trasse dai lombi dei figli di Adamo tutti i lor discendenti “dhurriyatahum” …  I nostri padri, già prima, davan dei compagni a Dio, e noi siam la loro progenie “kunna dhurriyatan” ().” (Corano, 7: 172-173)

“Questi sono coloro che Allah ha colmato dei suoi favori tra i profeti della discendenza di Adamo e, tra quelli che portammo con Noé (nell’arca), tra i discendenti di Abramo e di Israele.” (Corano, 19: 58)

La parola “dhurriyah” () è usata nel Corano anche per riferirsi alla prole di Satana:

“… E si prostrarono tutti eccetto Iblis, uno dei ginn, che deviò dall’ordine del Signore. Prenderete dunque lui e la sua progenie a patroni in luogo di me?” (Corano, 18: 50)

È utile ricordare che la parola “bani” () non è necessariamente sinonimo della parola “dhurriyah” (). Per esempio, il termine () “Bani Israil” che letteralmente significa i “figli d’Israele”, nel linguaggio del Corano significa il “popolo di Israele”. Anche se lo sono effettivamente, non sono fisicamente o biologicamente i figli di Israele. Una parte di loro potrebbe aver avuto un legame con qualche generazione anteriore a Israele, perfino straniera. È il linguaggio del Corano. Quindi, non siamo autorizzati a suggerire un “significato” esterno al Corano.

Ugualmente, nel Corano la parola “Bani Adam” () non significa necessariamente i figli di Adamo. Molti di loro potrebbero appartenere ad generazione vissuta prima della creazione di Adamo. In altre parole, Adamo stesso era figlio di quella generazione. Malgrado ciò, Adamo è ancora considerato come il Padre dell’Umanità da un punto di vista spirituale.

Infine, la parola () non ha mai indicato i “figli o una generazione”, né in relazione ad Adamo, né a nessun altro. Per assegnare alle parole del Corano il loro giusto significato, è importante analizzare il contesto in cui sono utilizzate.

In terzo luogo, l’espressione () non significa che la creazione abbia inizio “direttamente”. Significa solamente “l’origine della creazione”. Nessuno contesta che la creazione di tutti gli esseri animati si origini dalla terra e dai fluidi, ma “originariamente” e “direttamente” non sono sinonimi.

“Bada” () significa iniziare, fare qualcosa per primo, creare qualcosa all’origine, al principio, all’esordio, ai primordi, ecc.., ma non implica un’azione diretta.

 Ecco perché il Corano spiega ulteriormente il suo significato:

 

 “E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura.” (Corano, 23: 12-13)

 Quindi, la creazione di tutti gli esseri umani (tra cui Adamo ed Eva) dalla terra non significa che sia avvenuta “direttamente”.

“E vi conosce fin da quando vi creò in origine dalla terra, e quando foste embrioni nel grembo delle vostre madri.” (Corano, 53: 32)

In quarto luogo, se Allah avesse creato Adamo direttamente dalla terra, lo avrebbe creato da un pezzo di Fango. In questo caso, il Corano dovrebbe usare il vocabolo ( ) con l’articolo, cioè “il Fango o l’Argilla”, invece dello stesso termine senza articolo ( ). Infatti, questa situazione si verifica quando Gesù creò un uccello:

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Questo vocabolo con l’articolo (), il Fango, si riferisce ad un “pezzo di Fango”, mentre la forma non articolata () indica generalmente la radice della creazione.

In quinto luogo, se la creazione di Adamo (ed Eva) fosse avvenuta direttamente da un “pezzo di Fango”; in tal caso, si tratterebbe di un fenomeno creativo eccezionale. Se l’intenzione del Corano fosse di evidenziare (ribadendolo) un fenomeno insolito e straordinario per dimostrare la potenza di Allah; allora lo esprimerebbe almeno in due modi diversi attraverso il Segno del Tono e l’Eccezione:

1)      Il Segno del Tono

Una delle prospettive più importanti del Corano riguarda il principio della priorità (lista di nomi in cui sono ricordati più facilmente gli elementi iniziali) in contrapposizione alla recenza (lista di nomi in cui sono ricordati più facilmente gli elementi finali) circa le parole contenute nei versetti Coranici. Una delle funzioni di questo principio concerne il tono come avviene in tutte le lingue. Dobbiamo sempre ricordare che nel Corano ogni cosa è un’ayah o un segno. Pertanto, anche la priorità contro la recenza delle parole, la collocazione dei vocaboli e i toni dei versetti sono un’ayah o un segno. Vi mostrerò, in questa sede, questi risultati utilizzando il principio della priorità in contrapposizione alla recenza delle parole analizzando alcuni versetti in rapporto alla creazione.

La collocazione della parola  o “Fango” varia per accentuare o sollecitare una “tonalità”, un suono, proprio come nel versetto seguente:

“Egli è Colui che vi ha creati dal Fango” (Corano, 6: 2)

Se invece sottolineasse un fenomeno insolito e straordinario proveniente da Allah, la frase assumerebbe questo tipo di tonalità:

“Egli è Colui che dal Fango vi ha creati”

Un’espressione simile esiste già nel Corano:

“Io vi creerò con dell’Argilla (Fango) una figura d’uccello.” (Corano, 3: 49)

Se spostiamo i termini del precedente versetto, avremo una costruzione Coranica simile alla creazione umana (o Adamica) del verso 32: 7.

“Ho creato per voi una figura di uccello dal Fango.”

Quindi, la domanda è la seguente: perché due fenomeni, un primo normale e naturale, ed un secondo insolito e straordinario che manifesta il grande potere di Allah, dovrebbero avere la stessa tonalità sonora?

“E la creazione dell’uomo iniziò di Fango.” (Corano, 32: 7)

“Creò l’uomo da una goccia di sperma.” (Corano, 16: 4)

Assai interessante, comunque, è che il Corano argomenti la creazione umana con lo sperma in un modo diverso. Il suo caso tonale traspare confrontando il versetto Coranico originale (A) con un mio versetto (B) successivo modificato:

A)    “Ed è Lui che ha creato dall’acqua (seme) l’uomo.” (Corano, 25: 54)

 

B) “Ed è Lui che ha creato l’uomo dall’acqua (seme).” (Versetto modificato)

La rappresentazione grafica del suddetto versetto risistemato, ha una tonalità sonora che è esattamente uguale al versetto Coranico seguente:

 

“In verità io creerò un uomo di Fango!” (Corano, 38: 71)

La conclusione è sorprendente. Benché la creazione umana avvenga col Fango (), agli occhi del Corano, il versetto implica anche la creazione degli esseri umani con lo sperma () a dimostrazione della grande potenza di Allah! Ecco perché Allah si ammira quando descrive il processo naturale della “nascita” nel Corano:

“E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura… Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori.” (Corano, 23: 12-14)

E ancora:

“E facemmo dall’acqua ogni cosa vivente” (Corano, 21: 30)

Il seguente versetto modificato, infatti, non ha né lo stesso significato linguistico, né l’abituale tono Coranico:

“E facemmo ogni cosa vivente dall’acqua.”

Ci sono molte altre costruzioni nel Corano che ricalcano le situazioni sopraesposte:

Esistono numerosi versetti sulla creazione dell’umanità nel Corano. Se la creazione di Adamo fosse collegata direttamente ad un pezzo di Fango, ci sarebbe almeno un versetto del Corano simile alle seguenti espressioni:

2)      L’eccezione

Se la creazione di Adamo (ed Eva) fosse direttamente associata ad un “pezzo di Fango”, questo fenomeno naturale della creazione avrebbe avuto un carattere eccezionale. In tali casi, il Corano espone e formula i fenomeni eccezionali in maniera corretta. Ad esempio, la preposizione “tranne, eccetto”, enuncia l’eccezionalità nel modo seguente:

“E quando dicemmo agli angeli: Prosternatevi avanti ad Adamo! Tutti si prosternarono eccetto Iblis (il padre dei diavoli)” (Corano, 17: 61)

L’eccezionalità potrebbe manifestarsi in questo versetto ipotetico:

“Egli è Colui che tutto vi ha creato di sperma, tranne Adamo, che fu creato di Polvere (o Fango).”

Si noti che nel precedente caso ipotetico, anche la parola  (“polvere o terra”) se assumesse l’articolo () significherebbe una quantità, una parte non determinata di polvere o terra.

Curiosamente, le espressioni Coraniche riguardanti la creazione umana con la “polvere” e col “seme” non hanno mai avuto un carattere eccezionale.

“Egli è Colui che vi ha creati di “Terra”, poi di “Sperma”, poi di grumo di sangue (“Embrione”), poi vi ha tratto fuori bambini (dal grembo materno).” (Corano, 40: 67)

Quindi, per la presenza del pronome personale suffisso plurale ( o voi), l’espressione  che intende la “nascita”, comprende pure la nascita di Adamo.

In sesto luogo, l’uso della parola “sawiyatah” () che significa “plasmato o modellato armoniosamente” solo nel caso della creazione dell’Uomo, è un’altra dimostrazione ben fondata circa la differenza fondamentale tra le due seguenti esperienze di creazione (umana e il miracolo dell’uccello):

“In verità io creerò un uomo di Fango! E quando l’avrò plasmato ed avrò alitato in lui del Mio spirito” (Corano, 38: 71-72)

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

La parola “sawiyatah” () che significa “plasmato o modellato armoniosamente” indica anche un “periodo di tempo”. Si intende l’evoluzione verso lo stato dell’essere umano espresso dal termine () o “Mio stato d’animo o Mio spirito vitale”.

Ed infine, il versetto concernente la creazione dell’uccello operata da Isa (Gesù) dimostra che le modalità con cui fu creato Adamo erano diverse! Nel caso dell’uccello, si trattava di compiere un miracolo per guidare il ritorno dei miscredenti alla Verità.

I miracoli sono, di solito, dei prodigi eseguiti dai Messaggeri e dai grandi Maestri sotto costrizione e contro la loro volontà per sfidare i miscredenti. Per quale ragione, quindi, la creazione di Adamo sarebbe un miracolo?

Il versetto cruciale della prova

Il versetto sottostante — ho spiegato nel precedente paragrafo “La creazione umana nel Corano” — indica che la creazione dell’intera umanità, compreso Adamo, avvenne unicamente attraverso lo sperma e la nascita. L’unico pronome personale suffisso voi (o ) presente nel versetto, precisa che la creazione di tutti gli esseri umani ebbe luogo dalla “polvere” e dallo “sperma” con la stessa struttura e medesimo tono grammaticale!

“Egli è Colui che vi ha creati di “Terra”, poi di “Sperma”, poi di grumo di sangue (“Embrione”), poi vi ha tratto fuori bambini (dal grembo materno).” (Corano, 40: 67)

Nonostante la chiarezza che si evince dal versetto di cui sopra, qualcuno potrebbe obiettare che il pronome plurale voi (o ), si riferisca alla creazione che dal Fango si produsse diretta per Adamo e indiretta per i suoi figli attraverso lo sperma e il parto naturale. Quest’obiezione è certamente pretestuosa. Infatti, non ha alcuna giustificazione secondo il versetto seguente:

“Rinneghi Chi t’ha creato di terra, e poi d’una goccia di sperma, e poi t’ha plasmato in forma uomo?” (Corano, 18: 37)

Nel versetto precedente, abbiamo un unico pronome personale suffisso di seconda persona singolare maschile che si riferisce ad un solo essere umano (la parabola del ricco e del povero vissuti molto tempo dopo Adamo). Come può questo singolo individuo esser creato sia dalla polvere che dallo sperma? Non si può asserire che quest’uomo particolare fosse creato dal Fango indirettamente e dal seme direttamente. Quindi, il pronome plurale ( o voi in 40: 67) è la chiave di lettura della frase  (di terra, e poi d’una goccia di sperma) presente nei due versetti Coranici (40: 67 e 18: 37).

Infatti, i due suddetti versetti descrivono due situazioni differenti: il primo versetto riguarda la creazione di tutta l’Umanità, mentre il secondo versetto si riferisce alla creazione di un singolo uomo (è in uso la seconda persona singolare).

Inoltre, nel secondo versetto, la creazione dal “Fango” e la creazione dallo “sperma” contenuta nella frase , è formulata indistintamente e senza alcuna eccezione. Significa che lo stesso uomo fu dapprima creato col “Fango” e successivamente col “seme”!

Pertanto, la vera interpretazione e comprensione del Corano si basa sulla progettazione strutturale letteraria.

Continuazione della Prima Creazione

Riprendiamo nuovamente i versetti che illustrano il “ritorno” all’inizio della prima creazione:

“Eccovi ritornati a Noi come vi creammo la prima volta.” (Corano, 18: 48)

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

Ritorneremo nello stesso modo in cui iniziammo originalmente la prima creazione. È la nostra promessa. Sarà certamente così.  Le parole  (letteralmente “come iniziammo”) non significano “ritornare” attraverso la ricreazione o tramite una nuova creazione di esseri umani dalla polvere o dal fango direttamente. Il loro significato si “basa sullo stesso modello e processo iniziale”. Questo concetto è di fondamentale importanza per la comprensione del versetto. Perciò, il versetto () significa che il “ritorno” avverrà sulla base dello stesso modello della creazione esistente all’inizio della storia. In altre parole, il “ritorno” indica la continuazione della stessa creazione che fu all’inizio:

“Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione!” (Corano, 50: 15)

Il Potere della Bellezza

I versetti Coranici già citati, considerano che il Potere della Bellezza è il modo migliore e più bello per creare l’uomo. In altri termini, la legge naturale esistente è il modo più bello per creare gli esseri umani. Solo questo modo di creazione rende Allah il più Bello e il miglior Creatore:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

“E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura… Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori.” (Corano, 23: 12-14)

Se prendiamo dai versetti (32: 7 e 23: 14) due frasi fondamentali e le combiniamo, avremo il seguente verso:

“Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori, che fece bella e migliore ogni cosa che creò.”

Alla fine del mondo, tuttavia, anche il resto dell’umanità risorgerà come avvenne per il loro padre originale all’inizio della storia! Per quale motivo?

Perché Allah dovrebbe ridimensionare la propria gloria passando dal Suo modo migliore e più bello di creazione ad uno inferiore? Il prodigio dell’uccello di Fango operato direttamente da Isa (Gesù) era ovviamente di livello minore!

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Inoltre, il principio universale Coranico afferma l’immutabilità dei decreti Divini:

“Questa è la legge di Allah, che egli usò già da prima e non troverai nessun cambiamento alla legge di Allah.” (Corano, 48: 23)

La questione, pertanto, dovrebbe porsi da un punto di vista estetico. Quale tra questi due tipi di creazione è più artistica: la risurrezione del corpo morto o la nascita naturale dell’uomo? Per il Corano, i nomi più belli appartengono ad Allah.

“E Allah possiede i nomi più belli, invocatelo dunque con quei nomi.” (Corano, 7: 180)

“Con quei nomi” si intendono i Suoi attributi manifestati nella creazione. Così, ogni volta che dobbiamo scegliere una tra due cose belle, scegliamo la più bella in ricordo dei Nomi Più Belli di Allah. È questo il Potere di Allah, amare la bellezza. Il Profeta Muhammad disse:

“In verità Allah è Bello e ama la Bellezza”

Il ritorno dell’uomo come pianta

La comprensione tradizionalista del concetto del ritorno nel Corano è precisamente identica alla crescita delle piante impiantate nella terra! Alcuni versi del Corano chiariscono meglio questa raffigurazione:

“Colui che ha fatto scendere dal cielo acqua secondo misura, con la quale ridiamo vita a un territorio morto. Allo stesso modo vi trarrà alla vita.” (Corano, 43: 11)

“Fece scendere acqua dal cielo, per la quale traemmo dalla terra molte coppie d’erbe svariate Dalla terra vi creammo (nella vostra forma o figura), e nella terra vi riconduciamo (nella vostra forma o figura), dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53 – 55)

“2) I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. 3) Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile… 9) E abbiam fatto scendere acqua benedetta dal cielo, con la quale facemmo germinare giardini e il grano delle messi… 11) Colla quale vivificammo un paese morto: simile a questo sarà l’uscita dei morti… 15) Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione… 42) Al giorno in cui sentiranno il grido, per vero. Sarà quello il dì dell’uscita dei morti…” (Corano, 50: 2-3, 9, 11, 15, 42)

La loro incomprensione è dovuta alla mancanza di penetrazione della lingua Coranica. Non hanno capito o notato la differenza tra  (quello) e  (così, nello stesso modo, simile, parimenti, analogamente, ecc…) nei suddetti versetti. I versetti di cui sopra spiegano che il “ritorno” degli esseri umani è simile (ma non uguale) alla “crescita” delle piante terrestri.

La nascita come crescita

Al contrario, la tradizionale comprensione Coranica della seconda o ultima creazione considera sorprendentemente la nostra vita attuale la nostra prima creazione e la paragona alla “crescita” delle piante dalla terra! In effetti, i versi seguenti espressi nella lingua Coranica sono molto chiari e autorevoli quando ci compara alle piante!

“E Allah v’ha fatti germinare dalla terra come piante. Poi, vi farà tornare ancora e vi estrarrà (riproducendovi)” (Corano, 71: 17-18)

Pertanto, la nascita degli esseri umani e la crescita delle piante avviene secondo le stesse Leggi Fondamentali e Universali della Natura che si manifestano in forme differenti conformemente all’essenza delle diverse creature. Questa condizione si basa sul principio Coranico dell’Unità nella diversità e della diversità nell’Unità.

Se combiniamo il verso 43: 11 e i versetti (71: 17-18) avremo una visione completa della situazione:

“Colui che ha fatto scendere dal cielo acqua secondo misura, con la quale ridiamo vita a un territorio morto. Allo stesso modo vi trarrà alla vita… E Allah v’ha fatti germinare dalla terra come piante. Poi, vi farà tornare ancora e vi estrarrà (riproducendovi).

Il suddetto versetto significa che la modalità della nuova creazione al tempo del “ritorno” non è esclusiva, piuttosto, è un evento già accaduto all’epoca della prima creazione. Perché i miscredenti negano qualcosa che hanno già sperimentato? La parola “incredulità” o “Kufr” () nel Corano significa coprire la Verità per nascondere una realtà che è già conosciuta.

“Non riflettete su ciò (sullo sperma) che emettete? Voi lo create o siamo Noi i Creatori? Abbiamo decretato per voi la morte e nessuno ci precederà nel generarvi in ciò [forme] che non conoscete. Già conosceste la precedente nascita, non meditate?” (Corano, 56: 58-60…. 61-62) (*  in Arabo significa nascita, origine, formazione, genesi, crescita, ecc..)

Pertanto, i seguenti versetti appartenenti tipologicamente ai precedenti spiegano che la nuova e prossima creazione è identica all’attuale e prima realizzazione:

“2) I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. 3) Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile… 9) E abbiam fatto scendere acqua benedetta dal cielo, con la quale facemmo germinare giardini e il grano delle messi… 11) Colla quale vivificammo un paese morto: simile a questo sarà l’uscita dei morti… 15) Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione…” (Corano, 50: 2-3, 9, 11, 15)

Questo mondo o dopo di esso?

I credenti nella resurrezione, di solito, credono che al tempo della Qiyama o Suscitamento, questo mondo materiale sarà completamente distrutto e sorgerà un nuovo mondo sconosciuto. Quest’idea, tuttavia, è in contrapposizione con gli espliciti versetti del Corano.

Il concetto del ritorno

Il Corano ha descritto il suscitamento degli esseri umani dopo la morte come un “ritorno”:

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile!” (Corano, 50: 2-3)

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? Rispondi: Siate pure pietra o ferro…. Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)?” (Corano, 17: 49-51)

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… () dalla terra vi creammo, () nella terra vi riconduciamo, () dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53, 55)

I versetti precedenti sottolineano almeno per tre volte e in tre forme diverse che il Ma’ad o “ritorno” alla vita accadrà in questo mondo materiale.

In primo luogo, è spiegato chiaramente che il luogo del “ritorno” sarà esattamente la stessa terra in cui siamo nati e moriremo. Quella “stessa terra” comprende un’identica legge di natura. Significa che nasceremo nello stesso modo in cui esistemmo in questa vita in base alle leggi di natura. Altrimenti, il pronome personale suffisso  (da essa) non si riferirebbe alla terra nel suddetto versetto.

In secondo luogo, il versetto è progettato in modo che i pronomi personali suffissi «» e «» precedano i verbi. L’attenzione enfatica sul pronome personale suffisso forma il tono della lingua. In caso contrario, suonerebbe normalmente come nel modo seguente:

In terzo luogo, l’espressione “ancora una volta” (in Arabo ) in questo versetto Coranico indica la “ripetizione.” Il risultato dell’analisi di cui sopra è evidente: saremo ancora qui! In altre parole, la “prossima vita” dell’Akhirat () non significa in questo caso il ritorno in un certo luogo, ma il “ritorno” stesso!

Potreste affermare che secondo alcuni versetti questo mondo materiale sarà distrutto. Sì, avete ragione! Il Corano, tuttavia, dichiara che ogni cosa sarà distrutta ed innalzata ancora, compreso questo mondo materiale! Molti, o la maggior parte di noi, ritornerà e rinascerà di nuovo in quel futuro mondo materiale che è simile a questo mondo.

La descrizione proposta dal Corano circa il cambiamento omnicomprensivo di questo mondo è sempre stata in accordo con le nuove scoperte universali della scienza.

Due tipi di Qiyama

I seguenti versetti relativi al Suscitamento indicano che ci sono due “Tempi di Qiyama 

1La Qiyama dell’essere umano

“Poi, in verità, certamente morrete, poi ancora, nel Giorno del Giudizio sarete risuscitati.” (Corano, 23: 15-16)

Poi, morirete e successivamente sarete alzati ancora al tempo del suscitamento!

In base al primo tipo di Qiyama, i morti saranno sollevati nuovamente dalla stessa terra in cui vissero e abbandonarono. Questa è la Piccola Qiyama. Passiamo alla presentazione della resurrezione, il ba’ath.

2. La Qiyama del mondo (, la resurrezione)

Secondo diversi versetti riguardanti il nostro mondo fisico, affronteremo dei cambiamenti globali che condurranno alla conclusione definitiva del vecchio mondo. Un nuovo mondo si realizzerà. È questo che si intende per resurrezione (il ba’ath ) di un mondo simile al precedente.

“Il giorno in cui la terra sarà cambiata in un’altra terra e in altri cieli i cieli.” (Corano, 14: 48)

Essa è la Grande Qiyama. Ecco una descrizione sintetica di questa resurrezione “il ba’ath ” Conseguentemente allo sconvolgimento del mondo, ancora una volta si verificherà il suscitamento degli esseri umani. Pertanto, non si può sostenere che questo sollevamento dell’uomo avvenga contemporaneamente sia nella terra precedente  che nella terra successiva  (letteralmente, una terra differente).

Inoltre, l’idea della risurrezione non è realistica in altri mondi, ma solo in questo mondo terreno. Si tratta di una chiara contraddizione della falsa idea della resurrezione. I credenti nella resurrezione dovrebbero decidere in quale mondo avverrà la risurrezione e con quali modalità.

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_partequinta.htm



 

La Yogini di sopra legge il Corano



 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

Moschee e Asana

21 Febbraio 2015 |  Tagged , | Lascia un commento

Moschea Sultan di Singapore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ambasciata Indiana al Cairo (Egitto) ha intrapreso sforzi notevoli per diffondere lo Yoga

One of the oldest civilisations of humankind Egypt, has embraced Yoga that originated in another ancient civilisation – our Motherland India. In the modern world, Yoga has become an important tool to live a healthy life that can being a positive difference in our lives.

Niti Central has learned through sources in the Government about detailed efforts made by the Indian Embassy in Egypt to popularise Yoga. The Maulana Azad Centre for Indian Culture in Cairo, sources tell Niti Central, has been hosting yoga classes for beginners, intermediate and advanced levels and the outreach programmes, which are running to full capacity.  The classes are very popular and the instructor has to teach several people at one time sources informed to Niti Central when quizzed about the response from Egyptians.

Prime Minister Narendra Modi, who is a great believer in the benefits of yoga, has been at the forefront of popularising Yoga globally. Modi has on several occasions shared his thoughts on the significance of Yoga saying:

“Yoga embodies the unity of mind and body; thought and action; restraint and fulfillment.”

 

The United Nations had recently adopted an India-led resolution in December 2014 that declared June 21 as International Yoga Day and 177 nations supported the proposal. At that time UN Secretary General Ban Ki-moon said, “Yoga can contribute to resilience against non-communicable diseases and can bring communities together in an inclusive manner that can generate respect.”

Niti Central has learned that the Indian Embassy in its attempt to bring this discipline into the general consciousness of the people has integrated yoga classes into the ‘India Days’ programme with yoga instructor Bharat Singh conducting special yoga sessions.

In another initiative, sources informed Niti Central, the Indian Embassy is including a ‘Well-being Weekend’ that will have yoga, meditation and Ayurveda consultations in the 3rd edition of the ‘India by the Nile’ annual festival.

The ‘India by the Nile’ is a month-long festival of Performing and Visual Arts that showcases the cultural wealth of India. It aims to bring Egyptian audiences closer to the artistic riches of India, through film screenings, music and dance performances, literature evenings, a visual art exhibition, as well as allow them to taste authentic Indian cuisine.

The popular Al Azhar Park in Cairo, which is listed among 60 of the World’s Great Places, has been booked for two days as the venue to present yoga to Egypt in a major way during the festival.

According to sources, the Indian Embassy has also sent a proposal to Aayush, which is the separate Ministry for Yoga and Ayurveda constituted by Mr Modi, to depute a Master yoga teacher and two Ayurveda experts for the festival. The festival will also have an exhibition of Ayurveda products. Niti Central has learnt that the Indian Embassy also plans to engage the Yoga master from India to conduct workshops at several Yoga schools in Cairo.

Taking the lead on promotion of Yoga since the announcement by the United Nations in December that International Yoga Day will be observed on June 21, the Indian Embassy in Egypt has also organised a Press conference in the Chancery, the administrative complex of the embassy. The conference included the screening of a film on yoga and had live demonstrations by their yoga instructor explained sources to Niti Central.

Modi’s dream to present Yoga to the world seems to be getting closer– especially in Egypt with these efforts of the Indian Embassy. While Bollywood has for long been seen as a vehicle of India’s Soft Power the world over, thanks to Prime Minister Narendra Modi’s efforts India has acquired a new instrument to conduct its Public Diplomacy and connect with people across the world through Yoga.

http://www.niticentral.com/2015/01/15/yoga-goes-egypt-niti-exclusive-cairo-296756.html

 

Video importato

YouTube Video


For those who follow the path of Gurmat (Sikhism), it is imperative to keep the sadh sangat or company of the seekers of God. Even more so within the Nirmala samparday (a Sikh order created by the last Guru), added emphasis is placed upon meeting with those who have adhyatmic gyan or spiritual knowledge in the aim of learning more through discussion and interaction, regardless of the source’s tradition. Absorb the knowledge of truth from wherever it may arise. Historically the sadhus of this order have met with and learned from seekers of a variety of backgrounds.

A source of inspiration for myself has always been the various tariqats of Islam, whether the Chistis such as Baba Farid (whose writings form a part of Sikh scripture), the Mevlevis in Turkey or here with the Bektashis of Albania. My initial interest in Bektashism was sparked two-fold, through snippets of information gleaned from texts dealing with Sufi and Shi’a orders and secondly by a beautiful compilation of Bektashi music picked up during my visit to Konya, Turkey. The more I read, the more I recognised numerous aspects of the Bektashi mindset that chimed with the traditional Sikh practices and world-view, such as the chivalrous martial history, the desire for inter-faith harmony and open-mindedness, gender-equality, and iconoclastic mysticism.

With this as my motivation I travelled to the city of Gjirokastra in southern Albania. Once I had arrived I made the journey to the Bektashi Tekke lying on the cusp of the town. Seated before a panoramic view of ever serene snow-capped peaks and rugged farmland, encircled within its own plot of land, the distinctive green fencing and gates announced that this was the tekke.

 

 

 

 

 

 

 

 

Prosegue….

http://bektashiorder.com/albania-tekkes

 

Women practice yoga to protest demolition

A group of local women block the paths of engineering vehicles by practicing yoga on the road to halt the demolition of three hotels on Ç?ral? Beach in Antalya. DHA photo

A group of local women block the paths of engineering vehicles by practicing yoga on the road to halt the demolition of three hotels on Çirali Beach in Antalya. DHA photo

Demonstrators attempting to halt the demolition of three hotels on Çirali Beach in the Mediterranean province of Antalya resorted to novel tactics yesterday with approxiamately 30 women blocking the path of engineering vehicles by practicing yoga in the road.

“I have been vacationing in Çirali for 20 years. The unspoiled natural [setting] attracts many holiday makers like myself. No one will come here when Çirali’s natural landscape falls into decay and big hotels replace natural structures,” said Anna Rudiger, a 50 year old German tourist in the area.

Following the conclusion of a lawsuit filed by the Ministry of Forestry and Waterworks, officials arrived in the area on May 8 to demolish four small hotels on the grounds they were unlicensed.

The officials were able to bring down only one hotel, however, as the hotels’ owners, supporters and other citizens in the area blocked nearby roads and clashed with the gendarmerie by holding sit-in demonstrations.

Eight demonstrators were consequently detained and later released later the same day, according to reports.

Officials from the Regional Forestry Directorate arrived at Çirali in Antalya’s Kemer district again yesterday to continue the demolition of the Rose, Emek and Sima hotels at 8 a.m., but were flabbergasted by the sight of some 30 women practicing yoga on the road leading to the hotels in protest of the demolition. The demonstrators continued their protest by practicing yoga for two hours under the supervision of their yoga mentor Melahat Sönmez despite the gendarmerie’s warnings. The protesters later began demolishing the hotels themselves under the gendarmerie’s watch when officials told them that they were going to proceed with the demolition despite protests.

Hediye Gündüz, the Antalya branch head of the Turkey Nature Conservation Association, issued an announcement on behalf of certain non-governmental organizations (NGOs) that convened in the area, claiming the demolitions were against the law. The demolitions would strike a blow to tourism in Çirali and pave the way for the region’s reallocation in accordance with the Tourism Incentive Law, according to Gündüz.

Compiled from the Dogan news agency and the Anatolia news agency stories by the Daily News staff in Istanbul.

http://www.hurriyetdailynews.com/women-practice-yoga-to-protest-demolition.aspx?pageID=238&nID=20383&NewsCatID=339

 


“A GROUP OF HINDU SAINTS, INSCRIBED MIR-I MIRAN, (WORK OF THE MIR OF MIRS), MUGHAL INDIA, CIRCA 1740-50. Gouache heightened with gold on paper, inscribed in black nasta’liq, illuminated margins with bold flowering tendrils, verso with six lines of fine black nasta’liq, margins trimmed — Miniature 27.2 x 19.5cm. Calligraphy 17.5 x 9.5cm.

Lot Notes: This picture is probably by Mir Kalan Khan as it is rare for a Mughal artist to have the title Mir. In view of the fact this painting is in the style of Mir Kalan Khan it is probable that he adopted this unusual way of signing his work.
The composition of this picture is derived from the lower part of a well known 17th c. picture in the Victoria and Albert Museum depicting followers of Khwaja Mu’inuddin Chishti performing sama’ at Ajmer. Most of the figures are directly copied from the row of saints at the bottom of the V&A picture; at the left in the front row are Raidas and Ravidas, the two Kanphata yogis on the right are Matsyendranath and Gorakhnath. The V&A picture is illustrated and discussed by Elinor W. Gadon, in Dara Shikuh’s Mystical Vision of Hindu-Muslim Synthesis, Facets of Indian Art, V&A, 1986, pp. 153-7. ”

http://www.columbia.edu/itc/mealac/pritchett/00xcallig/mughallate/painting1740/painting1740.html

 

- Enseigner le yoga et la méditation en Afghanistan est un projet qui peut paraître audacieux pour des personnes qui n’ont jamais pratiqué le yoga.

Comment pourriez-vous expliquer la philosophie sous-jacente au yoga ?

Le yoga est l’union du corps et de l’esprit. Nous pouvons faire du yoga sans en connaître la philosophie, et en tirer beaucoup de bénéfices. Toutefois, le yoga n’est pas seulement des postures (asanas) ou de la respiration (pranayama), le yoga est un vrai Art de vivre. Le yoga est né du besoin d’alléger la souffrance humaine. Les deux branches du yoga : Yamas et Niyamas sont des principes de vie envers les autres et envers nous-mêmes et comprennent :

- Ahimsa : la non-violence, envers soi-même comme envers autrui, autant verbale que psychologique.

- Satya : l’honnêteté et la vérité.

- Aparigraha : prendre seulement ce qui nous est nécessaire, sans essayer d’avoir plus.

- Santosha : le contentement. Se réjouir de ce que nous avons.

- Svadhyaya : l’étude de soi, mieux se connaître.

- Isvarapranidhana : agir sans espérer récolter les fruits de nos actions.

Exercices respiratoires avec les élèves de l’Ecole nationale afghane de Musique, Kaboul, 2012

- L’Afghanistan est un pays en guerre depuis 30 ans.

Selon vous, qu’apportent des pratiques comme le yoga et la méditation aux Afghans et en particulier aux enfants d’Afghanistan qui n’ont connu que la guerre ? Quelle est votre idée, votre « vision » ?

Ma vision est que l’on ne peut contribuer à la paix extérieure – chez soi, en Afghanistan, ou dans le monde- si l’on ne travaille pas à la paix intérieure. Tout commence par soi.

Apprendre à méditer est le plus beau cadeau que vous puissiez vous offrir dans cette vie. En effet, seule la méditation vous permet de partir à la découverte de votre vraie nature et de trouver ainsi la stabilité et l’assurance nécessaires pour vivre heureux. La méditation est la route qui mène vers l’?veil.

La méditation a pour but de nous introduire à notre conscience pure et immuable.

La méditation est le moyen de revenir à nous-mêmes.

La méditation nous permet de réellement faire l’expérience de notre être dans sa plénitude.

Dans le silence de la méditation, nous nous reconnectons avec notre âme – notre nature intérieure profonde- que nous n’avons jamais rencontrée ou que nous avons perdue dans les distractions de notre esprit.

Offrir cela aux enfants d’Afghanistan, qui n’ont connu que la guerre est le plus beau des cadeaux, car cela leur donne un outil pour prendre leur destin en main. Leur apprendre à construire un destin beau et serein, plutôt que se laisser aller aux flots d’émotions perturbatrices – très souvent liées au passé – tel un esprit de revanche animé par la haine, colère et jalousie qui ne peut conduire qu’à la destruction.

Nous avons créé la première école de la paix en Afghanistan, où nous enseignons les valeurs essentielles telles que « Ne commettre aucune action négative », « Cultiver des actions vertueuses », « Dompter votre esprit ». C’est-à-dire que nous apprenons aux enfants afghans à dompter leur esprit et à abandonner toutes les actions nuisibles et négatives qui sont la cause de la souffrance et à adopter les actions positives et bénéfiques qui sont la cause du bonheur. Nous leur apprenons à être conscients. Nous sommes ce que nous pensons, et tout ce que nous sommes s’élève de nos pensées. Avec nos pensées, nous créons le monde. Parlez et agissez avec un esprit pur et le bonheur s’ensuivra. 65 % de la population afghane a moins de 25 ans. C’est dans les générations futures que nous pouvons construire les fondations solides d’un Afghanistan de paix.

- Pour quel type de public enseignez-vous ? Qui en sont les principaux bénéficiaires ?

J’enseigne principalement aux enfants de notre école. Dans le passé, j’ai enseigné aux femmes sorties de prison, aux enfants des rues, aux enfants des écoles publiques, aux ministres, aux anciens talibans et aux soldats de l’OTAN.

- Pourriez-vous nous raconter comment s’est déroulée votre première séance d’enseignement dans les prisons afghanes ?

Avec mon partenaire, nous avons enseigné la méditation, aux gardes de la prison Pul-e-chakri, qui est la prison des anciens talibans, criminels de guerre. A notre grande surprise, les gardes ont immédiatement apprécié les bienfaits de la méditation, certains avaient déjà fait des recherches sur Internet pour apprendre à méditer. Je n’ai pas enseigné aux prisonniers. Je leur ai rendu visite à la prison américaine de Bagram, pour voir dans quelles conditions les cours pourraient avoir lieu. Les prisonniers étaient parqués par trentaine dans des cages. Des gardes américains, armés, faisaient la ronde et les surveillaient de près en marchant sur le grillage au dessus de leur tête. Des lunettes spéciales m’ont été données, pour me protéger des éventuels crachats que je pourrais recevoir des prisonniers, cela ne m’a guère donné envie d’enseigner dans de telles conditions. J’ai en revanche enseigné le yoga et la méditation aux femmes battues, violées, sorties de prison et ce fut un réel bonheur de les voir se réapproprier leur corps.

- Pourriez-vous nous raconter comment s’est faite votre rencontre avec les enfants afghans, notamment les enfants des rues ?

Nous avons enseigné le yoga et la méditation au sein de l’école des enfants des rues créée par Afghanistan Demain. Nous avons reçu un accueil chaleureux, le yoga fut très ludique pour les enfants. Ils ont pris cela pour de la gymnastique. Les cours de méditation ont été appréciés, nous leur avons demandé ce qu’ils avaient ressenti, leurs réponses étaient : un profond sentiment de paix, ou la sensation d’être enveloppé dans la lumière. Nous avons renouvelé l’expérience dans un orphelinat à Bamyan et les enfants nous ont demandé de revenir.

- Avez-vous constaté des améliorations chez les personnes qui ont suivi vos enseignements ? Moins d’angoisse ou de stress post-traumatique par exemple ?

J’ai suivi de près une femme qui a survécu à une attaque dans un restaurant au bord du Lac Qargha, l’an dernier. Son mari a été assassiné devant ses yeux et elle a reçu, par ricochet, deux balles dans la tête. Pour protéger ses filles du massacre, elle a enduit leur visage de son sang et elles ont fait semblant d’être mortes pendant douze heures, pendant que 80 autres personnes du restaurant se faisaient abattre. Quand je l’ai rencontrée, elle n’avait ni mangé ni dormi depuis 27 jours, elle ne pouvait fermer les yeux de peur de revivre le cauchemar. Ensemble, nous avons fait un travail de respiration, de méditation de pleine conscience. Je lui ai appris à être pleinement dans l’instant présent. Cesser le film du mental. Car le passé est mort. Apprendre à reconnaître la voix du mental qui prétend être notre vraie Nature et qui ne cesse de nous distraire. Lui apprendre à reconnaître cette voix et apprendre qu’elle n’est pas cette voix, mais au contraire celle qui est consciente de cette voix. Se connaître comme la conscience qui est derrière cette voix. C’est cela la vraie liberté.

L’école Torche de Lumière, Afghanistan @Amanuddin Foundation

- Le yoga est une pratique venue de l’Inde. Les Afghans ont-ils été méfiants, voire suspicieux, vis-à-vis d’une pratique qui pourrait être considérée comme de l’influence étrangère, au vu de ses racines bouddhistes et hindouistes ? Comment votre initiative a-t-elle été perçue par les Afghans ?

L’initiative a été mieux perçue par les Afghans que par les étrangers qui m’accusaient à tort de faire du prosélytisme hindouiste ou bouddhiste. J’ai fait des recherches et ai découvert que le yoga venait de la région du Baloutchistan au Pakistan et la méditation était originaire… d’Afghanistan. Je n’ai fait que redonner à César ce qui lui appartenait. Réveiller les origines bouddhistes et soufies de ce pays. Mais nous ne parlons pas de Dieu. Nous parlons d’âme et d’esprit. Alors, où est le mal ?

- Avez-vous présenté vos activités aux chefs religieux locaux et dialogué avec eux sur vos intentions et vos activités ?

J’ai rencontré la plupart des ministres, aucun n’était réticent à l’idée de promouvoir une éducation à la paix, à la non-violence et aux valeurs morales qui font de l’homme un véritable humain.

- Quels sont vos projets ?

Je continue à faire de la levée de fonds pour notre école, nous cherchons des parrains-marraines pour les 215 enfants de l’école, et également pour financer notre programme de santé mentale qui consiste à envoyer des psychologues, psychanalystes spécialistes en stress post-traumatique enseigner aux médecins Afghans.

- Quel regard posez-vous sur l’Afghanistan de demain ? Etes-vous optimiste, ou à l’inverse pessimiste, sur le devenir du pays ?

Je crois en l’homme, je suis donc très optimiste, mais je le suis à la condition que l’on se concentre sur l’éducation et la santé dans ce pays.

Amandine Roche est l’auteure de plusieurs livres, notamment Nomade sur la voie d’Ella Maillart(Arthaud, 2003), Le Vol des colombes, Journal d’une volontaire en Afghanistan (Robert Laffont, 2005).

http://www.teheran.ir/spip.php?article1743

Bikram Yoga in Iran

1 Gennaio 2015 |  Tagged , , | Lascia un commento

 

https://www.facebook.com/BikramYogaIranBykramYwgaAyran

Lo yoga in marocco

31 Dicembre 2014 |  Tagged , | Lascia un commento

http://yogamaroc.voila.net/topic/index.html

Connue sous le sigle de l’AMY, l’association Marocaine de Yoga est une Association à buts non lucratifs. Elle a pour objectifs principaux:
1 - La pratique du yoga dans un esprit d’amitié et de tolérance, sans s’apparenter à une quelconque organisation politique ou religieuse.
2- Le développement, le progrès et le perfectionnement physique, moral, intellectuel et spirituel de ses membres. A cet effet elle prévoit de :
* Organiser des stages, séminaires, conférences et congrès sur le Yoga.
* Organiser des échanges et/ou des manifestations à caractère social, culturel, scientifique et artistique.
* Elle peut coordonner ses activités avec toute autre association ou organisme national ou international dans le strict respect de ses buts déclarés et conformément aux lois en vigueur.
* Constituer une Biblio-Médiathèque d’ouvrages et articles variés et diversifiés.

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OM E ALLAH, ESPERIENZE INIZIATICHE

https://lh6.googleusercontent.com/-ZvdlOx4iNjM/U9MalzrDQeI/AAAAAAAAAhs/8Zo9kgLe5aQ/w426-h282/2014%2B-%2B1

A cura di Francis Lefebure, medico e ideatore del fosfenismo

Che non ci si obietti che stiamo utilizzando delle grossolane astuzie linguistiche per difendere delle idee preconcette: l’ortografia di “Allah” è totalmente differente da quella della Om indù. Orbene, abbiamo sentito risuonare alle soglie del deserto l’impressionante invocazione dei muezzin dall’alto dei minareti: essi prolungano a tal punto l’ultima sillaba di “Allah”, con un soffio lungo quasi un minuto, che la somiglianza con Om ne risulta sorprendente. Notiamo che il nome della divinità presso i musulmani termina con la lettera H, che rappresenta il suono che produce l’aria attraversando le vie respiratorie. Accostiamo questo fatto agli antichi testi brahmanici: vi si trova scritto che Om è il rumore fatto dall’aria durante la respirazione. Non vi è alcun dubbio che le differenze di ortografia del suono fondamentale del misticismo orientale non rappresentano affatto una differenza di pronuncia, ma un accordo totale sulla concezione del suono fondamentale della natura.

Questa somiglianza ci spinge ad approfondire l’analisi del nome Allah. Dopo la nozione di “vocale totale” che si desume dallo studio della Om, deriveremo dallo studio di “Allah” la nozione di consonante di base.

Abbiamo visto, in effetti, che le lettere A e H di Allah sono identiche, per ciò che concerne la pronuncia, a quella dell’Om indù. Sottolineiamo che la M, qui, non è impiegata come consonante ma come vocale, giacché rappresenta la vibrazione naso-frontale prolungata fino alla fine di un’espirazione forzata; da questo fatto, lo slittamento della O molto aperta, che è quasi un’A, fino alla M, considerata qui come vocale, ci porta a trovare una mescolanza, una fusione di tutte le vocali. Da questo angolo visuale, Om ci appare come vocale fondamentale complessa. In queste condizioni, la sola differenza tra “Allah” e “Om” è la presenza delle due lettere “L” di Allah. Pronunciamo adesso tutte le consonanti portando una grande attenzione ai movimenti della nostra lingua. Ci accorgeremo che la lettera “L” è la sola per la quale la lingua compia una sorta di oscillazione dall’avanti all’indietro, soprattutto quando questa lettera è tra due vocali. Al momento dell’emissione della “L” la forma della lingua imita al massimo quella di una increspatura, essa è molto più lontana da questa forma di qualsivoglia altra vocale o consonante.

Accostiamo questo fatto al valore mistico dell’ondulazione. Abbiamo mostrato che quest’ultima è un aspetto di Dio, giacché possiede in comune con lui un carattere fondamentale: l’universalità. Ne risulta che la lettera “L”, per la quale la lingua imita al meglio l’ondulazione, l’oscillazione, è la consonante mistica. Essa sta alle consonanti come il suono intermedio tra la O, la A e la H sta alle vocali. Questo fatto appare molto più netto in arabo che non nella pronuncia francese, giacché le consonanti vi sono più marcate. È evidente che più si accentua questo movimento, questa oscillazione della lingua, più aumenta la forza occulta della lettera L. Giungiamo alla curiosa conclusione che il vocabolo “Allah” è insomma un “Om” troncato della lettera “L” pronunciata in modo accentato (ciò che indica il raddoppiamento di questa consonante). Orbene, questa “L” accentata è la traduzione fonetica dell’ondulazione e delle oscillazioni che costituiscono la pratica fisica fondamentale della religione musulmana e, ancor di più, delle sette mistiche, come quella dei seguaci del sufismo, i quali sostengono di aver ereditato dal Profeta un insegnamento segreto. È difficile vedervi una coincidenza. Si ammette che se la parola “madre” contiene la lettera “M” in tutte le lingue del mondo, è perché questa lettera contiene in sé una idea di maternità, senza dubbio in ragione di analogie tra i suoni e la natura. Ugualmente, non è per caso che i fedeli della religione in cui le oscillazioni vengono maggiormente impiegate hanno espresso la divinità con la consonante che incarna al meglio questa oscillazione, questa ondulazione nei movimenti della lingua. L’analogia tra le due è stata scoperta intuitivamente, istintivamente.

Orbene, per essere imparziale, bisogna osservare che, per quanto perfetto sia “Om” di fronte all’analisi filosofica (cfr. Homologies, p. 345), nondimeno è molto difficile da pronunciare mentalmente come conseguenza dell’assenza di consonanti (abbiamo detto che la M vi deve essere considerata come una vocale). Per contro, si ha, in questo “Om” tronco di una “L” dura che è in ultima analisi il nome di Allah, una leggerezza, uno slancio, una facilità che ne fanno la migliore sonorità con cui l’uomo abbia mai rappresentato la divinità, almeno quando è pronunciato secondo le usanze dei paesi musulmani; ha certamente contribuito a conferire loro la potenza e il dinamismo che li contraddistingue. Allah esprime due volte Dio: con la sua vocale nel suo aspetto di suono totale, con la sua consonante nel suo aspetto di ondulazione universale. In un’epoca in cui dobbiamo procedere verso una sintesi scientifica delle religioni, conviene mettere il nome di Allah ai livelli più alti delle nostre ricerche e del nostro allenamento mistico. Non si può studiare il nome di Allah senza metterlo in rapporto con la celebre formula, chiave di volta della liturgia musulmana: “La ilaha illa Allah”. Il suo significato è oggetto di discussioni. A quello, classico e popolare, di “Dio è Dio”, noi preferiamo quello, esoterico e più raramente ammesso, di: “non vi è nient’altro che Dio” (Meibohm, Démons, Derviches et Saints, p. 164). Ma non è questo il problema. Noi qui studiamo l’aspetto fonetico di questa espressione e sottolineiamo che essa comprende due vocali, la “A” e la “I”, essendo pronunciata la prima in modo aperto come una “A”, salvo che in “Allah”, come abbiamo visto, dove essa comincia con un’A aperta e prosegue come l’Om indù. Rileviamo in più che questa formula è assai affine foneticamente all’“Alleluia” delle liturgie cristiane ed ebraiche.

Bibliografia

 

1)      Francis Lefebure, Esperienze iniziatiche, vol. II, pag. 107-109, Edizioni Mediterranee, Roma, 1988

 

http://www.tradizionesacra.it/om_e_allah.htm

“OM significa Allah. Non possiamo essere certi del suo inizio e della sua fine. Preghiamo Allah di proteggerci dal male.” (Upanishad, Citato nell’Enciclopedia di Nagendra Nath Basu)

http://www.tradizionesacra.it/religione_comparata_islam_e_induismo.htm

Gurudwara spreads message of harmony during Ramadan

10-member delegation from the Al Manar Islamic Centre visits Guru Nanak Darbar to promote inter-religious understanding.
At 7.16pm, the official time for breaking fast during the holy month of Ramadan in Dubai, the air in the langar hall (dining area of the Guru Nanak Darbar Gurudwara, a Sikh temple) was filled with azaan, instead of the usual kirtan, in honour and regard of the visitors from Al Manar Centre.

Surinder Singh Kandhari Darbar (extreme left) joins the guests for iftar at the gurudwara. —  KT photos by Rahul Gajjar

On one side, scores of people sat cross-legged in rows waiting to be served langar (dinner), while the other side was cordoned off for Muslim prayers.

The experience was overwhelming. “I have never seen anything like this before,” said Surjit Kaur, an elderly lady from the north Indian state of  Punjab, who is visiting her son in Dubai.

In one of the firsts for the Gurudwara that was opened in January 2012, a 10-member delegation from the Al Manar Islamic Centre visited the holy place of worship for Sikhs on Tuesday to promote inter-religious understanding. The two sides exchanged messages of peace in the main hall of worship and the evening was followed by a lavish spread of sumptuous vegetarian Iftar meal.

“I think it is a great way to have an open dialogue between people of two different faiths and practices,” said Surinder Singh Kandhari, Chairman, Guru Nanak Darbar Gurudwara on the sidelines.

“Such visits help clear misunderstandings. The horizon is so big that it is a pleasure to learn from other religions, too. Sikhism as a religion glorifies tolerance, equality, service and humility, and Islam shares the same principles,” he said.

“We are grateful to His Highness Shaikh Mohammed bin Rashid Al Maktoum, Vice-President and Prime Minister of the UAE and Ruler of Dubai to have granted us this piece of land for free and giving us the permission to build our holy place of worship and practice our religion freely.

Guests from Al Manar Islamic Centre attend the Maghrib prayer at Guru Nanak Darbar at Jebel Ali in Dubai on Tuesday.

“We are allowed to serve langar the whole day even during the holy month of Ramadan. This visit reciprocates the magnanimity that the ruler has shown towards other religions.”
In exchange of pleasantries, the gurudwara presented the delegation with Saropas, the highest honour accorded in a gurudwara.

“We took this initiative during the Dubai Peace Convention, which is a biennial event. We invite people from different faiths; we had a delegation from a church and temple. The idea is to spread the message of peace through dialogue. Our endeavour is to let people know the essence of Ramadan, why is it really special for Muslims,” said Abdul Hadi from Al Manar Islamic Centre.
Al Manar is a holy Quran learning and Dawah centre run under the patronage of Shaikha Hind bint Maktoum bin Juma Al Maktoum, wife of His Highness Shaikh Mohammed. Last Friday, 150 Sikhs were invited to the Islamic Centre for an Iftar and discussions.

Article by Suneeti Ahuja-Kohli

Fonte: http://www.khaleejtimes.com/ramadan2014/article-display.asp?xfile=/data/ramadannews/2014/July/ramadannews_July67.xml&section=ramadannews

Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_secondaparte_file/image001.jpg

Che cos’è il Corano? Un Capolavoro Divino

“Dì: se pur si adunassero uomini e ginn (riunendo i loro poteri invisibili) per produrre un Corano come questo, non vi riuscirebbero, anche se s’aiutassero a vicenda.” (Corano, 17: 88)

La scoperta più grande della storia sul Sacro Corano

Questa parte è straordinaria perché riguarda la mia più importante e più grande scoperta (tra le tante) sul Corano nella storia Islamica!

I Musulmani credono che il Corano sia il più Grande Miracolo dell’Ultimo e Finale Profeta Muhammad (la pace sia su di Lui e la Sua Famiglia). Questa certezza non riguarda semplicemente la spiritualità dei suoi Messaggi Divini, ma anche la sua costruzione linguistica, cioè il Corpo del Corano. Più di 1400 anni sono passati dalla nascita del Corano. I teologi Islamici, i commentatori e i Musulmani in generale, hanno sempre considerato il Corano un Libro lineare e non hanno mai approfondito i suoi significati nascosti.

L’interpretazione autentica del Corano

Ci sono diversi tipi di interpretazione del Corano. Tuttavia, la più affidabile ed avanzata è l’auto-interpretazione del Corano (o ). L’enciclopedia online Wikipedia descrive brevemente questo genere di interpretazione:

“L’interpretazione del Corano col Corano è molto comune per via della stretta interrelazione esistente tra i versetti del Corano. I versetti del Corano si spiegano e si interpretano l’un l’altro, e quindi costituiscono il più alto livello di autenticità. Molti versetti o parole del Corano sono spiegati o chiariti con altri versetti del Corano. Un esempio di questo genere di interpretazione è il Tafsir al-Mizan dell’Ayatollah Iraniano Sayyed Muhammad Hussein Tabataba’i.”

Secondo questo metodo interpretativo, il Corano è un “Testo” i cui versetti in apparente contrapposizione tra loro si interpretano vicendevolmente. In realtà, questa condizione è in armonia col carattere unico e con lo status del Corano spiegato nella seconda parte di questa dissertazione.

Il Corano stesso, pertanto, ha toccato il punto focale della sua interpretazione:

“Abbiam spiegato questo Corano nei dettagli per gli uomini con ogni sorta d’esempi, ma l’uomo è spesso polemico” (Corano, 18: 54)

“Non ti propongono alcun paragone senza che noi te ne diamo il vero significato (nel Corano) e la miglior interpretazione.” (Corano, 25: 33)

Quest’interpretazione moderna, nonostante sia un metodo interpretativo giusto e autentico, non consente una considerevole comprensione del Corano, poiché purtroppo ha i suoi limiti. Inoltre, sostiene le congetture e le precomprensioni che i commentatori () elaborano sui versetti (ayat), al posto di scoprire il vero significato delle parole e le nuove realtà che affiorano dal Corano.

La purificazione della Mente

Per comprendere il Corano, quindi, è necessario purificare l’interpretazione. Significa che dobbiamo purificarci dalle congetture e dalle precomprensioni. Non ci è permesso imporre nessuna idea al Corano. Le idee appaiono naturalmente nel Corano. Non ci è consentito guidare il Corano verso le nostre congetture e le nostre precomprensioni semplicemente perché esse non funzioneranno col Corano.

“In verità, questo è un Corano nobile (benedetto), scritto in un Libro nascosto (cioè scritto in una forma sacra e sicura), che toccare non possono che i puri.” (Corano, 56: 77-79)

Non è un compito facile interpretarlo. Alcuni commentatori () hanno cercato di farlo. Il potere della Mente, tuttavia, è così forte che è quasi impossibile sbarazzarsi delle congetture e delle precomprensioni.

In genere, nessuno confessa il potere della propria Mente o forse non è nemmeno consapevole. Il problema che si pone è il seguente: come confrontarsi col Corano? Confidiamo di incontrare il Corano soltanto perché lo troviamo materialmente davanti a noi. In realtà, incontriamo solo le nostre congetture e le nostre precomprensioni attraverso il Corano. Ecco perché gli altri metodi non funzionano, e il Corano rimane un mistero.

Per incontrare il Corano è necessaria una purificazione seria e profonda. Il Corano sarà così liberato dalle nostre percezioni e dalla nostra immaginazione.

La successiva domanda è: che tipo di libro è il Corano? La nostra percezione e la nostra immaginazione lo considera solo un libro, un’opera rilegata come tante altre, sebbene sia Divino.

Lo consideriamo un manufatto e la sua lingua Araba un linguaggio umano. Non è vero? Questi due importanti elementi sono sufficienti per considerare il Corano pari agli altri libri umani.

Il Linguaggio Unico del Corano

 Perché la lingua del Corano è l’Arabo?

La risposta comune è che Muhammad era un Arabo e l’ambiente della Rivelazione era Arabo. Inoltre, la lingua Araba è considerata perfetta e fonte di Energia Sacra Divina.

Sono d’accordo con loro, ma bisogna fare una considerazione importante sulla perfezione della lingua Araba. Secondo me, nonostante la sua elevata qualità ed il suo ruolo fondamentale nella creazione del Corano, la lingua Araba come le altre lingue nella storia dell’umanità, ha i suoi punti deboli.

Il Corano ha scelto la lingua Araba. Per creare questo capolavoro, il Corano è sopraggiunto con un suo spirito d’iniziativa ideando una lingua impareggiabile e manifesta basata sull’Arabo. Questa capacità ha reso la lingua del Corano uno specifico “linguaggio Divino.”

Il risultato è che l’Arabo Coranico e l’Arabo Classico sono due lingue distinguibili. Per Arabo Classico si intende l’Arabo tradizionale o convenzionale. Questo concetto riveste un’importanza decisiva nella comprensione del Corano. Ecco perché il Corano stesso rimarca la propria lingua Araba:

 

“Un Corano Arabo non contorto (cioè non ambiguo, chiaro e esplicito) nella speranza che temano Dio (cioè che rispettino i principi e la disciplina di questo Arabo).” (Corano, 39: 28)

La locuzione Coranica Araba « » significa non disonesto, non deviato, non tortuoso, non contorto.

Un nuovo e differente Arabo si era formato rispetto all’Arabo Tradizionale, e come la maggior parte delle lingue artificiali derivate, era un Arabo deviato «» opposto all’ Arabo non contorto «» a cui abbiamo accennato nel precedente versetto. (Corano, 39: 28)

 

“Questo è Arabo chiaro.” (Corano, 16: 103)

Il precedente versetto specifica che si tratta di un Arabo chiaro giacché si differenzia dall’Arabo denominato «» cioè, dall’Arabo non chiaro e non illuminante.

Altrimenti, perché Muhammad avrebbe citato e sottolineato ripetutamente questa diversità linguistica agli Arabi? Perché l’insegnamento Divino «» (Corano, 39: 28) ci indica chiaramente di padroneggiare e di rispettare i principi e la disciplina del linguaggio Coranico.

Questa guida Divina ci informa di mantenere queste due lingue Arabe distinte, separate e a non mescolarle. Eppure, a causa della nostra ignoranza e debolezza umana, non rispettiamo queste regole. Una volta che lo faremo, saremo guidati sulla strada giusta:

“Questo Libro scevro di dubbi dato per guida a coloro che detengono saldamente (i principi di) un’auto-disciplina spirituale.” (Corano, 2: 2)

(Ulteriori spiegazioni sul versetto del Corano, 2: 2, si trovano al link: http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_secondaparte.htm)

In un certo senso, è questa lingua Araba che il Corano ci chiede di comprendere:

“In verità, ne abbiamo fatto un Corano Arabo perché lo comprendiate.” (Corano, 43: 3)

In conclusione, entrambe le lingue Arabe, sia la convenzionale sia l’inventata (l’artificiale o la deviata), costituiscono insieme il linguaggio Unico e Divino del Corano.

Il Linguaggio Informe

Una delle più importanti caratteristiche dell’Arabo Coranico è la mancanza di un modello rispetto a qualsiasi altra lingua. Questo stato lo rende una lingua senza forma.

Quest’assenza di forma linguistica fornisce un’enorme potenzialità al Corano per le diverse interpretazioni. Ecco perché il Profeta Muhammad disse che in questo mondo materiale ogni cosa vetusta sarà rimaneggiata, eccetto il Corano! Il Corano, in qualsiasi situazione ha sempre qualcosa di nuovo da dirvi! Perché? Perché è informe.

Questo nuovo e unico linguaggio Divino del Corano, basato sulla lingua Araba da un lato, e sulla nostra ignoranza e abitudini dall’altra, ha determinato enormi ed errate incomprensioni.

Non solo non riusciamo a liberarci dal modello dell’Arabo Classico, ma da qualsiasi lingua umana. Ecco perché il Corano non bisogna comprenderlo col modello di una qualsivoglia lingua tradizionale e classica, tanto meno con la grammatica Araba o attraverso il significato delle sue parole.

Tuttavia, il Corano ha un suo modello unico che è ancora lungi dall’essere facilmente riconosciuto e compreso, nonostante sia stato fatto qualche progresso.

Per comprendere il Corano c’è un solo modo: ritornare alla ricerca profonda del Corano e al vero significato delle parole Arabe contenute in esso. Allo stesso tempo, bisogna rifiutare l’imposizione di qualsiasi altro significato esterno al Corano. In questo modo, ci si abbandona al Corano e si diventa un Musulmano.

Non dovremmo nemmeno rivolgerci ai libri per capire il Corano, giacché il più affidabile studio per comprendere il Corano, è lo stesso Corano. Non c’è nessun altro libro da consultare se non il Corano stesso.

Oggi come in passato, certi Musulmani rigettano la reincarnazione e sostengono la resurrezione sulla base di alcuni versetti Coranici. Ironia della sorte, altri Musulmani considerano esattamente gli stessi versetti per affermare completamente il contrario!

Nessuno osa dire: “Fermiamoci un attimo, c’è qualcosa di sbagliato! Non possiamo andare avanti girando per sempre attorno al problema! Quale delle due parti capisce i versetti correttamente e per quale motivo?”

Questo saggio è in procinto di rispondere una volta per tutte a questa domanda.

Il Corano un Complesso Organismo Vivente di Parole!

Secondo me, si tratta della più grande scoperta della storia Islamica, delle religioni e dei Libri Divini in generale. Questa scoperta è difficile da spiegare, ma è meglio compresa con l’esperienza; tuttavia, farò del mio meglio per far luce su di essa.

Il Corano non è un “testo”, ma “La Struttura”. Il Corano non è un “libro” ma “Il Libro”. Il Corano, quindi, è “un’unità letteraria” a prescindere dai suoi contenuti.

La sua “progettazione strutturale letteraria” è fondamentale perché rende ogni “parola” contenuta nel corpo del Corano una “cellula vivente”. In altre parole, bisogna considerare il Corano un “sistema vivente organico di parole”, un Libro vivente, una nuova creatura!

Il sistema Coranico è un “Capolavoro Unico” nella storia della letteratura e dell’arte.

La lingua informe e la complessa struttura letteraria di questo “Libro Vivente” (è la qualità del Corano che ispira) si combinano per dare sempre nuove risposte ad ogni situazione, seppur Esso conserva una propria, completa e indipendente esistenza.

Il Significato e il Ruolo delle Parole

Quindi, non bisogna solo scoprire il significato delle parole contenute all’interno del corpus del Corano, ma il “ruolo” più importante che tali parole rivestono nella progettazione e nella struttura letteraria del Corano. Questa concezione è finora sconosciuta!

In un testo, il significato delle parole sono importanti. Tuttavia, in una struttura, non solo il significato delle parole è importante, ma il ruolo del loro utilizzo fisico nella progettazione strutturale letteraria può essere cruciale.

Non ci è permesso né di intervenire chirurgicamente sul corpo del Corano modificandolo o sostituendo le sue parole fisiche, né di modificare, sostituire o imporre un significato alle parole, se non secondo le norme e i principi stimati dal Corano stesso.

Qualsiasi innesto di parole o l’influenza di idee esterne al Corano impedirebbe al “corpus del Corano” di funzionare correttamente. E come risultato avremmo un caos di significati nell’intero Corano.

Pertanto, non abbiamo il diritto di congetturare, né di prendere alcuna posizione in merito. La nostra unica responsabilità è di testimoniare la comparsa di idee nel Corano.

Da oltre 1400 anni dalla nascita del Corano, noi Musulmani non abbiamo ancora né capito, né riconosciuto, che il Corano è un “Sistema di Macchina Letteraria” o una “Creatura Vivente Indipendente”.

Quest’intendimento rivoluzionerà la nostra comprensione del Corano dirigendoci a scoprire nuove realtà.

L’interpretazione strutturale del Corano

Sulla base di questa recente scoperta, è nata l’idea della nuova “interpretazione strutturale del Corano”. Questo nuovo tipo di esegesi si è evoluta sull’interpretazione attuale del Corano attraverso il Corano ().

A mio parere, la progettazione strutturale letteraria del Corano, per essere capita, necessita di ingegneri o di architetti, piuttosto che dei soliti commentatori tradizionali!

Nelle successive parti, svilupperemo una più profonda comprensione di questa straordinaria scoperta e la sua nuova interpretazione. La prova finale della reincarnazione nel Corano si basa su questa nuova e unica interpretazione. Per favore, pazientate!

Infine, vorrei suggerire l’apertura di un Istituto indipendente di Studi e Ricerche Coraniche.

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_quartaparte.htm

Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_secondaparte_file/image001.jpg

Il movente del rifiuto della reincarnazione

“Rinnegano ciò che non conoscono perfettamente e di cui non è ancor giunta loro la comprensione (interpretazione e spiegazione). Così anche quelli che vissero prima di loro rifiutarono le Sacre Scritture.” (Corano, 10: 39)

 Rinnegavano le Sacre Scritture per ignoranza, poiché la comprensione non gli era arrivata. Ugualmente, i loro predecessori le rinnegarono per le stesse ragioni. Noti filosofi Islamici sostengono che non bastino alcuni versetti del Santo Corano per credere al concetto reincarnazionista se non sia spiegato logicamente. In altre parole, prima di affidarsi al Libro Divino si dovrebbe dimostrare che la reincarnazione sia concepibile dalla ragione umana.

Nella storia del mondo Musulmano, molti filosofi e teologi Islamici hanno confutato l’idea reincarnazionista utilizzando il metodo logico-razionale. Ibn Sina e Mulla Sadra sono i più famosi sapienti che hanno seguito quest’approccio.

Ibn Sina, alias Abu ‘Ali al-Husayn ibn ‘Abd Allah ibn Sina (in Persiano  Pur-e Sina, “figlio di Sina”) nacque nel 980 a Afsana, un villaggio vicino a Bukhara, e morì nel 1037 a Hamadan, in Iran.

 Latinizzato Avicenna, fu un eclettico Persiano che scrisse quasi 450 trattati su vari argomenti, di cui ne sono sopravvissuti circa 240. In particolare, 150 dei suoi trattati superstiti si concentrano sulla filosofia e 40 sulla medicina.

Le sue opere più famose sono “Il Libro della Guarigione”, una vasta enciclopedia filosofica e scientifica, e “Il Canone della Medicina”, un testo medico di base nelle università Medievali. “Il Canone della Medicina” fu il libro di testo delle università di Montpellier e Lovanio fino al 1650. “Il Canone della Medicina” di Ibn Sina offre un sistema completo di medicina secondo i principi di Galeno e Ippocrate.

La sua raccolta comprende anche scritti di filosofia, astronomia, alchimia, geologia, psicologia, teologia Islamica, logica, matematica, fisica e poesia. È considerato il più famoso e influente erudito dell’Epoca d’Oro Islamica.

Sadr ad-Din Muhammad Shirazi (1572–1640) detto anche Mulla Sadra (in Persiano ) o Sadr-ol-Mote’allehin (in Persiano ), fu un filosofo, un teologo e un dotto (Alim) Persiano di fede sciita, che condusse la rinascita culturale iraniana durante il 17° secolo. Secondo Oliver Leaman, Mulla Sadra è probabilmente il più importante e autorevole filosofo del mondo Musulmano negli ultimi 400 anni.

Questi pensatori affermano che il meccanismo stesso della reincarnazione sia impossibile. In altre parole, la domanda è: “Come avverrebbe la reincarnazione di un’anima dopo la morte?”

 Ibn Sina riteneva che quando il corpo umano avesse raggiunto lo stadio per procurarsi un’anima secondo la legge divina della creazione, una qualsivoglia anima potesse formarsi per quel corpo particolare. Tuttavia, se un’altra anima volesse reincarnarsi, quel corpo si ritroverebbe con due anime, il che è impossibile.

Mulla Sadra, invece, contesta la posizione di Avicenna per quanto riguarda la formazione contemporanea di un’anima separata dal corpo. Secondo Mulla Sadra, l’anima umana e il corpo umano sono equivalenti fin dall’inizio!

 “La relazione tra il corpo e l’anima (ipotizzata dalla maggior parte della gente) non è uguale al rapporto che si instaura tra un uomo e il luogo in cui si trova, o tra un abito sfilato e il posto in cui lo si lascia cadere.” (Turan Koç)1

Mulla Sadra suppone che l’anima si evolva gradualmente in un corpo, e la relazione che si instaura tra entrambi differisce dalla comune corrispondenza esistente tra una qualsiasi entità e un’altra: l’anima e il corpo si intrecciano e formano una vera unità. Ad esempio, il rapporto tra l’anima e il corpo non è uguale alla relazione che esiste tra un falegname e la sua lama dentata, ma è simile al legame tra la forma e la materia di una sedia.

“Un’unione del genere, ad esempio, esiste tra la materia e la forma nella loro naturale composizione e costituzione, per cui non si può mantenere uno dei due e distruggere l’altro. Infatti, com’è noto, la forma di ogni cosa è la sua completezza e perfezione. Il rapporto di ogni anima con il suo corpo è uguale.” (Turan Koç, paragrafo sulla reincarnazione)

 In conclusione, che si tratti di incarnazione o di reincarnazione, nessun anima esterna entra in un corpo. Piuttosto, il processo di apparizione dell’anima nel corpo è paragonabile al procedimento con cui compare il “significato” di una parola al suo interno. Tuttavia, dopo l’evoluzione dell’anima, quest’ultima sarà indipendente dal corpo.

 Questo concetto implica che l’idea stessa della Trasformazione dell’Anima non esiste e, pertanto, la reincarnazione è impossibile.

 La mia risposta

La visione di Ibn Sina rivelerebbe che l’essere umano è fondamentalmente un corpo che ha bisogno dell’anima ad un certo grado della sua evoluzione. In altre parole, l’anima è creata a causa del corpo. Quindi, se non ci fosse il corpo, non ci sarebbe alcun anima.

Così due corpi fisici, indipendentemente dalla loro diversa attività nel tempo e nello spazio, sono completamente due diversi esseri umani, in ogni condizione e circostanza.

 D’altra parte, non è possibile per un determinato corpo avere più di un’anima. Quindi, per ogni singolo corpo, Allah ha creato una specifica anima. Questo concetto significherebbe che l’uomo è il corpo! È questa la comprensione prevista che se ne ha di solito.

Il Corano trasmetterebbe questo messaggio all’umanità? Se fosse così, quale fu l’opinione dei miscredenti (Kafirin ) su questo tema? E per quale motivo furono dei miscredenti?

 Tuttavia, se cambiamo prospettiva ponendoci dal lato dell’anima, e la consideriamo il modello fondamentale e esistenziale dell’essere umano, che ha bisogno di uno specifico corpo per un certo tempo e spazio, avremo un risultato completamente opposto. Il corpo viene e va, mentre l’anima resta.

Da questa nuova angolazione si comprende che l’idea della reincarnazione è almeno possibile, poiché un’anima sempre esistente può avere diversi corpi provvisori in differenti tempi e spazi.

In conclusione, Allah non ha creato un’anima per un corpo specifico, piuttosto, ha creato un determinato corpo per qualche anima e per un certo tempo e spazio.

Unità del corpo e dell’anima

Quest’idea rivoluzionaria appartiene a Mulla Sadra. La conclusione evinta dalla sua teoria è la seguente:

“È stato osservato in precedenza che c’è un legame speciale tra il corpo e l’anima, e questa combinazione è un’integrazione naturale e unica. Essi sono inseparabili in un movimento sostanziale e essenziale. L’anima e il corpo emergono da una congiunta realtà potenziale, e i gradi, i poteri e gli atti dell’anima hanno lo stesso livello dei corporali durante il processo di movimento sostanziale.” (Turan Koç)1

*: Nella fisica aristotelica il movimento sostanziale corrisponde al movimento che cambia la sostanza, cioè il nascere e il morire.

In questo caso, reincarnazione significa che l’anima presente torni alla sua condizione originale e potenziale. Il raggiungimento di questo stadio è impossibile poiché esso è opposto al movimento sostanziale* dell’anima, essendone la causa della sua potenzialità ed evoluzione, ma anche della sua stessa esistenza.

Ad esempio, un seme sottoposto al movimento sostanziale si svilupperà e progredirà dalla potenzialità all’attualità* dell’albero. In questa fase, è impossibile per l’albero (lo stato presente) ritornare allo stadio di seme (lo stato potenziale).

*: La condizione di ciò che è potenziale (cioè «in potenza»), contrapposto, nel linguaggio filosofico, ad attualità; lo stato di ciò che è ancora latente ma è capace di svilupparsi, di realizzarsi, di avere esistenza attuale.

Secondo Mulla Sadra si tratta del significato esatto di reincarnazione, poiché il corpo e l’anima, all’inizio sono la stessa cosa. Inoltre, dichiara che questo è un movimento reazionario opposto al movimento progressivo dell’intero universo.

 Le Regole del Dibattito

 Per quanto riguarda il suo rifiuto della reincarnazione, egli segue un ragionamento irrazionale che non salvaguarda sempre il principio cardine del dibattito scientifico.

 La teoria di Mulla Sadra sebbene rifiuti la reincarnazione, non la rigetta in modo specifico; infatti, essa possiederebbe le stesse argomentazioni dei reincarnazionisti circa un comune retroterra culturale.

In altre parole, sostenendo che il corpo e l’anima sono Unici, Mulla Sadra chiude la discussione ancora prima di iniziarla! Questo procedimento è irragionevole!

Inoltre, reincarnazione non significa ritornare indietro, ma “ritornare”. L’albero ritornerà al suo stato precedente, ma non ritornerà alla condizione di seme originale che è lo stato potenziale, piuttosto l’albero produrrà un suo nuovo seme che è in realtà la parte finale della sua attualità. E tutti gli attributi dell’albero, al pari della sua anima, appariranno in questo nuovo seme.

 Si tratta del principio della rotazione o della circolazione che Mulla Sadra riteneva essere l’unico movimento dell’universo.

 Se la descrizione della realtà fatta da Mulla Sadra fosse corretta, reincarnazione significherebbe il ritorno dell’anima al suo stato precedente di sperma (o di corpo)! Dato che l’idea della reincarnazione implica il ritorno dell’anima alla Vita Terrena attraverso un “nuovo corpo” che è un prodotto dell’attualità dell’anima, questo processo è detto Karma.

 Resurrezione significa “ritornare indietro,” mostrerò prossimamente che è questo il suo significato nel Corano.

In un certo senso, la concezione di Mulla Sadra che il corpo e l’anima siano Uno è corretta, pertanto, un dibattito attorno ad una stessa congettura e al comune retroterra culturale è fondamentale.

 A proposito, qual è la legge di questo Mondo Materiale in confronto alla legge del Mondo Spirituale? La legge di questo Mondo Materiale non ha nulla a che fare con la legge del Mondo Spirituale poiché non sappiamo come opera il Mondo Invisibile! Questo è tutto.

Molti altri si opposero a Mulla Sadra. Infatti, nella sua dottrina sostenne che non solo la reincarnazione è impossibile, ma lo sarebbe anche la resurrezione. Secondo me, a questo punto, anche l’evoluzione spirituale degli esseri umani sarebbe impossibile.

 Ragione umana o Pensiero?

 Non è mia intenzione, in questa sede, contraddire le loro teorie. Io contesto le loro rivendicazioni secondo cui non solo la ragione umana va di pari passo col Libro Divino, ma persino lo precede!

 Va detto che queste pretese riguardano le opinioni e le fedi religiose. Certamente, anch’io ho fiducia nella ragione umana poiché nell’Islam è uno dei più grandi Messaggeri di Allah, ma a condizione che si tratti della vera ragione umana, non di un falso profeta!

 La vera ragione umana è come il Libro Divino, tuttavia, ciò che essi chiamano ragione umana, è in realtà l’immaginazione della mente umana, che è contro la pura ragione umana!

Ecco perché nella maggior parte dei casi si contestano l’un l’altro. Tante teste, tante idee. Tuttavia, la ragione umana è Una. La vera ragione umana è il Cuore.

“Non hanno cuori per comprendere?” (Corano, 22: 46)

 

“Hanno cuori che non comprendono” (Corano, 7: 179)

Dichiarano che l’idea della reincarnazione è contro la ragione umana. E hanno ragione! Tuttavia, la ragione umana non è contro di essa!

 La loro opinione differisce perché prende in considerazione la falsa reincarnazione che è, ovviamente, contro la ragione umana. Dato che la ragione umana è pura, essa non è contraria alla vera reincarnazione.

La percezione e la conoscenza degli esseri umani sono una miscela di realtà e irrealtà. È indubbio che la maggior parte delle nostre percezioni e conoscenze appartengano alla nostra immaginazione ed ignoranza. La nostra conoscenza dell’Universo e della Vita non include tutto. Le teorie, la percezione e l’immaginazione altrui sono accettabili dalla ragione umana? Possiamo considerarli una conoscenza? Sono il criterio per giudicare la verità dalla falsità? Questa visione è sicuramente contraria alla ragione umana.

 

“(Chiedi loro): Chi tra i tuoi compagni (i falsi dèi) inizia la creazione e poi la fa tornare? Allah è Colui che inizia la creazione e poi la fa tornare. Perché prendete la strada sbagliata? (Chiedi loro): Chi tra i tuoi compagni (i falsi dèi) guida al Vero? È Allah che guida al Vero. E chi è più degno di essere seguito, Colui che guida al Vero o chi non può guidare, se non è guidato? Cosa c’è di sbagliato nelle vostre dichiarazioni e nel vostro giudizio? La maggioranza tra loro segue la propria immaginazione, ma l’immaginazione non arricchisce affatto la Verità. E Allah ben conosce quel che essi fanno. E questo Corano non può essere inventato da altri che Allah.” (Corano, 10: 34-37)

Per quanto riguarda le fedi e le credenze, dobbiamo solo ascoltare e seguire la Guida Divina, sia essa il Santo Corano, il Veda, la Bhagavad Gita, ma anche la Vera Ragione Umana, cioè il Cuore!

“Voi credete nel Libro tutto intero” (Corano, 3: 119)

La ragione umana, quindi, non accetta che si giudichi un concetto fedeistico o un’idea appartenente al Mondo Invisibile come la reincarnazione.

 Se non comprendiamo nemmeno il Mondo Conosciuto della Natura Materiale, come ci si può allora fidare della nostra Mente tenebrosa? Questa fiducia è contraria alla ragione umana e ai Libri Divini.

“Così Allah chiarisce i suoi segni acciocché possiate comprendere.” (Corano, 2: 242)

“Colui che ha iniziato la creazione e poi la fa tornare, che provvede al vostro sostentamento con cibo dal cielo e dalla terra, potrebbe mai esservi accanto a Lui, Allah, un altro dio?  Dì (loro): Portate un argomento logico se siete sinceri. Dì (loro): Nessuno, nei cieli e sulla terra conosce l’Invisibile tranne Allah. E non sanno quando saranno risuscitati. La loro scienza ha afferrato qualcosa della vita dell’Oltre, e tuttavia essi ne dubitano: anzi sono come ciechi a suo riguardo. E dicono, coloro che rifiutano la Fede: Quando saremo terra, noi e i nostri padri, saremo estratti vivi dalla polvere. E i miscredenti chiesero: già ci fu promesso questo, a noi e ai nostri padri da prima, ma non sono che Miti e Leggende antichi.” (Corano, 27: 64-68)

 Come e chi?

Come possiamo noi Musulmani che confidiamo nel Corano credere tutti insieme alla reincarnazione e conoscerne i suoi presupposti e i suoi accadimenti? Questo punto merita la nostra attenzione.

Qual è il metodo suggerito dal Corano e dall’Islam? Nella prima parte di questa dissertazione, ho spiegato di aver fiducia nei messaggi e negli insegnamenti Divini, poiché il Sacro Corano non insegna a credere alla reincarnazione attraverso l’apprendimento, l’informazione e l’analisi, ma insegna che la fede conduce alla conoscenza, e non il contrario.

La stessa situazione si pone per la resurrezione. Credete in essa perché conoscete le sue procedure di esecuzione facendo ricorso alla logica e alla scienza? Ovviamente no! I primi credenti chiesero al Profeta di argomentare l’attendibilità della sua rivelazione affinché si pronunciassero sulla sua autorevolezza? Naturalmente no!

I miscredenti, però, adottarono un atteggiamento critico non per aumentare la loro fede, ma per screditare la figura di Muhammad (la pace sia su di Lui e la Sua Famiglia)! Storicamente, questa condotta rappresentava il loro rifiuto per la nuova religione.

  “Parlano come parlavano gli antichi e dicono: quando moriremo e saremo polvere e ossa, saremo risuscitati? Già in passato fu promesso a noi e ai nostri padri, ma non sono che favole degli antichi!” (Corano, 23: 81-83)

Nemmeno una singola ayah (versetto Coranico) dimostra che i credenti abbiano mai avuto un atteggiamento critico verso la rivelazione. L’ayah è un messaggio! È degno di nota che i miscredenti non usano mai nelle loro domande il “come” che enuncia un rapporto di maniera, una condotta, un comportamento; ma il “Chi”, un’interrogazione!

“I miscredenti domandarono: Chi farà rivivere le ossa quando saranno imputridite? Rispondigli: Le farà rivivere Chi le ha create una prima volta.” (Corano, 36: 78-79)

 

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? Rispondi: Siate pure pietra o ferro… Risponderanno: E Chi ci farà tornare (in vita)? Rispondi: Chi vi ha creati una prima volta.” (Corano, 17: 49-51)

 “E diranno: Guai a noi! Chi ci ha fatto risorgere dal nostro giaciglio?” (Corano, 36: 52)

 La verità sulla conoscenza del meccanismo della reincarnazione e sulle modalità della rinascita non ci aiuta nel nostro cammino spirituale. Per questo motivo, Dio non ha mai spiegato come avverrà il nostro “Ritorno” o “Ma’ad.” La conoscenza spirituale di base, tuttavia, necessita dei chiarimenti circa le motivazioni del nostro ritorno:

 

“A Lui voi tornerete, tutti, secondo la Promessa di Dio, vera. In verità, Egli dà inizio alla creazione e poi la fa tornare a Sé per compensare (le loro azioni).” (Corano, 10: 4)

“L’uomo non avrà di suo che il suo sforzo (azioni), e che il suo sforzo (azioni) sarà mostrato? E che sarà pienamente ricompensato? E che verso il tuo Signore è il limite massimo (la destinazione finale)?” (Corano, 53: 39-42)

 Sorprendentemente, una volta che i miscredenti seppero Chi li ha creati una prima volta, Chi li creerà di nuovo e Chi li farà tornare ancora, tacquero. Questa è la seconda “ayah” (messaggio) che riguarda quest’argomento! Un messaggio ci informa che se non siamo pronti ad imparare dai fedeli compagni del Profeta, dovremmo almeno apprendere dai miscredenti!

Bibliografia

1. Turan Koç, Body-Mind Relationship with Regard to Life after Death according to Mulla Sadra. Il Professor Turan Koç è Vice Preside della Facoltà di Scienze Islamiche presso l’Università Sabahattin Zaim di Istanbul.http://www.mullasadra.org/new_site/english/Paper%20Bank/Anthropology/Turan%20Koc@.htm

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_terzaparte.htm

 

 

 

 

LA REINCARNAZIONE (TANASUKH) NEL CORANO — PARTE SECONDA

 

Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

Che cos’è il Corano?

 

“Il Messaggero dice: “Signore, il mio popolo ha abbandonato questo Corano!” (Corano, 25: 30)

Forse il motivo più importante per cui la maggior parte dei nostri fratelli Musulmani rifiuta il concetto reincarnazionista dipende dalla supposta pretesa che la “reincarnazione” non sia citata nel Sacro Corano. Perché i Musulmani dovrebbero imparare e seguire le dicerie e gli insegnamenti ordinari del Corano? Perché non si legittimano altre idee e dottrine Coraniche? In altre parole, perché dovremmo accettare qualcosa che il Santo Corano non ha mai dichiarato?

Secondo loro il Santo Corano caldeggerebbe il concetto della resurrezione piuttosto che la fede nella reincarnazione.

Razionalizzano quest’idea perché sono incoscienti della vera natura del Corano.

La seconda parte di questo studio affronterà quest’importante problema.

Il primo dato contraddittorio che si evince dalle loro dichiarazioni riguarderebbe l’assenza completa della “reincarnazione” dal Corano e l’obbligo di seguire i loro insegnamenti Coranici. Il rifiuto della reincarnazione appartiene agli insegnamenti del Corano? Si può rifiutare qualcosa che non è citato in esso?

 Da dove proviene una simile regola o principio? È un atteggiamento Islamico? Appartiene agli insegnamenti del Corano o alla pura tradizione di Muhammad? Perché dovremmo seguire una regola, un principio o un’opinione che non sono né menzionati nel Corano, né nella pura tradizione del Profeta? Dovremmo credere e seguire solo le loro affermazioni e le loro parole?

L’errata comprensione, pertanto, non è altro che un elemento distintivo che caratterizza una delle loro contraddizioni poiché è completamente in contrasto con gli insegnamenti del Corano.

 “Già inviammo dei Messaggeri prima di te. Di alcuni ti abbiamo raccontato la storia, di altri non te l’abbiamo raccontata. Un Messaggero non può recare un segno se non con il permesso di Allah.” (Corano, 40: 78)

Questo versetto dichiara che non dobbiamo credere in quei Messaggeri solo perché il Corano non menziona le loro storie? Il Corano legittima l’esautorazione di tali Messaggeri solo perché non ci permette di conoscerli?

Il Corano non ordina ripetutamente di credere nell’inconoscibile essendo quest’ultimo un criterio di valutazione della nostra fede pura?

 

 “Questa è una delle storie arcane che Noi ti riveliamo e tu non le avresti conosciute da solo, né il tuo popolo prima d’ora. Pazienta dunque! In verità, il Futuro appartiene a coloro che detengono saldamente un’auto-disciplina spirituale.” (Corano, 11: 49)

Il suddetto versetto indica che alcune persone conoscevano altri maestri Divini e tramite loro padroneggiarono differenti insegnamenti e verità.

“Questo Libro scevro di dubbi dato per guida a coloro che detengono saldamente un’auto-disciplina spirituale e credono nell’inconoscibile.” (Corano, 2: 2-3)

Questo versetto indica che i Muttaqin* sono coloro che detengono un’auto-disciplina del più alto livello di sviluppo spirituale, in quanto credono all’inconoscibile, all’arcano e al misterioso. Seppur non siano citate in modo specifico o per esteso nel Corano certe realtà sconosciute, non significa che siano inesistenti.

*: Recenti studi sulla lingua Araba antica hanno scoperto che i termini muttaqin o muttaqun sono un’espressione beduina il cui significato era: “asilo ascetico concesso presso un eminente santuario pagano col suo giardino di eternità.”

Gunter Luling, A Challenge to Islam for Reformation: The Rediscovery and reliable Reconstruction of a comprehensive pre-Islamic Christian Hymnal hidden in the Koran under earliest Islamic Reinterpretations, pag 249-250, Hardcover – January 1, 2003

Gli increduli potrebbero asserire che se Allah avesse citato la reincarnazione negli altri Suoi Libri, avrebbe dovuto citarla anche nel Corano. Tuttavia, loro non credono né negli altri libri, né al concetto reincarnazionista contenuto in essi. Se agissero coerentemente cambierebbero la loro comprensione a riguardo di importanti versetti Coranici che rigettano completamente.

 

“Ma quando giunse loro la verità da parte Nostra, dissero: Perché non gli è stato dato quello (potere e insegnamenti) che è stato dato a Mosè? Non rifiutarono gli increduli quello che fu dato a Mosè prima? Dicono: Queste due magie nere (di Mosè e di Muhammad) si sostengono a vicenda. E aggiungono: Ad ambedue noi rifiutiamo fede.” (Corano, 28: 48)

Questo versetto dimostra che anche se alcune idee non sono citate nel Corano, non significa che non siano credibili. Infatti, non solo i veri Musulmani credono in nozioni non riportate nel Corano, ma in molti casi sono dei veri credenti.

Pertanto, il concetto che considera la reincarnazione una falsa idea solamente perché è assente dal Corano, è di per sé una falsa idea.

Il Modo Esatto di Leggere

Come possono sostenere che la credenza nella reincarnazione non sia mai stata citata nel Corano? Per certi Musulmani dei primordi dell’Islam, la credenza reincarnazionista era riportata nel Corano.

L’ottenimento della fede religiosa ci promuove a credenti e ci permette di credere che la reincarnazione esista nel Corano, contrariamente ai miscredenti.

Per quanto riguarda la lettura del Corano è detto:

“Coloro cui demmo il Libro lo recitano/leggono (tilawat’ = lo recitano comprendendolo e lo seguono) come si deve.” (Corano, 2: 121)

Nella prima parte del nostro saggio abbiamo dimostrato che gli insegnamenti del Corano, dopo l’ottenimento della fede, ci guidano sulla retta via. Una volta che noi crediamo nella reincarnazione, il Corano ci guiderà a leggerlo correttamente illustrandoci in modo evidente e ripetuto la menzione della reincarnazione nel Corano.

La cosa più importante è conoscere la lingua del Corano. Di solito, preferiamo leggere il Libro di Allah in modo banale, secondo la nostra natura secondaria o marginale, che abbiamo ereditato e appreso.

Così leggiamo il Corano in una lingua sbagliata.

Ecco perché la maggior parte delle persone non capisce il Corano. Ad esempio, lo stimato Ayatollah Khomeini affermò coraggiosamente: “Possiamo capire solo un angolo e una forma del Corano” (Interpretazione della Surah al-Hamd). Perché aveva ragione? Perché non possiamo capire un libro letto difettosamente con mille traduzioni differenti, in una lingua inesatta e lontana dall’espressioni dell’Arabo antico.

La resurrezione non è alternativa alla reincarnazione se quest’ultima non è ricusabile in modo vigoroso. In pratica, esistono due diversi modi alternativi del concetto Coranico del Ritorno (Ma’ad) nell’Islam. È questa la conclusione.

Pertanto, non serve considerare la resurrezione una nuova idea. Inoltre, occorrerebbe che la reincarnazione fosse chiaramente denunciata nel Corano.

Esiste un principio Islamico tradizionale secondo cui “se una credenza o un’idea non è respinta in modo chiaro dal Corano, è permesso credervi in essa.”

Il problema cruciale già precedentemente enunciato è che la maggior parte dei nostri Musulmani non capisce il Corano o l’ha dimenticato. È necessario chiarire questa questione.

Il Prestigio Unico del Corano

Il Corano stesso descrive i suoi attributi per insegnarci di che pasta è fatto. Ho scelto i versetti più importanti con cui il Corano si autodescrive:

1.      La migliore e la più convincente Guida.

“In verità questo Corano guida alla via più diritta.” (Corano, 17: 9)

2.      Una Guida indubitabile.

 

“Questo Libro scevro di dubbi dato per guida a coloro che detengono saldamente un’auto-disciplina spirituale.” (Corano, 2: 2) 

3.      Criterio per la verità. 

“Allah è Colui che ti ha rivelato il Libro della Verità e la Bilancia (criteri di scelta, criteri di valutazione)” (Corano, 42: 17)

4.      Distingue la verità dalla menzogna.

5.      Avverte l’intera umanità sulla falsità e la menzogna.

Benedetto Colui che ha inviato il Furqan (l’illuminante criterio distintivo) al Suo servo (Muhammad) come monito per i mondi. (Corano, 25: 1)

Nel versetto precedente la forma verbale nazzala implica gradualità sia nel tempo (“in successione”) sia di metodo (“passo per passo”).

6.      Giudica in modo Imparziale e Giusto.

 

“In verità noi ti abbiamo rivelato il Libro apportatore di Verità per giudicare.” (Corano, 4: 105)

7.      Libro Completo.

Il che significa che argomenta e cita qualsiasi questione utile a guidare e a aiutare l’intera umanità.

“E certo Noi disponiamo per gli uomini in questo Corano ogni argomento.” (Corano, 17: 89)

8.      Illumina ogni cosa.

“Abbiamo rivelato il Libro a te che illumina (tibiaanan) tutte le cose e guida.” (Corano, 16: 89)

9.      Parole immutabili.

 

“E le parole del vostro Signore completano una vera promessa. E sono immutabili.” (Corano, 6: 115)

 10.  Non causa nessuna difficoltà e confusione nella ricerca o nella comprensione delle verità.

11.  Purifica liberandoci da ogni dubbio e impurità mentale.

Troviamo questi due caratteristiche nel versetto seguente:

“Iddio non vuole imporvi avversità e disagi, bensì purificarvi mentalmente e fisicamente, e compiere su voi la Sua grazia a ché voi siate riconoscenti.” (Corano, 5: 6)

Purtroppo, abbiamo dimenticato questa condizione o capacità unica del Corano. È il tempo di tornare alla posizione e alla stato originario del Corano.

Conclusione

Il Corano è ritenuto questo Criterio -   distintivo -  tra Verità e Falsità, la miglior e la più convincente guida per l’intera umanità, scevra di dubbi, confusioni o difficoltà. Il Corano, tuttavia, non bolla la reincarnazione come una falsa credenza e non la respinge in modo netto e categorico, né ha bisogno dell’ausilio di nessun esegeta.

Al contrario, se il Corano non fosse questo  Criterio -   distintivo - , non possiederebbe tutte le sue prerogative. Il Corano non sarebbe né un’autorità legittima, né una guida per tutti noi, e dovremmo rivolgerci ad altri libri!

Il Corano si autodefinisce la Miglior Guida per l’umanità intera, ivi compresi milioni di Indù e Buddisti.

Se il Corano non avesse affatto citato il concetto reincarnazionista e, a maggior ragione, l’avesse rifiutato in modo palese, fermo e trasparente, la responsabilità di questa falsa credenza per milioni di persone ricadrebbe sul Corano!

È l’esito scontato di un Libro che si definisce giusto e giudica in maniera equa l’intera umanità. Il versetto seguente svela che il Corano fu rivelato per assumere un’altra direzione spirituale:

“Dovrei forse cercare altro giudice che Allah (nel Corano), mentre Egli v’ha rivelato il Libro dettagliato? Coloro cui abbiamo dato il Libro ben sanno che esso discende dal tuo Signore, con Verità, non siate dunque dubbiosi. E le parole del vostro Signore completano una vera promessa. E sono immutabili. Egli ascolta e sa.” (Corano, 6: 114-115)

Un’altra qualità del Corano è di scongiurare ogni calunnia, compresa l’accusa lanciata contro il concetto reincarnazionista.

Gli Indù e i Buddisti potrebbero dire: “Se a ragione pensate che la reincarnazione sia una falsa credenza, portateci per cortesia il Vostro Libro Divino su questa questione se ci guida meglio dei nostri libri.”

 “Dì: Portate allora un altro Libro che venga da Allah e che ci guidi meglio degli altri (due), se siete sinceri!” (Corano, 28: 49)

Inoltre, gli Indù e i Buddisti potrebbero argomentare e cavillare che se avessimo un altro buon libro guida oltre al Santo Corano, potrebbero farsi guidare da esso in modo più consono:

“È questo un Libro benedetto che abbiam rivelato. Seguitelo e detenete l’auto-disciplina spirituale sicché possiate essere oggetto di misericordia. E questo affinché non abbiate a dire: il Libro fu rivelato solo a due comunità prima di noi, e noi fummo incuranti dei loro studi. O perché non abbiate a dire: se il Libro fosse stato rivelato a noi, saremmo stati meglio guidati di loro. In verità dal Vostro Signore vi è giunta l’illuminazione, la guida nella direzione e la misericordia. Chi è più ingiusto di colui che smentisce i segni di Allah e se ne allontana?” (Corano, 6: 155-157)

In ogni caso, il Corano deluderebbe Indù e Buddisti giacché non ha né citato il concetto reincarnazionista, né lo ha respinto come una falsa credenza, nonostante sia l’ultimo e completo Libro di Dio!

In realtà, i nostri fratelli Musulmani hanno abbassato il livello del Corano al suo più basso standard qualitativo relegandolo ad un libro artificiale senza accorgersene! Comunque, nemmeno un libro artificiale può responsabilmente guidare le persone in modo corretto e giusto, limitandosi a non affrontare una falsa idea, o a non tener conto di una fede nella sua dovuta considerazione.

Milioni di Indù e Buddisti potrebbero ribattere: “La reincarnazione non è né respinta nei nostri Libri Divini, né nel vostro Libro Divino.”

Perdio! Come potremmo riconoscere e suggerire che si tratta di una falsa credenza agli occhi del Signore? Ironia della sorte, parrebbe che i libri di coloro che rigettano la reincarnazione come falsa credenza guidino meglio alla Verità di tutti i Libri di Allah!

“Guai a coloro che scrivono il Libro con le loro mani e poi dicono: Questo proviene da Allah e lo barattano a vil prezzo!” (Corano, 2: 79)

Se noi crediamo che il Corano sia il Libro Guida finale per tutto il genere umano, esso dovrebbe indicare a chiare lettere il suo rifiuto per l’idea reincarnazionista o per la fede nella reincarnazione nella sua Scrittura, e riorientare gli Indù e i Buddisti al fine di purificarli dalle loro false nozioni.

Se il Corano intende rifiutare un soggetto o un concetto ha l’obbligo di utilizzare parole esplicite e una proprietà di linguaggio lampante. A conti fatti, il Corano non ha bisogno di nessuna interpretazione umana.

Esistono due assunti differenti: il primo afferma che “non c’è alcuna menzione di un’idea o di un credo”, invece il secondo dichiara che “non c’è rifiuto o negazione di esso” nel Corano. La prima affermazione non implica che il concetto di una credenza sia sbagliato; mentre il secondo comporta che il concetto sia stato citato e respinto come una credenza errata o non veritiera.

Il Corano è uno dei Libri Divini più affidabili al mondo giacché guida l’umanità intera dalle tenebre alla luce, pertanto, di principio denuncia con chiarezza le fedi errate e le rigetta in modo categorico.

Risposta alla domanda

Tuttavia, il Corano, cioè il  Criterio -   distintivo -  tra Verità e Falsità, cita tutte le idee umanitaristiche per discuterle e poi giudicarle?

La risposta è ovviamente negativa! Il Corano può aver citato alcune idee ingannevoli e trascurabili che erano valide e presenti ai primordi dell’Islam. Tuttavia, non significa che il Corano riporti tutte le questioni, le dottrine e i concetti minoritari o maggioritari di quell’epoca.

Il Corano ha portato e citato tutti gli elementi basilari, i soggetti e gli argomenti controversi che erano e sono cruciali per la vita spirituale degli esseri umani, per una loro maggiore presa di coscienza e per l’Unicità Divina (Tawhid).

Il Corano declama:

 

“E certo Noi disponiamo per gli uomini in questo Corano ogni argomento.” (Corano, 17: 89)

Il Corano ha selezionato le materie e i temi che abbisognavano di un chiarimento. Se fosse stato il contrario, il Corano avrebbe omesso in questa parte del versetto

    la preposizione di- in Arabo per indicare che non occorre precisare!

Idee nuove e ininfluenti, indipendentemente dalla loro veridicità o falsità, si ripetono continuamente! La teoria secondo cui il Corano citerebbe ogni idea concepita dal genere umano è infondata!

Il pensiero spirituale Karmico e la concezione religiosa reincarnazionista sono antichissimi, e sono sempre stati alla base delle più importanti fedi nella storia mondiale. Milioni o miliardi di esseri umani vi hanno sempre creduto.

Secondo la maggior parte degli storici, pensatori e ricercatori Musulmani, il credo reincarnazionista era molto diffuso nella società del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di Lui).

Non dimentichiamo che il Medio Oriente, l’Iran e l’India sono tre terre sacre confinanti, e insieme costituiscono la principale area di Insegnamenti Divini sulla terra per tutto il genere umano.

Nonostante questa realtà, nessun Libro Divino ha mai rifiutato letteralmente la reincarnazione o ha mai avuto dubbi al riguardo! Pertanto, l’ultimo Libro Divino, il Corano, dovrebbe trattare questo problema per risolverlo una volta per sempre.

La fede in Halal e Haram

Allah ha descritto nel Corano ciò che è Halal (permesso) e Haram (proibito). Nessuno è autorizzato a modificarlo:

 

“Permette le azioni pure e proibisce le impure” (Corano, 7: 157)

Qualsiasi cosa Pura e Bella è Halal (ammessa o permessa), mentre ogni cosa Impura e Brutta è Haram (Proibita). Questo concetto include le credenze e le fedi. Si tratta del Principio Universale del Corano.

Una disposizione prevede il divieto del Ritorno dei morti alla vita in questo mondo terreno:

 

“È proibito [agli abitanti] dei villaggi che abbiamo distrutto (in base alla punizione decretata da Allah) di ritornare.” (Corano, 21: 95)

La parola Haram significa un’azione contraria alle Leggi Divine espresse sotto forma di leggi naturali, ad esempio un atto compiuto contro il suo Regno (per natura o per leggi naturali si intendono i mondi materiali, immateriali e spirituali).

Sulla base di un tale Principio Divino e conseguentemente alle Leggi della Natura, altri versetti rifiutano in modo categorico il Ritorno dei morti alla vita. Il Corano ne spiega le motivazioni oltre a considerare il destino alternativo dei morti.

“Finché quando a uno di loro giunga la morte, egli dice: Signore, fammi tornar periodicamente (reincarnandomi periodicamente) a che possa forse fare del bene, in sostituzione di quel che omisi di fare [letteralmente, “nei confronti di ciò che (fi-ma) ho lasciato”, cioè l’omissione del bene]! No, assolutamente no! Ecco la parola che Egli pronuncerà. E dietro di loro s’ergerà una barriera (il mondo intermedio, il barzakh) fino al giorno in cui rivivranno.” (Corano, 23: 99-100)

(in Arabo significa anche tornare periodicamente (reincarnandosi). Vocabolario Arabo-Italiano, Vol. 1, pag. 428, Roma, Istituto per l’Oriente, 1966)

I suddetti due versetti sono sorretti e integrati da altri versetti. Se troviamo un versetto che a nostro avviso li contraddice in maniera obiettiva è necessario avvalorarlo diligentemente analizzando immediatamente i Principi Coranici in maniera corretta, attentamente e con molta riflessione. Solo in tal modo si può giungere ad una conclusione scoprendo le nuove verità nel Corano. Qualsiasi altro mezzo è invalido e inaccettabile.

Molti individui credono che i versetti di cui sopra indicherebbero un rifiuto netto della reincarnazione a favore della resurrezione nel Corano. In seguito, dimostrerò il contrario; infatti, i suddetti versetti sono i più forti sostenitori del concetto reincarnazionista e rifiutano la fede nella resurrezione!

Nessuno ha il diritto di decretare ciò che sia Halal o Haram se Allah non ne ha mai fatto riferimento nel Suo Libro Guida.

“E non decantino menzogne le vostre lingue del tipo, questo è lecito e questo è illecito, mentendo contro Allah. (Corano, 16: 116)

La Linea Rossa del Corano

Vi è una differenza significativa tra Haram e Halal. Secondo un principio importante della giurisprudenza Islamica, l’Haram deve essere espresso chiaramente e con fermezza, in caso contrario è considerato Halal. Questo Principio Islamico e Coranico dichiara:

“Tutto (incluso convincimento e fede) è Halal (Permesso) a meno che non sia chiaramente e letteralmente proclamato come Haram (Proibito).”

(Vedere “L’halal e l’haram di Yusuf Qardawi”)

Pertanto, per poter rifiutare credenze e fedi è necessario possedere strumenti molto forti e affidabili. Se non si possiede questa prova Coranica inconfutabile, bisogna agire secondo un altro principio che afferma:

“Nei casi peggiori, dobbiamo tacere, evitare rigorosamente qualsiasi rifiuto e negazione, pregando che Allah ci guidi!”

Secondo questo principio, il rifiuto o la negazione, è una decisione molto delicata e insigne perché richiede un sufficiente numero di requisiti. Il problema richiede molta attenzione giacché è coinvolta la libertà dei diritti umani, la quale è una delle benedizioni principali concessa da Allah all’umanità. Inoltre, è molto rischioso rifiutare e negare la Verità poiché v’è il pericolo di ricadere nel Kufr () o nell’Incredulità, un atteggiamento anti-Islamico, che trascina anche altre persone nell’Inferno dell’ignoranza.

Per questo motivo, il Rifiuto e la Negazione sono la Linea Rossa del Corano e dell’Islam.

Si potrebbe obiettare che ogni nuova credenza, come ad esempio la resurrezione nel Corano (essendo ovviamente in conflitto con la reincarnazione) sia rifiutabile e negabile al pari del credo reincarnazionista nel Corano.

Questo caso potrebbe riguardare i libri di origine umana, ma non riguarda assolutamente il Corano, poiché esso ha una posizione unica nell’esercizio del Giudizio massimo, finale, decisivo e conclusivo.

Perciò, anche la nuova credenza deve distinguere letteralmente e con chiarezza tra Verità e Menzogna, senza alcun bisogno di interpretazione. Il tono della nuova credenza nella resurrezione dovrebbe risuonare: “O uomini, vivrete sulla Terra solo una volta!” e non dovrebbe essere in conflitto e in contraddizione con altri versetti e credenze Coraniche.

Per la dirla in breve, la fede nella reincarnazione di alcuni gruppi ai primordi dell’Islam, è un esempio della sua equivocità.

Il rifiuto della Reincarnazione nei Libri Divini

Come si può spiegare che nemmeno l’ultimo Profeta, Muhammad, abbia rifiutato e negato una volta per tutte la reincarnazione? Alcuni storici Musulmani ritengono che la fede nella reincarnazione fosse diffusa in tutto il mondo al tempo di Muhammad, compresa l’Arabia!

È curioso che nemmeno gli altri Divini Libri del Medio Oriente (la Torah o la Bibbia) abbiano respinto o negato la reincarnazione umana! Perché? Come possiamo spiegarlo in modo esauriente? Come possiamo rifiutare o negare una convinzione che nessuno ha mai respinto prima?

D’altra parte, la Rivelazione Divina dei Libri Induisti e Buddisti insegna il credo reincarnazionista.

Mettendo assieme tutte le religioni Divine giungiamo a un solo risultato: l’autentica possibilità della reincarnazione!

Il concetto della reincarnazione fu prima conosciuto e accolto in India. Successivamente, gli altri tre Divini Libri che arrivarono in Medio Oriente, non misero mai in discussione né rifiutarono questo convincimento!

Oggigiorno, almeno un terzo della popolazione mondiale crede che la reincarnazione appartenga al proprio ideale religioso; ma finora nessuna Guida Divina ha cercato di riformare questo loro convincimento!

Razzismo Musulmano?

 Si può dire che le religioni Induista e Buddista provengano originariamente da Allah, ma in passato, i loro libri Sacri furono alterati dall’uomo. Questa manipolazione dovete dimostrarla scientificamente con l’ultimo e Universale Libro Giudicante, il Santo Corano.

Se la reincarnazione fosse stata un’idea fuorviante dell’Induismo e del Buddismo, avrebbe acceso un dibattito controverso al loro interno per molti secoli. Come mai per migliaia di anni nemmeno un credente tra tanti milioni di Indù e di Buddisti ha messo in discussione la Divina credenza della reincarnazione? Sembra inspiegabile.

Le dispute culturali hanno sempre avuto luogo nella storia dell’Islam. Uno dei dibattiti più infuocati è stato effettivamente se credere alla risurrezione o alla reincarnazione. I teologi e i filosofi Musulmani furono divisi su questo problema.

Pertanto, i Musulmani che sono estranei alle discussioni interne delle fedi Induista e Buddista, conoscono meglio dei sapienti di queste fedi le loro polemiche teologiche e filosofiche? Non è un atteggiamento razziale?

 

“In verità, i credenti son tutti fratelli: ristabilite la pace tra i vostri fratelli e osservate divinamente un’auto-disciplina spirituale affinché Allah forse vi usi misericordia. O credenti, non scherniscano alcuni di voi gli altri, ché forse questi sono migliori di loro.” (Corano, 49: 10-11)

Invero, quando la religione di Mosè fu corrotta, Dio mandò ‘Isa (Gesù), e anche quando la religione Cristiana conobbe lo stesso destino, Allah mandò Muhammad. Allo stesso modo, se il concetto reincarnazionista dimostra che anche le religioni Indiane vennero alterate, Allah invierà dei nuovi libri per guidare i seguaci di quelle religioni. È un ragionamento logico.

Il Corano sottolinea che i messaggi di Allah furono inviati a ogni popolo nella loro lingua, secondo il loro modello culturale e in un momento storico a loro favorevole:

 

“In effetti è stata una grande benedizione di Allah per i tutti i credenti quando ha suscitato fra loro un suo Messaggero, che recita loro i Suoi versi e li purifica e insegna loro il Libro e la Saggezza.” (Corano, 3: 164)

“E un Divino Messaggero suscitammo in ogni nazione e in ogni tempo” (Corano, 16: 36)

In Arabo e nel Corano, la parola Ummah () significa sia “società, nazione, popolo, comunità” sia “periodo di tempo.”

“E se rimandiamo la loro sofferenza a un periodo di tempo determinato…” (Corano, 11:8)

“Non inviammo alcun Messaggero se non nella lingua del suo popolo per illuminarli.” (Corano, 14: 4)

Reincarnazione: Invenzione o Rivelazione?

Per fortuna e ringraziando Allah, la stragrande maggioranza dei Musulmani considera che i Libri Sacri dell’Induismo e del Buddismo furono in origine Divini. Il Corano rivela che Allah ha inviato Maestri, Messaggeri e Libri in ogni cultura e civiltà. Questo dato Coranico è ben conosciuto da tutti i Musulmani.

Alcuni Musulmani, tuttavia, dubitano che l’Induismo e il Buddismo siano nella grazia di Allah e che i loro Libri Sacri siano una Guida e una Direzione per gli uomini.

Questi Musulmani lo dovrebbero dimostrare in base al Corano che è il Criterio -  -distintivo –  tra la Verità e la Falsità, cioè l’ultimo Libro Giudicante.

Fintantoché non possono farlo secondo i Principi Islamici, dovrebbero considerare l’Induismo, il Buddismo e loro Libri Sacri, una Santa Guida venuta da Allah.

La reincarnazione è un’idea falsa?

L’uomo può creare l’idea della reincarnazione? È scientificamente impossibile, semplicemente perché è un archetipo appartenente al mondo Invisibile

La gente comune non ha inventato il pensiero reincarnazionista, tuttavia, le persone possono negarlo!

Bisognerebbe porsi questa domanda: se Allah e i Suoi Messaggeri avessero rifiutato in modo esplicito e chiaro l’idea reincarnazionista, perché la gente ordinaria l’accetta così facilmente?

Infatti, non si può concepire l’idea della reincarnazione senza la Rivelazione Divina.

Gli scienziati o gli atei potrebbero dissentire. In conclusione, se non siamo in grado di dimostrare o di confutare la reincarnazione scientificamente, ci precludiamo alla Rivelazione Divina e alla Comprensione della Verità!

In quanto Musulmani, dovremmo riesaminare il Corano con uno spirito libero, e in particolare quest’argomento affinché Allah ci illumini e ci istruisca maggiormente.

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_secondaparte.htm

LO YOGA ISLAMICO ATTRAVERSO LE SACRE SCRITTURE

La Tradizione Mistica

Le grandi religioni del mondo furono fondate da mistici il cui stato illuminativo gli permise di cogliere i principi che oggi sono conosciuti come sistemi religiosi.

Una piena comprensione di questi sistemi è possibile solo adottando le pratiche mistiche che rivelano il nostro potenziale spirituale, le quali ci fanno cogliere appieno questi principi trascendentali.

La religione è stata presentata alla gente conformemente alle informazioni essoteriche o del cortile esterno (Ezechiele, 40: 17, 20). Queste nozioni riguardano l’esecuzione della preghiera e altri rituali, i principi fondamentali e i miti (le storie cariche d’emozione) che trasmettono i principi morali.

Nel cortile esterno la gente ascolta i sermoni su Dio, la storia dei Profeti e discorre dell’amore Divino. Pochi, tuttavia, sperimentano Dio o fanno funzionare effettivamente le tecniche impiegate dai vari Profeti. Questo lavoro concerne l’attività del cortile esoterico o interiore.

Il Corano afferma: “Essi conoscono l’esterno (significato) della vita terrena e, l’Altra essi trascurano.” (Corano, 30: 7)

Nel cortile esterno la gente sostiene assurdità del tipo “la mia religione è migliore della tua” o “il mio Dio è il vero Dio e il vostro non Lo è”. Chi raggiunge il cortile interno promuove e testimonia l’unità perché si accorge che Dio ha sempre trasmesso fondamentalmente lo stesso messaggio. Il messaggio Divino sembra diverso giacché è consegnato a uomini e a donne d’ogni estrazione razziale e delle più disparate aree geografiche.

Chi raggiunge il cortile interno si rende conto che i principi sono gli stessi nel tempo e nello spazio geografico, anche se tali principi sono racchiusi in “contenitori” diversi e hanno etichette differenti. L’essenza del contenuto, tuttavia, è la medesima.

Le persone che hanno raggiunto la sapienza religiosa profonda del cortile interno o della tradizione mistica sono chiamati Yogi in Oriente, Sufi nei paesi Arabi e Musulmani, Sciamani nelle religioni naturali, Esseni e Cabalisti nella tradizione Giudaica, e così via.

Il Profeta Muhammad ricevette la rivelazione del Corano durante una sessione intensa di meditazione nella caverna di Hira nel mese di Ramadan. La tradizione Islamica dichiara che l’angelo Gabriele gli apparve e lo invitò a leggere. Nei suoi successivi 23 anni di vita, la rivelazione che fu data a Muhammad in quella notte salì alla “memoria principale” giacché l’esistenza terrena serviva per attivarla.

La maggior parte della rivelazione ricevuta da Muhammad riguarda la sua grandiosa saggezza mistica. Oggi, pochi Musulmani sono consapevoli della profonda conoscenza spirituale Coranica e della terminologia mistica; così, non ne afferrano il suo senso.

Studiando la storia Islamica posteriore a Muhammad si comprende il motivo per cui la maggior parte della saggezza spirituale dell’Islam è andata perduta.

Gli Arabi Meccani si opposero vigorosamente a Muhammad fino alla fine della sua missione. Questo comportamento lo indusse a marciare sulla Mecca con un imponente esercito per sottometterli all’Islam convertendoli con l’uso della spada. Essi non avevano studiato l’Islam, né credettero agli insegnamenti di Muhammad giacché erano privi di esperienze spirituali o di conoscenza profonda. Si sono piegati alle forze armate, ma non hanno mai capito la forza insita nella missione di Muhammad.

“Gli Arabi beduini dicono: ‘Noi crediamo!’ Rispondi loro: ‘Voi non credete!’ Dite semmai: ‘Abbiamo abbracciato l’Islam, perché la Fede non v’è entrata in cuore.’” (Corano, 49: 14)

Alla morte di Muhammad, molti degli ex nemici dell’Islam divennero leader della Ummah (Comunità Islamica). Un esempio riguarda Mu’awiyya, il figlio del nemico acerrimo di Muhammad, Abu Sufyan. Durante il califfato dell’Imam Ali (cugino e genero del Profeta Muhammad, nonché suo vero successore), Mu’awiyya si dichiarò califfo (khalifah) aprendo un negoziato in Siria. La ribellione di Mu’awiyya risuona oggi come la divisione tra l’Islam sunnita e sciita. I sunniti parteggiavano per Mu’awiyya, mentre gli sciiti aderivano all’Imamato di Ali.

Dopo la morte del Profeta, l’Imam Ali avrebbe dovuto assumere la guida, ma mentre Ali e Fatima, figlia di Muhammad, seppellivano il Profeta, gli Arabi Meccani si riunirono e nominarono califfo Abu Bakr, perché potevano meglio controllarlo in considerazione della sua età avanzata. Dopo la morte di Abu Bakr, Umar divenne califfo. Fu ucciso, forse, dai seguaci dell’Imam Ali. Poi, seguì il califfato di Uthman. Anch’egli fu assassinato durante la preghiera (Salaat) in moschea. Infine, Ali assunse il comando, ma molti Meccani, tra cui la moglie del Profeta, ‘Aisha, si opposero alla sua autorità, e scoppiò la guerra civile. Alla fine, Ali fu ucciso.

I falsi successori di Muhammad credevano che gli eserciti congiunti di Meccani e Ansar (che erano con Muhammad a Medina) fossero sufficienti per incorporare gran parte del mondo conosciuto e arraffare bottini di guerra in Africa, Asia ed Europa. Al contrario, Ali e i suoi seguaci considerarono l’Islam soprattutto una forza spirituale per il bene del mondo. I materialisti cercarono di estromettere Ali dal potere ad ogni costo.

Il Profeta e l’Imam Ali praticavano la scienza mistica esoterica, oggi chiamata Sufismo. I Sufi indossavano mantelli di lana per indicare il loro controllo completo sul calore del corpo interno (Salaat), il quale potrebbe rinfrescarsi nel caldo deserto, seppur con un mantello di lana caldo addosso.

“O Avvolto nel Mantello! Sorgi e ammonisci! E il tuo Signore glorifica! E le tue vesti purifica! Allontana l’impurità! Non dar nulla sperando in un guadagno mondano!” (Corano, 74: 1-6)

Il mantello portato dai Sufi in Arabia è simile all’indumento sottile come un foglio che i monaci Buddisti Tibetani indossano sulle montagne dell’Himalaya vicino alla Cina. La differenza è che per i Tibetani il mantello sottile come un lenzuolo rivela la loro capacità di scaldarsi in un clima freddo, mentre per i Sufi il mantello di lana indica la loro capacità di rinfrescarsi in un clima caldo.

Questo esempio dimostra che i praticanti della tradizione mistica del cortile interno sono essenzialmente uniti nonostante le distanze geografiche.

Yoga

Yoga è una parola Sanscrita che significa “unione”. Esso comprende una serie di pratiche volte a realizzare l’unione tra l’uomo e Dio. In Arabo, lo yoga è il “Tauhid.”

Tauhid è lo yoga dell’Islam o il mezzo con cui il Musulmano raggiunge la taqua (la realizzazione Divina) tramite l’unità col Divino Essere Supremo.

“Dì: Egli, Allah, è uno. Allah è l’Eterno, l’Assoluto [Samad]. Non generò né fu generato, e nessuno Gli è pari.” (Corano, 112: 1-4)

Tra gli obiettivi della meditazione yoga v’è il raggiungimento del superconscio che è detto “Samadhi”. Si tratta della stessa parola Araba “Samad.” Questo stato supercosciente crea l’unione (cioè, lo “yoga”) tra due menti: l’umana e la divina. Quando l’iniziato ottiene il Samad, si accorge che tutto ciò che è semplicemente Allah altera la manifestazione della Sua energia in modo che l’illusione degli oggetti separati e degli esseri appare temporaneamente, tuttavia, il loro principio di fondo è Allah, cioè, l’energia di Allah (Allah = Al + llah = La + Forza).

Niente è stato veramente procreato o generato perché tutto è Allah, e Allah non è mai stato generato. “Non generò né fu generato.” (Corano, 112: 3)

La pratica yogica comprende la meditazione, la cantillazione delle parole di potere (mantra), le posture (asana), l’astrologia, il canto di canzoni speciali, speciali procedure sessuali per il raggiungimento dell’illuminazione, l’innalzamento dell’energia interiore chiamata kundalini — che crea la totale unione tra la coscienza individuale (jiva) e l’onnicoscienza (Brahman). Queste pratiche costituiscono il vero nucleo del cortile interno dell’Islam.

Meditazione

La parola meditazione nel Corano è stata erroneamente tradotta col verbo “riflettere” nella maggior parte delle traduzioni Inglesi del Corano. In molti punti, il Corano dichiara: “In verità in ciò vi sono segni per coloro che meditano”. (Corano, 39: 42, 16: 11)

La meditazione è il metodo utilizzato per collegare la coscienza personale alla Coscienza Divina.

Mantra

Il mantra è una parola di potere utilizzata per “scaricare” l’attributo divino associato a un mantra particolare. Nel Corano, i mantra sono detti “dhikr.” I mantra sono parole di potere giacché non esprimono un significato, ma trasmettono potenza. Queste parole di potere sono chiamate Kalimaat (parole o lettere) nel Corano.

“Adamo ricevette parole dal suo Signore.” (Corano, 2: 37)

La ripetizione di tali kalimaat è la pratica dello dhikr. La parola Egizia per le parole di potere è “heka.” Questo stesso vocabolo è scritto “haqqa” nel Corano, ed è di solito tradotto “verità” nei seguenti versetti:

“Allah ha creato i cieli e la terra con verità [Haqqa] d’intento.” (Corano, 39: 5)

Che cosa significa ciò? La Surah 69 del Corano suggerisce che la gente sarebbe malinformata circa il vero significato di Haqqa: “L’Haqqa! Che cos’è l’Haqqa? E come saprai mai cos’è l’Haqqa.” (Corano, 69: 1-3)

Allah ha creato l’universo per mezzo di un Logos o una Parola di Potere (Haqqa). Il processo è trattato nella Bibbia. San Giovanni disse: “Nel principio era la Parola e la Parola era presso Dio, e la Parola era Dio.” (Giovanni, 1: 1) E ancora: “Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui (la Parola o Logos).” (Giovanni, 1: 1)

Allah dichiara: “Sii! Ed essa è” (Corano, 2: 117, 3: 47, 16: 40, 19: 35, 36: 82). Questa è la funzione di una parola di potere (Logos, Haqqa, Mantra o Heka).

Il mantra divino porta la stessa vibrazione di Dio perché Dio è un’energia gestalt, e poiché tutte le energie vibrano, ogni cosa che vibra crea anche un suono. E se si può creare il suono, è possibile creare il campo energetico (spirito o divinità) associato al suono. Cantillando una parola di potere, quindi, si attiva in noi stessi la facoltà di Dio, la caratteristica e la potenza dell’essere (Dio) associato al suono.

Questo suono, poi, trasforma la vostra coscienza in una replica dell’attributo divino associato alla vibrazione sonora.

Allah non cesserà mai di cambiare ripetutamente le vostre forme in forme che non conoscete.

Il Corano dichiara:

“Allah non cambia il favore di cui ha favorito un popolo (qaum), fin quando essi non cambiano quel che hanno in cuore.” (Corano, 8: 53)

“Allah non muta mai la Sua grazia ad un popolo (qaum), avanti ch’essi non mutino quel che hanno in cuore.” (Corano, 13: 11)

Il vocabolo Arabo qaum è una parola “proteiforme”, cioè si relaziona a Proteo, la divinità marina capace di cambiare forma in ogni momento. Qaum in Arabo significa nazione, popolo, ecc…, ma è utilizzato in Afghanistan e in Pakistan per riferirsi a qualsiasi forma di solidarietà. In India, i Musulmani, i Sikh e gli Indù, sono chiamati qaum. Nella mitologia nabatea, Al-Qaum (in Arabo: ?????), il dio nabateo della guerra e della notte, è il custode dei viaggiatori, un’entità.

http://en.wikipedia.org/wiki/Qaum

Nel Sufismo, il termine qaum assume molti significati: sayyida-di qaum (il gruppo dei Sayyid), suluk tariq al-qaum (l’attraversamento del percorso spirituale). Nella Qadiryya-Mukhtaryya dell’Africa occidentale “suluk tariq al-qaum” indica l’istruzione e la formazione dei Murid o il viaggio lungo il percorso spirituale. Al-Qushayri nell’Epistola sul Sufismo definisce i Sufi (al-qaum).

I mantra sono i nomi che Adamo utilizzò per far prostrare gli angeli. (Corano, 2:31)

Gli elementi dei mantra sono le lettere stesse. In Sanscrito ci sono 50 lettere che formano gli elementi del sistema yogico mantrico. Queste 50 potenze sonore sono codificate nel Corano e corrispondono a 50 mila anni.

“Ascendono a Lui gli angeli e lo spirito, in un giorno che vale cinquantamila anni” (Corano, 70: 4)

Ci sono 28 lettere nella lingua Araba. Si accordano con le 28 costellazioni del Taoismo. C’è anche una ventinovesima lettera (Hamza) che è in realtà lo stesso Alif (la lettera A).

Gli yogi insegnano che il suono originale del respiro è “Humsah”. Affermano che il suono naturale dell’inspirazione è “Hum” e dell’espirazione è “Sah”. Questo “Humsah” è detto “il cigno”. Esso nasconde, in realtà, le divinità Egizie (principi) Hu e Sa, che si distinguono per la volontà e la coscienza divina.

Quattordici lettere mistiche (muqatta’aat) appaiono all’inizio di 29 Sure del Corano. Queste 14 lettere costituiscono il sistema fondamentale mantrico Islamico.

La ripetizione di un mantra in uno stato di trance dà al mantra il potere di trasformare il vostro spirito e di rigenerarvi di nuovo in una forma che non conoscete. La ripetizione mantrica si chiama “joppa” nello yoga e “dhikr” nell’Islam.

Astrologia

La radice della scienza religiosa è l’astrologia. Ci sono diversi rami dell’astrologia: medica, natale, predittiva, oraria, finanziaria, politica (mondana) e spirituale.

L’astrologia è un sistema di linguaggio cosmologico che fornisce una visione olistica dell’uomo e della creazione.

Gli studiosi moderni rispettano l’astronomia, ma hanno relegato l’astrologia a una “pseudo-scienza”. Molti profani accettano quest’opinione senza aver compiuto il minimo studio di astrologia. Essi hanno semplicemente accettato i pregiudizi degli “studiosi” senza compiere alcuna indagine.

Astronomia e astrologia erano originariamente la stessa cosa. Tutti i grandi astronomi erano anche astrologi. L’astronomia provvede alla conoscenza del movimento fisico e degli effetti gravitazionali dei corpi celesti, mentre l’astrologia è necessaria per capire i loro effetti comportamentali (cioè, spirituali).

Così come la religione e la scienza erano un tempo unite prima di essere suddivise, allo stesso modo l’astronomia e l’astrologia erano un sistema scientifico-spirituale interdipendente.

“Ma essi si divisero in sette” (Corano, 23: 53), “E non siate come coloro che si sono divisi” (Corano, 3: 105), “Tu non sei responsabile di coloro che hanno fatto scismi nella loro religione e hanno formato delle sette” (Corano, 6: 159).

L’influenza dell’astrologia sulla religione è testimoniata dall’enfasi accordata ai numeri sette e dodici. Il numero sette rappresenta i sette “pianeti personali” del nostro sistema Solare, mentre il dodici è il numero che rappresenta i 12 segni. I sette pianeti personali sono il Sole, la Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno. I 12 segni sono i ben noti segni dello zodiaco.

“In verità creammo sopra di voi sette grandi vie” (Corano 23: 17). “Ti abbiamo dato i sette ripetuti” (Corano, 15: 87). “Allah è Colui Che ha creato sette cieli” (Corano, 65: 12).

I 12 segni zodiacali nella religione sono un codice per i 12 discepoli di Gesù, le 12 tribù di Ismaele e di Israele, le 12 mogli del Profeta Muhammad (S) e i 12 Imam dello Sciismo.

I sette chakra dello yoga irradiano le energie dei sette pianeti e spesso accennano ai “sette cieli” descritti nelle Sacre Scritture.

In ogni parte del Corano si allude ai principi astrologici. “Ti chiederanno delle lunazioni” Corano, 2: 189)

I segni della Luna Nuova si riferiscono all’effetto globale che la moltitudine degli angoli creati dalla lunazione in rapporto ad altri pianeti ha su un gran numero di persone o regioni. Per esempio, quando alcuni anni fa la superpetroliera Exxon Valdez si incagliò rovesciando il petrolio sulle spiagge, la Luna Nuova formava un angolo quinconce (150° gradi) con Nettuno, il pianeta che governa l’oceano e il petrolio. La fuoriuscita di olio dalla Valdez ebbe un effetto a livello globale, non solo sull’oceano materiale, ma anche sull’industria petrolifera, sulla vita della regione e sulla navigazione. È detto, sorprendentemente, che il capitano Valdez rimase intossicato; infatti, Nettuno governa anche le bevande alcoliche e le droghe.

Gli angoli duri come i quinconce (150°), i quadrati (90°) e le opposizioni (180°) presagiscono risultati difficili dalle lunazioni.

“Le stelle che vi fanno da guida” (Corano, 16: 16)

Il versetto di cui sopra indica chiaramente che gli esseri umani sono guidati e diretti dalle stelle. Esso non si riferisce solo ai timonieri delle navi, ma soprattutto agli iniziati i quali possono leggere i messaggi delle stelle e dei pianeti.

“E la Luna e il Sole saranno riuniti insieme.” (Corano, 75: 9)

Il suddetto versetto si riferisce alla congiunzione del Sole e della Luna o al periodo in cui sono alla distanza di 0° gradi. All’interno del lavoro spirituale, la nadi Ida è considerata lunare, mentre la nadi Pingala è considerata Solare. Nel lavoro kundalini, l’iniziato sviluppa la capacità di unire l’energia delle due nadi tra le sopracciglia della fronte (terzo occhio) che lo manda in uno stato di profonda trance. È questo il senso della visione che diventa stupefacente.

L’unione di Ida e Pingala nadi tra le sopracciglia (ajna chakra) è importante nel lavoro spirituale di vari sistemi cosparsi nel mondo. Ad esempio, gli antichi Egizi denominavano queste due nadi Uatchet (pingala) e Nekhebet (ida).

Durante le cerimonie d’imbalsamazione, il sacerdote dichiarava:

“La dea Uatchet giungerà a te nella forma del vivente Ureo per l’unzione della tua testa con le loro fiamme. Apparirà sul lato sinistro della tua testa, e sorgerà dal lato destro delle tue tempie senza proferir parola; esse (Uatchet e Nekhebet) si manifestano sulla tua testa durante ogni ora del giorno come avviene per il loro padre Ra, e il terrore che susciti si amplia tramite loro tra le anime dei venerabili morti, lo spavento che diffondi si presenta tra le anime sagge [perché] la tua testa riceve le loro apparizioni e la tua fronte diventa il luogo in cui si stabiliscono sulla testa.” (Maspero, memoire sur quelques papyrus, pag. 82)

Il “vivente Ureo” è ajna chakra e gli Egizi lo rappresentano come un serpente (kundalini) sporgente da una tiara posta intorno alla fronte. “Sorgerà dal lato destro delle tue tempie senza proferir parola” perché l’emisfero cerebrale destro è muto. È la sede della comunicazione visiva o grafica. Quando queste due nadi (Uatchet e Nekhebet) sono unite tra le sopracciglia, l’iniziato (detto mummia) è in grado di funzionare come uno spirito, un’anima.  Questo passaggio, inoltre, tratta i principi delle ore zodiacali.

“Lo giuro per il bagliore rossastro del tramonto, per la notte e le bestie* che il buio raduna, e per la luna, allorché brilla piena, che voi trapasserete da uno stato a un altro stato.” (Corano, 84:16-19)

(*: Nei tafsir di al-Saadi, Tantawi, Baghawi, Ibn Kathir, al-Qurtubi, al-Tabari e Ibn Ashur per uasaqa si intendono gli animali ospitati di notte nei rifugi.)

La luna piena è uno dei periodi migliori per la meditazione e per il raggiungimento della trance profonda. Essa offre al meditante, inoltre, la possibilità di viaggiare fuori del suo corpo e di ascendere ad altri stadi della realtà. “Per il Cielo che mostra i segni zodiacali.” (Corano, 85: 1, traduzione di Abdullah Yusuf Ali)

Questo versetto raccomanda chiaramente di giurare e di invocare sull’intero zodiaco. È impossibile affermare che l’astrologia non abbia posto nell’Islam quando il Corano è pieno di riferimenti astrologici.

“In verità, ponemmo i segni zodiacali nel cielo e lo adornammo agli sguardi [degli astronomi].” (Corano, 15:16)

La Bibbia si riferisce anche ai principi astrologici, e gran parte della saggezza Biblica è codificata in un linguaggio che non si può decifrare senza una comprensione astrologica.

Ogni “figlio d’Israele” è un codice per un segno astrologico. Per esempio, è detto nell’Antico Testamento: “Un giovane leone è Giuda” (Genesi, 49: 9), in questo caso si riferisce al segno del Leone.

Il Nuovo Testamento afferma la presenza di segni nel Sole, nella Luna e nelle Stelle. “E vi saranno dei segni nel Sole, nella Luna e nelle Stelle” (Luca 21: 25). Questo versetto della Bibbia non profetizza solo la venuta dell’Islam, il cui emblema è il Sole, la Luna e la Stella, ma indica anche che l’astrologia è importante per comprendere la missione di Gesù.

La novantunesima Surah del Santo Corano, Ash-Shams (il Sole), scritta in una sola volta secondo lo stile calligrafico Diwani Jali, rappresenta uno stilizzato Sole.

 

 

 

La calligrafia islamica della mezzaluna e della stella riporta la testimonianza di fede: “Non c’è divinità eccetto Iddio.”

Ezechiele, Daniele e l’Apocalisse citano le “bestie” o le quattro “creature viventi” che simboleggiano il Toro, l’Acquario, lo Scorpione e il Leone. L’astro del mattino (Lucifero), in Isaia 14: 12, si riferisce al pianeta Venere e ai suoi effetti distruttivi e negativi sull’individuo.

“Or il Signore Iddio, avendo formate della terra tutte le bestie della campagna, e tutti gli uccelli del cielo, li menò ad Adamo, acciocché vedesse qual nome porrebbe a ciascuno di essi; e che qualunque nome Adamo ponesse a ciascuno animale, esso fosse il suo nome. E Adamo pose nome ad ogni animal domestico, ed agli uccelli del cielo, e ad ogni fiera della campagna.” (Genesi, 2: 19-20, Giovanni Diodati)

Gli “animali” chiamati da Adamo nella Genesi si riferiscono al circolo di animali o zodiaco.

 “Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: è infatti un numero di uomo, e il suo numero è seicentosessantasei.” (Rivelazione, 13: 18)

189 = 1 + 8 + 9 = 18

6²+6²+6² = 108 = 1+ 0 +8 = 18

  18 = 6 + 6+ 6 = 666

6 x 6 x 6 = 216

216 = 2 + 16 = 18 = 6 + 6 +6 = 666

126 = 12 + 6 = 18

Fred Paul Dello Iacono, The Jonah Prophecies, pag. 43

126 = 1 x 2 x 6 = 12 il numero dei segni zodiacali

Lo zodiaco è un “cerchio di animali”, un altro nome per indicare le influenze zodiacali è “la bestia”. Lo scopo dell’iniziazione è di imparare a dominare o a controllare questa “bestia interiore.” Nel Corano, Giuseppe disse a suo padre:

“O padre mio, ho visto [in sogno] undici Stelle, il Sole e la Luna. Li ho visti prosternarsi davanti a me.” (Corano, 12: 4)

Lo scopo dell’iniziazione è di sottomettere l’intero zodiaco che si riflette nel complesso corpo mente-spirito alla natura superiore o alla natura divina insita nell’uomo.

Giuseppe rappresentò un pianeta, mentre i suoi fratelli gli altri undici corpi celesti. Questo versetto indica che un tempo, il sistema Solare era composto di dodici pianeti che governavano i 12 segni. Per maggiori informazioni, vedere il libro: “Why Does Muhammad and Any Muslim Murder the Devil?” Giuseppe rappresenta la saggezza Sufi che permette di padroneggiare lo zodiaco.

Ognuno dei dodici segni cade sotto uno dei quattro elementi. In realtà, ci sono cinque elementi, ma i sistemi spirituali occidentali si limitano a quattro: Terra, Aria, Fuoco e Acqua. I segni di terra (Toro, Vergine e Capricorno) sono considerati pratici e materialisti. I segni d’aria (Gemelli, Acquario e Bilancia) sono considerati intellettuali. I segni d’acqua (Cancro, Scorpione e Pesci) sono considerati emotivi e i segni di fuoco (Ariete, Leone e Sagittario) sono considerati focosi ed energici.

Nell’astrologia cinese, l’Aria è chiamata Metallo e lo Spirito (il 5° segno) è detto Legno.

Il Maestro Mantak Chia scrisse: “I Taoisti hanno notato che le interazioni Yin e Yang seguono universalmente cinque modelli di base, conosciuti come i Cinque Processi dell’Energia (anche Cinque Fasi o Cinque Forze). A tali interazioni è stato erroneamente dato il nome di cinque elementi, facendo così confusione tra il processo e i veri elementi fisici. Nel Taoismo, i cinque elementi fisici trovati in natura esprimono il movimento dei Cinque Processi dell’Energia. Quindi, il fuoco rappresenta l’energia che nasce, l’acqua l’energia che si esaurisce, il legno l’energia che si espande, il metallo l’energia che si solidifica e la terra l’energia stabile o concentrata. Ognuno dei Cinque Processi dell’Energia dipende dall’interazione di Yin e Yang che nascono dal vuoto primordiale” (Tao yoga dell’energia cosmica. Il risveglio della luce terapeutica del tao).

I cinque elementi sono integrati segretamente nelle “cinque Salaat Solari o preghiere Solari” che i Musulmani eseguono quotidianamente.

Fajr (alba) si accorda con il fuoco (ascensione energetica)

Dhur (mezzogiorno) si accorda con il legno (espansione energetica)

Asr (pomeriggio) si accorda con il metallo (solidificazione energetica)

Maghrib (tramonto) si accorda con l’acqua (abbassamento energetico)

‘Isha (notte) si accorda con la terra (stabilità energetica)

L’Islam è un sistema spirituale scientifico che non può essere compreso e conosciuto se non si padroneggiano i vari sistemi di saggezza mondiali; infatti, il Corano è un messaggio che sintetizza tutte le rivelazioni antecedenti a Muhammad giacché si rivolge all’insieme delle nazioni.

Il Profeta Muhammad disse: “Cercate la conoscenza fino in Cina.”

Kalimat Shahadat: la testimonianza delle Lettere

Laa ilaaha illa Allah

Il libro della Rivelazione (Injil) insegna che nessuno era degno di dissigillare i sette sigilli della Scrittura, eccetto un Agnello che fu immolato fin dalla creazione della terra (Apocalisse, 13: 8).

 “E vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli.” (Rivelazione o Apocalisse di Giovanni, 5:1)

Il “Libro” è l’insieme delle Scritture di tutte le religioni mondiali. Tutti questi libri o Scritture sono sigillati.

Cosa s’intende per “sigillato?” Significa che le Scritture sono deliberatamente scritte in un linguaggio codificato in modo che i malvagi e gli ignoranti non potessero decifrarli fino alla “pienezza del tempo” (Galati, 4: 4).

Il comune mortale non può comprendere le Scritture. Erano e sono testi sacri (segreti) che solo gli iniziati possono leggere correttamente dopo molti anni di esercitazione e sperimentazione. Ecco perché il Profeta Muhammad, prima di essere iniziato alla saggezza antica, disse all’arcangelo Gabriele “Non so leggere” (Corano, 96). È un errore pensare che il Profeta Muhammad non sapesse leggere un linguaggio semplice. Il termine “Ummi” a lui riferito, cioè illetterato, è metaforico.

Muhammad ibn Abdullah è stato un affarista internazionale per più di 15 anni prima di essere un Profeta. Ha commerciato con la Siria, Babilonia, Gerusalemme, l’Egitto, l’Etiopia e con altri paesi per conto di sua moglie Khadijah. Si può credere che non fosse in grado di leggere e scrivere quando conduceva attività finanziarie su larga scala, tra cui i contratti di negoziazione e le transazioni a lungo termine?

Il suddetto versetto dell’Apocalisse dichiara che il Libro (cioè, la libreria completa delle Scritture rivelate) fu scritto “sul lato interno e su quello esterno” (Rivelazione o Apocalisse di Giovanni, 5: 1). Pertanto, c’è un significato interiore, un’interpretazione segreta delle Scritture, ma c’è anche un significato fuorviante per i profani che si imbattono negli scritti senza una formazione adeguata.

La comune comprensione che la gente ha dei libri sacri quali il Corano, la Bibbia, le Upanishad, i Veda, la Bhagavad gita, il Pert em Hru Egizio e di altri libri, è il lato esteriore.

Ci sono sette livelli di saggezza per ogni Scrittura. Questi sette livelli sono retti da sette spiriti o sette potenze planetarie. In altre parole, ci sono sette livelli di codici o “sette sigilli.”

“Io vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?” (Rivelazione, 5: 2)

L’Io?? del versetto di cui sopra è in realtà Paolo scritto sotto lo pseudonimo di Giovanni. Paolo (o Saulo) di Tarso, noto come San Paolo, fu storicamente conosciuto come Apollonio di Tiana. Delle allusioni sono contenute negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere Paoline (Corinzi 1, Tito).

Apollo (o Apolonnio) era il nome Romano di Paolo e significa “Sole”. Paolo è un’abbreviazione di Apollo (Raymond Bernard, Jonathan N. Roberts). Uno dei primi nomi di Paolo era “Saul”. Saul significa “Sol”, altro nome del Sole e divinità Romana del Sole, Sol Invictus.

La vita di Paolo di Tarso o Apollonio di Tiana fu studiata da Lucio Flavio Filostrato, scrittore greco antico. Studiosi antichi e moderni affermano che Apollonio e Paolo di Tarso siano stati in realtà la stessa persona. Paolo di Tarso viaggiò in India, dove scoprì e riscrisse “L’iniziazione dell’Unto del Signore, il Messia Iesous (Gesù nella Bibbia greca)”, un rotolo yogico raffigurante l’iniziazione e la padronanza che Gesù Cristo aveva del kundalini yoga. A quel tempo, in quel luogo, Gesù era conosciuto come Krishna (“il nostro Cristo”). Quel rotolo in seguito fu chiamato Apocalisse, ed è intitolato attualmente Libro della Rivelazione.

Formalmente istruiti, i teologi e i rabbini tradizionali, gli Imam, i ministri e i reverendi non sono degni di aprire il Libro (la libreria dei testi della scienza spirituale).

“Aprire il Libro” significa rendere pubblica la sua saggezza interiore. I teologi tradizionali non hanno le conoscenze per rimuovere i codici che sigillano le Scritture.

Perché questi personaggi illustri sono ritenuti immeritevoli? Diventando teologi, purtroppo, si entra in un circolo vizioso. L’istruzione e l’indottrinamento teologico li sottopone a un lavaggio del cervello che li conduce a falsare il significato delle Scritture. Le loro menti sono bloccate e camuffate. Gli iniziati degli ordini segreti non possono rivelare le loro conoscenze perché hanno fatto voto di silenzio, cioè hanno giurato di mantenere segreta la sacra comprensione ai “profani” o alle masse.

Questa triste realtà ha riscontrato che i teologi tradizionali sono comprati e pagati dalla imprese societarie religiose (chiesa, sinagoga o moschea) sotto la cui egida operano. Se abbracciassero pubblicamente una linea ufficiosa, si ritroverebbero improvvisamente disoccupati e privi dei privilegi confortevoli di cui godono gli ecclesiastici.

Gli sfortunati teologi, perciò, per quanto siano stimati, sono indegni di aprire il Libro e di rimuovere i codici (sigilli) da esso.

“Nessun né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il Libro e di leggerlo.” (Rivelazione, 5: 3)

Nessuno, nel suddetto versetto, significa studioso tradizionale. Nessun religioso (cielo), nei dicasteri pubblici (terra) o anche nelle società segrete (né sotto terra) è in grado di aprire (proclamare) il libro o di riconoscere la verità contenuta (leggerlo) al suo interno.

“Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il Libro e di leggerlo.” (Rivelazione, 5: 4)

La follia di massa, la schizofrenia, l’insoddisfazione, l’afflizione, la rabbia, la violenza e le condizioni autodistruttive hanno afflitto la società umana, cosicché l’uomo è incapace di decifrare correttamente la medicamentosa saggezza della Scrittura. E se non può decifrarla, gli è impossibile applicarla correttamente. Questo stato doloroso del mondo è enunciato dall’espressione “Io piangevo molto” nel versetto di cui sopra.

“Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».” (Rivelazione, 5: 5)

Il Leone di Giuda simboleggia chi padroneggia la forza Solare che si trova nel chakra della radice, il muladhara, ed è in grado di attivarlo utilizzando procedure (tantriche) di intensificazione del piacere basate sulla forza vitale

Il Leone è il simbolo del Leo, la costellazione zodiacale, e il Leo è governato dal Sole. Davide, che deriva dall’ebraico Dawidh, significa amato, diletto, e simboleggia qui il principio del piacere maschile reindirizzato dal chakra della radice (campo energetico) lungo il canale spinale.

“Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra.” (Rivelazione, 5: 6)

Chi è meritevole di aprire il Libro può ricevere la saggezza solo attraverso la meditazione, non dal formale corso teologico. Il trono è un simbolo per la meditazione. Questo simbolo proveniva dall’antico Egitto dove la dea Iside (Auset) era il simbolo della trance meditativa. Per “Auset” si intende il sedile o il trono. Nella saggezza Cabalistica, la trance meditativa è detta “Yesod” (sede o fondamento).

Le quattro bestie sono il Toro, lo Scorpione, il Leone e l’Acquario. (Amir Fatir, Why Does Muhammad & Any Muslim Murder the Devil?)

Il simbolo per l’Amen, in Egitto, fu un Ariete sopra un altare sacrificale. Più tardi, solo l’altare fu utilizzato.

L’Ariete simboleggiava la funzione sessuale, soprattutto la voglia di eiaculare. Sacrificare l’Ariete era una metafora per sublimare l’impulso sessuale creativo e, attraverso molte procedure, innalzarlo a un livello molto elevato.

Così, l’impulso eiaculatorio di Ariete/Marte fu ucciso e poi rinacque, e così una persona otteneva il livello e la potenza dell’Amen di Hetep (pace).

Alcune icone Egizie mostravano l’Agnello sulla croce. Questa raffigurazione fu poi trasferita ai Cristiani che esibirono Gesù sulla croce e lo soprannominarono “l’Agnello di Dio.”

La padronanza della funzione sessuale qualifica qualcuno a “leggere il Libro.”

“Il suo splendore è come la luce, delle corna sono nelle sue mani: là si cela la sua potenza.” (Abacuc, 3: 4)

Quest’agnello nasconderebbe il suo potere impressionante. “I bagliori di folgore” o le forze nelle sue mani rappresentano la capacità di attivare i centri (chakra) dell’agopuntura della mano e di causare le corrispondenti risposte energetiche nello stesso pianeta fisico.

Eppure egli nascose il suo potere in modo che l’umanità avesse l’opportunità di pentirsi, non per paura, ma per volontà, anzi, per il desiderio di fare la cosa giusta.

I sette occhi dell’Agnello (Rivelazione, 5: 6) sono la sua piena padronanza dei sette chakra. Le sette corna (Rivelazione, 5: 6) sono le vibrazioni sonore (parole mantriche di potere dette tromba in altri passaggi) che suscitano il potere della Shekinah (Shakti).

Queste sette energie (spiriti) invadono l’intero corpo dell’Agnello (“tutta la terra”), quindi anche se le sue mani fisiche vengono amputate, è troppo tardi per negare il suo potere.

 “E l’Agnello giunse e prese il libro dalla mano destra di Colui che sedeva sul trono.” (Rivelazione, 5: 7)

Si noti che l’Agnello non ha garbatamente richiesto il Libro. Piuttosto, si fece coraggiosamente avanti e prese il Libro. Questa presa rappresenta la conquista del potere sulla dispersione della saggezza scientifica religiosa.

Il Sacro Corano è il compendio condensato della saggezza contenuta in tutte le Scritture precedenti. Non è un Libro Arabo, né un Libro “nero”, né un Libro “bianco”, non è neppure un Libro destinato ai Musulmani. Il Corano è un messaggio per tutte le nazioni e per tutti i popoli: Bianchi, Neri, Cinesi, Indiani, Ebrei, Sabei, Buddisti, Indù e Cristiani.

Tuttavia, il Corano e la completa biblioteca della rivelazione, non sono interpretati correttamente dagli studiosi tradizionali.

Il Corano è la rivelazione Scritturale data dall’arcangelo Gabriele al Profeta Muhammad. Il Corano non è stato scritto da Gabriele, è stato rivelato da Gabriele. Questa figura spirituale ha portato il Corano a Muhammad capitolo dopo capitolo?

In passato, la comprensione della saggezza tradizionale tramite la scuola Domenicale era sufficiente; ma di fronte alla condizione orribile del mondo e alla disunione dei popoli, una comprensione unificata delle Scritture è necessaria per la nostra sopravvivenza.

Gabriele è l’arcangelo della 9° sfera dell’Albero della Vita, Yesod. Affermando che Gabriele ha trasportato la rivelazione, il Corano indica che la rivelazione si è resa possibile grazie all’eccezionale talento di Muhammad di indurre la trance.

“Di’: Chi è nemico di Gabriele, che con il permesso di Allah lo ha fatto scendere nel tuo cuore, a conferma di ciò che è tra la sue mani (cioè, di fronte a voi) e Guida divina e Buona novella ai credenti” (Corano, 2: 97)

La meditazione “espande il petto” (Corano, 6: 125, 20: 25, 39: 22, 94: 1) affinché il meditante possa ricevere il Libro di Allah nel suo cuore (cioè, in base alla sua capacità morale).

Ma se Muhammad non ha scritto il Corano, e se Gabriele non ne è l’autore, allora chi ha scritto il Corano?

Una lezione molto calunniata della Nazione dell’Islam chiede: Chi ha creato il Santo Corano o la Bibbia? Quanto tempo fa sono stati creati? Risposta: la gente originale che è Allah, l’essere supremo o l’uomo nero dell’Asia. Molti Musulmani si burlano della spiegazione che l’onorevole Elijah Muhammad attribuisce alla paternità del Corano, ma chiedo umilmente a queste persone di non essere prevenute.

Il Corano riguardo alla paternità di tutte le Scritture (tra cui il Corano) dichiara:

“Si tratta, in verità, di un messaggio d’istruzioni. Lo tenga chiunque, dunque, ben a memoria. È conservato in Libri (molto) onorati. Sublimi (in dignità), mantenuti puri e santi. (Scritti) da mani di scribi. Onorevoli, Pii e Giusti!” (Corano, 80: 11-16, Traduzione di Yusuf Ali)

Il Corano è stato “scritto da mani di scribi”. Questi scribi non sono i segretari di Muhammad occupati a scrivere in questi libri le sue parole durante la trance, essi sono degli esseri nobili, cioè, si trovano sui piani spirituali celesti. Questi scribi sono degli esseri superiori.

L’insegnamento dell’onorevole Elijah Muhammad non è contrario al Corano quando afferma che esso fu scritto dal “popolo originale che è Allah, l’Essere Supremo o l’uomo nero asiatico.”

Ci sono quattro mondi o piani Cabalistici (dimensioni). Per comprendere pienamente la “teologia matematica” di Elijah Muhammad occorrerebbe una conoscenza inestimabile della saggezza sacra (segreta).

I quattro mondi della Cabala sono Assiah, Yetzirah, Beri’ah e Atziluth. Nella teologia di Elijah Muhammad, “Asia”, è il codice del mondo Cabalistico di Assiah (o ‘Asiyah).

Assiah inizia con l’universo fisico e si estende fino alla parte inferiore del Piano Astrale. In sostanza, Elijah Muhammad diceva che la Scrittura Coranica discende alla coscienza umana dal regno spirituale. Questa visione si accorda con l’ascensione del Profeta Muhammad ai piani celesti durante il viaggio Notturno. A un certo punto del viaggio, il Profeta udì le penne degli scribi sfregare mentre scrivevano il Libro di Allah.

“L’uomo nero” è un codice che indica quel profondo stato d’animo in cui non c’è alcun movimento di pensiero nella coscienza. L’assenza di movimento è metaforicamente “nero”, perché senza movimento, nulla, nemmeno la luce, si propaga. La mente arriva al riposo raggiungendo l’obiettivo della meditazione che è la quiete. Si tratta dello stato di coscienza che gli yogi chiamano Samadhi.

“E tu, o anima tranquilla ritorna al tuo signore, piacente e piaciuta, ed entra fra i miei servi, entra nel mio Paradiso!” (Corano, 89: 27-30)

Il Samadhi è anche citato nel famoso capitolo “Ikhlaas”:

“Dì: Egli, Allah, è uno, Allah è Samad [cioè, lo stato indifferenziato dell’Essere]. Non riprodusse mai (sé stesso) e né fu riprodotto. E nulla Gli è pari.” (Corano, 112: 1-4)

L’Arabo “Samad” corrisponde tecnicamente alla parola yogica “Samadhi”. Quando il meditante raggiunge questo stato superconscio, la forza vitale suprema (Allah) è unificata e riconosce o si accorge che una sola vita pervade ogni cosa esistente. Questa coscienza è in tutto e per tutto un’espressione dell’Uno. Nient’altro che Lui stesso esiste, non si è mai riprodotto e non può esser generato perché è Tutto Quanto Esiste.

Gli studenti devono imparare a leggere il Corano in Arabo perché i passaggi importanti delle traduzioni esistenti non sono corretti.

Senza una corretta comprensione di alcuni termini assolutamente tecnici, la radice e il fondamento della comprensione stessa del mondo Islamico rimarranno imperfetti.

Con tutto rispetto, affermo che l’essenza dei principi Islamici non è compresa correttamente. Anche i cinque pilastri dell’Islam non sono compresi sufficientemente a dovere.

La Kalimat Shahadat è più di una semplice dichiarazione di fede.

La Salaat è più di una semplice preghiera.

La Zakaat non è solo una carità.

Il Siyaam è più di un semplice digiuno durante il Ramadan o in qualsiasi altro momento.

L’Hajj è più di un pellegrinaggio alla Mecca o presso qualsiasi altra città santa.

“E quando Abramo e Ismaele ebbero levato le fondamenta della Casa.” (Corano, 2: 127)

Bisogna riparare le fondamenta Islamiche autentiche affinché siano comprese, così come Padre Abramo e Ismaele ripararono la Casa sollevando le sue fondamenta.

Siamo impegnati a riparare la Casa dell’Islam alzando le sue stesse fondamenta. È il momento che la fede sia rianimata e rinnovata.

Il passato sistema semplicemente non ha funzionato! Come posso fare una simile affermazione? Ebbene, il Corano afferma che Muhammad è il modello per i futuri credenti. Se il sistema che possediamo oggi funzionasse, ci sarebbero tantissimi Muhammad. L’Islam è stato insegnato come una religione organizzata per oltre 1400 anni. Oggi c’è più di un miliardo di Musulmani al mondo, e molti miliardi ne sono morti nelle epoche precedenti. In mezzo a tutti questi miliardi di Musulmani, l’Islam non è riuscito a produrre un solo individuo simile al Profeta Muhammad dopo la sua morte.

Ecco perché posso dichiarare che il passato sistema non ha funzionato. Portatemi 10 Muhammad. Portatemene cinque. Portatemi un solo uomo uguale a Muhammad e dirò che “l’Islam funziona”. Se non potete portarmeLo, riconoscete che dobbiamo fare del nostro meglio, con il permesso di Allah, per risollevare le fondamenta della Casa.

“Allah! Non c’è dio eccetto Lui, il Vivente, l’Auto-sussistente, l’Eterno. Non lo prende mai né sopore né sonno. A Lui appartiene tutto quello che è nei cieli e sulla terra. Chi può intercedere presso di Lui senza il Suo permesso? Egli conosce ciò che è (appare alle sue creature) avanti, dopo e dietro di loro. Né devono raggiungere alcunché della Sua scienza ad eccezione di quanto Egli vuole. Il Suo Trono si estende sui cieli e sulla terra, e non prova nessuna fatica a custodirli e preservarli perché Egli è l’Altissimo, il Supremo (in gloria). (Corano, 2: 255, traduzione di Yusuf Ali)

Lo studioso stimato Yusuf Ali ha tradotto la prima parte del versetto di cui sopra nel modo seguente: “Allah! Non c’è dio eccetto Lui.” Si tratta della traduzione delle parole Arabe, “Allah laa ilaaha illa huwa.” Il significato di questa dichiarazione è leggermente modificato nel Kalimat Shahadat (la pubblica testimonianza) comunemente inteso: “Laa ilaaha illa Allah (Non c’è dio eccetto Allah)”.

Quest’affermazione costituisce, forse, la dichiarazione più importante di tutto l’Islam. Eppure, quest’asserzione non è capita, ed è tradotta in modo errato.

“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.” (Giovanni 8: 32)

I nomi Arabi terminano con un tanuin. Se la dichiarazione è posta nel caso genitivo, nominativo o accusativo, il tanuin è traslitterato rispettivamente come “in”, “un” o “an”. Un esempio è ravvisabile nella dichiarazione “Muhammad-an Rasulullah.”

Se la traduzione della parola ilaaha fosse stata “dio”, allora si sarebbe trattato di un sostantivo con un tanuin per suffisso.

“L’utilizzo di un linguaggio appropriato permette che si ottengano dei vantaggi personali.” (Maestro Fard Muhammad)

“Ilaaha” non è un sostantivo nel Corano 2: 255, è un verbo. Come tale, la frase non può essere correttamente tradotta “Non c’è dio eccetto Lui”, perché dio è un sostantivo e ilaaha non ha il tanuin.

La corretta traduzione è: “Allah! Niente deifica eccetto Lui.” (Corano, 2: 255)

Questa traduzione corretta ci apre all’improvviso un nuovo e colorato orizzonte.

Gesù insegnò che “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (Salmi, 82: 6). La profondità scientifica di tutte le Scritture è che l’uomo può potenzialmente diventare un vero Dio vivente. I Sufi indicano la stessa idea quando dichiarano “Ana-1-haqq” il cui significato è “Sono la Verità.” (Haqq è uno dei 99 Nomi di Allah).

Molti Sufi che dichiararono questa verità furono uccisi da gente intollerante.

 “Son venuti a voi prima di me Messaggeri con prove e anche con la prova che dite; perché li avete uccisi, se siete veridici?” (Corano, 3: 183)

Molti sono i Messaggeri del Signore crocifissi da fanatici ignoranti che si sentono giustificati a uccidere donne e uomini retti.

“Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.” (Luca 23: 34)

Per insegnare che “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Giovanni, 10: 30) e che “Voi siete dei, siete tutti figli dell’Altissimo” (Salmi, 81: 6), Gesù fu lapidato.

Perché questa conoscenza è così sconvolgente? Perché gli uomini ignoranti la rifiutano sommariamente, non la approfondiscono o non la sperimentano, nonostante sia la più grande benedizione per l’essere umano? Perché la rivelazione di questo potenziale umano non è un motivo di gioia?

Quando gli esseri umani sono confrontati con la realtà del loro potenziale divino, non possono più incolpare gli altri per le loro disgrazie. C’è qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell’umanità quando fa ricadere la colpa sugli altri. Anche nel mito della Genesi, Adamo non ammette la sua disobbedienza per aver mangiato dall’albero del bene e del male. Infatti, confrontandosi con la sua disobbedienza, dichiara: “La donna che tu mi hai posto accanto, mi ha dato dell’albero ed io ne ho mangiato.” (Genesi, 3: 12)

La maggior parte di noi, al posto di incolpare gli altri, dovrebbe rendersi conto che siamo potenzialmente in grado di creare il nostro universo personale. In realtà, l’universo in cui viviamo riflette le nostre convinzioni, idee, sentimenti, emozioni, aspirazioni e pensieri.

Le masse temono che la responsabilità (la capacità di rispondere) della loro potenziale divinità li risvegli; mentre gli organismi governativi paventano che le persone realizzino la loro divinità interiore poiché non potranno più sfruttarle e opprimerle.

La rivelazione che “voi siete tutti dei” ci costringe a insorgere per fare qualcosa per noi stessi. La maggior parte della gente preferisce vendere la propria primogenitura (nella religione Ebraica, la consacrazione a Dio; Esodo, 22: 28) abbagliato dalle false promesse di qualche tiranno.

“Laa ilaaha illa Huwa.” Chi è Huwa? Huwa (anche chiamato Hu, Hua, Hum e Hunt) è la grande intelligenza divina nota agli antichi Egizi come Tehuti. Alcuni esoteristi Ebrei si riferiscono a Lei come “O Egli!”

L’intelligenza divina divinizza e trasforma l’uomo animalesco in uomo divino. Huwa converte la “carne peccaminosa” in carne divina.

Il primo pilastro dell’Islam è la Kalimat Shahadat. Finora, la spiegazione pubblica della Kalimat Shahadat è stata di “testimoniare che non c’è Dio se non Allah.”

La parola Araba “Kalimat” significa “lettera, parola, elemento della lingua, ogni unità del lessico, discorso, ecc…”. La parola Araba “Shahadat” significa “Testimonianza”.

“Adamo apprese Lettere dal Suo Signore.” (Corano, 2: 37)

Kalimat Shahadat significa “Testimoniare le Lettere.” Ma quali sono le Lettere che gli iniziati dovrebbero testimoniare e cosa significa testimoniare?

C’è la testimonianza della sensibilità, dell’ascolto e della visione. Il Corano dichiara:” Lo vedrete con l’occhio della certezza (‘ayn al-yaqin).” (Corano, 102: 7)

Le Lettere che gli iniziati testimoniano sono le 14 Lettere Mistiche (al-muqatta’at) all’inizio di 29 Sure del Corano. Ogni Lettera rappresenta una vibrazione sonora detta bija (seme mantra) nello yoga. Questi suoni sono i 14 suoni della radice che rappresentano gli aspetti principali della forza Solare che gli antichi Egizi chiamavano i 14 Kau (Trasformazioni) di Ra. Essi sono espressi nella terra e nel corpo come sette potenze planetarie che hanno due modalità principali: attrazione e repulsione.

L’iniziato impara a percepire le energie rappresentate da questi suoni. In seguito, apprende a sentirle. In una fase successiva di sviluppo impara a vederle “con l’occhio della certezza”(Corano, 102: 7). Soltanto a questo punto si può veramente esprimere la Kalimat Shahadat realizzando il primo pilastro dell’Islam.

Le 14 lettere sono inserite nei chakra (centri energetici) situati sotto la pelle dei 14 segmenti delle dita della mano destra. Per esempio, sul dito indice ci sono le lettere Alif, Laam e Mim (A.L.M.) e quando il Musulmano solleva il dito in segno di riverenza, egli in realtà afferma: “Alif Laam Mim, ho imparato queste Lettere e ora posso leggere il Libro di Allah (il Registro Akashico).”

Salaat: il kundalini Yoga dell’Islam

Il kundalini yoga è lo yoga che si concentra sull’attivazione dell’energia che risiede alla base della colonna vertebrale. Il kundalini yoga solleva quell’energia con varie tecniche dal chakra più basso fino al chakra più elevato.

Ci sono molti chakra nel corpo, ma la maggior parte degli insegnanti di kundalini si concentra solitamente su 7 di loro che si trovano lungo la colonna vertebrale. I chakra sono classificati e localizzati nel modo seguente:

NOME

LOCALIZZAZIONE

PIANETA

VIRTÙ

Muladhara

Sopra l’ano

Marte

Sopravvivenza, autodifesa

Svadhishthana

Genitali

Luna

Sensualità, sesso

Manipura

Reni, Plesso Solare

Mercurio

Potenza, ego

Anahata

Cuore

Sole

Amore, compassione

Vishuddha

Gola

Venere

Devozione, creatività

Ajna

Fronte

Giove

Saggezza, auto-realizzazione

Sahasrara

Corona della testa

Saturno

Illuminazione, ispirazione

Nel sistema kundalini, oltre ai 7 chakra, ci sono tre percorsi, chiamati nadi, che sono più sottili dei nervi. Essi sono simili ai meridiani dell’agopuntura attraverso cui scorre il Chi. Comunque, se i meridiani dell’agopuntura sono paragonabili alle strade, le tre nadi sono autostrade. Queste nadi sono chiamate Ida, Pingala e Sushumna.

La nadi Ida inizia dalla narice sinistra, attraversa la zona della corteccia cerebrale sinistra del cervello, poi scende verso il mezzo della fronte appena sopra tra le sopracciglia.

La nadi Pingala inizia dalla narice destra e va fino alla corteccia cerebrale destra, poi scende incrociando l’Ida in fronte.

Queste nadi si incrociano l’un l’altra scendendo lungo il midollo spinale e i luoghi in cui si intersecano sono i chakra. Nella Bibbia, i chakra sono descritti come le ruote di Ezechiele poiché la parola chakra significa “ruota” (Ezechiele, 1: 13-19; 10: 1: 19).

La nadi principale è all’interno del midollo spinale. Con speciali tecniche di respirazione (pranayama) o mediante la concentrazione o impiegando i mantra, l’energia situata alla base della spina dorsale e arrotolata come un serpente è risvegliata dal suo sonno e sfonda i centri (chakra) lungo la colonna vertebrale. È detto che il chakra trafitto dal “fuoco serpentino” della kundalini realizzi le varie abilità degli yogi.

L’energia kundalini (Shakti) alla base della spina dorsale si chiama “forza Solare”, “libido”, “potere del serpente”, “fuoco serpentino”. Molti studiosi ritengono che il significato nascosto della Scrittura religiosa occidentale sia la kundalini e il suo innalzamento.

Gli antichi Egizi chiamavano la kundalini il potere di “Ra”, il quale è simboleggiato dal Sole giacché esso è la fonte della forza kundalini.

Nell’Islam, il potere della kundalini è la Salaat.

“Che ne pensate voi di al-Lat e di al-Uzza e di Manat, il terzo idolo? Voi dunque avreste i maschi e lui le femmine?” (Corano, 53: 19-21)

Gli antichi Arabi credevano che Allah avesse una controparte denominata Al-Lat. Era comune tra le religioni dell’antichità che Dio avesse una moglie o consorte. Questa raffigurazione rappresenta il complemento o la polarità opposta dell’energia di cui Dio stesso era un simbolo.

Va sottolineato che come l’Islam dà ad Allah 99 attributi, anche le altre religioni danno degli attributi all’Unico Dio della loro fede. Queste divinità non sono separate da Allah. Egli condivide il suo Regno con queste 99 divinità: As-Salaam, An-Nur, Al-Wadud, ecc. Questi 99 nomi sono le 99 espressioni di un Essere Supremo.

La religione Egizia è alla radice dei concetti delle tre religioni occidentali. Nella religione Egizia, ogni attributo divino principale è stato trasformato in una divinità. Si disse che la coscienza del dio Amen fosse del dio Sa. Sa era sempre in coppia col dio Hu.

La parola Araba “Salaat” è composta da “Sa” e “Laat” (da Al-Laat, la moglie di Allah nella teologia Araba primitiva).

Al pari della kundalini che è considerata l’espressione femminile della forza divina, o della Madre Rat che è la moglie di Ra nella teologia Egizia, la forza femminile totale (liberata) combinata con “As” o coscienza, e formante l’energia attiva della kundalini, è il sistema di preghiera Solare alla base della cosiddetta “Sa-laat”.

“Al-laat” corrisponde a Venere e alla dea Egizia del pianeta Venere, Het-Heru, il cui compito è la conservazione della forza sessuale di Ra o kundalini (nota nella psicoanalisi freudiana come “libido”).

La Salaat è regolata dalle cinque posizioni del Sole. Nello yoga, è molto simile all’esercizio di movimenti noto come il saluto al Sole (surya namaskar). Così, se da un lato abbiamo il “saluto al Sole” dello yoga, dall’altro abbiamo una Salaat Solare regolamentata.

La somiglianza delle parole e dei movimenti dovrebbe indicare anche alla più offuscata mente religiosa che le due cose sono come minimo collegate.

La religione Egizia è caratterizzata da Heru e dai suoi quattro figli, così Heru è simboleggiato dal Sole (Heru è quasi identico a Ra, ma Heru rappresenta il centro della coscienza, mentre Ra rappresenta il subconscio), mentre i suoi quattro figli rappresentano le quattro modalità della forza Solare.

Le stesse quattro modalità sono incorporate nei tempi della Salaat regolati dall’Islam. Heru è rappresentato dal Sole di Mezzogiorno, quando il Sole raggiunge il punto più alto nel cielo ed è più lucente.

Fajr, ‘Asr, Maghrib e ‘Isha sono termini di correlazione Islamici ai quattro figli di Heru. Insieme allo Dhur-Heru (mezzogiorno), rappresentano i cinque periodi di tempo in cui la corrente Solare attiva trasporta un elemento particolare.

La parola “Salaat” significa “fuoco bruciante” (Kazimirsky, Dictionnaire Arabe-Francais, Tome 1, pag. 1365) e corrisponde al significato di “fuoco serpentino” attribuito alla kundalini.

“In verità la Salaat per i credenti è un Libro di Tempo.” (Corano, 4: 103)

La Salaat riferita al Libro di Tempo indica il tempo per attivare l’elemento operativo della forza Solare nella colonna vertebrale.

La Salaat riferita al Libro di Tempo indica anche l’intero Injil (l’originale Vangelo) o il Libro della Rivelazione, la Scrittura data a Gesù. Il soggetto completo di questo Libro è l’elevamento della kundalini.

Il saluto yogico al Sole offre posture (asana) che sono simili alle posizioni Solari della Salaat Musulmana.

Nel Qiyaam, il Musulmano è in posizione eretta e con entrambe le mani a conchetta recita una supplica (Du’a). Lo yogi in posizione eretta esegue il saluto al Sole con le mani rivolta verso l’alto, i palmi sono uniti nel “namaste” come per la preghiera Cristiana (Pranamasana). Prima di ogni movimento, il Musulmano alza le mani alle orecchie e recita il Takbir (Allau Akbar). Lo Yogi alza le sue mani completamente all’indietro (Hasta uttanasana).

Nel Ruku’ il Musulmano si piega in avanti con le mani sulle ginocchia. Lo yogi si piega completamente in avanti, tocca il pavimento o le sue dita dei piedi con le mani, e poi preme la testa sulle ginocchia (Padahastasana). Questa posizione ha il vantaggio di aprire il midollo spinale, distendendolo e rendendolo più elastico. È detto che il corpo di una persona è vecchio quanto il suo midollo spinale è rigido. Il piegamento in avanti (ruku’) permette al Musulmano di aprire i chakra lungo la sua spina dorsale. È eseguita ugualmente dallo yogi.

Il Qiyaam stabilisce una corretta postura che nello yoga è detta Vrksasana o Posizione dell’Albero. Questa posizione si relaziona al dio Egizio Ausar poiché fu sepolto in un albero. Questa postura (qiyaam) allinea le vertebre lungo il midollo spinale. Essa consente, inoltre, fin dall’inizio di rilassarsi.

Gli Yogi e i Musulmani si prostrano entrambi. Questa postura (sajda nell’Islam) permette al sangue di fluire al cervello arricchendo le ghiandole pineale e pituitaria (che operano insieme con sahasrara e ajna chakra, rispettivamente).

Il flusso di sangue arricchito al cervello facilita ai Musulmani di sperimentare al-bayyinat (le visioni chiare) e prepara il cervello alla terrificante energia della kundalini (Salaat) quando sale verso i chakra superiori.

Il sangue supplementare concentrato nel cervello fornisce a quest’organo l’umidità per non surriscaldarlo quando il fuoco della Salaat (kundalini) si solleva fino ai centri cerebrali. Inoltre, aiuta a prevenire la “psicosi kundalini” e le febbri. La versione Musulmana della sajdah somiglia un po’ alla posizione verticale della ginnastica in termini d’effetti fisiologici.

Il Musulmano va in jalsa (la posizione inginocchiata breve), mentre lo yogi entra in una sorta di curva a ritroso chiamata posizione del cane con la testa in giù (adho mukha svanasana). In quella posa, le natiche dello yogi sono sollevate in aria, mentre è appoggiato su mani e piedi. Lo stiramento si compie sul tendine posteriore del ginocchio e sui muscoli del polpaccio. Quest’allungamento elimina le perdite di prana dai meridiani (nadi) per trasportare l’energia spirituale fresca all’interno del corpo.

Al Musulmano, la jalsa permette di attivare la nadi (meridiano dell’agopuntura) nell’alluce destro. Ci sono due organi del corpo che sono interessati da questo punto, il fegato e la milza. Un’esecuzione corretta della jalsa può avere un effetto benefico sulla salute del fegato e della milza.

Dopo aver completato tutte le asana dello yogico saluto al Sole, lo yogi esegue la posizione del cadavere (savasana o mrtasana) sdraiandosi sul dorso.

“Menzionate Allah in piedi, seduti o sdraiati” (Corano, 4: 103)

Il Musulmano, invece, va in qa’dah o postura seduta prolungata. In una corretta esecuzione della qada’ah, il Musulmano si siede sulle natiche e incrociando le gambe esegue la meditazione, in particolare la meditazione dello dhikr (cantillando i nomi di Allah e/o le Lettere Mistiche).

Una Salaat corretta si verifica effettivamente nella posizione di qa’dah. Infatti, grazie all’utilizzo dello dhikr e del pranayama, la forza Salaat è realmente sollevata dalla base della colonna vertebrale.

L’ingiunzione Coranica di eseguire la preghiera è una traduzione scorretta, perché in Arabo corretto significa “sollevare la Salaat.” È uguale allo sforzo yogico per il sollevamento della kundalini.

Stando in qa’dah, il Musulmano esegue le cantillazioni e i respiri necessari per alzare il fuoco di Allah del fuoco serpentino.

Quest’innalzamento è spesso realizzato tramite una speciale respirazione alternata dalla narice destra alla narice sinistra, e viceversa. Questa respirazione a narici alternate è detta nadi shodhana. L’uso di questi due nadi avvia una polarità positiva e negativa lungo il midollo spinale (sushumna nadi) e, infine, il fuoco interiore si accende e si solleva lungo la colonna vertebrale.

Dato che questo processo può richiedere ore, il Corano propone al Musulmano di eseguire la Salaat, per esempio, dall’inizio dell’Asr fino all’inizio del Maghrib. L’esecuzione della Salaat potrebbe prendere ore e, soprattutto nelle prime fasi dell’iniziazione, l’innalzamento della kundalini (Salaat) potrebbe richiedere molto tempo. Per alcuni può prendere un tempo ancora maggiore, e per essere franco, c’è poca probabilità che chiunque la sollevi al primo tentativo. È richiesta una certa dedizione e perseveranza.

La postura di qa’dah collega il muladhara chakra alla terra per evitare che un eccesso della forza Salaat scorra precipitosamente attraverso il corpo causando potenziali danni. Il collegamento alla terra facilita la guarigione e il mantenimento di una buona salute.

Il Wudu raffredda il corpo applicando l’acqua sulle aree che si surriscaldano maggiormente quando la forza Salaat è sollevata. Il Musulmano raffredda la testa, le mani, le braccia, i piedi, le orecchie e il collo. Si lava la bocca e purifica le narici tirando su col naso l’acqua prima di eseguire il sollevamento della Salaat.

Il tayammun è un’abluzione Islamica compiuta con la terra pulita per prepararsi alla preghiera quando l’acqua non è disponibile. Il tayammun collegando ancora il Musulmano alla Madre Terra, rallenta il risveglio della terrificante forza Salaat per non sconvolgerlo. Esso pone anche il corpo nelle migliori condizioni per il recupero della salute.

L’inalazione di acqua attraverso le narici attiva le nadi Ida e Pingala.

“In verità, la meditazione della notte è più potente per dominare (l’anima) e più adatta per (recitare) la Parola (Mantra)” (Corano, 73: 6) (Comparata traduzione Coranica di Yusuf Ali e di Rashad Khalifa)

In realtà, il perfezionamento della recitazione si realizza con parole di potere efficaci e potenti. Questo miglioramento avviene quando un Musulmano pronuncia potentemente dei mantra che causano un effetto autentico, in tal caso, quel Musulmano è un “Siddiyq” (“un veridico”). Nella teologia Egizia, è chiamato “maa kheru”, cioè, “vero di parola”. Coloro che si alzano di notte per compiere questi mantra, sono più vicini al più profondo Subconscio Collettivo (“alla divinità Ausar”) in cui giace la potenza atta a manifestarli.

Gli obiettivi della Salaat includono i viaggi astrali (il “viaggio notturno” secondo la terminologia Coranica”), la purificazione spirituale, l’entrata nello stato paradisiaco di coscienza e dell’essere.

“O anima acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta; entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso”. (Corano, 89: 27-30)

Il bastone medico con due serpenti intrecciati è un simbolo della kundalini. I due serpenti rappresentano le nadi Ida e Pingala.

Le ali in alto simboleggiano il volo che l’iniziato prende dopo che la forza kundalini è sollevata al sahasrara chakra. Questo volo simboleggia la proiezione astrale.

Anche nell’esecuzione della Salaat tradizionale, il Musulmano spesso sente l’aumento della temperatura corporea. Si tratta del processo purificatorio che l’incompleta Salaat determina.

La Salaat è la kundalini e la kundalini è la Salaat. Bisogna studiare completamente il sistema yogico kundalini per adempiere al secondo pilastro della fede.

La Salaat non deve confondersi col Du’a. Quest’ultimo è più in sintonia con l’idea di “preghiera.”

Gli antichi riconobbero che la fiamma il cui flusso dalla base della colonna vertebrale alla sommità della testa è quasi sempre bloccato nella spina dorsale inferiore, si trova presso il muladhara chakra nella regione perineale. È necessario uno sforzo serio per sollevare questa fiamma dalla spina dorsale attraverso i vari chakra fino alla fronte o alla corona della testa. Quanto più in alto l’iniziato è capace di innalzare la fiamma Salaat, tanto più otterrà dei poteri (siddhi).

Quando lo yogi Musulmano studia i concetti di Ra, Ra-t, kundalini, chi, orgone o libido, comprende la Salaat. I primi Nazareni videro che la forza Salaat era collegata alla forza solare (Sole) e fu denominata forza di Sansone (Shams-an). Sansone significa “Sole”.

“Hayya ‘alay Salaat,” nell’Adhan (chiamata alla preghiera) è da intendersi: “La vita (hayya) dipende (‘alay) dalla kundalini (Salaat).”

Questo passo dell’Adhan significa che la vita spirituale richiede l’elevazione della forza kundalini perché la vita è a contatto completo o è unita (come il gas è parte integrante dell’olio) alla kundalini.

Per simboleggiare l’ascensione della Salaat verso i chakra superiori, gli yogi dell’India collocarono un puntino sulla fronte. I cristiani mettono delle ceneri sulla fronte il “Mercoledì delle Ceneri.” Gli antichi Egizi indossavano un diadema con un piccolo serpente in rilievo (il fuoco serpentino ascendente alla ghiandola pituitaria). I Musulmani hanno sulla fronte il segno della prostrazione che è in realtà il simbolo dell’elevazione dell’energia Solare.

Molti monaci, rasandosi sul centro superiore della testa, la corona, simboleggiano che hanno sollevato il potere della kundalini sino ai loro chakra della corona.

Il significato di questi simboli si è perso e solo pochi ordini oggi praticano realmente il sollevamento della kundalini. Questo simbolismo è alla radice delle suddette rappresentazioni decorative e ornamentali.

Si accenna all’esistenza di pericoli connessi all’innalzamento della Salaat senza una preparazione specifica. Quei pericoli riguardano la psicosi da kundalini, l’ossessione sessuale, un surriscaldamento del corpo percepito nel capo e nel cuore, e perfino l’autocombustione (o combustione spontanea).

Personalmente non conosco nessuno che abbia sperimentato simili effetti collaterali da kundalini. Lo yoga Taoista raccomanda all’iniziato la messa a terra dell’energia e di far circolare la forza Salaat in un circolo intorno al corpo intero. Lo yoga indiano rivolge principalmente la sua attenzione alla kundalini della colonna vertebrale, mentre lo yoga cinese si focalizza sulla terra e sull’Orbita Microcosmica.

È ragguardevole a questo proposito che il termine “Tao” derivi dal nome Egizio Copto di Tehuti, “Taout.” (Robert Richardson, Travels Along the Mediterranean and Parts Adjacent; Dom Pedro V, The Quantum Vision of Simon Kimbangu, 2001)

L’insegnamento dello yoga kundalini per il sollevamento diretto dell’energia lungo la spina dorsale fino alla corona è considerato pericoloso.

La differenza principale tra i sacerdoti di Ra dell’antico Egitto e i sacerdoti di Osiride si riferisce a questa stessa differenza nel trattamento della forza kundalini.

Zakaat: Il Terzo Pilastro dell’Islam

Il vero significato di Zakaat è purificazione. Zakaat, tuttavia, è stata erroneamente definita “carità” e “imposta in favore dei bisognosi.”

La Zakaat abbraccia l’intera gamma dei rituali purificatori fisici, morali e mentali che includono la respirazione yogica, i clisteri, le idrocolonterapia, la pulizia della lingua, l’apertura dei meridiani dell’agopuntura, la pulizia dello stomaco e la pulizia mentale dai pensieri indecenti (samskara).

La purificazione (Zakaat) rafforza l’esperienza della Salaat (l’attivazione della kundalini) poiché la pulizia dei nervi e delle nadi (i meridiani) permette alla forza del chi (Salaat) di fluire più liberamente e potentemente.

“Sollevate la Salaat [kundalini] e purificatevi [Zakaat], e il bene che opererete per le anime vostre lo troverete presso Dio, ché Allah è il Veggente di ciò che fate.” (Corano, 2: 110)

Massaggiare un altro è un modo per “offrire la Zakaat”, perché il massaggio libera il tessuto del corpo umano e gli organi (come pure le nadi) dagli ostacoli e dalla sporcizia raccolta. Nelle sacre scritture Cristiane il massaggio è chiamato “l’imposizione delle mani” (Atti 6: 6, Ebrei 6: 2, Marco 16: 18, 1 Timoteo 4: 14, 2 Timoteo 1: 6, Atti 8: 18). L’energia nei chakra delle mani del massaggiatore smuove e fa sperimentare al massaggiato l’attivazione delle sue energie purificanti. Il massaggio migliore è condotto da una persona di sesso diverso, perché la polarità energetica opposta attrae meglio l’energia chi dell’altra persona nel processo di attivazione.

Quando nel Nuovo Testamento si parla della lavanda (abluzione) dei piedi (Giovanni 13, 1-17), si illustra il massaggio sui vari punti dell’agopuntura di piede, alluce e caviglie.

Il punto di agopuntura situato nella pianta del piede è detto Yong-Quan (Sorgente Zampillante). Il massaggio di questo punto apre la strada all’energia della Terra di fluire all’interno del corpo e di promuovere la guarigione. L’energia malsana può anche passare dal corpo attraverso questo punto per essere riciclata dalla Madre Terra.

Il punto di agopuntura sotto la caviglia si chiama Chao Hai, Mare Splendente. Aiuta la salute dei reni.

Il punto di agopuntura all’interno della parte inferiore del piede, nell’incavo dietro la terza giuntura dell’alluce è detto Kung Sun, il Nipote. Promuove la salute della milza.

Il punto di agopuntura sulla parte superiore ed esterna del piede in cui si congiungono il quarto dito e il mignolo si chiama Lin Chi, Assistere il Bambino Piangente. Promuove la salute della cistifellea.

Il punto di agopuntura situato leggermente sotto l’osso della parte esterna della caviglia, nel suo piccolo incavo, è chiamato Shenmai, Estensione della nave. Promuove la salute della vescica.

Da Dun è il nome del punto all’interno dell’alluce che forma l’angolo tra l’unghia e l’articolazione. Il massaggio di questo punto aiuta a purificare e a armonizzare il passaggio dell’energia spirituale attraverso di esso.

La Terra contiene energie purificatrici e curative; ecco perché i Musulmani tolgono le loro scarpe prima di pregare e in Moschea.

Zakaat significa anche “crescita” perché il corpo e la mente purificati sono liberi di espandersi. Di conseguenza, con la Zakaat (purificazione) si ha un minor spreco di carne, medicinali, droghe, alcool, tabacco, sesso extraconiugale, sport e gioco. Chi padroneggia la Zakaat constaterà che la sua ricchezza aumenta parsimoniosamente. Si trova, perciò, in una posizione migliore per dare la carità. Così, il dono della carità è l’effetto della Zakaat, e non la Zakaat stessa.

Il digiuno è un tipo di Zakaat perché il digiuno libera il colon e pulisce il sangue.

Siyaam: Il Quarto Pilastro dell’Islam

Il Saum (digiuno) dei Siyaam (digiuni) è il quarto pilastro dell’Islam.

“O voi che credete! Vi sono prescritti i digiuni, come furono prescritti a coloro che furono prima di voi, forse sarete coscienti in Dio.” (Corano, 2: 183)

(traduzione comparata con Muhammad Asad. Siyaam è un plurale secondo i seguenti studi: 1) The Minaret, Volume 22, pag. 78, Islamic Center of Southern California, 2000; 2) Hani M. Atiyyah, Qur?anic Text: Toward a Retrieval System, pag. 175, International Institute of Islamic Thought, 1996)

Siyaam è di solito tradotto al singolare col termine “digiuno”. Tuttavia, ci sono diversi tipi di digiuni. Per esempio, Maria e Zakariyya sono stati immessi nei digiuni silenziosi.

Disse [Zaccaria]: “Dammi un segno, mio Signore!”. Rispose: “Il tuo segno sarà che, pur essendo sano, non potrai parlare alla gente per tre notti”. (Corano, 19: 10)

“Mangia, bevi e rinfresca i tuoi occhi. E se vedessi qualcuno digli: Ho promesso solennemente un saum (digiuno) a Al-Rahman, e non parlerò oggi a alcun uomo” (Corano, 19: 26)

Nel precedente versetto, il digiuno Maria lo fa mangiando e bevendo. Anche se si trattò di un digiuno di silenzio, ebbe il permesso di parlare. La situazione di Maria è meglio compresa conoscendo un piccolo antefatto.

Maria ricevette quest’istruzione in India, e per questo motivo promise solennemente un saum (digiuno) a Al-Rahman. Al-Rahman è un equivalente Arabo di Brahman, la Divinità Suprema del popolo dell’antica India.

Se durante il digiuno Maria poteva mangiare, bere e perfino parlare, allora che tipo di digiuno fece la vergine?

Il saum di Maria prevedeva l’astensione dai rapporti sessuali.

“E Maria figlia di ‘Imran, si conservò vergine [farjahaa], sì che noi insufflammo in lei [nella sua vagina] del Nostro Spirito, e che credette alle parole del suo Signore, e nei Suoi Libri, e fu una delle donne astinenti” (Corano, 66: 12)

Maria fu consacrata a Dio prima della sua nascita come si battezza una nave alla sua inaugurazione. La madre di Maria, prima che sua figlia nascesse, la consacrò all’illibatezza e alla lontananza da qualsiasi uomo perché doveva incontrare lo Spirito. Il Corano dichiara: “Insufflammo in lei del Nostro Spirito.” (Corano, 21: 91, 66: 12)

“Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente” (Corano, 19: 16), cioè andò in India. Nel subcontinente Indiano fu iniziata perché era una Profetessa. Nell’antico Testamento (Esodo 15: 20, 21; Numeri 12: 1, 15; Numeri 26: 59, ecc…) e nel Corano (19: 28) Miriam (o Maryam) è definita “sorella di Aronne, mentre nel Corano (66: 12) e nella Bibbia (Primo libro delle Cronache, 5: 29) è detta figlia di Amram, Arabizzato ‘Imran. Nell’antico Testamento Merriam è la stessa Maryam del Corano. Questa Profetessa era la sorella di Mosè e di Aronne. Maria, la madre di Gesù, è la damigella che salvò Mosè dal fiume Nilo e lo fece adottare dalla famiglia del Faraone.

Bawa Muhaiyadeen e altri Sufi hanno spiegato che la confusione storica sulle due Marie nel Corano, la “sorella di Aronne” e “la figlia di Imran”, e le conseguenti accuse cristiane rivolte ai Musulmani, dipendono dalla non accettazione dell’idea reincarnazionista. Sembra difficile che Muhammad abbia confuso le due Marie senza conoscere l’enorme distanza di tempo che separa Gesù da Mosè come risulta da tutto il Corano. I linguisti Arabi hanno rilevato che per “sorella d’Aronne”, in conformità del resto con similari espressioni semitiche, si deve intendere semplicemente “donna della discendenza di Aronne”, una filiazione spirituale che comprova la reincarnazione. Suleiman Mourad ha notato recentemente che il Corano non di rado utilizza i termini “fratello” e “sorella” per indicare le relazioni tribali/nazionali generali o le obbligazioni religiose. La sua intuizione integra la tesi di Masson secondo cui l’associazione tra la Maria madre di Gesù nel Corano e la Maria dell’Esodo, è essenzialmente simbolica. Anche nel Nuovo Testamento (ad esempio Luca, 1: 32), Gesù è chiamato “figlio di Davide” e Elisabetta (Luca, 1: 5) “discendente di Aronne” (Gabriel Said Reynolds, The Qur’an and Its Biblical Subtext, pag 144-147). Abu’l-Fazl ibn Mubarak nell’Akbarnama (Libro di Akbar) ha affermato che l’imperatore Akbar era nato, o più precisamente, rinato, per inaugurare il millennio. Inoltre, sostenne che la principessa mongola Alanquva era impregnata della stessa luce divina di Sua Maestà (Hazrat) Miryam (Maria), la figlia di ‘Imran (Amram). Questa luce trovò la sua perfezione in Akbar dopo essersi reincarnata attraverso i secoli in diversi corpi sovrani.A. Azfar Moin, The Millennial Sovereign: Sacred Kingship and Sainthood in Islam, New York, Columbia University Press, 2012

Il mito della “promessa sposa di Giuseppe” nel Nuovo Testamento è un linguaggio in codice. Giuseppe in Arabo è detto Yusuf, e Yusuf simboleggia la saggezza Sufi, in particolare la saggezza del mondo onirico. Yusuf era iniziato alla saggezza Sufi, e non era un fidanzato nel senso ordinario del termine.

Quando Maria studiava in India dei predoni cercarono di violentarla, sebbene fosse una donna protetta. Le poche donne esenti da tali abusi si rendevano caste per Brahman. Nei suoi viaggi in India confessò ad uomo che le si avvicinò la sua appartenenza al Brahman. Il suo timore di Brahman l’avrebbe protetta dallo stupro.

Il Corano si riferisce all’atmosfera di quell’episodio nel modo seguente:

“Ed essa prese, a proteggersi da loro, un velo. E Noi le inviammo il Nostro Spirito che apparve a lei sotto forma d’uomo perfetto. Ella gli disse: ‘Mi rifugio nel Rahman se sei intimorito (di Brahman). Le disse: Io sono il Messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro. Come potrò avere un figlio, rispose Maria, se nessun uomo m’ha toccata mai, e non sono una prostituta? Disse: Così sarà. Perché il tuo Signore ha detto: ‘Cosa facile è questa per me, e Noi, per certo faremo di Lui un segno per gli uomini, un atto di clemenza Nostra: questa è cosa decretata.” (Corano, 19: 17-21)

Quando avvenne il concepimento di Maria? Il parto di Gesù fu predestinato?

La Surah 3 del Corano si intitola “La famiglia di Amran” (‘Imran). ‘Imran fu il padre di Maria, Mosè e Aronne.

«Quando disse la moglie di Imran: “O Signore! Consacro (muharrar) a Te ciò ch’è nel mio ventre. Accettalo da parte mia. In verità Tu sei Colui Che tutto ascolta e conosce!” Poi, dopo aver partorito, disse: “Signore, ecco che ho partorito una femmina!” Ma Allah sapeva meglio di lei quello che aveva partorito. “Il maschio non è certo simile alla femmina! L’ho chiamata Maria e pongo lei e la sua discendenza sotto la Tua protezione, contro Satana il reietto.” E il Signore l’accettò di accettazione buona, e la fece crescere di germoglio buono.”» (Corano, 3: 35-37)

Hanna (o Anna), la madre di Maria, rimase incinta del marito Amran. Promise di consacrare (muharrar) il suo bambino. Si definisce muharrar, una persona libera dalle cose del mondo e particolarmente impegnata nel servizio Divino. Invece di avere un maschio, fu scioccata di apprendere che portava in grembo una femmina. Tuttavia, consacrò la sua bambina per divenire l’equivalente femminile di un maschio muharrar (una specie di suora moderna). È così che la futura maternità di Maria madre di Gesù fu predestinata.

Ecco perché Maria non ha avuto rapporti sessuali con i mortali prima della nascita di Cristo, ed è per questo motivo che gli uomini furono scioccati di rivederla al suo ritorno dall’India con un neonato (Gesù).

“Poi venne col bambino alla sua gente portandolo in braccio. O Maria, le dissero, tu hai fatto cosa strana.” (Corano, 19: 27)

I teologi del suo popolo erano scioccati perché ritenevano che rimanesse vergine, mentre ora aveva un bambino. Quindi le dissero: “O sorella di Aronne! Non era tuo padre un uomo malvagio né fu una prostituta tua madre!” (Corano, 19: 28)

Sostanzialmente, i teologi le chiesero: “Come hai potuto fare questo? Tu proviene da una buona famiglia. Perché ti sei comportata come una prostituta?”

“Ed essa indicò il neonato, e dissero: Come parlerem noi a chi è ancora nella culla bambino? (Il neonato) disse: In verità io sono il Servo di Dio, il quale mi ha dato il Libro e mi ha fatto Profeta, e m’ha benedetto dovunque io sia e m’ha prescritto la Salaat [l’innalzamento della kundalini]  e la Zakaat [i rituali di purificazione] finché sarò in vita e m’ha fatto gentile con mia madre, non mi ha fatto tracotante o miserabile” (Corano, 19: 29-32)

Gesù è venuto per difendere sua madre e li ha indirettamente avvertiti di non diffamarla poiché “m’ha fatto gentile con mia madre” (Corano, 19: 32). Essendo in possesso delle facoltà della Salaat [la kundalini Shakti], poteva difendere sua madre da ogni attacco.

Il digiuno da cibo e bevanda può essere un elemento del Siyaam, ma non il Siyaam stesso.

Siyaam, in realtà, significa astensione dal sesso “per un determinato numero di giorni.” Il digiuno dal cibo rimuove la concentrazione di sangue dalla parte inferiore del corpo, riduce la penetrazione del fluido corporeo dallo stomaco ai genitali rendendo più facile l’astensione dal sesso.

L’alimentazione è intimamente connessa al sesso. Le labbra sono la prima zona erogena che diventa attiva in un bambino.

Quando un uomo cerca di sedurre una donna, la porta spesso a cena. Il consumo di cibo genera nel corpo l’ambiente psichico adatto per l’attivazione del desiderio sessuale.

Alcune persone sono intrappolate all’interno di un circolo vizioso costituito da cibo e sesso. Mangiano, e il sangue del corpo inonda la zona dello stomaco per elaborare il cibo. I fluidi penetrano nella regione genitale eccitandola. La persona, quindi, si impegna poi nell’attività sessuale e l’energia consumata (bruciando calorie) stimola l’appetito che richiede nuovamente cibo. Dopo aver mangiato, si addormentano e si risvegliano con una rinnovata sensazione di fame. La sazietà genera di nuovo interesse per l’incontro sessuale.

Il digiuno riduce il bisogno sessuale, e agli uomini permette di conservare il liquido seminale necessario risvegliare la forza Salaat (kundalini).

Un abbondanza di energia sessuale trattenuta è essenziale per attivare la Salaat. La corretta osservanza del 4° pilastro dell’Islam (astensione dal sesso) rafforza il 2° pilastro (l’innalzamento della Salaat/kundalini)

L’astensione sessuale non concerne tutta la vita. Va osservata “per un numero determinato di giorni.”

L’iniziato di sesso maschile impara a padroneggiare numerosi e frequenti rapporti sessuali, se questo è il suo desiderio, e raggiunge l’orgasmo senza perdere il suo sperma. Egli è in grado di far circolare la forza sessuale in alto lungo la schiena e verso il basso tramite il canale frontale sperimentando l’estasi (“giardino della beatitudine”) in vari centri del corpo e raggiungendo anche l’orgasmo in tutto il corpo.

L’iniziazione sessuale femminile è altrettanto importante.

Hajj: Il Quinto Pilastro dell’Islam

Il quinto pilastro dell’Islam è l’Hajj. Hajj significa “vincere, conquistare” e l’hajji è il vincitore, il conquistatore.

L’osservanza corretta dei pilastri 2, 3 e 4 permette ai Musulmani di conquistare corpo e mente.

Un hajji è un completo iniziato. Questa conquista apre la strada al Musulmano per viaggiare fuori del suo corpo e per essere un pellegrino delle dimensioni spirituali liberandosi dalla prigionia corporale.

Il rituale del pellegrinaggio alla Mecca è un indizio del pellegrinaggio (hajj) interiore.

La Pietra Nera della ka’aba simboleggia il ritorno alla casa degli Arabi per baciare la loro Madre nera, l’africana Hajar (il cui nome significa pietra). Il nome di Hajar (Agar) non è citato nel Corano, pertanto, non significa espatriata come traducono molti, perché si associa alla roccia del Monte Sinai (Lettera ai Galati, 4: 25).

Le sette orbite attorno alla ka’aba simboleggiano la circolazione di una luce che gli yogi Taoisti chiamano Piccolo Circolo Celeste o Orbita Microcosmica.

Il lancio delle sette pietre contro le colonne bianche simboleggia il rifiuto per l’incompleto sistema di yoga kundalini Indiano dei sette chakra a favore della più olistica fusione tra yin/yang del Piccolo Circolo Celeste.

“E al Sole non è permesso di raggiunger la Luna, né sopravanzerà la Notte il Giorno: ma ciascuno nuota nella sua orbita.” (Corano, 36: 40)

L’energia yin del Canale Funzionale (Ren Mo) è correlata alla luna. L’energia yang del Canale del Governatore (Du Mo o Tu Mo) è correlata al Sole. Esse circolano o orbitano nel Piccolo Circolo Celeste.

Il canale del midollo spinale (il Canale del Governatore) va dal perineo al chakra della corona (sommità della testa). È maschile o yang. Il Canale Funzionale scende giù dalla parte superiore della testa attraverso la fronte, la bocca, la gola, il cuore, il plesso solare, l’ombelico, i genitali e termina al perineo. Questo canale è considerato yin o femminile.

La circumambulazione della ka’aba rappresenta la fusione armoniosa di yin e yang. Per la cultura mascolina Araba, baciare la Pietra Nera simbolo della madre Hajar (Agar), significa scendere a patti o trovare un accordo, almeno spirituale, col principio femminile.

Hajar (o Agar) è una forma della dea Egizia dell’amore Het-Heru (Het-Hor o Hator). Quindi, baciare la Pietra Nera significa anche elevare e perfezionare il principio sessuale religioso.

Hajar era un’Egizia. Il termine ka’aba è composto di tre vocaboli psico-spirituali:  Ka, Ab e Ba.

Il Ka è la personalità o il sé inferiore.

L’Ab è la volontà e l’automorale.

Il Ba è il sé divino.

Ka-ab-ba è l’unificazione delle tre parti principali dello spirito umano.

La ka’aba velata dalla kiswa indica che il principio femminile nella religione era velato proprio come le donne Arabe indossano il velo.

Molte parole Egizie sono entrate nell’Arabo dato che Hajar (Agar) era un’Egizia, la Madre nera degli Arabi, e i bambini apprendono la lingua della loro madre. Secondo la storia Biblica, Ismaele era mezzo Egizio (cioè, mezzo Africano). (Genesi, 25: 12)

Il vero significato del mito è che la cultura e la conoscenza Araba discendono dall’antico Egitto.

“Una moltitudine di gente promiscua (“Arabi”) partì con loro.” (Esodo, 12: 38)

Il pozzo di Zam Zam nel rituale dell’Hajj simboleggia il liquido seminale maschile. La sua ritenzione conserva la salute e la gioventù, quindi è “fonte di giovinezza.”

Sommario del Significato dei Cinque Pilastri

Nella formula del quinto pilastro, il Musulmano inizia innanzi tutto a testimoniare le lettere (muqatta’at), le vibrazioni sonore che operano nelle sue mani. La più alta forma di testimonianza avviene attraverso la vista.

“Lo vedrete con l’occhio della certezza.” (Corano, 102: 7)

In seguito, lo yogi Musulmano attiva la kundalini o la forza Salaat che dirige quei mantra verso il suo obiettivo.

Successivamente, lo yogi Musulmano purifica a fondo il suo complesso corpo-mente-spirito accordandogli una maggiore salute per aumentare la forza Salaat.

Quindi, si astiene dal sesso per perfezionare la sua padronanza del corpo e per completare la sua energia Salaat.

Infine, l’iniziato conquista completamente il suo corpo e la sua mente, portandolo nella completa pace (Salaam) e sottomissione (Islam) ad Allah con la ricompensa della proiezione extracorporea (Hajj).

A quel punto, si è in possesso del titolo di Hajj.

Al-Qalaam: L’Oracolo del Corano

Gli esseri umani sono concepiti per essere potenzialmente incapaci di fare del male agli altri. Eppure, viviamo in un mondo in cui si fanno torti agli altri quotidianamente.

Il Corano insegna che l’uomo fu “creato nella forma migliore” (Corano, 95: 4). La natura elementare dell’uomo è pacifica, giusta, gentile, vivace e buona. Gli esseri umani, tuttavia, razionalizzano le azioni che intendono prendere in base alle loro percezioni, e di conseguenza, danneggiano gli altri. Tuttavia, nuociamo agli altri solo dopo aver razionalizzato il nostro obiettivo, o dopo aver tentato di realizzare un buon obiettivo.

Di seguito, alcuni esempi mostrano il corso assunto dalla pura malvagità dopo che la mente ha razionalizzato e progettato le azioni diaboliche “per il bene superiore”:

1. Una donna incinta abortisce il suo bambino dopo aver razionalizzato che il nascituro non dovrebbe nascere in questo mondo. La stessa donna può chiedere la pena di morte per qualcuno che uccide un bambino al di fuori del grembo materno, ma razionalizza che la sua complicità nell’omicidio del proprio feto fu concepita “per un bene superiore.”

2. Un uomo vende droga ad altri e razionalizzando che “intendessero comprare comunque”, perché non dovrebbe guadagnare soldi e compiere qualcosa di buono per la comunità con i ricavi ottenuti dai narcotici?

3. Un governo e la chiesa autorizzano e benedicono la compravendita di schiavi razionalizzando che saranno “Cristianizzati e civilizzati affinché le loro anime vadano in Paradiso.”

4. Un uomo picchia selvaggiamente sua moglie per il suo bene razionalizzando che ha bisogno di un uomo forte in modo che nessuno la controlli e la tratti male.

“Li attirerò al male sulla terra, rendendolo attraente” (Corano, 15: 39)

La facoltà razionalizzante avrebbe dovuto portare la luce all’umanità, ma quando si corruppe, divenne Satanica e Luciferina. Tra l’altro, Lucifero rappresenta la corruzione della facoltà razionalizzante umana.

“Come mai sei caduto dal cielo, o Lucifero, figlio dell’aurora? Come mai sei stato gettato a terra?…” (Isaia, 14: 12)

Per evitare che si facesse molto male “nel nome di Dio”, gli antichi idearono un mezzo infallibile che determinava la volontà di Dio in ogni situazione della vita.

I mezzi escogitati riguardavano la consultazione degli oracoli.

Gli oracoli sono citati in molti punti della Bibbia. Ogni religione possiede un sistema oracolare, incluso l’Islam.

Un oracolo rivela l’effettiva volontà di Dio, non la nostra razionalizzazione della volontà Divina.

Quando una persona è al corrente della Volontà Divina attraverso l’oracolo, agisce tramite tale volontà, e veramente opera come un Musulmano, cioè colui che si abbandona alla volontà d’Allah.

Un oracolo non rivela solo la volontà di Dio, ma annuncia anche la composizione delle forze spirituali (angeli) coinvolte nell’iniziativa o nell’evento. La conoscenza di questi fattori determinanti ci permette di invocare il loro aiuto e la loro guida nella nostra iniziativa.

Per scopi tecnici e spirituali, un oracolo indicherà i nomi appropriati di Dio, gli arcangeli, gli angeli, i pianeti, gli elementi naturali, i mantra appropriati e i colori impiegabili per raggiungere con successo l’obiettivo.

La lettura di un oracolo indica, inoltre, le aree di vulnerabilità e le forze opposte coinvolte nell’iniziativa.

Oracoli noti sono i Tarocchi, il Metu Neter, l’oracolo di Ifà o tavola di Ifà, e l’I Ching. Ci sono 64 esagrammi (dichiarazioni) nell’I Ching. Tali esagrammi coprono ogni possibile situazione della vita. Gli Arcani maggiori dei Tarocchi (“Grande Segreto”) contengono 22 dichiarazioni (carte). Pur appartenendo allo stesso sistema oracolare dell’I Ching, i Tarocchi sono incompleti.

“Leggi nel nome del tuo Signore, che ha creato, ha creato l’uomo da un’aderenza. Leggi! Ché il tuo Signore è il Generosissimo, colui che ha insegnato l’Oracolo [al-Qalaam], ha insegnato all’uomo ciò che non sapeva.” (Corano, 96: 1-5)

I cinque versetti suddetti furono la prima rivelazione del Corano ricevuta da Muhammad. Il “nome” del Signore letto da Muhammad si riferisce ai mantra di Dio.

“Al-Qalaam” è di solito tradotto “penna” o “canna” come nella Surah Al ‘Imran, dove si afferma: “Tu non stavi con loro quando tiravano a sorte con le canne per sapere chi si sarebbe preso cura di Maria.” (Corano, 3: 44)

La parola qalaam originariamente significava “piuma” perché all’inizio le penne erano di piuma; così il termine qalaam fu usato per la penna. La piuma, tuttavia, era un antico simbolo oracolare, giacché Tehuti, l’aspetto di Dio che crea e rivela gli oracoli, è raffigurato con una penna d’oca, mentre l’informazione dell’oracolo è: “scritture dei regni celesti.” Le ali dell’uccello sono diventate un simbolo per il regno celeste perché i volatili volano nei cieli e la loro vista aguzza li abilita a vedere estesamente dal più alto punto di osservazione del volo rispetto alle solite visuali. La visuale di quell’uccello si è trasformata in un simbolo per la visione spirituale.

“Nûn. Per l’Oracolo e ciò che scrivono!” (Corano, 68: 1)

L’oracolo del Corano si è perso. Il suo titolo è la Piuma di Osiride. Osiride è la rappresentazione Greca del Dio Egizio Ausar. Nel Corano è detto ‘Asr.

“Per l’Asr, certamente l’uomo è in perdizione.” (Corano, 103: 1)

Quest’ayat si riferisce alla perdita del grande oracolo Coranico, la Piuma di Osiride.

La piuma di Osiride spiega le 14 lettere Mistiche Arabe che precedono 29 Sure del Corano su tre livelli. Tutte insieme costituiscono 42 dichiarazioni che, se combinate con le 22 istruzioni degli Arcani Maggiori dei Tarocchi formano ed eguagliano i 64 esagrammi dell’I Ching.

L’oracolo insegna all’uomo l’inconoscibile. Utilizzando l’oracolo vengono impiegati dei mantra tramite i quali l’iniziato riceve la conoscenza discendente dai piani superiori.

La conoscenza ricevuta dall’oracolo è detta Hikmat nel Corano e Chokmah nel sistema Cabalistico che gli Ebrei adottarono dall’antico popolo Cananeo. Chokmah è il nome della seconda sfera dell’Albero della Vita, la sfera di Tehuti.

Le 42 carte della Piuma di Osiride corrispondono ai 42 assessori presenti nella Sala di Maat. Essi, inoltre, si accordano con le 42 provincie dell’antico Egitto.

Gli oracoli funzionano perché il rimescolamento casuale delle carte o del lancio delle conchiglie, ecc…, è influenzato dalla forza vitale sottile dell’individuo (la “divinità” Ra nella religione Egizia). Questa forza è sottilmente influenzata da Sole, Luna e pianeti.

Interrogando un oracolo l’intelligenza celeste (gli angeli) è coinvolta nella selezione “casuale”. La pressione del polso, le piccolissime secrezioni della sudorazione, l’intera attività respiratoria hanno un impatto sul taglio e sul rimescolamento delle carte. La carta selezionata indica la volontà di Allah, non la preferenza del richiedente.

Nel sistema Egizio, la barca di Ra rappresentava l’attività del sistema nervoso simpatico e parasimpatico. La barca luminosa (Solare) di Ra fu chiamata la barca Atet (o Matet), mentre la sua barca notturna è detta Af (“corpo, natura umana o materiale”). La barca Atet rappresenta la progressione programmata del sistema nervoso simpatico quando governa sul parasimpatico. Al sopraggiungere della notte, la barca Af (parasimpatico) domina sul simpatico.

“E due segni facemmo della notte e del giorno.” (Corano, 17:12)

Gli Egizi avevano 12 ore di rituali notturni che si basavano sul movimento della barca di Ra attraverso il Tuat o Duat, l’oltretomba. Il Tuat rappresenta il lasso di tempo tra il sistema parasimpatico e simpatico. Al Tuat si offrivano le invocazioni. La parola Araba “Dua”, invocazione, è stata mutuata da “Tuat” o “Duat”.

Il punto di angolazione Solare chiamato ‘Asr (Ausar), è il punto medio o il punto di perfetto equilibrio fra simpatico (barca Atet) e parasimpatico (barca Af). È detto che a causa dell’equilibrio perfetto (punto essenziale) tra questi due aspetti del sistema nervoso autonomo – indicato dall’equilibrio tra notte e giorno – la Salat ‘Asr sia la miglior Salaat dell’Islam.

“Siate assidui alla Salaat e alla Salaat al-wusta (la Salaat mediana) e, devotamente, state ritti davanti ad Allah.” (Corano, 2: 238)

Nel suo commento riguardante questo passo, Yusuf Ali scrisse: “La Preghiera Mediana o Salaat al Wusta può essere tradotta “la migliore o la più eccellente preghiera.” Le autorità differiscono circa l’esatto significato di questa frase, ma la maggioranza di esse ritengono trattarsi della preghiera dell’Asr (nel mezzo del pomeriggio). [Nota in calce # 271]

Salaat al-wusta è, infatti, la Salaat Asr perché rappresenta l’energia che ascende lungo il centro della colonna vertebrale e discende nel mezzo della parte anteriore del corpo (il Canale Funzionale del Taoismo). L’energia viene custodita sigillando i punti di fuga tramite le tecniche yogiche dei bandha (esercizi che chiudono la fuoriuscita della forza pranica dalle aperture). I canali centrali della Salaat (kundalini) sono i più importanti o i più eccellenti. Sono anche i primi canali attraverso cui l’iniziato sviluppa la Salaat/kundalini.

L’avverbio devotamente del suddetto versetto (Corano, 2: 238) indica anche una persona che padroneggia la sua forza sessuale. Questa forza è importante nell’elevamento della Salaat/kundalini. Il Corano dichiara: “Sollevate (la Salaat/kundalini) per Allah a coppie (Tantra o Tao Yoga dell’amore) o singolarmente e riflettete: non c’è alcun demone nel vostro compagno” (Corano, 34: 46)

Le barche di Ra sono simboliche. I grandi sacerdoti di Ra nell’antico Kamit (Egitto) non ritennero mai che una barca vera volasse in cielo. Sapevano che il movimento apparente del Sole influenzava il sistema nervoso prevedibilmente. Questo movimento era simboleggiato da una barca galleggiante nel cielo o scorrente attraverso il fiume (simboleggiando il sistema circolatorio umano) e dal Tuat, mentre in un’altra letteratura era descritta galleggiante sull’oceano celeste detto Nut.

“In verità, nella creazione dei cieli e della terra, nell’alternarsi della notte e del giorno e nelle navi che solcano il mare cariche di cose utili agli uomini, e nell’acqua che Dio fa scendere dal cielo vivificandone la terra morta, nella quale Egli dissemina ogni sorta di bestie, nel mutare dei venti e delle nuvole soggiogati fra il cielo e la terra, vi sono Segni per gente dotata d’intelletto.” (Corano, 2:164)

Le navi del precedente versetto rappresentano lo stesso principio della barca Egizia di Ra.

Il Tuat è stato ritratto come un cerchio fatto col corpo di Osiride. Osiride è raffigurato in una postura yogica con le gambe piegate all’indietro in modo che i suoi piedi tocchino la testa.

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Questo geroglifico rappresenta la sigillatura della forza energetica di Ra che scorre in un ciclo. Si tratta dell’energia Chi (Salaat) circolante nel ciclo dell’Orbita microcosmica avanzata presente nello yoga Taoista. Gli Egizi raffigurarono lo stesso processo mostrando un serpente curvo con la sua coda in bocca. Il serpente illustra il potere serpentino creativo (kundalini). La coda in bocca del serpente indica che ogni fuoriuscita energetica è bloccata da qualsiasi passaggio tramite i mudra e i bandha praticati durante le sessioni di yoga. Il cerchio rappresenta anche la circolazione della forza di Ra/Salaat.

Il serpente è solitamente mostrato mentre attornia il disco Solare per indicare che il Sole è la fonte dell’energia Salaat/kundalini.

Lo stesso principio scientifico spirituale è stato codificato nella Lettera Araba Mim (M).

http://www.dilap.eu/arabic-alphabet/24-mim.gif

Le due forme della Lettera Araba Mim

Il glifo astrologico del Leone che è governato dal Sole è lo stesso della lettera Araba Mim.

leobasic

Il geroglifico Egizio corrispondente alla lettera M è un gufo. Il gufo indica la visione notturna o la visione spirituale come la forza di Ra simboleggia che il lavoro meditativo spirituale è più accessibile di notte.

Nella piuma dell’oracolo di Osiride, la Mim significa Heru Khenti-an-maati (Heru il Cieco o l’incosciente), cioè lo stato risvegliato di coscienza derivante dall’ignorare (per cecità o incoscienza) le influenze emozionali. Il suo elemento è il fuoco.

Canto: “Io mi rifugio presso il Signore degli uomini, Re degli uomini, Dio degli uomini, dal male del sussurratore del khannaas che sussurra nei petti degli uomini, che [venga] dai dèmoni o dagli uomini.” (Corano, Surah 114)

Il khunnas (chiamato al singolare Khansa) è la coscienza globale o l’accumulo di tutti i pensieri, sentimenti, idee ed emozioni su un pianeta (in Arabo le stelle e i pianeti al plurale sono detti khunnas). La raccolta dei dati psichici non è statica. Si può influenzare inconsciamente gli esseri umani attraverso il chakra del cuore. Quando un’idea malvagia entra nella mente di una persona, quest’ultima viene raffigurata come la “sussurratrice malvagia del khannaas.” Essa è stata simboleggiata dal sussurro, in quanto l’informazione o il suggerimento impartiti avvengono respirando o attraverso una sottile penetrazione. La vittima di questa suggestione diabolica, è di solito, il pensiero, il sentimento, l’idea, o l’impulso disceso dalla quantità di coscienza accumulata. Questa rete coscienziale è detta Illiyin e Illiyun (Yang e Yin) nel Corano, ma quest’informazione è, naturalmente, codificata e tenuta segreta a coloro che non possono decifrare il codice Coranico.

È importante sia cantillare mantra e preghiere sia inneggiare canti di lode perché tali attività contrastano i sussurri negativi all’interno del khunnas. Se gente retta inondasse l’ambiente circostante e globale con parole di potere, il mormorio malvagio del khannaas si vanificherebbe e i pensieri folli che spronano la condotta di gente squilibrata (posseduta) diminuirebbe.

I tre khunnas sono codificati nella Surah in questione in tre versetti: Rabbi-n-naas (Esseri Evoluti o “Signore degli uomini”), 2) Maliki-n-naas o Malaki-n-naas (Esseri Angelici o Re degli uomini) e 3) Ilaahi-n-naas (Esseri Divini o Dio degli uomini).

Nell’astrologia corrispondono ai segni Mutevoli (Rabb: Gemelli, Vergine, Sagittario e Pesci), Fissi (Malik: Toro, Leone, Scorpione e Acquario) e Cardinali (Ilaah: Ariete, Cancro, Bilancia, Capricorno).

Gli esseri umani sono esseri evoluti (Rabbi-n-Naas) perché ci siamo evoluti da forme inferiori e ci stiamo ancora evolvendo.

I residui animali o bestiali nell’umanità sono corporali come il cervello rettiliano (tronco encefalico o cerebrale), il cervello dei mammiferi (sistema limbico dal latino limbus) e i denti canini. La presente umanità si trova al centro di una fase evolutiva tra la vita animale e la vera vita umana. Tehuti definisce le comuni masse “la bestia-uomo”. Il passo successivo (che alcuni Profeti hanno già raggiunto) è “l’uomo-bestia”. Infine, la bestia esprime che il gruppo genetico umano sarà eliminato e soppiantato da un nuovo tipo di umanità.

Il Corano insegna che Allah non cesserà di cambiare le nostre forme ripetutamente in sagome che non conosciamo. L’evoluzione dell’essere umano non è ancora terminata.

I Tre Nafs (Anime)

L’Islam sostiene che ci siano tre stati principali di coscienza. Essi sono chiamati nafs al-ammarah (l’anima passionale o istigatrice), nafs al-lawwamah (l’anima censurante) e nafs al-mutma’innah (l’anima acquietata).

In realtà, molti insegnanti ritengono che questi tre livelli di coscienza siano categorie di persone, pertanto, se questi tre nafs corrispondono a tipologie di coscienza, è comprensibile che la gente operi principalmente con ciascuno di essi.

I concetti riguardanti il nafs al-ammarah derivano dal seguente versetto: “Non voglio assolvere mé stesso, ché l’anima passionale spinge al male, a meno che il mio Signore non abbia pietà, e certo il mio Signore è indulgente e clemente.” (Corano, 12: 53)

I concetti riguardanti il nafs al-lawwamah derivano dal seguente versetto: “Giuro per l’anima biasimatrice” (Corano, 75: 2)

I concetti riguardanti il nafs al-mutma’innah derivano dal seguente versetto: “E tu, o anima acquietata, ritorna al Tuo Signore, soddisfatta e accetta, ed entra fra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso! (Corano, 89: 27: 30)

I tre nafs, in realtà, indicano le fasi del procedimento meditativo. Nel nostro stato ordinario di coscienza, le nostre menti (nafs o anfus al plurale) sono comandate dalle suggestioni sensoriali provenienti dai seguenti ambiti: ambiente, pensieri casuali, sentimenti, contenuti del nostro sangue, complessi emotivi e tracce mnemoniche. Inoltre, l’uomo è dominato dalle sue passioni. Il Musulmano si avvantaggia di queste passioni e le usa per alimentare la sua ascensione. La forza Salaat è integralmente legata alla pulsione sessuale. Al posto di spegnere questa pulsione, l’iniziato la utilizza per sostentare e rafforzare la sua meditazione. Questo stato lo conduce al raggiungimento della trance estatica che, nel Corano, è denominata “il giardino di beatitudine.”

Quando l’iniziato sente l’energia dell’anima passionale (nafs al-ammarrah), si concentra sulla passione e la usa per aumentare la sua velocità di vibrazione mentale. Non è costretto a stemperare la tensione per avere un orgasmo rapido, anzi, riconosce che la passione sperimentata è supplementare al suo solito campo energetico.

La passione sessuale può effettivamente essere rinvigorente e catalizza la sensazione del ringiovanimento. Questa percezione di ringiovanimento ricorda la sua precedente memoria cellulare, il suo stato giovanile di salute e molte volte il suo corpo può spontaneamente auto-guarire. Quando Marvin Gaye cantava di guarigione sessuale, si riferiva a questo tipo di concetto.

Gli innamorati si sentono sempre giovani e agiscono come se fossero giovani, si comportano da giovani e sono aperti al ringiovanimento dei loro corpi. Non importa se una donna innamorata ha 87 anni, una volta innamoratasi si sente nuovamente una ragazza.

Il Musulmano si focalizza sulla sua passione e poi la fa circolare in primo luogo lungo la spina dorsale e poi intorno all’intero corpo.

Nafs al-lawwamah indica che nella tappa successiva della meditazione, l’iniziato censura o spegne i suoi pensieri. Nafs al-lawwamah non è “l’anima accusatrice,” è l’anima censurante. Il suo collegamento alla risurrezione della forza kundalini è indicato dal versetto che lo precede: “Lo giuro per il Giorno della Resurrezione (Yawm al-qiyaamat)” (Corano, 75: 1). Questo versetto è anche un codice per la risurrezione della forza vitale (Salaat).

L’iniziato censura o elimina tutti i pensieri che entrano nel suo campo di coscienza. Quest’ultima non consente a nessun pensiero di sentenziare, né a un giudizio di replicarsi in modo indeterminato. Se uno medita e si chiede: “Accidenti, spero di poter pagare la macchina questo mese”, la coscienza elimina il pensiero prima che possa concludersi. L’interruzione di questo pensiero avviene appena pensa “Accidenti, spero…” Dopo che i pensieri sono terminati, la mente si svuota di ogni riflessione e la vera coscienza emerge dalla coscienza esteriore.

La ripetizione circolare delle parole di potere rientra nella pratica dello dhikr (japa nello yoga) affinché l’emisfero sinistro del cervello rinunci al suo modo lineare di pensare. L’iniziato cantilla ripetutamente, ad esempio “Haaaaaaa Miiiiimmmmmmmm”: questa modalità circolare di comunicazione mentale interrompe il pensiero affrancandolo dai giudizi generati dall’emisfero sinistro cerebrale.

Infine, sprovvisto di giudizi, l’iniziato raggiunge lo stato di coscienza denominato nafs al-mutma’innah (l’anima acquietata).

A questo punto, non ci sono pensieri nel campo mentale, e l’iniziato è consapevole di essere cosciente.

L’iniziato può allora sperimentare l’unità del suo vero sé con Allah (Tauhid) e raggiungere quel supercosciente stato pacifico e riposante detto samadhi.

In questo modo, la mente libera non è imprigionata nella prigione artificiale, e non si identifica con un corpo per un certo periodo di tempo. Può, quindi, trascendere il suo corpo e espandersi nell’infinito. Quest’infinito (spazio-temporale) è il “Giardino” di cui il Corano parla sovente. Il Corano afferma che il Giardino è grande come tutto il cielo e la terra (Corano, 3: 133). Quando la mente, attraverso la meditazione, raggiunge il nafs al-mutma’innah, si espande nell’infinito.

Yoga Tantrico

Gli antichi riconobbero che la vita dell’universo fu la stessa forza sessuale. Questo sessualità universale è osservabile nella seguenti polarità: Sole e Luna, elettroni e protoni, maschio e femmina. Il corpo umano è bilanciato dalle forze polari di yang (maschile) e yin (femminile). L’emisfero sinistro del cervello è maschile, mentre il destro è femminile.

Al posto di bloccare o sottomettere l’impulso sessuale, gli antichi lo armonizzarono e lo ingentilirono permettendo all’incredibile potenza sessuale di una persona di ascendere allo stato divino di coscienza (Ilaahi-n-naas).

Gli antichi hanno sviluppato lo yoga tantrico come mezzo per imbrigliare, armonizzare e utilizzare la forza sessuale.

Lo yoga tantrico è stato chiamato lo yoga del sesso poiché incorpora principi e pratiche sessuali, ma per i tantristi il sesso è un mezzo elevato per realizzare lo yoga (l’unione col Divino o il Tauhid) non essendo fine a sé stesso. Seppur le pratiche tantriche aumentino il piacere sessuale permettendo ai praticanti l’esecuzione di prodezze sessuali incredibili, il godimento sessuale è incanalabile nella spiritualità. Lo yoga tantrico non è una pratica edonistica. Gli edonisti dovrebbero usare le loro abilità naturali per fini spirituali al posto di appagare il corpo.

La forza usata dagli yogi è detta Shakti in Sanscrito, Shekinah in Ebraico e Sakinah nel Corano in Arabo.

“E uno dei Suoi Segni è che Egli v’ha create da voi stessi delle spose, acciocché attiviate con loro la Sakinah, e ha posto tra di voi compassione e amore. E certo in questo ci sono miracoli per gente che sa meditare.” (Corano, 30: 21)

Nel suddetto versetto (ayat), ho tradotto “taskunuu” (seconda persona plurale presente del verbo “sakana”) in “attiviate la Sakinah” (equivalente di Shakti). I significati di altre traduzioni sono: “troviate quiete mentale con loro”, “dimoriate con loro”, ecc… Per gli studiosi delle interpretazioni esteriori le precedenti traduzioni appaiono belle, ma per coloro che ricercano il significato più autentico e interiore della rivelazione Coranica, “l’attivazione della Shakti” si accorda meglio col significato tecnico di Sakinah, Shekinah e Shakti.

La corretta applicazione tecnica dello yoga tantrico consente ai partner di compiere veri miracoli (ayat), e molte prodezze sessuali sono eseguite in uno stato meditativo. Nel suddetto versetto Coranico è detto: “Ci sono miracoli per gente che sa meditare” (Corano, 30: 21). Il termine aya, plurale ayat, occorre 382 volte nel Corano, con verbi che hanno il senso di riflettere, meditare, pensare, ragionare. La parola “ayat” (miracoli) è traducibile anche in “segni”, ma nell’intero versetto questi segni riguardano anche lo yoga tantrico.

I seguenti termini tecnici sono tutti simili: Sakinah, Shakti, Shekinah, Ra, Libido, Orgone, Salaat, Kundalini.

I seguenti personaggi presenti nelle Scritture che simboleggiano lo yoga tantrico sono: Nefti, Het-Heru, Maria Maddalena, Regina di Saba, Venere, Afrodite, Kali, Dakini, Astarte, Iside, Neith, Gezabele.

Laddove le persone impiegano il sesso individualmente per l’ascensione spirituale, lo yoga tantrico è opportunamente indicato per due persone.

Tantra significa “tessitura, trama”, cioè simboleggia i corpi di due persone che si intrecciano esteriormente e interiormente; più precisamente, designa le energie di due iniziati che entrano nella loro controparte, cosicché il maschio sperimenta la sessualità femminile e la donna testa la sessualità maschile.

“E non fate come la filatrice che disfa il suo filato dopo averlo torto con forza” (Corano, 16: 92)

Il “filato” nel versetto di cui sopra si riferisce al filo spirituale sessuale e tantrico che è stato diviso e reso forte tra una donna e suo marito, entrambi iniziati.

Uno dei significati principali della dea Egizia Neith (Nit o Net) è “la tessitrice”. Questa dea era uno degli archetipi originali dello yoga tantrico.

Una lezione della Nazione dell’Islam afferma che il dovere della MGT & GCC (Muslim Girls Training & General Civilization Class) è di “cucire, cucinare e, in generale, agire in casa e fuori da essa.” La “cucitura” si riferisce simbolicamente allo yoga sessuale tantrico. Quest’espressione è riferita alle donne Musulmane che apprendono a padroneggiare le arti tantriche e, di conseguenza, civilizzano sessualmente i loro generali, cioè i loro mariti (G.C.C. significa Corso Generale di Civiltà).

“Le vostre mogli sono come un campo per voi, venite dunque al vostro campo a vostro piacere, ma predisponetevi (le vostre anime), siate consapevoli di Allah e sappiate che lo incontrerete. Danne la lieta novella ai credenti!” (Corano, 2: 223)

Un campo è una terra coltivata in cui un agricoltore pone i suoi semi??. Le donne qui sono paragonate a una terra coltivata – fisicamente ai semi interrati in essa. Su un piano più profondo si riferisce al deposito delle parole di potere (hekau o mantra) all’interno di uno stato di coscienza alterato (trance).

Le numerose posizioni sessuali dello yoga tantrico sono ideate per aumentare il piacere e, allo scopo, attivano l’energia Shakti. Ad esempio, se lo scopo dell’atto sessuale è di inviare il potere curativo al suocero, lei sale sopra al marito rivolgendogli la schiena.

La donna che vuole attraverso l’atto sessuale profetizzare in stato di trance, deve agganciare le gambe allo schienale del divano per favorire in posizione inclinata l’afflusso di sangue alla testa, mentre il marito la fa godere.

Tutte le asana e tutti i mudra dell’hatha yoga erano originariamente destinati a prevenire l’orgasmo e ad aumentare la potenza sessuale degli iniziati. Ad esempio, nella posizione del loto (qada’ah nella Salaat), la donna guarisce premendo sul suo clitoride. In questo modo, raggiunge il piacere sessuale quando, all’insorgere della trance, il naturale dondolio del corpo crea uno sfregamento del calcagno contro il suo clitoride.

Il respiro e i mudra miravano al trattenimento dell’orgasmo maschile per un lungo e incredibile periodo di tempo, e quindi a reindirizzare (tramite il mudra) l’orgasmo lungo la spina dorsale e infine al cervello.

Il libro Biblico intitolato il “Cantico dei Cantici” è, in realtà, un testo tantrico che descrive il sesso spirituale tra Salomone e Saba. La storia di Salomone e Saba nel Corano è una specie di prefazione al “Cantico dei Cantici”.

“E le fu ancora detto: Entra nel palazzo! E quando essa lo vide lo credette una gran distesa d’acqua, e si scoprì le gambe. Ma Salomone le disse: È un palazzo pavimentato di cristalli!” (Corano, 27: 44)

La regina di Saba e Salomone entrarono nel palazzo di vetro di quest’ultimo. Si tratta di un profondo linguaggio in codice per indicare l’elevazione dell’energia yogica sessuale fino alla regione del cervello che i Taoisti chiamano “Palazzo di Cristallo”.

Il Palazzo di Cristallo è la regione del cervello che comprende il talamo, la ghiandola pineale, la ghiandola pituitaria e l’ipotalamo.

Mantak Chia ha scritto: “Una volta che il Palazzo di Cristallo è aperto, diventa luminoso come milioni di cristalli brillanti. Esso può dare e ricevere luce, inoltre risveglia la nostra conoscenza interiore e le più profonde potenzialità. Esso riceve luce e conoscenza dall’universo riflettendole nei vari organi e nelle diverse ghiandole per rafforzarli. Il Palazzo di Cristallo dispone anche di 10 buchi connessi ai 10 Steli Celestiali, la cui funzione nell’Astrologia Cinese è di regolare tutte le energie celesti che influenzano la terra.”

(Tao Yoga, Il risveglio dell’energia attraverso il tao)

Va ricordato che il concetto mitico Sulaymanico (Salomonico) dei 10 Sulayman considerati dei semidei proviene dalla Persia.

“Le dieci corna che hai viste sono dieci re.” (Apocalisse, 17:12; Daniele, 7: 24)

“I re credenti sono Sulayman e il Bicorne (Dhul-Qarnain).” (Letters of Rabbani, 2/251)

I 10 Sulayman si riferiscono ai 10 Steli Celestiali dello yoga Taoista.

Poiché il Corano riepiloga i libri rivelati e i principi anteriori ad esso, al lettore sono spiegati i principi a cui si riferiscono senza entrare nei dettagli. Si presume che l’iniziato abbia già una certa familiarità con tali concetti, mentre il Corano li chiarisce aggiungendo ulteriori informazioni. Tuttavia, senza una conoscenza delle rivelazioni precedenti, il lettore del Corano non può comprendere la sua saggezza spirituale profonda e ne resta smarrito.

L’Albero della Vita

La Cabala è la saggezza esoterica degli antichi abitanti di Canaan. La sua origine è Egizia.

Non c’erano vocali o segni diacritici sulle prime copie del Corano.

Quando il Corano si riferisce alla qiblah, in realtà, si relaziona alla Cabala.

Cabala significa “Faccia di Allah” o sottoporsi all’iniziazione necessaria per incontrarsi “faccia a faccia con Allah”, mentre in Ebraico significa da bocca a orecchio.

La mitologia Egizia afferma che Ausar (Osiride) fu sepolto in un albero in Siria. Questo fatto dimostra che i Siriani (Cananei) ricevettero l’Albero della Vita dai preti Osiridei Egiziani, ma l’Albero che ricevettero era di un dio morto, e non si trattava di scienza vivente.

“L’albero della vita in mezzo al giardino e l’albero della conoscenza del bene e del male.” (Genesi, 2: 9)

Gli Ebrei ottennero la conoscenza Cabalistica dai Cananei. Nella Bibbia è detto: “Tu sei, per origine e nascita, del paese dei Cananei.” (Ezechiele, 16: 3)

Apprendendo la Cabala dai Cananei, gli Ebrei ottennero indirettamente la conoscenza Egizia.

“E gli stolti diranno: Chi li ha sviati dalla qiblah che avevano prima? Rispondi dunque: “A Dio appartiene l’oriente e l’occidente, Egli guida chi vuole sulla retta via. Abbiamo fatto di voi una Ummah giustamente equilibrata affinché siate testimoni di fronte agli uomini e il Messaggero sia testimone di fronte a voi. E fissammo la qiblah che avevi dapprima solo per distinguere chi seguiva il Messaggero di Dio da chi se ne allontanava (dalla Fede), in effetti c’è stato un cambiamento epocale salvo che per i ben guidati da Dio; Dio non intendeva vanificare la vostra fede, ché Dio è affettuoso e misericorde con gli uomini.” (Corano, 2: 142-143)

Il significato interiore dei suddetti versetti è il cambiamento del sistema Cabalistico. Il cambiamento effettivo è oscurato. Il Profeta cambiò dal sistema Cabalistico Arabo al sistema Cabalistico Ebraico.

La moschea o il tempio di Gerusalemme fu costruita dal re Hiram e dal suo architetto Hiram-Abi (2 Cronache 2: 13), noto come Hiram Abif ai Massoni. Si tratta del Masjid al Haram (la moschea di Hiram) del Corano 17: 1.

Le polemiche sorsero quando i mistici Arabi cambiarono la Cabala (Qiblah) a cui erano familiari con quella Ebraica.

La direzione fisica della preghiera era il segno di un cambiamento grandioso, rappresentava il cambiamento dei metodi Cabalistici.

La prima Cabala (Qiblah) era, in realtà, il cielo. “Vediamo che tu volgi la faccia verso il cielo, adesso ti daremo una Qiblah (Cabala) che ti soddisferà.” (Corano, 2: 144)

Fu allora che al mistico Islamico fu dato il “Tempio di Hiram-Abi” come simbolo del loro sistema Cabalistico. Questo conferimento, naturalmente, includeva tutti gli insegnamenti segreti associati alla Massoneria.

Girandosi vero la Cabala (Qiblah) di Gerusalemme, Muhammad prese effettivamente il controllo della saggezza tradizionale degli antichi abitanti di Canaan e dell’antica sapienza Camita (Egizia).

La Cabala ha un livello letterale, uno pratico e uno mistico. Il segno distintivo della Cabala mistica è l’Albero della Vita.

Il miglior libro che ho letto sull’Albero della Vita è il primo Volume dell’opera Metu Neter di Ra Un Nefer Amen e lo consiglio a chiunque voglia comprendere pienamente quest’argomento.

Sephira (Sfera) Traduzione Principio Egizio

0 Ain Soph Ur Luce Illimitata Amen Inesistenza

1 Kether Corona Ausar Unità/Onnipresenza

2 Chockmah Saggezza Tehuti Onniscienza

3 Binah Comprensione Khepera Onnipotenza

4 Hesed Misericordia Maat Sintesi

5 Giborah Forza Herukhuti Analisi

6 Tifareth Bellezza Heru Volontà

7 Netzach Potenza Het-Heru Integrazione

8 Hod Gloria Sebek Separazione

9 Yesod Fondazione Auset Catalessi

10 Malkuth Regno Seb Salute/Terra

Afferma la preghiera del Signore: “tuo è il regno e la potenza e la gloria in eterno. Amen.” (Matteo 6: 13, La Nuova Diodati) Quattro sfere sono scivolate nel Vangelo per indicare che gli scrittori erano familiarizzati con la saggezza Cabalistica. “Regno, Potenza, Gloria e Amen sono rispettivamente le sfere 10, 7, 8 e 1.

Il “Nome di Dio” della sfera 1, Kether, è Eheiah, mentre in Arabo è Hayya (Vita). La Surah 2: 255 dichiara che Allah è “al-hayyul qayyuwm.” Quest’ultimo Nome di Dio si riferisce a Kether. Inoltre, questo versetto afferma che “Il Suo Trono è più vasto dei cieli e della terra.” Il Trono è il kursiy in Arabo, e il kursiy è una tra le denominazioni delle sfere dell’Albero. “Al-hayyu-1-qayyum” è traducibile in “la forza della vita nascente.”

L’Albero della Vita è un cosmogramma che tramite una metodologia divina mostra graficamente la creazione dell’universo molto semplicemente.

Il cosmogramma mostra un’immagine della cosmologia (la scienza dell’ordine).

Ci sono immagini, mantra, chakra, pianeti, metalli, animali e piante che sono associati ad ogni sfera dell’Albero. Le linee di collegamento dell’Albero sono chiamate percorsi. “Nel “path-working” l’iniziato impara a viaggiare nelle varie dimensioni rappresentate dalle sfere. Le sfere sono i vari “cieli” che il Profeta ha asceso nel suo Viaggio Notturno.

Il “Path-working” è una potente applicazione dell’immaginazione creativa usata nell’antica forma Ebraica di misticismo nota come Cabala. Il “Path-working” è, semplicemente, l’arte della chiaroveggenza che indaga i Sentieri dell’Albero della Vita.

Nei tre sistemi mondiali di Fitrah, Rabbi naas include le sfere 9, 7 e 8, Maliki naas include le sfere 6, 5 e 4, Ilaahi naas include le sfere 3, 2, 1 e 0.

Secondo il Buddismo, l’esistenza ciclica include tre sistemi mondiali, cioè: il sistema-mondo del desiderio, in Sanscrito kdmadhdtu; il sistema mondiale della forma, in Sanscrito rupad-hdtu; e il sistema mondiale di assenza di forma, in Sanscrito dritpyadhdtu (The Tibetan Book of the Dead). Nella Fitrah Islamica questi sistemi mondiali sono contenuti nella Surah 114 del Corano: Rabbi naas (Signore dell’umanità mondiale), Maliki naas (Re dell’umanità mondiale), Ilaahi naas (Dio dell’umanità mondiale).

Ogni carta degli Arcani Maggiori dei Tarocchi (la vera Torah o i Tarocchi di Mosè) fornisce un quadro meditativo che corrisponde a un particolare percorso. La meditazione su una foto appropriata permette all’anima dell’iniziato di viaggiare in un particolare mondo.

L’iniziato viaggiatore (“viandante” nel Corano) scoprirà che Allah è davvero il “Signore di tutti i mondi.”

(Immagine dell’Albero della Vita)

treeLife

Madre, Figlio e Spirito Santo

Ruh è il termine Coranico dello Spirito. Ruh si riferisce all’applicazione scientifica della respirazione yogica. In Sanscrito si chiama pranayama.

“Cerca rifugio in Allah (respirando).” (Corano 16: 98)

Prana significa respiro o aria. In realtà, si riferisce alle particelle della forza vitale presenti nell’aria. Yama significa sia controllo sia allungamento. La corretta pratica del pranayama allunga il respiro affinché la velocità di respirazione sia rallentata. Rallentando la respirazione, la coscienza si chiude in sé stessa.

Quando l’energia del processo respiratorio provoca la discesa e l’incontro dell’energia celeste con l’energia spirituale umana, quest’energia discendente si chiama Ruh (Ruach in Ebraico).

Yama, casualmente, è il nome del dio tibetano degli inferi (inconscio collettivo) e corrisponde ad Ausar. Questa dichiarazione asserisce che il pranayama collega la coscienza individuale (jivan) al subconscio collettivo (atman).

Maryam (Merriam) è il nome della madre di Gesù. “Yam”, riferito a “Yama”, significa anche “mare”. Il mare è un simbolo della trance profonda. Entrando nella trance medianica si ha spesso la sensazione di essere sott’acqua.

L’intera storia del “Padre,” dello “Spirito Santo (Fantasma)” e del Figlio, “Gesù, il Cristo”, è una perversione deliberata della storia di Asar (Ausar, Asaru), Aset (Auset) e Heru (Osiride, Iside, e Horus) operata dalla Chiesa cattolica Romana che l’ha ridotta ad un semplice racconto astrologico (esteriore), al posto del più autorevole viaggio fisiologico. Il pranayama permette all’iniziato di entrare nella trance [Kundalini] (Aset-Meri, Maria), cosicché il Sé Superiore (Asar, Ra, Ruh, Spirito) si collega allo stato di trance, al Divino matrimonio celeste. Il riferimento è all’Immacolta Concezione, alla Vergine divenuta Gravida col Bambino. La “vergine” rappresenta lo stato di coscienza della trance “per donarti un fanciullo purissimo (Heru, Horus)” (Corano, 19: 19).

Una nuova energia della coscienza si sviluppa dall’unione del Ruh (spirito) con la condizione di trance (Maryam). Questa nuova coscienza è simboleggiata dal figlio di quello spirito e dal figlio della trance (Gesù, figlio di Maria), mentre fu l’attivazione dell’energia spirituale che produsse lo stato di Coscienza Risvegliato.

Queste nozioni appartengono alla saggezza nascosta del Tauhid (yoga) incorporata nel Corano.

Reincarnazione

Il principio yogico denominato karma è espresso nel Corano dai termini qadr e qadi. Di solito, la traduzione di qadr è “potere” e di qadi è “giudizio”. Per qadi si intende il giudizio karmico che una persona riceve in una vita o in una serie di vite, mentre qadr rappresenta le abilità o i “poteri” (chiamate “virtù” nel Nuovo Testamento) che una persona si guadagna lottando nelle sue tante esistenze. La somma o il “bilancio” di qadr/qadi è il “din,” il “percorso spirituale” della reincarnazione.

Il principio yogico è lo stesso principio Islamico secondo cui tutti gli esseri viventi infine ritorneranno ad Allah.

“Come potete rinnegare Allah, mentre voi non eravate che morti ed egli vi ha suscitato a vita, e vi farà poi morire, e ancora vi farà rivivere e poi a Lui tornerete?” (Corano, 2: 28)

Spesso, il Corano parla della “resurrezione dei morti.” La resurrezione dei morti rappresenta la reincarnazione.

Non solamente la vita si reincarna in forme più elevate, ma la gente può reincarnarsi anche in forme di vita inferiori.

“Eppur sapete quel che accadde a coloro di voi che violarono il sabato e ai quali dicemmo: Siate scimmie spregevoli!” (Corano, 2: 65)

In un altro versetto, le persone che disobbedirono a Mosè furono trasformate in scimmie e maiali. (Corano, 5: 60)

La Surah 91: 15 indica che Allah “non teme alcuna conseguenza.” Indipendentemente dal tempo, la vita intera tornerà ad Allah. È predestinato che diverremo un tutt’uno con Allah. Il Corano dichiara: “volente o nolente, tutto ciò che è nei cieli e nella terra e a Lui tutti saran fatti tornare?” (Corano, 3: 83). Non solo la vita organica “tornerà ad Allah”, ma anche la vita inanimata.

Il Corano afferma di ricordare questo e quello. Per ricordo si intendono le vite passate e gli accordi stipulati in quelle vite. Cantillare lo dhikr facilita il ricordo delle vite passate. Chi ricorda molte vite è detto “shaykh” (letteralmente, “anziano”). Egli è “anziano” nel senso che la sua coscienza risale all’antichità.

Le persone che ricordano tutte le loro vite sono chiamati “al-khalidun,” gli immortali. Sono immortali perché la loro coscienza non finisce quando i loro corpi ritornano polvere.

Gli antichi maestri Egizi sapevano programmare le loro vite future, e di conseguenza, alcuni di loro seppellirono i tesori che avrebbero dissotterrato nella loro prossima reincarnazione. Questo comportamento era all’origine della ricerca del tesoro sepolto.

Il Registro Akashico

Gli yogi Indiani credevano che ci fosse un archivio o un libro che registra ogni azione, pensiero ed emozione in una sostanza sottile detta “akasha.” Questo registro contiene tutte le informazioni del passato e del futuro. Questo libro si chiama “Registro Akashico.”

Nel Corano questo libro è detto “il Libro di Allah” (2: 101), “la Madre del Libro” (43: 4), “il Libro Chiaro” (12: 1) e “il Libro (Registro) che non lascia passare azione piccola o grande” (18: 49).

Il Registro Akashico è codificato secondo le Lettere Mistiche Alif Laam Mim (A.L.M.) del Corano.

“Alif Laam Mim. Questo è il Libro scevro di dubbi dato come guida per i timorati di Dio.” (Corano, 2: 1-2)

La meditazione permette all’iniziato di accedere a parti del Registro Akashico e di conseguenza alla vera conoscenza del passato e del futuro.

“Non c’è nulla di occulto (invisibile) nel cielo e sulla terra che non sia registrata in un Libro chiarissimo.” (Corano, 27: 75) Traduzione di Yusuf Ali

“Non sai tu dunque che Dio conosce ciò che è nei cieli e sulla terra? Tutto sta scritto in un Libro e facile è questo per Dio.” (Corano, 22: 70)

“Non vi toccherà disgrazia sulla terra o nelle vostre persone che non sia stata registrata in un Libro prima ancora che Noi la produciamo: facile è questo a Dio!” (Corano, 57: 22)

Il termine tradotto “registro” o “libro” dei suddetti versetti, in Arabo è detto “kitaab.” Per akasha, quindi, si intende qualsiasi documento registrato su carta, su computer o su un più sottile supporto di registrazione.

99 Nomi di Allah

I cattolici hanno un rosario di 108 grani. Alcuni yogi utilizzano 1080 perline per la meditazione. I Musulmani hanno un masbah (rosario) di 99 perline. Ogni perla simboleggia uno dei 99 nomi di Allah (attributi).

In ogni sistema religioso, il nome della divinità simboleggia un attributo dell’unico Dio, non una molteplicità di dèi. Ciò vale sia per lo yoga che per la religione Egizia, il Buddismo, il Taoismo e l’Islam.

I Musulmani sono in errore quando accusano gli altri sistemi religiosi di avere molti dei poiché anche gli altri potrebbero ugualmente accusare i Musulmani di adorare 99 divinità.

Ognuno dei 99 nomi di Allah è utilizzato nello dhikr (jappa, cioè ripetizione) per evocare quell’attributo specifico che si accorda con un particolare bisogno. Per esempio, se una Musulmana ha bisogno di un marito, ella cantillerà “al-wadud” (l’Amato). Al-Mughni (Colui che procura l’abbondanza) lo cantillano i bisognosi di denaro.

Un aspetto della Cabala è la gematria, la scienza numerologica. Nella gematria, i numeri sono addizionati riducendo il loro valore numerico alla radice. Ad esempio, il numero 379 diventerebbe 3 + 7 + 9 = 19 = 1 + 9 = 10 = 1 + 0 = 1 Quindi 379 nasconde il valore numerico di uno.

Il rosario di 108 grani (nasconde il numero 18)

La meditazione di 1080 grani (nasconde il numero 18)

Lo dhikr di 99 grani (nasconde il numero 18)

Nell’emisfero Orientale ??è stato scoperto che il 18 è il numero medio dei respiri al minuto degli esseri umani.

I 99 (9 + 9) attributi di Allah nascondono al meditante l’istruzione di concentrarsi sul respiro durante la cantillazione.

1080 = 1+0+8 = 9

108 = 1+0+8 = 9

99 = 9+9 = 18 = 1+8 = 9

Concentrandosi adeguatamente sulla formula cantillazione/respirazione il meditante sprofonderà nello stato di trance simboleggiato dalla 9° sfera dell’Albero della Vita.

La trance che il meditante raggiunge attraverso la cantillazione (dhikr) gli conferisce potere. Poi, diventa noto come “al-siddiyq”, il veridico.

Conclusione

I principi dello yoga Islamico (Tauhid) sono sperimentabili applicando la dottrina Coranica.

Lo yoga comporta addestramento e fatica, ma la ricompensa per il perseverante è immensa.

Bibliografia

1)      Amir Fatir, Islamic Yoga.

2)      La sacra Bibbia, Edizione Nuova Diodati.

3)      Sir Ernest Alfred Wallis Budge, The Gods of the Egyptians: Or, Studies in Egyptian Mythology, Volume 1, Chapter XIV – Hathor And The Hathor-goddesses, pag. 444, Methuen & Company, 1904; Maspero, memoire sur quelques papyrus, pag. 82.

4)      Amir Fatir, Why does Muhammad & any Muslim murder the Devil? UBUS Communications Systems, 1995.

5)      Fred Paul Dello Iacono, The Jonah Prophecies, pag 43, Xlibris, 2011.

6)      Mantak Chia, Tao yoga dell’energia cosmica. Il risveglio della luce terapeutica del tao, pag 36, 1993. Edizioni Mediterranee.

7)      Paolo o Paulus è un’abbreviazione di Apollo. Raymond Bernard, From Chrishna to Christ, pag. 73, Health Research Books, 1996; Jonathan N. Roberts, Gretta Spearman, There Was No Jesus: The Teacher of the New Testament Was Apollonius of Tyana, pag. 39, Health Research 1990.

8)      John Ostrowick, The Anointed, XXVIII. Print Edition, 2009

9)      Robert Richardson, Travels Along the Mediterranean and Parts Adjacent, 1822, pag 255, Kessinger Publishing, 2008.

10)   The Minaret, Volume 22, pag. 78, Islamic Center of Southern California, 2000.

11)   Hani M. Atiyyah, Qur?anic Text: Toward a Retrieval System, pag. 175, International Institute of Islamic Thought, 1996.

12)   Gabriel Said Reynolds, The Qur’an and Its Biblical Subtext, Taylor & Francis, 2010, 308 pagine.

13)   A. Azfar Moin,The Millennial Sovereign: Sacred Kingship and Sainthood in Islam, New York, Columbia University Press, 2012.

14)  Abdullah Yusuf Ali, The Meaning Of The Glorious Quran, pag. 30, www.islamicbulletin.org

15)  Mantak Chia, Tao yoga dell’energia cosmica, pag166, Edizioni Mediterranee

16)  Graham Coleman, Thupten Jinpa, Dalai Lama and Gyurme Dorje, The Tibetan Book of the Dead: First Complete Translation (Penguin Classics), 2008

17)  Dr. Asaru Alim El-Bey, Outer the womb, inner the mind

18)  Kazimirsky, Dictionnaire Arabe-Francais, Beirut, 1860

http://www.tradizionesacra.it/yogaislamico_sacrescritture.htm

Lo yoga in Giordania

31 Luglio 2014 |  Tagged , | Lascia un commento

Lo yoga in Giordania è presente dal 1972

AMMAN, Jordan –
Look at her resume and Dina Khairy has all the makings of a successful yoga instructor. She studied under a master – Samira Dajani, one of the first in Jordan to teach the discipline – and spent time training in New York City before returning to the Middle East to teach her own classes.

But it’s been slow going in Amman, where she’s trying to work in a culture that Khairy believes is resistant to yoga because of religious concerns and the simple fact that it’s not part of regular society. Many people, she thinks, also view it as a luxury they can’t afford.

“People here have a hard time spending money on something like yoga or a gym,” said Khairy, who teaches out of her studio apartment in Amman. “It’s not a health or exercise culture.”

Yoga is not new in Amman. In fact, Dajani has taught the principles of yoga to interested Jordanians for more than 30 years. However, it wasn’t until the past decade that Jordanians showed interest in learning the art of yoga, and even now it remains a relatively unknown practice to locals.

Dajani, who reportedly became the first person to teach a yoga class in Jordan in 1972, helped to expand the practice in what was once viewed as an unlikely venue. Since taking her class, many students say they have pursued yoga on a deeper level, often traveling to other countries to learn more about it and ultimately become teachers themselves.

Ghada Muasher, another of Dajani’s students, has also gone on to open a studio of her own on Dimashq Street in Amman. Although she is not a teacher, she hand picks only the finest yoga instructors in the area, and attends many of her home studio classes.

While on vacation with her husband, she found herself incorporating the moves she learned while snorkeling, and built from that a yoga-based fitness regimen called One With Nature that that garnered a large following across the Middle East. She also created a regimen for children called “I Can.” Her success has also led her to create clothing lines, a children’s book and in-flight movie shorts for stretching on a plane
“It all made sense. I looked at the sea animals and their movement, and it clicked with me, the way the animals moved,” said Muasher. “Yoga is about being one with nature, and learning from their movements helped me to understand why yoga made me feel so good.

Though it is hard to find women to fill yoga classes in Amman, there are locals like Manal Sehalimit, a newcomer who started practicing at a local gym. She, like the others, hopes that more people will try yoga, but fears that the religion-driven culture keeps people from pursuing it.

“It’s hard for people to accept yoga because they are afraid it will conflict with their religion,” Sehalimit said. “At least for a lot of people I know, they’re worried about it because it’s associated with Buddhism and Hinduism.”
Still, there are moments, she says, when she’s pleasantly surprised to find yoga making cultural inroads in mainstream society. Sehalimit remembers turning on the television during Ramadan and seeing a Muslim-run station featuring a yoga guru.

“There was one Lebanese woman who was always on the TV and radio, and I think it showed people that it was OK to practice yoga without being afraid they weren’t being true to their religion,” she said.
Many instructors report that they have to emphasize that constantly.

“Yoga means ‘to join together’ or ‘connect,’ and people think [because of this] that it is a religion, but it has nothing to do with religion,” said Dajani. “It’s a philosophy, a way of life. We want to help people have a healthier body and mind, but we don’t want to affect their beliefs. We accept people of all religions.”
The very idea that yoga is connected to a religion frustrates Christian Matta, yoga instructor at Art of Living of Jordan on May Ziadeh Street in Amman.

“Yoga is all about making people happy, and people making other people happy. We focus mainly on breathing techniques. Breathing has no religion,” Matta said. “There should be no conflict. It’s scientific, yoga heals.”

When Art of Living is doing well financially, instructors there will host community yoga classes for the less fortunate of the area who can’t afford it otherwise. However, this is not always the case, and Matta hopes the business will generate enough profit to allow for more of these programs.

Khairy finds the same struggles, but prepared for this before she opened her studio. “I knew I wouldn’t be as successful as I could be in other jobs, but that was something I gave up to do this. I don’t regret it, I love my job,” she said, “but I think I had hoped it would take off more than it has.”

https://www.behance.net/gallery/11389361/Writing-Sample-News-Growing-Interest-of-Yoga-in-Amman

NuraAhmad

(In the Name of Allah; Bismillahirahmanirahim)

I am a practicing (constantly struggling) muslimah and I believe there’s no god but Allah and Nabi Muhammad (a.s) is the prophet. I also believe in the wonderful cures of yoga that has increasingly became my health insurance. Yoga has cured my irritable bowel syndrome, chronic gastritis and my hereditary asthma. Constantly remembering Allah 24/7 by dzikirullah(islamic meditation) with my yogic breath and my Islamic vibrations and practicing Yoga has eased me whenever I’m feeling the pressures of the world taking its effects on my health.

I believe in my heart that Yoga and Islam can co-exist as long as my intentions are pure and signified. Somewhere along my 5 years of yoga practice, i was insinuated that I might not be a “good muslimah” because I practice yoga. My illustration and this post is to address and quieten that disturbing voice(assumptions).

Let’s take a look at our “steps” in muslim daily prayers which are similar to yogic poses.

  • Standing position while praying and somewhere in the middle we I’tidal - is similar to yogicmountain pose.

  • Ruku’ (bowing down) - is similar to yogic forward bend with straight back.

  • Sitting between two prostration to Allah - is similar to yogic hero pose.

  • Prostration to Allah - is similar to yogic child’s pose.

Islam and yoga can co-exist because both taught me to be true through Zakat (5 pillars of Islam) and Ahimsa (1 of Yogic practice).

Ahimsa is the yogic practice of non-violence -one of the five ethical restraints within the eight limbs of yoga. It doesn’t just mean not being physically violent toward yourself or others: it also means not having negative, or violent, thoughts, and being gentle and patient at all times. Reflecting on ahimsa each morning when I wake up and each night before I go to bed – made me aware of how “softer” it makes my life feel to absorb this value into my heart.

Zakat is among the 5 pillars of Islam from which when my father adhan into my right ears, I grow up as a muslim and am obliged to carry out all 5 pillars of islam (Syahada, Salat- 5 prayers a day, Fast, Zakat and Hajj). Zakat known as alms-giving is the practice of charitable givings, giving what I can, whenever I can. In LOA(law of attraction), the key to becoming more abundant is to send out the vibration of gratitude and abundance every moment, everyday. The more I celebrate closeness by allowing Allah to answer my doa now or later, the more I attract. And how is it that this LOA teachings can co-exist with Allah’s unbreakable promises in the Quran too besides Yoga?“If you are grateful, I will surely increase you [in favor]…” [Surat Ibrahim: 7]. The fact that if I don’t have much to give, I felt within my heart I had the intention in the first place. Here’s a reminder to myself and all Allah’s believers out there: The heart of Islam is about intention; lillahi ta’ala(for Allah).

So you see Allah never forbade me from loving him in a downward dog or a shoulder stand. If anything we are taught to take care of our bodies, good health is a gift and we should not be ‘defiling’ it with bad habits.

The prophet, Peace and Blessings be upon him was a very physically fit person as well. He said,“The strong believer is better and more beloved to Allah than the weak believer.” (Narrated by Sahih Muslim, 6774). He was talking in terms of faith and character but also indicating that physical strength i.e. optimum health and fitness were desirable, providing Allah gave us the ways and means of attaining such strength.  Islam’s holistic approach to life and thus health offers us the ability to remain strong and healthy.

As mentioned earlier tying my intention practicing Yoga, lillahi ta’ala(for Allah), understanding and knowing this truth: The Prophet (s) said “Any action without the remembrance of Allah is either a diversion or heedlessness except four acts: walking from target to target (during archery practice), training a horse, … , and learning to swim.” (Reported by al Tabarani on good authority)  reassures me even more that following the Quran, the Prophet(s) sunnah and listening to my heart keeps me on sirratal mustaqim(the straight path) always with my passion teaching movement.

Pior to that, following and knowing the sunnah of the Prophet(s) reassures me that my yoga practice has increased:

  1. my brain capacity juggling and understanding my undergrad studies, freelance career as Leza Parker Network(LPN) business consultant,

  2. overall health performance,

  3. my immune system and

  4. my concentration in my 5 daily prayers and dzikirullah.

As believers in Islam, you and I must take care of our spiritual, emotional and physical health.  Our bodies, the most complex of machines, are given to us by Allah as a trust. They should not be abused or neglected but maintained in good order.

Dr  Mohammad Yunus explained that the physically active believers have the strength to undertake physical acts of ‘ibadat like salat or hajj. Personally, I vouched for his following advice “Physical activity is mustahabb or manduub for its physiological and health benefits. It is waajib when it is required as part of disease treatment.” As mentioned earlier, I addressed that Yoga has became my health insurance in curing my irritable bowel syndrome, chronic gastritis and my hereditary asthma, there’s not a single wavering doubt that Yoga has become my waajib practice as a believer.

Why should Yoga and Islam be at odds when personally everything boils down to our intention? Its between you and Allah. Allah has promised in the Quran So remember Me; I will remember you.’ [Surat al-Baqarah: 152]. 

Wassalam, in light and peace,

Nura Ahmad(Petite Pilates Chic)

 Follow the Sunnah of the Prophet(s): How exercise benefits the brain and overall performance link can be found under the post.

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Noura Ahmad spiega lo yoga

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http://petitepilateschic.tumblr.com/post/74835337414/my-islam-and-my-yoga-practices

LA STORIA ISLAMICA DELL’HOLI – INIZIARE L’HOLI CON BISMILLAH

Hori (Holi) Khelungi, Keh Bismillah.

 Nam Nabi ki ratn chadi, boond padi Allah Allah.

 Rang rangeeli ohi khilave, Jis seekhi ho Fanaa fi Allah.

Mi diverto con l’Holi, inizio col nome di Allah.

Il nome del Profeta è avvolto di luce,

Lui solo ci fa giocare con i colori che si annientano in Allah. (Bulleh Shah)

Bulleh Shah (Syed Abdullah Shah Qadri), il noto Sufi del Punjab che ha mescolato nella sua poesia termini Islamici e versetti del Corano con le immagini dell’Holi (carnevale Indù), invita i Musulmani a iniziare questo festival dei colori con Bismillah (in nome di Allah). L’Holi, il festival Indù più colorato che celebra in tutta l’India l’equinozio di primavera, ha anche una storia Islamica… qualche volta coincide anche col Nowruz.

“La varietà dei vostri idiomi e dei vostri colori. In ciò vi sono segni per coloro che sanno.” (Corano, 30: 22)

L’Holi rappresenta la commemorazione del divino amore di Radha per Krishna in un panorama affettuoso di sentimento e colore. Krishna imbrattò il viso di Radha di color rosso. La leggenda sostiene che iniziò così il gioco dei colori (Holi khelna) tra Krishna, Radha e le Gopi. La loro storia d’amore con il gioco dell’Holi è stata immortalata in numerose pitture in miniatura.

 

Arte Induista

 

L’Holi nell’arte Moghul

La leggenda del Re Hiranyakashipu è associata alla festa dell’Holi. Questa leggenda significa la vittoria del bene sul male, ma quanti sanno in Occidente che i Musulmani festeggiano l’Holi?

“E ha creato per voi sulla terra tutte le cose, di diversi colori. In verità in ciò vi è un segno per gente che ricorda.” (Corano, 16: 13)

            

Un Musulmano e un Indù festeggiano l’Holi

                                                      Bambini Musulmani e mamme festeggiano l’Holi

Gruppo di Musulmani festeggia l’Holi

 

Gli Imperatori Moghul hanno favorito l’Holi perché associa il colore all’amore e al desiderio sessuale. Essi lo introdussero alla loro corte e nei loro palazzi.

È risaputo che Shah Hussain (1538-1599), il noto poeta e santo Sufi Punjabi, si innamorò durante l’Holi. In questo caso, non si tratta soltanto di un festival primaverile, ma è anche strettamente associato a Krishna rivelando la complessità della sua situazione. È solo con questo sfondo devozionale a Krishna che possiamo capire la poesia di Shah Hussain, in cui l’oratore assume spesso una voce femminile. È la stessa voce di desiderio femminile che parla attraverso il carattere delle Gopi, le mungitrici sedotte dal gioco amoroso di Krishna. Shah Hussain è un Musulmano, ma vive in un contesto fortemente Induizzato, e la sua forma di gioco sessuale e spirituale attinge da entrambi i contesti religiosi (Scott A. Kugle, Sufis and Saints’ Bodies).

I Santi Sufi, Hazrat Nizamuddin Auliya e Amir Khusrow poetarono questo festival in lingua Persiana e in Hindavi. L’imperatore Bahadur Shah Zafar, le cui Holi phag (canzoni sull’Holi) sono apprezzate perfino oggi, permise ai suoi ministri Indù di tingergli la fronte colgulal (polvere colorata) durante questo festival ogni anno. Shah Zafar credeva che questo rituale non avrebbe intaccato le basi dell’Islam, e che lui si fosse guadagnato la salvezza Divina. Infatti, il vero spirito dell’Islam non ferisce i sentimenti dei suoi sudditi. I re Musulmani hanno usato spesso il festival dell’Holi per promuovere l’amicizia tra Indù e Musulmani.

 

BAHADUR SHAH ZAFAR

I versi di Bahadur Shah Zafar sull’Holi oggi sono cantati e fanno parte del phag (canzoni popolari dell’Holi). Uno dei versi più cantati è:

Kyo Mo Pe Rang Ki Maari Pichkaari

Dekho Kunwar Ji Doongi Mein Gaari

Perché mi spruzzate il colore,

Adesso mio principe, giurerò per voi.

 

Bahut Dinan Mein Haath Lage Ho Kaise Jane Doon

Aaj Phagwa To Son Ka Tha Peeth Pakad Kar Loon.

Dopo tanto tempo sei tra le mie mani, come permetterò che te ne vada?

Oggi è l’Holi, è il momento giusto per afferrarti.

In una canzone lirica, Nizamuddin Auliya chiede ai Sufi Chishti di uscire dal loro stato estatico e di unirsi alle celebrazioni del festival primaverile Indù dell’Holi, poiché è un’occasione di gran baldoria e divertimento. (Amir Khusraw Dihlavi, In the Bazaar of Love)

Bedam Shah Warsi (1882-1936), poeta Sufi, nei suoi ghazal espresse l’amore dei grandi maestri Sufi Indiani per il festival dell’Holi:

Nizamuddin, il prediletto di Shakar Ganj, convocò un raduno nella città di Chisht.

Khwaja Moinuddin, Khwaja Qutbuddin la decorarono con i colori dell’amore.

Porta tinture e polveri e vieni a giocare al gioco dell’Holi nel mio cortile.

O Khwaja Nizamuddin, abile giocatore, prendi il mio braccio e solleva il mio velo nuziale.

O mio Dio, c’è una fortuna nel destino di chi si è guadagnato l’adorabile Amato.

O abitanti di Chisht, giocate, giocate al gioco dell’Holi!

Venite al paradiso di Nizamuddin.

Il grande poeta Amir Khusrow (1253–1325) ha scritto centinaia di versi sull’Holi rivolti alla sua guida spirituale Khwaja Moinuddin Chishti, che egli paragona a Krishna. Amir Khusrow descrive l’Holi in modo avvincente e non si riferisce solo al colore, o al carnevale, ma al luogo di nascita di Krishna, Mathura.

Gokal dekha, Mathra dekha,

par tosa na koi rang dekha

Ey main dhoond phiri hoon

Des bides mein dhoond phiri hoon,

 

Purab dekha pacham dekha

uttar dekha dakkan dekha

Re main dhoond phiri hoon

Des bides mein dhoond phiri hoon,

 

Tora rang man bhaayo Moinuddin

Mohe apne hi rang mein rang le Khwaja ji

Mohe rang basanti rang de Khwaja Ji

Mohe apne hi rang mein rang de

(Traduzione sintetica: Vidi Gokul, Mathura (luogo di nascita di Krishna), ho anche vagato dall’Est all’Ovest, ma non ho trovato nessuno con un colore come il tuo. Il mio cuore si è innamorato del tuo colore, perciò colorami della tua stessa tinta, oh mio padrone.)

Il seguente ghazal di Amir Khusrow è stato adattato alla forma musicale kafi in uso sopratutto nel Punjab e nel Sindh.

Il velo del Messaggero è stato colorato con le mani del Signore.

Colui a cui il velo è stato colorato ha conosciuto la fortuna del suo destino.

Ho perso ogni civetteria quando i nostri occhi si sono incontrati, quando hai penetrato i miei occhi, quando il sonno mi ha abbandonato.

L’intera storia fu raccontata quando i nostri occhi si sono incontrati…

Sono abbagliato dai tuoi colori, o Amato!

Prendi ciò che vuoi per fare il colore.

Custodisci anche la mia giovinezza e fanne pegno.

Mi hai colorato coi tuoi colori quando i nostri occhi si sono incontrati…

Hai tirato delle frecce quando i nostri occhi si sono incontrati…

Mi hai fatto bere un liquore distillato nell’alambicco dell’amore.

Il mio velo è il turbante dell’Amato.

Mi hai fatto impazzire quando i nostri occhi si sono incontrati…

Davanti a Nizam, Khusrow non vale nulla.

Porta tinture e polveri e gioca al gioco dell’Holi nel mio cortile.

O Khwaja Nizamuddin, abile giocatore, prendi il mio braccio e solleva il mio velo nuziale.

Queste furono le mie nozze quando i nostri occhi si sono incontrati…

A Delhi, durante il mandato di Shah Jahan (1592–1666), l’Holi fu definito Eid-e-Gulabi (l’Eid rosa o la festa rosa) o Aab-e-Pashi (la doccia di fiori colorati) e grazie al suo spirito carnevalesco ne godettero insieme Indù e Musulmani.

I nobili, i re e i nawab (nobili) si scambiavano bottiglie di acqua di rose cospargendosi l’un l’altro, mentre i nagara (tamburi) tamburellavano freneticamente.

Questa spiritualità luminosa permeò i Moghul dall’epoca dell’imperatore Akbar. L’imperatore Jahangir (1569-1627), intenditore di arte romantica, dichiara nella sua autobiografia (Tuzuk-e-Jahangiri o Tuzuk-i-Jahangiri) che la festività dell’Holi perdurò sotto il suo governo.

Molti artisti, particolarmente Govardhan (1596-1656) e Rasik, noti pittori della scuola Moghul, hanno interpretato Jahangir con sua moglie Nur Jahan mentre festeggiano l’Holi nella loro residenza reale cosparsa di polvere (gulal) rossa, petali di rosa (gulab paashi) e acqua di rose (aab paashi).

 

Jahangir si diverte durante l’Holi nel suo giardino

Aurangzeb (1618–1707), sovrano dell’impero Moghul dal 1658 al 1707, aveva una sorprendente passione per l’Holi. Stanley Lane-Poole, un’orientalista Britannica riportò nella sua biografia di Aurangzeb: “Durante il suo regno vi erano diversi cantori di Holi che recitavano liriche libertine accompagnate da vari strumenti musicali.” Aurangzeb permise, così, ai poeti Punjabi di narrare allo stesso tempo la storia d’amore tra Hir e Ranjha (Giulietta e Romeo nella cultura Indo-Pakistana) con la stessa emozione erotica con cui si raccontava Radha e Krishna nel festival dell’Holi. La storia di Hir e Ranjha era un espediente preferito dai Sufi per trasmettere il valore della passione erotica nella vita spirituale.

Mohammed Shah II (1702-1748), detto Rangila (il colorato), nella pittura seguente è mostrato bighellonare davanti al palazzo mentre sua moglie lo innaffia con un pichkari, un idrante.

 

“Non hai visto che Allah fa scendere l’acqua dal cielo e che suscitiamo da essa frutti di diversi colori?” (Corano, 35: 27)

Bhupal Singh raffigura Muhammad Shah mentre celebra l’Holi nel 1737 d.C. Acquarello opaco e oro. Altezza. 13 3?8 × Larghezza. 18 1?8 in. (34 × 45.9 cm) Bodleian Library, University of Oxford, MS Douce Or. b. 3, no. 22

Il ricco patrimonio culturale Indiano conserva migliaia di questi esempi poiché si è fuso armoniosamente con le varie fedi ed etnie assimilandole.

I poeti Sufi elogiarono sia la storia d’amore di Radha e Krishna sia l’Holi, ma espressero anche il loro amore per i Santi Sufi o per Dio.

Shah Ahmad Niyaz (1742-1834), un importante Sufi, discendente dell’Imam Ali da parte di padre, e di Fatima Zahra da parte di madre, scrisse:

Holi hoye rahi hai Ahmad Jiya ke dwaar

Hazrat Ali ka rang bano hai Hassan Hussain khilaar

Aiso holi ki dhoom machi hai chahoon or pari hai pukaar

Aiso anokho chatur khiladi rang deeyon sansaar

“Niaz” pyaara bhar bhar chidke ek hi raang sahas pichkaar.

 

All’Holi partecipa l’amato, Ahmad è sulla soglia di casa.

Il colore si addice ad Hazrat Ali (A) mentre Hasan (A) e Hosseyn (A) si divertono.

È diventata una scena animata dell’Holi che ha fatto parlare la città

La gente chiama chiunque da ogni parte,

Quali partecipanti (Hasan e Hosseyn) unici e intelligenti che hanno colorato il mondo intero,

Niaz (il poeta) spruzza dalle ciotole il colore tutto intorno,

Lo stesso colore che esce da migliaia di pichkari (idranti).

Di Seyyed Karam Ali Shah (18° secolo) non si sa nulla e qualche notizia la si può attingere solo dalla sua poesia. Seyyed Karam Ali Shah visse durante il regno di Ranjit Singh. Apparteneva all’ordine Qadiri ed era un discepolo di Pir Hussain di Batala (distretto di Gurdaspur). Praticò anche yoga e raccomandava di sedersi nella postura yogica chiamata Tari o Samadhi. Eseguiva la ripetizione silenziosa del mantra Indù sohang. Insegnava ad uccidere i cinque nemici dell’uomoInsegnava ad uccidere i cinque nemici dell’uomo — Kam (desiderio), Kroddh (rabbia), Lobh(avarizia,) Moh (attaccamento) e Ahankar (orgoglio o ego) —  secondo il pensiero Indù e non li concepiva come il Satana dell’Islam. Dal suo copista sappiamo che Karam Ali Shah, era un Seyyed (un discendente di Muhammad).

Il poeta molto probabilmente era un Qadiri perché in una delle ninne nanne scritte per suo figlio, Seyyed Jalal, definisce Abdul Qadir Jilani uno dei protettori del bambino. Le ninne nanne sono dodici, e furono probabilmente scritte dopo la nascita di suo figlio. Tranne le ultime due righe della dodicesima, sono tutte in Panjabi. In quasi tutte queste melodie infantili, Maula Ali o Ali è chiamato il protettore del bambino. Questo dato indica che Karam Ali era anche uno Sciita.

Il Khiyal di Karam Ali comprende quattro tipi di poesie. Il manoscritto contiene anche 17 ghazal. Nessun Sufi Punjabi prima di Karam Ali scrisse ghazal. Queste liriche sono lunghe e sono composte in Urdu inframmezzate con molte parole Persiane e Arabe. Le parole in Punjabi non sono infrequenti. Il linguaggio, nel complesso, è povero e la sua prosodia non è precisa: questo fatto dimostra chiaramente che la sua conoscenza di Urdu era limitata.

Krishna è lodato in una sua poesia, il suo gioco con le gopi è descritto in un’altra, ma Muhammad è elogiato come il migliore perchè è la causa della creazione.

Hori khelo biraj ke vasi hori khelo koi uravat hai lal gulali koiphaikat haipickari hamare

mahal maikayo nahi ayo lok karat hai hasi.

Pir Husain ke jay duare karam ali jave dukh sare Govind Govind

ke gun gare, tere janam ki tutephasi hori khelo, ecc…

(Traduzione sintetica: Gioca all’Holi, residente di Brij, gioca all’Holi, spruzza la lal-gulali (polvere rossa) e usa gli idranti; ma perché non vieni al mio palazzo? La gente ride.)

Mirza Sangin Baig scrisse nel 1827 il “Sair-ul-Manazil” (Giro dei Palazzi). Quest’opera in lingua Persiana, commissionata da Sir Charles Metcalfe e William Fraser, descrive dettagliatamente con centinaia di schizzi, le vie, gli edifici e i quartieri della Delhi antica insieme alle biografie dei cittadini più illustri. Questo capolavoro, altresì, descrive allegri e divertenti gruppi di Holi che incipriandosi e inzuppandosi coi pichkari inzaccherano il pavimento trasformandolo in un pantano di color cremisi, giallo e arancione, mentre le loro facce multi-colori rendono lo spettacolo molto coinvolgente e particolare.

Munshi Zakaullah (nato il 1830), fu uno degli allievi preferiti di Ramchundra (Ramachandra Lal). Sapiente del 19 secolo, rinnovò la lingua Urdu della corte Moghul nota solo per l’espressione poetica e retorica in un linguaggio per la trasmissione della scienza. Nel suo libro “Tarikh-e-Hindustani”, dichiara che l’Holi non era solo un festival Indù, ma coinvolgeva l’intera popolazione. Zakaullah scrive che il festival dell’Holi sotto il governo Moghul durava parecchi giorni, e la gente, indipendentemente dalle sue convinzioni religiose o sociali, non aveva alcuna restrizione. I poveri gettavano la polvere colorata perfino sull’imperatore. Zakaullah afferma che l’Holi e il Diwali sono diventati meno comuni tra gli Indù e i Musulmani solo per economizzare, ma i dolci in queste occasioni sono stati sempre scambiati tra le varie comunità.

 

Maulvi Zakaullah, matematico e storico

 “Jam-e-Jahanuma”, un quotidiano in lingua Urdu, scrisse nel 1844 che al tempo dell’imperatore Moghul Bahadur Shah Zafar, dei preparativi speciali venivano fatti per le festività dell’Holi. Alcuni gruppi ballavano e cantavano l’Hori, il genere musicale più popolare durante questo carnevale, divertendosi perfino con principi e principesse, giacché in questo giorno il gesto non era punito, ma premiato. Alcuni burloni cantavano intorno ai fuochi accesi per l’Holi con uno spirito goliardico. Nella parte principale della cerimonia si spruzzava del colore giallo abilmente preparato col Tesu ke Phool (Butea monosperma) – il fiore che produce il colore giallo – con siringhe di varia forma in metallo, vetro e legno. Si lanciavano perfino sul re palle di neve colorate di rosso e giallo, il quale a sua volta si difendeva e attaccava nella stessa maniera. In questo carnevale, Indù e Musulmani si stringevano per mano”.

Gli storici Indostani riportano che a Lakhnau sotto il regno di Asaf-ud-Daula (1775-1797), il Nawab di Awadh, si festeggiava ogni anno nel suo palazzo il carnevale dell’Holi. Eccone alcuni estratti:

“Nella notte tutti gli edifici sono illuminati; case e torri, tutto è ornato di lampade e lanterne. La folla si riversa sulla riva del fiume occupandone i posti. Battelli illuminati di lanterne fendono le onde e dai loro ponti lido si sparano fuochi d’artificio. I flutti brillano al bagliore delle luci. Sulla riva si suona il sarangui (violino indiano) e si tamburella il mirdang (tamburo indiano) … All’alba si celebra l’Holi dando fuoco ai bastoni. Presto la fiamma sale simile a un anemone, mentre le braci somigliano al melograno. Il giorno dell’Abir è il secondo giorno di festa, il cui nome è Dhulaindi. Uno si traveste da soldato, l’altro da barcaiolo, un terzo da mercante, un quarto in un altro costume. A mezzogiorno la folla ha già occupato ogni posto, ma a quell’ora la mascherata cessa, e ognuno rimette i suoi vestiti ordinari. Nell’ottavo giorno c’è una gran mela (festa), si compiono mille travestimenti e spettacoli. La gente ricca dopo aver fatto montare delle tende presso i passeggi si compiace delle esibizioni. In ogni momento, un nuovo mondo appare agli sguardi… Mille baiadere (nac) salite sui carri a due o a quattro ruote, mostrano il loro volto affascinante e ostentando la loro grazia e gentilezza, sollevano accuratamente la tenda del palanchino per ammirare gli spettacoli. Gli amanti vagano vicino alle carrozze come la farfalla gira intorno alla candela. Regalano a queste bellezze frutta, dolci e betel, o meglio ancora, la prodigalità del loro cuore … Altrove, un narratore, al centro di un cerchio, narra racconti incredibili; più in là, si svolge una discussione letteraria. Delle bellezze dondolano sopra eleganti altalene, e suscitano coi loro movimenti aggraziati pensieri mondani… Sebbene ce ne siano ovunque e frequenti di queste mela, non ne ho visto da nessuna parte una simile.”

In particolare, il famoso poeta Moghul Mir Taqi Mir (1723-1810), scrisse nel “Kulliyat-e-Mir”, una collezione poetica in Urdu di sei volumi, che Asaf-ud-Daula, il Nawab di Awadh, celebrava in modo abituale l’Holi:

“Il Visir Asaf-ud-Daula si abbandonava, in occasione dell’Holi, a divertimenti che meravigliavano giovani e vecchi… I cortigiani gioivano nella gioia più assoluta. Si preparavano cerbottane e fiale di polvere gialla o rossa; la corte del palazzo era così piena di rose gialle e rosse che sfigurava i giardini… Tulipani e sad-barg (rosa glandulifera) ricreavano l’atmosfera. I ragazzi erano ricoperti di gulal e inzuppati di acqua di rosa… Tutti avevano dei vestiti color zafferano fradici d’essenza di rosa. Questa polvere colorata che solcava l’atmosfera somigliava alla pioggia leggera della primavera. Gli uccelli che scambiavano per rose le guance delle bellezze che si abbandonavano al gioco, si posavano delicatamente. Le cerbottane inondavano di gulal i visi arrossendoli. Si gettavano foglie di rose con l’abir che si alzava fino al firmamento… Il palazzo era illuminato all’esterno e all’interno, in questo modo sia il mendicante sia il re restavano meravigliati. I chioschi e i minareti che delimitavano il viale, le vie e i bazar, erano anche illuminati. La folla premeva, un rumore tumultuoso era ascoltabile. Questo spettacolo offriva la bellezza dei sette climi riuniti. C’era ogni tipo di persona. Su entrambi i lati del fiume si eressero dei telai che sorreggevano dei lampioncini… Gli sguardi seguivano il corso del fiume finché potevano. La chiarezza delle luci poste sulle porte e sui tetti delle case scacciava le oscurità della notte. Ma che dico! Il giorno e la notte sembravano riuniti. I partecipanti agli intrattenimenti si mascheravano in vari modi, ma quando cavalcavano su agili cavalli arabi o su degli elefanti simili a delle montagne creavano un effetto magico… Sul fiume, la cui superficie brillante come uno specchio lucidato era per il riflesso delle luci, si inauguravano continui battelli muniti di lampioncini. Il loro bagliore ondeggiante dava l’impressione di navigare tra le onde e si rifletteva sul fondo, mentre sembrava che toccasse le stelle del cielo. Da ogni parte si lanciavano dei razzi simili alle comete, e dei fuochi d’artificio a forma di gelsomino ricordavano le salve d’artiglieria. Si sarebbe detto che stelle spezzate cadessero all’improvviso dal cielo… In un altro posto, si accendevano fuochi d’artificio che avevano l’effetto del chiaro di luna, e che stimolavano l’ammirazione degli spettatori. Altri fuochi d’artificio solcavano l’aria; gli sguardi li seguivano fino in cielo da cui ricadevano sotto forma di stelle. Questi diversi fuochi d’artificio che illuminavano il cielo e lo facevano sembrare un’aiuola (per i fiori che raffiguravano) erano offerti al nabab dagli Inglesi…”

Il mensile di lingua Urdu per bambini Khilona del marzo 1960, ha descritto i preparativi speciali che al tempo di Bahadur Shah Zafar si svolgevano per le festività dell’Holi.

Alla fine del carnevale, i Musulmani cantano il “Sur Holi Kamach”, una melodia Sufi composta per concludere il festival dell’Holi. La lode sia ad Allah…

Bibliografia

 

1)      Paul Losensky, Sunil Sharma, Amir Khusraw Dihlavi, In the Bazaar of Love: The Selected Poetry of Amir Khusrau, xxxii.

2)      Scott A. Kugle, Sufis and Saints’ Bodies, pag. 205, University of North Carolina Press, 2011.

3)      Shemeem Burney Abbas, The Female Voice in Sufi Ritual: Devotional Practices of Pakistan and India, Austin: University of Texas Press, 2002.

4)      Nouveau Journal Asiatique: ou recueil de mémoires, d’extraits et de notices, Volume 13, Paris, 1834, pag. 232-235

5)      Mir Taqi Mir, Kulliyat-e-Mir, pag. 954 e seguenti.

6)      M. Waseem, On becoming an Indian Muslim: French essays on aspects of syncretism, Oxford University Press, 2003 – 355 pagine

7)      N. Hainf, Biographical Encyclopaedia of Sufis: South Asia, Sarup & Sons, 2000 - pag. 182 e seguenti

8)      http://tradizionesacra.blog.tiscali.it/2014/04/05/lholi-tra-i-musulmani/ (immagini fraterne sull’Holi)

 

http://www.tradizionesacra.it/holistoriaislamica.htm

L’Holi, la festa dei colori e dell’amore tra i musulmani indo-pakistani. Il sito Musulmano Minhaj ul Quran mostra la celebrazione comune e fraterna di Musulmani e Sikh insieme (foto sotto) 

http://www.minhaj.org/english/tid/8823/Directorate-of-Interfaith-Relations-MQI-delegation-participates-in-a-Hindu-festival-Holi.html
E’ nato in Palestina il movimento per lo yoga. Esso intende formare insegnanti in tutte le città della Palestina…
Futuri insegnanti di Yoga
Yoga-Palestinian men training
Alcune foto del gruppo di Rahmallah

Alcuni siti Palestinesi:

http://yogalann.com/
http://farasheyoga.org/
https://www.facebook.com/palestineyogamovement
http://www.anahatainternational.org/index.php/programs/international/ramallah
http://www.goodnewsnetwork.org/palestinian-men-train-to-become-yoga-teachers/

 

 

 

 

Nel villaggio di Zatara, fuori Betlemme, si pratica yoga.

west-bank-yoga

 

 

 

west-bank-yoga-preghiera

west-bank-yoga-room

 

west-bank-yoga-collina

 

west-bank-yoga-savasana

 

http://yogadork.com/2013/09/21/perspectives-palestinian-women-embrace-yoga-for-peace/

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YouTube Video Alcuni Sikh lodano l'Imam Hosseyn

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YouTube Video Il poeta Sikh Sardar Singh omaggia l'Imam Hosseyn

 

E’ nato il movimento per il Khalistan composto da sikh e musulmani. Inoltre, dal video si evince che un musulmano può dire Saat Sri Akaal (Dio è la verità ultima), il saluto in uso dai Sikh, come afferma Samiullah Malik.

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Sheikh Aziz e Chatar Singh

Musulmani e Sikh confrontano

testi storici sulla storia della moschea

“Guru ki Maseet” (Moschea del Guru)

costruita da Guru Hargobind Singh, il sesto Guru dei Sikh

Sardar Iqbal Singh evidenzia gli stretti legami

tra Musulmani e Sikh. Afferma che il

Sufi Baba Farid è rispettato in molti capitoli

del Guru Granth Sahib, il libro sacro dei Sikh,

mentre il Sufi Mian Mir ha posto la prima pietra del tempio d’oro di Amritsar.

Shahi Imam of Punjab pleads for peace in Ludhiana on Tuesday

I Sikh guardano i Musulmani come fratelli quando pregano

sikh

Un sikh si unisce nella preghiera con i musulmani


Doccia di fiori Sikh sui Musulmani durante l’Aid 

 

Eid 2013:Hindu Muslim Unity in India on Eid

 Indù, Sikh in turbante e Musulmani pregano insieme durante l’Aid

  


 

 

 

 

 

 

 

 

Questo documento si concentra sulle rappresentazioni Sikh dei musulmani e sulle relazioni tra questi due gruppi che condividono una comune identità regionale, sia nel sub-continente sia nella diaspora. Lo fa diacronicamente, sostenendo che le costruzioni storiche del musulmano come l’altro (spesso, ma non sempre, come il nemico) sono state strumentali nel processo di formazione dell’identità Sikh  dal 18 ° secolo. E sincronicamente, si ripercorre la rimodulazione di queste rappresentazioni post-coloniali, poiché la Gran Bretagna è la sede di importanti popolazioni Sikh e Musulmane, nonché sull’impatto nelle relazioni tra le comunità.

http://samaj.revues.org/135

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Centro Musulmano yoga di Satragachhi -  Kolkata (Calcutta) – Foto seguente

Centro Yoga Musulmano di Sultanpur, Howrah, Bengala Occidentale (foto seguenti)

Quando cerchi Dio, Dio è lo sguardo dei tuoi occhi. (Jelaluddin Rumi)


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Guru Nanak: il Santo Musulmano ispiratore del Sufismo Sikh

Un attento studio delle tradizioni Sikh dimostra inconfutabilmente che Guru Nanak comprese gli insegnamenti Islamici a tal punto che il Sikhismo, nella sua forma originaria, può essere considerato una setta Musulmana.

Alcuni studiosi hanno sostenuto che Nanak abbia mutuato e amalgamato liberamente concetti superiori Induisti e tradizioni dell’Islam mistico (JE Carpenter, citato in Banerjee, 1983). Fredrick Pincott va anche oltre, e sostiene l’influenza Sufi su Nanak. Egli suggerisce che le dottrine di Nanak sono una variante locale delle dottrine mistiche Sufi del Punjab (Pincott, 1979). Pincott non è il solo a pensarla così. Thomas Patrick Hughes, il missionario Cristiano e rinomato studioso Islamico che lavorò in India tra il 1865 e il 1884, scrisse nel suo celebre Dizionario dell’Islam un articolo di undici pagine sul “Sikhismo” in cui sottolinea che gli insegnamenti dei primi guru Sikh, e in particolare di Baba Nanak, risentono di una forte influenza Islamica: “… è sufficiente ai fini del presente articolo stabilire che il Sikhismo, all’inizio, fu intimamente associato all’Islam, ed era il mezzo che colmava l’abisso che separava gli Indù dai credenti nel Profeta.

Mirza Ghulam Ahmad nel suo libro “Satt Bachan” (La Vera parola), smentì le accuse portate contro Baba Nanak da Swami Dayanand Saraswati, il Fondatore dell’Arya Samaj, una setta Induista, nel suo “Satyarath Parkash”, e chiarendo i racconti mitologici riguardanti Guru Nanak dimostrò che era un santo Musulmano:

Secondo alcuni giornali Sikh, i contenuti di questo libro urtavano i loro sentimenti, nonostante che la ricerca del testo era molto profonda. L’obiettivo fondamentale di questo libro mette in luce la grande fede e la spiritualità (di Guru Nanak) che si distacca completamente dai Veda Indù, giacché grazie all’Islam, Dio fece scintillare la Sua Maestà, Potenza, Santità e Onnipotenza. Per la sua grande devozione professò la fede Islamica. Ci sono motivazioni convincenti a sostegno della sua fede. Quest’opinione è stata sostenuta anche da molti studiosi Britannici. Per questo motivo, sono inclusi in questo libro degli estratti tratti dal Dizionario dell’Islam (pagine 583-591) del reverendo Hughes, i quali affermano chiaramente che Guru Nanak si convertì all’Islam. (Satt Bachan, frontespizio interno, Ruhani Khaza`in, vol. 10, pag. 112)

Questa convinzione è sostenuta ulteriormente da Thomas Patrick Hughes nel suo “Dizionario dell’Islam”:

La letteratura e le tradizioni del Sikhismo presentano una strana mescolanza d’idee Indù e Musulmane. Questa miscela è così evidente che persino le ricerche superficiali riconoscono che Nanak volesse intenzionalmente trovare un compromesso tra queste due grandi religioni. Dall’esame delle prime tradizioni Sikh si evince che la religione di Nanak era senza dubbio un ibrido tra l’Induismo e l’Islamismo, ma potrebbe persino trattarsi di una setta Islamica. Da quel poco che sapevamo dei primi insegnamenti Sikh, il pensiero del Dott. Trumpp ha illustrato che tra il Sikhismo e l’Islam ci fu una relazione di grande interesse. Le informazioni contenute in quest’articolo sono tratte principalmente da libri originali in lingua Punjabi e da manoscritti conservati presso l’India Office Library, i quali sono sorretti dall’autorità dell’Adi Granth, il canone sacro Sikh.

Poi osserva:

“Gli Janam sakhi, le testimonianze o i racconti biografici tradizionali relativi a Guru Nanak e ai suoi associati, contengono una profusione di tradizioni curiose che gettano una luce ragguardevole sull’origine e sullo sviluppo della religione Sikh. Questi libri antichi insegnano che fin dall’infanzia, Nanak, sebbene fosse nato Indù, fu influenzato dal Sufismo, nonché ebbe un’attrazione particolare per il comportamento dei santi fachiri che erano molto radicati nell’India settentrionale e brulicavano nel Punjab … ”

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Il Sufismo non deriva dal panteismo Indù, è sorto nei primissimi giorni dell’Islam seppur presenti delle assonanze con lo Zoroastrismo Persiano. La Persia è sempre stata la roccaforte della dottrina Sufi, e gli scrittori più importanti che hanno illustrato questa forma di Islamismo sono stati i poeti Persiani Firdusi, Nizami, Sa’di, Jalaludin Rumi, Hafiz e Jami.

Hafiz, il principe dei poeti Sufi, ha rinnovato l’antico Zoroastrismo ed ha dichiarato: “Ho rinfrescato l’essenza del credo di Zoroastro ora che il tulipano ha acceso il fuoco di Nimrod.”

Un’altra metafora preferita dei Sufi che indica la Divinità è l’Amato. Ad esempio, Hafiz disse: “Siate grati che l’Assemblea è illuminata dalla presenza dell’Amato”. Questo termine è ben conosciuto nel Sikhismo. Infatti, nell’Adi Granth è detto: “Se chiami te stesso il servo dell’Amato, non parlare dispettosamente (di Lui).” (IndiaOffice MS., No. 2484, fol. 564.) “L’amore per l’Amato mette naturalmente la gioia nel cuore. Ho voglia di incontrare il Signore (Prabhu), perché dovrei essere pigro?” (India Office MS., No. 1728, fol. 87.). Le parole usate nei testi Punjabi sono piria, pritam, andpiri: il loro significato è “Innamorato” o “Amato”.

Nizami, inoltre, nel suo “Khusru wa Shirin” ha affermato: “Non vedermi come il sacerdote degli adoratori del Fuoco, vedi solo il significato nascosto di quest’allegoria.”

I conquistatori Musulmani dell’Indostan portavano con sé il misticismo e la spiritualità del Magismo-Islamico Persiano. Dalla Persia, la mistica ascetica Islamica ha inondato l’India settentrionale trovandovi un terreno adatto per svilupparsi nell’ascetismo speculativo.

È ragionevole, quindi, supporre che qualsiasi Indù influenzato dall’Islamismo, sia stato toccato dal Sufismo. Le dottrine predicate dai Guru Sikh erano distintamente Sufiche, infatti, anche l’abbigliamento dei primi Guru era tipico dei fachiri Musulmani. Nelle immagini medievali sono rappresentati con dei piccoli rosari (masbah) in mano mentre eseguono lo zikr, una pratica Islamica. Si dice che Guru Nanak abbia portato in testa il cappello di un Sufi Qalandar (Anil Chandra Banerjee, Guru Nanak and his times, pag. 82).

 

                         

Il reverendo Hughes aggiunge che Guru Arjun, il quinto Guru, fu il primo ad abbandonare l’abbigliamento da faqir, ma la terminologia Sufi fu ancora utilizzata da tutti i Guru. Le dottrine, tuttavia, occuparono ancora un posto di rilievo, poiché l’ultimo Guru morente confessa apertamente la sua adesione al Sufismo.

Il Guru Granth Sahib descrive Dio come l’Unica Divinità, l’Unico Vero, la Luce, l’Amato, e molte altre espressioni analoghe si ritrovano nella letteratura Sufi. Inoltre, la stessa stesura del testo, afferma il reverendo Hughes, ha notevoli caratteristiche della poesia Sufi:

Un’altra prova ragguardevole è l’influenza Persiana sullo stesso Adi Granth. Si compone di una raccolta di brevi poesie la cui prosodia è in rima Persiana. Questa somiglianza con i ghazal Persiani è evidente se riferita al nome di Nanak che compare nell’ultima riga di ciascuna poesia. Quest’ultima caratteristica è troppo persistente perché sia considerata un caso, giacché è complessivamente estranea alla metrica Induista, mentre si accorda col componimento poetico dei ghazal. Questi antefatti dimostrano l’influenza del Sikhismo Persiano sulla religione Sikh.

Il Persiano fu una delle lingue usate dai Sikh Guru, esso è incluso nel Guru Granth Sahib e nel Dasam Granth. È detto che Guru Nanak Dev Ji apprese il Persiano nelle madrase. Molti Guru, tra cui Guru Gobind Singh Ji, scrissero in Persiano. Il Guru Granth Sahib, la sacra scrittura Sikh contiene negli shabad (inni) la terminologia Persiana. Molti shabad in raag tilang sono influenzati dal Persiano. Guru Nanak Dev Ji scrisse nel Guru Granth Sahib in raag tilang al Pannaa 721. Questo Raag è stato utilizzato molto dalla tradizione Islamica Sufi e negli stili di canto moderno come il tumri e il ghazal. Il Gurbani in questo raag è cosparso di vocabolario Islamico evidenziando ulteriormente la sua origine Sufi Musulmana. Il Persiano è una lingua dello Zafarnama di Guru Gobind Singh.

Bhai Mardana, il primo compagno e collaboratore di Guru Nanak Dev, era un Mirasi Musulmano. Mirasi deriva dall’Arabo (mirat) e significa eredità o patrimonio. Sebbene la degenerazione culturale Punjabi abbia sminuito il titolo di Mirasi a poeta mendicante, Guru Nanak Dev rinnovò la celebre tradizione “rebabi” modernizzando lo strumento Afgano/Iraniano ad arco, il rebab. Guru Nanak scelse Bhai Mardana per padroneggiare questo strumento musicale e per cantare gli inni (shabad) alla grazia divina. Il Sikhismo Persiano si rivelò anche attraverso Bhai Nand Lal Goya (1633–1713), un poeta Arabo-Persiano del 17° secolo. Nativo di Ghazni (Afghanistan), Bhai Nand Lal fu capo della scuola rebabi e fu aiutato da un altro famoso rebabi, il Sufi Daulati ‘Ali che continuò la tradizione musicale. Bhai Mardana è stato anche un ottimo poeta e la sua poesia è inclusa all’interno dell’Adi Granth Sahib, il libro sacro dei Sikh, a pagina 553. Bhai Mardana morì in Iran all’età di 75 anni e fu sepolto da Guru Nanak nella città di Khorramshahr.

Il Reverendo Hughes cita il Dott. Trumpp (il primo traduttore del Guru Granth Sahib) che discutendo sulla filosofia dell’Adi Granth, ammette l’intima connessione tra il Sikhismo e il Sufismo nel modo seguente:

Possiamo distinguere nel Granth un panteismo grossolano e uno più fine… Nella sua sfumatura più sottile di Panteismo, la creazione assume la forma di un’emanazione del Supremo (come nel sistema dei Sufi); la materia atomica è in entrambi considerata coeterna con l’Assoluto e immanente in esso essendo modellata in varie e distinte forme dal vigore energetico dell’assoluto joti (luce); cioè, la realtà della materia è in parte negata (i Sufi la chiamano 

), cosicché il Divino joti è la sola reale essenza di tutto” (Introduzione alla traduzione dell’Adi Granth, pag. cci).

Inoltre, nel suo articolo, il Reverendo Hughes citando il dottor Trumpp ammette l’influenza dell’Islam sul Sikhismo:

“Non è improbabile che l’Islam abbia partecipato silenziosamente a quei cambiamenti poiché sono diatrametalmente opposti agli insegnamenti dei Guru.” (Introduzione alla traduzione dell’Adi Granth, pag. cxii.). L’insegnamento di Nanak fu, comunque, molto pratico. I suoi seguaci ricordano quotidianamente lo Jap-Ji che “Senza la pratica della virtù non può esserci adorazione.

Secondo il Reverendo Hughes il Guru Granth è imparentato al Sufismo, giacché incorpora molta della sua terminologia, ma allo scopo apporta altre prove dagli Janam-Sakhi (biografie di Baba Nanak). Studiando gli Janam-Sakhi conservati nei più antichi manoscritti presso la “India Office Library” di Londra, giunse alla seguente conclusione:

“Gli Janam-Sakhi testimoniano pienamente che Nanak fu un alleato dei Musulmani. Era un Indù di nascita, della casta Vedica Khattri, figlio di un patwari (contabile) di un villaggio che corrisponde all’odierna Nankana Sahib nei pressi di Lahore. All’inizio, cercò la società dei fachiri e li servì con ogni mezzo lecito o illecito, in particolare per quanto riguarda le elemosine. All’età di quindici anni, si appropriò indebitamente del denaro con cui il padre commerciava. In seguito a quest’episodio, i suoi genitori lo mandarono da un parente a Sultanpur affinché si disabituasse dall’amore per i fachiri (India Office MS No 1728, fol. 29). In questa città passò al servizio di un Nawab Musulmano, Daulat Khan Lodi. Lo stipendio che riceveva lo devolveva completamente ai fachiri tenendosi per sé solo il minimo indispensabile. In questa circostanza, Nanak ebbe un’esaltazione estatica che gli presagì l’ispirazione divina. La tradizione afferma che Nanak andò al fiume per eseguire le abluzioni, ma durante il suo assolvimento fu trasportato fisicamente alle porte del Paradiso. «Poi un calice di amrita (l’acqua della vita) gli fu concesso per ordine di Dio. Il comando fu: “Questa amrita è il calice del mio nome; bevilo.”

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Guru Nanak salutò e bevette il calice. Il Signore (Sahib) ebbe pietà (e disse): Io sono con te, ti ho reso felice, e tutti coloro che porteranno il tuo nome li renderò felici. Va, ripeti il mio nome e induci altra gente a ripeterlo. Resta incontaminato dal Mondo. Continua (deciso) nel nome, nell’elemosina, nelle abluzioni, nel servizio e nel ricordo (di me). Ti ho assegnato il mio nome: fa’ questo lavoro.» (fol. 33) Queste nozioni sono strettamente affini ai Sufi poiché evidenziano molto la ripetizione del nome di Dio che essi chiamano zikr, le loro abluzioni religiose [wazu] e la loro meditazione sull’unità di Dio [wahdaniyah].

Il reverendo Hughes, inoltre, afferma che dopo quegli avvenimenti, Baba Nanak fu convocato dal suo datore di lavoro e indagato per le sue esternazioni. È dichiarato che Baba Nanak, in seguito, offrì la preghiera insieme a tutta la comunità, mentre in città si diffuse la notizia che Baba Nanak era diventato Musulmano.

Non appena Nanak si riprese dal suo stato di trance, espresse il concetto fondamentale della sua futura condotta nella celebre frase: “Non c’è nessun Indù e non v’è alcun Musulmano” (fol. 36) Gli Janam-Sakhi seguitano con le stesse parole: “La gente andò dal Khan (il suo ex datore di lavoro) e disse: ‘Baba Nanak afferma che non c’è Indù, non c’è Musulmano. Il Khan rispose: ‘Non considero la sua dichiarazione, è un fachiro.’ Un Qazi seduto nei pressi disse: ‘O Khan! Dichiara sorprendentemente che non ci siano né Indù, né Musulmani.’ Il Khan allora disse a un assistente di chiamare Nanak, ma Guru Nanak rispose: ‘Ho a che fare qualcosa col Khan?’ La gente allora asserì: ‘Questo stupido è diventato matto.’… Baba (Nanak) rimase in silenzio, ma quando pronunciava qualcosa, ripeteva solo questa dichiarazione:‘Non c’è Indù, non c’è Musulmano.’ Il Qazi allora domandò: ‘Khan è giusto dire che non c’è Indù, né Musulmano?’ Il Khan rispose: ‘Va a prenderlo.’ L’assistente andò e gli riferì: ‘Signore, il Khan vi ha convocato.’ Il Khan invocò: ‘Per l’amor di Dio, concedimi un colloquio, voglio vederti.’ Guru Nanak si alzò e strada facendo diceva: ‘Adesso vado alla convocazione del mio Signore (Sahib), devo andare.’ Mise un bastone sul suo collo e andò. Il Khan disse: ‘Nanak, per l’amor di Dio, togli il bastone dal tuo collo, cingi la tua vita, tu sei un buon fachiro.’ Guru Nanak tolse il bastone dal suo collo, e cinse i lombi. Il Khan disse: ‘O Nanak, è una disgrazia per me che un maggiordomo come te sia diventato un fachiro.’ Il Khan fece sedere Guru Nanak vicino a sé e disse: ‘Qazi, se brami chiedere qualcosa, domanda adesso; altrimenti non potrai più chiedere nulla.’ Il Qazi con un sorriso amichevole chiese: ‘Nanak che cosa intendi dire che non c’è Indù, non c’è Musulmano?’ Nanak rispose: ‘essere chiamato Musulmano è difficile; quando uno (lo diventa) può essere chiamato Musulmano. Prima di tutto, rende la religione (din) piacevole e presenta pura la magnificenza Musulmana. Dopo essere divenuto saldo nella religione (din), porta a termine la rivoluzione di morire e vivere’ (I.O., MS., 2484, fol. 84.). Quando Nanak ebbe pronunciato questo versetto, il Qazi restò stupefatto. Il Khan domandò: ‘O Qazi, interrogarlo non è un errore?’ Il tempo della preghiera pomeridiana è venuto. Tutti si alzarono e andarono (alla moschea) per pregare, e anche Baba (Nanak) andò con loro.’ Nanak, poi, dimostrò il suo potere soprannaturale leggendo i pensieri del Qazi. “Il Qazi si avvicinò e cadde ai suoi piedi esclamando: ‘Meraviglioso, meraviglioso! Questa è la grazia di Dio.’ Il Qazi credette e Nanak proferì questa stanza: ‘Un (vero) Musulmano si rende trasparente; (egli possiede) sincerità, pazienza, purezza di espressione: (ciò che è) stabilito non lo disturba: ciò che è morto non lo mangia. O Nanak! Un Musulmano siffatto va in paradiso (bihisiht).’ Quando il Baba pronunciò questa stanza, i Sayyed, i figli degli Sceicchi, il Qazi, il Mufti, il Khan, i capi e i leader si stupirono. Il Khan affermò: ‘Qazi Nanak è giunto alla verità; ulteriori discussioni sono inutili.’ Ovunque il Baba appariva, tutti lo salutavano. Quando il Baba recitò alcune stanze, il Khan cadde ai suoi piedi. Infine, la gente, gli Indù e i Musulmani dissero ancora al Khan che Dio (Khuda) parlava attraverso Nanak.” (India Office MS 1728, fol. 36-4l)

Da quanto precede, è perfettamente chiaro che i successori diretti di Nanak credevano che si fosse avvicinato molto all’Islamismo, e noi difficilmente potremo dubitare la veracità della loro visione sull’argomento, se si considera il carattere quasi contemporaneo della documentazione da cui proviene, come pure le numerose testimonianze contenute nella stessa religione…

È indicativo che quando Nanak parla di se stesso come il servo di Dio, utilizza la parola Khuda, un termine Musulmano Persiano, ma quando suo cognato Jairam parla di Dio, usa il termine “Indù” Paramesur (il Supremo). Si noterà, inoltre, che i Musulmani sono colpiti dalla coerenza e dalla pietà di Nanak, quando li accompagna cortesemente e in pubblico alla moschea. Questo comportamento provoca i suoi amici Indù facendogli credere che si è, in realtà, convertito alla fede Islamica. Naturalmente, tra tutte, la più enfatica e straordinaria espressione è la ripetuta dichiarazione: “Non c’è Indù, non c’è Musulmano.” Nanak era, quindi, fermamente intenzionato a eliminare le differenze tra queste due fedi istituendo una terza direzione che avrebbe sostituito entrambe.

Il reverendo Hughes scrive, inoltre, che quando Guru Nanak incontrava i dervisci Musulmani li salutava con l’Islamico “Assalamu-Alaikum” e riceveva per risposta “Wa-Alaikum-Assalam”. Il reverendo Hughes descrive che il rapporto personale di Guru Nanak con lo Sceicco Farid ji Sani, sesto successore di Baba Farid Shakarganj, fu stretto e durò dodici anni. A volte, questo Sceicco Farid ji Sani è confuso con Baba Farid Shakar Ganj (569-664 Egira, 1173-1266 d.C.), che era morto molto prima di Guru Nanak. Il reverendo Hughes scrisse:

Il principale compagno di Nanak fu, senza dubbio, lo Sceicco Farid ji Sani. Questo Musulmano divenne un amico stretto di Nanak, e se tutte le altre tradizioni avevano fallito, lui solo avrebbe potuto fondare il carattere eclettico del primo Sikhismo. Il primo voto di questi uomini famosi è abbastanza indicativo. Lo Sceicco Farid ji Sani esclamò: “Allah, Allah, O Darvesh” cui Nanak replicò: “La grazia di Allah è lo scopo del mio jihad, O Farid! Vieni Shaikh Farid! Allah, la grazia di Allah è sempre lo scopo del mio jihad.” Le parole originali sono: Allah, Farid, juhdi Hamesha Au Shaikh Farid, juhdi Allah Allah (India Office MS, No 1728; fol. 86.) L’uso del termine Arabo juhdi implica l’energia del proposito con cui cercò Allah; e l’intera frase è potenzialmente di tono Musulmano.

All’istante una familiarità sorse tra questi due uomini eccezionali; così lo Sceicco Farid ji Sani peregrinò con Nanak per dodici anni. Il compromesso programmato tra Induismo e Islam è provato non solo da quest’amicizia, ma la circostanza volle che lo Sceicco Farid ji Sani componesse non meno di 142 stanze (pauri) che sono contenute nello stesso Adi Granth. Un esame di questi versi dimostra ulteriormente la commistione operata da Nanak tra le due religioni… Nanak e i suoi diretti successori non intravidero nessuna incongruenza nella commistione d’idee Indù e Musulmane (Il Granth Sahib, il libro canonico dei Sikh, contiene soprattutto le composizioni di tre grandi poeti Sufi Musulmani: Baba Farid Shakar Ganj, Hazrat Mian Mir e Waris Shah. Ancora oggi, i loro componimenti costituiscono il 33 per cento del Libro).

Lo Sceicco Farid Shakar Ganj, i cui bani (in sanscrito parola ispirata) sono nell’Adi Granth, visse molto tempo prima di Guru Nanak. I suoi bani sono una creazione poetica spirituale di primissimo ordine. Si compongono di 134 shabad (inni) e di 112 sloka (distici). I bani dello Shaikh Farid nella terminologia critica Indiana sono detti vairagya, cioè il distacco dal mondo e dalle sue false attrazioni. Nella terminologia Sufi i suoi bani rappresentano la tauba, il pentimento. I leader del lignaggio di Farid sono anche chiamati Kanwal, fiori di loto.

farid

Appena Nanak e il suo amico Sceicco Farid ji Sani iniziarono a viaggiare insieme, raggiunsero un luogo chiamato Bisiar. Qui, la gente applicava dello sterco di vacca su ogni posto in cui si erano fermati, non appena partivano (I.O MS, No 1728, fol. 94). Il significato evidente di questo comportamento è che gli Indù ortodossi considerarono ogni luogo visitato da Nanak e dal suo fedele compagno contaminato. Se Nanak fosse rimasto di religione Indù, quest’atteggiamento non sarebbe mai accaduto.

Il reverendo Hughes, altresì, descrive alcuni dibattiti di Baba Nanak:

1)      L’incontro con lo Sceicco Ibrahim che lo salutò come un Musulmano prima di colloquiare con lui sull’unicità Divina.

2)      La lunga conversazione con Miyan Mitha che lo invitò alla Kalimah o professione di fede Islamica (fol. 143): in essa, Baba Nanak esalta la dottrina Sufi dell’unità di Dio. In questa conversazione, Nanak disse: “Il testo del Corano dovrebbe essere praticato” (fol. 144). Egli ha anche riconosciuto che “la giustizia è il Corano” (fol. 148). Quando Miyan gli chiese qual è l’unico grande nome, Nanak lo prese in disparte e gli sussurrò all’orecchio: “Allah”. Appena il grande nome fu pronunciato, Miyan Mitha fu ridotto in cenere mentre una voce celeste emetteva ancora la parola “Allah!” Questa voce celeste fece riacquistare la vita a Miyan, il quale una volta resosi conto della situazione cadde ai piedi di Nanak (fol. 147).

Per quanto riguarda il pellegrinaggio alla Mecca di Guru Nanak, il reverendo Hughes scrive:

I particolari della sua visita in quel luogo santo sono completamente noti in tutti i resoconti della sua vita, e anche se secondo il Dott. Trumpp l’intera storia è un’invenzione, la mera fantasia del racconto è sufficiente a dimostrare il rapporto intimo di Nanak con l’Islam, e a giustificare la credenza in un tale pellegrinaggio. Durante il suo insegnamento alla Mecca, Nanak disse: “Gli uomini sono come le donne, non ottemperano la Sunna e il comandamento Divino, né l’ordine del Libro (cioè il Corano)” (I.O. MS. No. 1728, fol. 212.). Egli ammise anche l’intercessione di Muhammad, denunciò il consumo di bhang, vino, ecc…, riconobbe l’esistenza dell’inferno, la punizione dei malvagi e la rinascita del genere umano. Infatti, le parole qui attribuite a Nanak contengono una piena ammissione dell’Islam. Questi principi, provengono, ovviamente, dal narratore del racconto, e dimostrano quanto i seguaci di Nanak sia lontani dal suo pensiero.

In una storia interessante, un santo Musulmano narra ai suoi discepoli che i Musulmani del suo tempo sono diventati beiman (falsi) e adesso un Indù è entrato nel Bihisht (Paradiso). Il reverendo Hughes raccontò questa storia nel modo seguente:

Di seguito, un curioso incidente è riferito quando Makhdum Baha’ u’d-Din, Pir di Multan, sentendo la sua fine avvicinarsi, disse ai suoi discepoli: “O amici, da questo momento la fede di nessuno rimarrà costante, tutti diventeranno beiman (infedeli, disonesti, traditori, ecc..).” I suoi discepoli chiesero una spiegazione, e per risposta fece la seguente dichiarazione sibillina: “O amici, quando un Indù entrerà in Paradiso (bihisht), il Paradiso brillerà (ujala).” A questa strana affermazione i suoi discepoli risposero: “La gente istruita afferma che il cielo non è decretato per gli Indù; che cosa dite?” (I.O. MS. 1728, fol. 224.) Il Pir rispose che alludeva a Nanak, e Gli mandò uno dei suoi discepoli per chiedergli se aveva ricevuto un indizio dell’apprestarsi della sua morte.

Quest’aneddoto possiede straordinariamente l’ammissione di un Musulmano che Nanak sarebbe riuscito a dividere la fede Islamica. Potendo un Indù conquistare il Cielo rivendicando il diritto a un luogo nel Paradiso di Muhammad, chi aveva allora la fede del Profeta avrebbe perso la fiducia nel suo insegnamento. Anche in questo caso, le parole impiegate sono significative: infatti, il Pir disse che i Musulmani diventeranno dei beiman, un termine Indiano particolarmente applicabile alla fede Islamica, mentre il Cielo è chiamato in Punjabi bhisat, cioè bihisht, il Paradiso dei Musulmani; invece, per il Cielo Indù si utilizzano parole come swarg o paralok o Brahmalok.

Gli Indù e i Musulmani sono in disaccordo sul decesso di Guru Nanak. Entrambi intendevano svolgere i riti funerari secondo gli insegnamenti delle loro religioni, giacché presumevano l’appartenenza di Guru Nanak all’una o all’altra fede. Il reverendo Hughes scrisse:

L’evento ultimo nella vita di questo maestro illuminato è perfettamente in accordo con tutto quanto è stato detto sulla sua esistenza. Nanak è venuto alla riva del fiume Ravi per morire – conformemente ai costumi Indù – accanto al flusso naturale dell’acqua. È espressamente detto che gli Indù e i Musulmani lo accompagnarono. Poi, si sedette ai piedi di un albero Sarih (Alhizzia Lebbek), e l’Assemblea dei fedeli (Sangat) stette intorno a lui…

In seguito, gli Indù e i Musulmani che erano costanti nel nome (di Dio) si pronunciarono. I Musulmani dissero: ‘Noi lo seppelliremo’; e gli Indù proferirono: ‘Noi lo bruceremo.’ A questo punto, il Baba disse: ‘Mettete i fiori su entrambi i lati; sul lato destro gli Indù, sul lato sinistro i Musulmani, così domani vedremo quali sono rimasti verdi. Se quelli degli Indù si manterranno verdi, mi seppelliranno.’ Il Baba ordinò all’Assemblea di ripetere le lodi (a Dio); e l’Assemblea cominciò a ripetere gli elogi. Dopo che alcuni versi furono recitati, poggiò a terra la sua testa. Quando il lenzuolo che era stato steso su di lui fu sollevato, non si trovò niente sotto: i fiori di entrambe le parti rimasero verdi. Gli Indù lo portarono via, i Musulmani fecero altrettanto. L’intera Assemblea cadde ai loro piedi.” (I.O. MS. 1728, fol. 239, 240.)

Sebbene sia diventata comune tra gli attuali Sikh la cremazione, l’Adi Granth non si sbilancia a favore di nessuna delle due pratiche mortuarie. Nel Guru Granth Sahib è detto:

 ‘’L’argilla della tomba di un Musulmano cade nella zolla di un vasaio. Da essa, i vasi sono modellati e i mattoni sono costituiti. Essa grida come se fosse bruciata. La povera creta brucia e piange e la cenere ardente cade continuamente da esso. Nanak dichiara: Dio Creatore del mondo che ha fatto Nanak da solo sa se sia meglio cremare o seppellire.” (Adi Granth, 466)

A Guru Nanak fu chiesto se fosse più corretta la cremazione Indù o l’inumazione Islamica… osservò che la migliore argilla per fare le pentole si trovava nei cimiteri, quindi, c’era comunque la possibilità che il corpo decomposto finisse per essere bruciato. (Owen Cole, Sikhism – An Introduction: Teach Yourself)

Gli inni dell’Adi Granth sono permeati di conoscenza Islamica, e la parola Allah è usata molte volte. Anche la Kalima, la professione di fede, è citata: “Non c’è Dio eccetto Iddio; Muhammad è il messaggero di Dio.” (Adi Granth, 141)

La ricerca dei suddetti studiosi testimonia che Baba Nanak era un vero Musulmano che ispirò gli Indù e i Musulmani del suo tempo attirando la loro attenzione verso i veri insegnamenti dell’Islam.

Bibliografia

1) Ansar Raza, Baba Guru Nanak, A Muslim Saint.

2) Anil Chandra Banerjee, Guru Nanak and his times, pag. 82.

3) Owen Cole, Sikhism – An Introduction: Teach Yourself.

4) Bennett, Coleman & Company, The Indian Year Book, Volume 23, pag. 2, 1841. Beiman in hindi-urdu significa traditore, infedele, disonesto, falso, senza fede (Iman).

5) Yoginder Sikander, Building bridges between Sikhs and Muslims: The Contribution of Khwaja Hasan Nizami.

6) Frederic Pincott, “Sufi Influence on the Formation of Sikhism” in “The World of the Sufi” di Idries Shah.

7) The Sikh enciclopedia, Shaikh Farid

8) Kahan Singh Nabha, Encyclopaedia of the Sikh Literature, Volume 2, pag 790. L’albero sarih è l’Alhizzia Lebbek.

http://www.tradizionesacra.it/gurunanak_santomusulmano.htm

Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

 

 

 “Dì: M’è stato rivelato che un gruppo dei ginn (il gruppo del Potere Nascosto)1 ascoltò il Corano, poi dissero: Davvero predicazione udimmo meravigliosa, che guida alla retta via; vi crediamo dunque e nulla più associeremo al Signore! Egli infatti (che la Maestà del Signor nostro sia esaltata) non s’è scelta compagna, né figlio.” (Corano, 72: 1-3).

Questo saggio è la prima e unica dissertazione scientifica sulla reincarnazione nella storia Islamica incentrata sul Corano.

In questo lavoro incomparabile spiegherò scientificamente che non solo il Sacro Corano insegna la reincarnazione, ma Esso è l’alfiere infinito, copioso e potente di questa dottrina. Nessuno degli antichi libri Divini, ad esempio il Santo Veda dell’Induismo, crede nella reincarnazione nella stessa maniera!

In altre parole, non solo la fede nella rinascita esiste nel Corano, ma la descrizione della rinascita contenuta nel Santo Corano è superiore a tutti gli altri Libri Divini originali!

Reincarnazione significa rinascita fisica degli esseri umani dopo la morte attraverso lo stesso meccanismo biologico che avvenne al momento della nostra nascita. Altre eventuali definizioni sulla reincarnazione sono in questo contesto irrilevanti.

La maggior parte dei teologi e dei pensatori Musulmani rigettò la credenza reincarnazionista definendola non Islamica, tuttavia, il mio lavoro si basa su una nuova comprensione del linguaggio Coranico. Il Sacro Corano non è solo il nuovo libro della Rivelazione Divina, il suo linguaggio è ancora sconosciuto.

La gente considera il Corano un testo sacro in lingua Araba, ciononostante, si tratta solo del sottofondo della verità. Su questo sfondo, il Sacro Corano ha creato un nuovo e singolare linguaggio che gli Arabi e gli stranieri devono capire. Sarebbe molto ingenuo pensare che gli Arabi capiscano il Corano in Arabo meglio degli altri. Infatti, al cospetto del Sacro Corano, eravamo tutti stranieri, compresi gli Arabi!

Questo linguaggio sconosciuto ed esclusivo del Santo Corano diventerà un argomento moderno di conoscenza linguistica. Un’indagine completa di questo linguaggio singolare e originale porterà a una nuova comprensione del Santo Corano, e probabilmente a straordinarie e veridiche scoperte al suo interno.

Quest’argomento controverso è suddiviso in più parti. Questo studio è una sintesi di una vasta ricerca compiuta sulla reincarnazione nel Sacro Corano nella mia lingua madre, il Persiano. Quest’analisi non finisce mai ed è ancora in corso, e per grazia di Allah, la aggiornerò di nuovo nel prossimo futuro.

Parte 1

La prova definitiva della rinascita nel Sacro Corano

La Prima Saggezza consiste di non negare mai!

Il primo “Rifiuto” fu operato dal primo negatore, Iblis, il Padre dei demoni!

Uno degli argomenti più dibattuti nell’Islam è il concetto di reincarnazione o rinascita. I Musulmani sono divisi da sempre su questo soggetto: alcuni credono nella reincarnazione, mentre altri la rifiutano.

Il tema del rifiuto è molto delicato nell’Islam. Per “negare” qualcosa si deve avere “conoscenza”, una parola “negativa” implica il rischio di farvi perdere qualcosa di importante nella vita o che vi appartenga.

La non-conoscenza di un concetto e la sua negazione conducono all’ignoranza (in Persiano Jahiliyateh). Il compito di Muhammad fu di guidare l’umanità dall’ignoranza alla conoscenza. Ecco perché la “Negazione” o il “Rifiuto” è un problema particolarmente delicato nell’Islam.

“E dicevate con le vostre bocche cose di cui nulla sapevate, credendo che si trattasse di cosa dappoco, mentre era cosa grande presso Dio.” (Corano, 24: 15)

Al contrario, non è necessario aver “conoscenza” per credere in qualcosa. Se qualcosa è positivo, non perdete nulla credendo in esso, piuttosto ci guadagnate.

La scelta, quindi, è tra la “sconfitta” e la “vittoria”. Per essere sicuri di non perdere nulla, bisogna scegliere di vincere. Si è depositari, così, di una vasta saggezza.

Una motivazione concede la fede, ci abbisogna solo una totale “fiducia”. Bisogna aver “fiducia” nella vita, altrimenti si finirà col tempo per essere un “perdente”. Come possiamo vincere se non abbiamo “fiducia” nella nostra vita? Siamo già perdenti. È una contraddizione evidente.

“Per il pomeriggio! C’è la rovina per l’uomo! Eccetto per coloro che credono ed operano il bene…” (Corano, 103: 1-3)

Si tratta di scegliere!

L’idea della reincarnazione, comunque, esiste.

Molti Musulmani non credono nella reincarnazione perché secondo loro non esisterebbe nell’Islam o nel Corano. Forse hanno ragione quando sostengono che la reincarnazione non esiste, tuttavia, l’idea della reincarnazione esiste.

Avrei delle domande da porre ai Musulmani che non credono alla reincarnazione o ne sono dubbiosi:

Credete all’idea della rinascita? Vorreste rinascere per migliorarvi spiritualmente avendo la possibilità di compiere nuovamente il vostro cammino verso Allah? Pensate di aver bisogno di un’altra vita dopo la presente? Siete felici di non credere nella “rinascita” o vi rattrista rigettarla?

Se la risposta è negativa, significa che l’idea della rinascita non fa per voi. Non vorreste trovarla nel Corano perché riterreste questo Libro inaffidabile. Non è vero?

Potreste ancora aggiungere che non vi interessa poiché non è di vostro gradimento, né l’auspicate. Inoltre, secondo voi la reincarnazione non esiste nel Corano, e come Musulmani seguite gli insegnamenti del Corano.

Vi piacerebbe che la rinascita fosse veramente presente nell’Islam? Vorreste che esistesse nel Corano?

Se la risposta è negativa, potreste aver ragione. La vostra risposta è molto importante; in realtà, non si trova nel Corano ciò che non si vuol trovare per guidare la vostra mente alla scoperta del contrario.

Dichiarate di voler seguire il Corano, ma è più importante seguire il Corano o il vostro cuore?

Ricordate che per attenervi al Corano avete seguito prima il vostro cuore, altrimenti non vi sareste mai conformati al Corano. In altre parole, il vostro cuore vi ha indicato l’osservanza del Corano. Il vostro cuore, così, ha desiderato il Corano. In quel momento eravate pronti per riceverlo. I versetti seguenti descrivono anche il vostro stato:

“è sceso con esso lo Spirito fedele, sul cuore tuo” (Corano, 26: 193-194)

Così discende sul vostro cuore. Risiede tutto attorno a voi adesso e per sempre, anche alla destinazione finale. Siete il centro:

 

“e che in verità verso il tuo Dio è la destinazione finale” (Corano, 53: 42)

Il vostro Dio e la vostra meta nel versetto sono centrali. Significa, infine, che Egli è vostro!

Pregate Allah chiedendoGli ogni cosa, Lo invitate all’ascolto delle vostre richieste come se fosse il Vostro servo.

Se non aveste un cuore, non avreste neanche Dio. Se non aveste un cuore, non desiderereste. Le cose che ricercate e da cui traete soddisfazione dipendono dal vostro cuore puro. Voi siete il vostro cuore, le vostre orecchie sono il vostro cuore, i vostri occhi sono il vostro cuore, la vostra lingua è il vostro cuore, il vostro pensiero è il vostro cuore.

Il Santo Corano, pertanto, insegna l’ascolto, la percezione, la comunicazione, la comprensione e la riflessione attraverso il cuore. I seguenti versi recitano:

“metteremo un suggello sui loro cuori, ed essi non sentiranno” (Corano, 7: 100)

“non già gli occhi loro sono ciechi, ma cieco hanno il cuore” (Corano, 22: 46)

“Diranno con le loro lingue quel che non hanno nel cuore.” (Corano, 48: 11)

“hanno cuori che non comprendono” (Corano, 7: 179)

“Non hanno cuori per comprendere?” (Corano, 22: 46)

Infine, il modo migliore e più affidabile è la sperimentazione col cuore:

“Il cuore non mentì su quel che vide. Vorreste dunque polemizzare su quel che vide?” (Corano, 53: 11-12)

L’idea della rinascita riguarda, quindi, voi e il vostro cuore. L’Islam e il Corano, pertanto, non corrispondono alle loro scusanti. Entrambi riflettono le vostre esigenze. Ascoltate il Corano.

“Iddio non vuole imporvi avversità e disagi, bensì purificarvi mentalmente e fisicamente, e compiere su voi la Sua grazia a ché voi siate riconoscenti.” (Corano, 5: 6)

Se non aveste un’altra possibilità, vi trovereste probabilmente nei guai sia nel presente sia nel futuro. Ne siete interessati!

La rinascita permette che le benedizioni di Allah siano esaudite e completate, essa vi purifica completamente. Volete purificarvi del tutto? Se la vostra risposta è positiva, e si presume che sia così, nutritevi di questi versetti e diverrete un essere umano perfetto. Il Corano è il riflesso delle vostre esigenze sul sentiero spirituale. Altrimenti, non dovreste esserne riconoscenti!

“E v’ha dato di tutto quel che Gli avete chiesto, se voleste contare i favori di Dio, non riuscireste a numerarli. In verità, l’uomo è ingiusto, protervo.”(Corano, 14: 34)

Allah vi ha già dato il necessario prima di chiedere. Questo versetto vi concerne! Le vostre esigenze riguardano le vostre richieste.

Perdono o reincarnazione?

Affermate che Allah perdona ognuno di noi, quindi, non c’è bisogno di ritornare di nuovo alla vita terrena per purificarsi. In altre parole, abbiamo bisogno solo del suo amore e del suo perdono poiché è presente nei suddetti versetti!

Sbagliate ancora! Innanzitutto i seguenti versetti Coranici contraddicono le vostre opinioni:

“conosce i segreti dell’Invisibile, o ha stretto un patto con il Compassionevole?” (Corano, 19: 78)

“E tra loro ci sono illetterati, che non conoscono la Sacra Scrittura, ma solo delle invenzioni sulle quali vanamente congetturano. Guai a coloro che scrivono il Libro con le loro mani e poi dicono: Questo proviene da Allah e lo barattano a vil prezzo! Guai a loro per quello che le loro mani hanno scritto! Guai a loro per il guadagno che ne hanno cavato! E hanno detto: Il Fuoco non ci toccherà che per pochi giorni!’ Rispondi loro: “Avete forse ricevuto qualche promessa da Dio? In tal caso Iddio non romperà la Sua promessa!” (Corano, 2: 78-80)

In secondo luogo, siete sicuri di aver compreso il perdono di Allah correttamente? Il Suo perdono avviene in vari e diversi modi tra cui la possibilità di una nuova vita terrena per l’ottenimento del perdono definitivo. Il Suo amore e il Suo perdono sono un processo pratico di purificazione e di avanzamento. Perdonare non significa trascurare.

Nel processo educativo dei vostri figli perdonate sempre i loro errori. Perché? Perché li amate. Volete che si evolvano.

Se il vostro bambino si sporca, lo perdonate, ma non significa che non gli facciate un bagno. Volete che sia pulito perché lo amate.

Ugualmente Allah perdona tutti i nostri errori, ma non le malefatte commesse con un’intenzione negativa del cuore.

“Dio non vi riprenderà per una sconsideratezza nei vostri giuramenti, vi riprenderà per l’intenzione dei vostri cuori. Allah è perdonatore paziente.” (Corano, 2: 225)

A proposito, da dove avete preso l’idea che il perdono sostituirebbe la vita terrena? Dal Corano? Osserviamo i seguenti versetti:

“Presto saremo perdonati! E se venissero loro altri beni terreni come quelli, li prenderebbero! Non avevano accettato il patto della Scrittura, secondo cui non avrebbero detto, su Allah, altro che la verità? Eppure quel ch’è nella Scrittura essi l’hanno studiato, e la dimora dell’Aldilà sarà la cosa migliore per i timorati; non capite dunque?” (Corano, 7: 169)

“In verità, Io sono Colui che assolve chi si pente, crede, compie il bene e poi si lascia guidare.” (Corano, 20: 82)

“Eccetto chi si pente e crede, e compie opere buone; a questi Iddio tramuterà le opere male in buone. Allah è perdonatore, misericordioso.” (Corano, 25: 70)

“O Signor nostro! Perdonaci dunque i nostri peccati, purificaci le nostre colpe e facci morire con gli Abrar (quelle anime illuminate citate nel Corano che hanno raggiunto la più alta realizzazione spirituale).” (Corano, 3: 193)

Gli Abrar felicemente dicono: “Possibile che noi siamo morti di quella sola morte prima, e non subiremo alcun tormento? Certo è questa una vittoria immensa.” (Corano, 37: 58-60)

“Le opere meritorie scacciano quelle malvagie. Questo è un ricordo per coloro che ricordano.” (Corano, 11: 114)

A titolo di buon esempio, infatti, seppur Allah perdoni il Profeta Adamo (A), Egli lo rispedì di nuovo alla vita terrena:

“Risposero (Adamo ed Eva): O Signor nostro! Abbiamo fatto torto a noi stessi: se Tu non ci perdoni e non hai pietà di noi, andremo in perdizione! Rispose Iddio (dopo il perdono): Scendete di qui, nemici gli uni per gli altri: avrete sulla terra una sede e ne godrete fino a un tempo determinato. E ancora disse: Su di essa vivrete, su di essa morrete, e da essa sarete tratti fuori.” (Corano, 7: 23-25)

Se Allah trattò il suo Profeta (S) in quel modo, perché dovrebbe trattarci in maniera diversa?

In terzo luogo, Allah non concede o non perdona nulla senza sperimentare. Gli esami cui Allah ci sottopone sono un insegnamento basilare del Corano, ed sono probabilmente la più importante pratica per il nostro sviluppo spirituale.

“Li mettemmo alla prova con prosperità e avversità, affinché si ravvedessero” (Corano, 7: 168)

Ancora più importante è la prova del cuore:

“Sono quelli cui Iddio ha provato i cuori disponendoli al timor Suo e avranno perdono” (Corano, 49: 3)

L’idea secondo cui Allah ci perdonerebbe piuttosto che rimandarci alla vita terrena, è un concetto falso e artificioso, nonché contrario agli insegnamenti Divini del Sacro Corano. Adamo (A) mostra che il significato interiore del perdono è la reincarnazione! Il perdono concede un’altra occasione di sviluppo spirituale sulla terra poiché Allah è Misericordioso. Esso riguarda ogni vostra decisione. Arzigogolando col Corano nel tentativo di respingere il concetto reincarnazionista, vi celate a voi stessi, al vostro cuore. Sebbene il Corano consideri la rinascita autentica, voi rigettate il concetto della rinascita secondo il Corano! Manipolate il Corano nella vostra mente per ottenere la risposta che più vi aggrada.

“Ci sono alcuni di loro che distorcono la Scrittura con la lingua, per farvi credere che ciò è parte del Libro, mentre non è nel Libro e dicono: Proviene da Dio, mentre non proviene da Dio e, consapevolmente, mentiscono contro Dio.” (Corano, 3: 78)

La linea rossa del perdono

Nel Corano è detto che Allah non perdona che Gli si associ alcunché. Questa forma di associazionismo è denominata “Shirk” o “dualità” essendo contraria “all’Unità” o al “Tawhid”.

“Egli perdona a chi vuole, ma chi associa altri a Dio forgia suprema colpa” (Corano, 4: 48)

Secondo gli insegnamenti Islamici, qualsiasi cosa che si relaziona ad Allah è Shirk, cioè crea una dualità. Si ritiene che “Dio è uno” essendo il principio del Tawhid o dell’Unità, poiché “uno” significa il “numero uno”, ma anche questo è Shirk! In questo modo, il “numero uno” è associato ad Allah conferendoGli la Sua identità!

Allah, tuttavia, è il Creatore di ogni cosa, compreso il numero uno. Allah, comunque, è l’Uno. Significa che è il Solo Unico esistente. In altre parole, tutto è Lui nella forma della Sua manifestazione. Questo è il Tawhid.

Quindi, anche se ci sono molti dèi, non sono separati. Tutti loro sono Uno, e questa “Unicità” è chiamata Allah.

“Son meglio dèi sparsi o l’Unico Iddio” (Corano, 12: 39)

“I miscredenti dissero: È uno stregone (Muhammad) bugiardo. Farà egli degli dèi un Dio solo? Questa è davvero una cosa strana.” (Corano, 38: 4-5)

“In verità noi creammo l’uomo da una goccia di sperma.” (Corano, 76: 2)

Non dico che Allah non perdonerà la maggior parte di noi Musulmani a causa di un tale malinteso, ma il concetto dello Shirk Islamico e della dualità è molto vasto e sottile e giunge a coinvolgere persino la nozione di Tawhid o Unicità! La maggior parte dei Musulmani è infettata dallo Shirk.

Non bisogna dimenticare che anche i Mushrikin o i dualisti credono che “Dio sia uno” nel Corano:

“Se domandassi loro: Chi ha creato i cieli e la terra? Certamente risponderebbero: Dio! Dì: Pensate voi che quelle che invocate oltre Dio.” (Corano, 39: 38)

I Musulmani commettono Shirk se affermano che Allah nel Suo ultimo Libro ha rifiutato o negato la rinascita!

“Dovrei forse cercare altro giudice che Allah (nel Corano), mentre’Egli v’ha rivelato il Libro dettagliato?” (Corano, 6: 114)

Coranizzazione

Ad Aisha, la moglie del Profeta (S), fu chiesto che tipo di personaggio fosse Muhammad (S). Rispose: il Corano!

Ecco perché Muhammad (S) non ha mai negato la rinascita. Si tratta della Coranizzazione dell’Uomo, cioè, di essere in completa unità con il Corano.

Allorquando l’angelo Gabriele trasmette i versetti del Corano, Muhammad (S) li recita. Questo stato riflette la totale purezza della sua anima o l’inesistenza di uno specchio.

“e di suo impulso non parla. No, ch’è Rivelazione ispirata.” (Corano, 53: 3-4)

È il totale abbandono all’unità con Dio attraverso le parole emesse dalla lingua. Per questo motivo, Muhammad (S) nel Corano è il miglior modello per il rinunciante, cioè, per il Musulmano.

“Voi avete, nel Messaggero di Dio, un esempio buono, per chiunque speri (come ricercatore) in Dio.” (Corano, 33: 21)

Coloro che negano il Corano o le azioni e le parole di Muhammad (S) non sono dei fedeli (Musulmani). La loro negazione rivela il loro stato di impurità.

Il ciclo della nascita e della fede

Se la minoranza dei teologi Musulmani che credette alla reincarnazione avesse assunto la dirigenza dell’Ummah Islamica, la maggior parte dei miscredenti del nostro tempo riconoscerebbe la reincarnazione.

Essi si sono arresi ai loro padri e ai loro dirigenti, e non ad Allah. Questo comportamento nel Corano è assolutamente inaccettabile essendo Shirk o dualismo (non unità).

Se i miscredenti nella reincarnazione Islamica fossero nati in una comunità Musulmana che crede alla reincarnazione, o fossero nati Indù o Buddisti, crederebbero fortemente in essa senza alcuna discussione.

La nascita è importante poiché verosimilmente determina pensiero, fede, opinioni e destino degli esseri umani.

Negare la reincarnazione non ha un’origine Islamica, né è determinata dalla ragionevolezza, dipende solo dal contesto storico, culturale e geografico dei nativi.

In verità, non è solo la nascita a determinare la fede, ma anche la fede può stabilire la nascita.

 Gli esseri umani possono sia scegliere di cambiare, sia cambiare di scegliere. Ciò vi riguarda.

Si potrebbe affermare che il Corano non abbia mai negato la reincarnazione proponendo in alternativa la resurrezione.

Prendendo in considerazione l’idea della reincarnazione si rispetta la linea rossa del Corano che non ci consente di confutare mai.

Il Messaggero di Allah avrebbe negato la reincarnazione se intendeva sconfessarla.

Gli antenati come maestri

Chi rifiuta ciecamente la reincarnazione segue le credenze dei suoi avi e dei suoi fratelli piuttosto che il Messaggero (S) di Allah! La maggior parte di questi miscredenti nella reincarnazione segue i suoi progenitori, i suoi correligionari o il suo ambiente: comunità, famiglia, scuola, moschea, ecc…; questi ambiti non usano la loro testa, si attengono ai loro antenati.

“O voi che credete! Non prendete per patroni e alleati i vostri padri e i vostri fratelli se questi preferiscono la miscredenza alla fede. ” (Corano, 9: 23)

“Quando si dice loro: “Seguite quello che Dio ha rivelato”, rispondono: “Preferiamo seguire quello che seguivano i nostri antenati, anche se i loro antenati non comprendevano e non erano guidati.” (Corano, 2: 170)

“Non si addice ad un uomo al quale Allah ha dato il Libro e la saggezza e la profezia, dire alle genti: Adorate me all’infuori di Allah, ma piuttosto: Siate veri devoti del Signore, voi che insegnate il Libro e lo avete studiato.” (Corano, 3: 79)

Porre domande

I miscredenti Musulmani della reincarnazione Islamica, di solito, pongono molte domande per respingerla. Tuttavia, non si sono mai posti questa domanda: Da dove proviene questo diniego? Dall’Islam o dal Corano? O da qualcos’altro? Siamo seguaci dell’Islam e del Corano o di qualcos’altro? Ritengono di essere nel giusto ponendo tante domande, invece sono in errore. La maggior parte delle loro domande riguardanti la reincarnazione e l’Islam sono insensate o inesatte.

Non chiedete qualcosa di cui non avete conoscenza!

Il Santo Corano lancia questo strano messaggio. I Musulmani pongono domande su argomenti sconosciuti in cerca di una risposta, ma il Corano insegna l’opposto, cioè a non chiedere ciò di cui non si conosce!

“Non chiedermi quel che tu non conosci.” (Corano, 11: 46)

Porre domande è un atto prezioso, pertanto, dobbiamo formulare dei quesiti corretti. E per farlo è necessaria una certa conoscenza. Gli interrogativi mal posti non hanno nessuna risposta o l’hanno errata. Il Messaggero Muhammad (S) disse che una domanda giusta è metà della conoscenza.

Le innumerevoli domande sbagliate dei negatori della dottrina reincarnazionista, rivela la loro ignoranza sulla reincarnazione e sull’Islam. Sono degli eretici deviati.

Una domanda giusta vale più di mille parole

Le numerose domande di questi miscredenti rivelano che sono dei burloni:

“lo ascoltano scherzando e divertendosi in cuor loro” (Corano, 21: 2-3)

Le numerose questioni poste da questi miscredenti della reincarnazione indica che sono impegnati mentalmente in altre attività!

Arzigogolano giocherellando. Se riflettessero correttamente, farebbero solo una domanda, non decine o centinaia. C’è sempre una domanda legittima per ogni argomento che può essere dirompente.

Al tempo di Muhammad (S) qualcuno raccontò a Salman al-Farsi che un uomo alla Mecca affermava di essere il Messaggero (S) di Dio. Salman il Persiano fece solo una domanda: “Che cosa sostiene?” Risposero: “Non c’è nessuna divinità eccetto Dio!” Poi, Salman al Farsi aggiunse: “È Lui!”

Il Corano insegna che nonostante gli innumerevoli quesiti posti dai miscredenti a Muhammad (S), non Gli credettero mai.

“Vorreste interrogare il vostro Messaggero come in passato fu interrogato Mosè?” (Corano, 2: 108)

Troppe domande rischiano seriamente di appesantire il fardello che ci trasporta nel viaggio verso la Verità creandoci ostacoli e facendoci sprofondare nell’oscurità.

Tante domande creano delle cattive abitudini che alla lunga danneggiano il cuore.

Paradossalmente, i miscredenti della reincarnazione non hanno mai risposto a questa domanda: “perché il Santo Corano, la migliore guida tra i Libri Divini, non nega o rifiuta l’idea della rinascita?”

In verità, questioni ancora più basilari rimangono ugualmente senza risposta. Perché milioni di bambini morti nella storia in circostanze diverse non vissero sulla terra per poter progredire spiritualmente?

Le risposte

Ci sono delle domande cui non abbiamo una risposta adeguata, ma non significa che non esista una replica. Altri individui, in differenti luoghi o in diverse epoche avrebbero potuto avere la risposta giusta. Infatti, ci sono domande sulla reincarnazione, sull’Islam, ecc…, che necessitano molto tempo per una spiegazione. Alcune risposte le otterremo dopo la morte, mentre per altre, la risposta arriverà solamente quando avremo sviluppato un certo livello di consapevolezza spirituale. E, infine, alcune risposte non le avremo mai! Le sperimenteremo solo con l’amore.

La giusta risposta come la giusta domanda è una benedizione Divina. Abbiamo bisogno, così, di pregare e di pazientare. Questi miscredenti della reincarnazione supplicano Dio di avere un orientamento?

Questione di credere

Se pregassero per accrescere la loro fede attraverso l’apprendimento e la conoscenza, sarebbe ancora più strano. Perché Muhammad (S) non ha mai chiesto all’angelo Gabriele di credere? Egli credette alle sue rivelazioni. Nemmeno i credenti fecero domande a Muhammad (S) per ottenere la fede, ebbero fiducia nella sua missione.

Le uniche persone che fecero a Muhammad (S) molte domande furono i miscredenti!

Perciò, anche in questo caso i miscredenti della reincarnazione sono in torto e seguono un percorso anti-Islamico! In verità, il comportamento dei miscredenti è sempre stato lo stesso, e sempre lo sarà.

“No, parlano come parlavan gli antichi e dicono: O che forse quando sarem morti e sarem diventati terra e ossame, sarem resuscitati a vita? Già questo è stato promesso a noi e ai nostri padri da prima, non son queste altro che favole antiche!” (Corano, 23-81-83)

Guida alla fede o secondo la fede?

La domanda che si pone, però, è come essere guidati a una fede senza avere una conoscenza al riguardo? Ovviamente, si devono anche fare delle domande per sapere.

La questione può anche essere formulata nel modo seguente: “È la Guida che conduce alla fede o è la fede che conduce alla Guida?”

In altre parole, dovremmo essere guidati alla conoscenza per prestar fede a un’idea, o dovremmo aver fede prima di essere guidati alla conoscenza?

 Si tratta di uno dei più grandi insegnamenti del Sacro Corano. È necessario credere, perciò, a una certa “fede” per essere guidati a essa!

“Coloro che credono e compiono il bene, Allah li guiderà grazie alla loro fede.” (Corano, 10: 9)

Ci sono molti versetti Coranici che confermano chiaramente questa condotta:

“In verità, Io sono Colui che assolve chi si pente, crede, compie il bene e poi si lascia guidare.” (Corano, 20: 82)

“Come  può mai Iddio guidare degli uomini che hanno respinto la fede dopo averla accettata?” (Corano, 3: 86)

“ché Dio non guida gente infedele” (Corano, 2: 264)

La negazione e la guida del Cuore

Questi due versetti mostrano che lo scetticismo conduce il cuore a negare. Al contrario, la credenza e la fede guidano il cuore.

“Coloro che non credono nell’altra vita hanno cuori che negano” (Corano, 16: 22)

“e chi crede in Dio, questi guida il suo cuore.” (Corano, 64: 11)

Anche il nostro cuore deve essere guidato, e ciò non avverrà se prima non abbiamo la fede.

Il Sacro Corano non insegna a credere alla reincarnazione attraverso l’apprendimento, l’informazione e l’analisi. È un errore!  Il Libro di Allah ci insegna prima ad aver fede per essere guidati alla conoscenza.

Naturalmente, abbiamo il diritto di porre tante domande dopo il conseguimento della fede. Così, saremo meglio predisposti a comprendere la conoscenza. In secondo luogo, e più importante, riceveremo alcune significative risposte e le comprenderemo con la sola fede.

In effetti, non è così sorprendente. Infatti, coloro che fanno molte domande sulla reincarnazione, non ne hanno mai fatte altrettanto sulla resurrezione cui vi credono appena! Questa situazione è un chiaro esempio di doppio standard anti-Islamico. Comunque, riguarda il credo che viene sempre prima.

Al posto di fare tante domande respingendo ciecamente ogni nuovo linguaggio del Libro di Allah, dovrebbero seguire i nobili insegnamenti su cui si sofferma il Corano: l’Ascolto e la Riflessione.

1. La parola ginn deriva dalla radice Araba il cui significato è “nascosto alla vista”. Il loro Potere Nascosto si riferisce, ad esempio, alla capacità di viaggiare velocemente.

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_primaparte.htm

Malik cita il detto del Profeta: “Dio ha rafforzato l’Islam con i turbanti e le bandiere.” (Malik b. Anas, Risala fi-l sunan wa-l-mawa’iz wa-l-adab)

 Il copricapo è uno tra gli elementi storici, culturali e religiosi più pittoreschi. Una particolare importanza per le nazioni orientali ha il turbante. L’Imam Hazrat Timur Ibragimov della moschea di Kizil Bayrak (distretto di Verkhneuslonsky — Tatarstan) che qui presenta i segreti dell’avvolgimento del turbante, è un maestro ineguagliabile in quest’arte.

 Il turbante, un copricapo meraviglioso

Il turbante è un elemento importante dell’abbigliamento clericale. «Per il musulmano, il copricapo tradizionale è la calottina o il kalyapush (tubeteika). Il turbante è indossato solo dagli oranti in preghiera (namaz). «Ogni musulmano, è l’Imam della sua casa, pertanto, pronuncia l’azan, compie il namaz e ha il diritto di indossare il turbante sulla testa», narra Hazrat Timur. «Sappiamo che il venerabile Profeta indossava il turbante e un copricapo, sia separatamente sia congiuntamente», egli dichiara. «Non v’è dubbio che il Profeta li portasse non solo al tempo della preghiera, ma anche in altri momenti. Per questo motivo, indossare un copricapo e un turbante, almeno durante la preghiera, significa seguire la Sunnah».

 Il turbante fin dall’antichità è stato un attributo imperativo appartenente all’abbigliamento islamico del viaggiatore. Anticamente lungo il viaggio poteva accadere di tutto. Spesso le persone morivano lungo la strada. La lunghezza della stoffa che avvolgeva il turbante corrispondeva alla lunghezza complessiva del sudario (lenzuolo funebre). Spesso, questa tela ha salvato il viaggiatore, era utilizzata come materiale di bendaggio per contusioni e ferite. Durante le tempeste polverose nei deserti, questo tessuto si avvolgeva intorno alla testa per proteggere gli occhi, il naso e le orecchie del viaggiatore dalla sabbia e dal fango.

 

 500 copricapi alla riscoperta di Kul Sharif (in tataro Qolsherif. Fu un Imam, un capo religioso e un poeta del XVI secolo, difese una parte della città di Kazan nell’ottobre 1552 contro le truppe di Ivan il Terribile. Morì durante l’assalto insieme ai suoi collaboratori. La moschea intitolata Kul-Sharif, è stata costruita tra il 1996-2005 in suo onore sui resti di un’antica moschea all’interno della cittadella di Kazan)

 Questo copricapo e il suo ideatore, Hazrat Timur, sono sorprendenti. Il nostro Imam Khatib della moschea del villaggio di Kizil è stato un ufficiale di carriera, oggi è un tenente colonnello in pensione. Hazrat, si è laureato presso la Scuola Superiore dell’Aeronautica Militare Russa di Orenburg, ha servito e difeso per 28 anni la patria.

 Ci sono pochi specialisti in grado di fare questo copricapo. Timur Ibragimov è uno di loro. Ha imparato quest’arte nel 1995, nella città di Namangan. Prima di lui, il confezionamento dei turbanti era affidato a Hazrat Gabdulkhak Samatov. Hazrat Timur lo considera il suo istruttore. Nel 2005, quando fu aperta la moschea Kul Sharif, tutti gli Imam della regione dovevano venire in turbante. Timur Ibragimov, perciò, confezionò più di 500 di questi paramenti. Da allora, la sua professione è l’arrotolatore di turbanti. Non solo li fabbrica, ma insegna anche ad altri organizzando corsi specialistici in tutta la Russia. E i suoi copricapi sono indossati da famosi Imam.

 Il record di Timur Ibragimov raggiunge i 35 turbanti in un giorno, seppur realizzati con l’aiuto dei suoi allievi. Lo stesso Hazrat non conosce le statistiche, pertanto, dire quanti ne siano stati confezionati, è impossibile. Possiamo presumere migliaia.

 

I segreti dell’avvolgimento

 L’arrotolamento del turbante richiede assiduità, la sua saggia e splendida esecuzione eseguita da un maestro, colpisce molti. Per questo motivo, sveliamo i segreti del suo confezionamento.

La fabbricazione del turbante richiede un cotone garzato di 11 metri, una forma conica di un fez o di un tarbush, un pezzo di cartone, un moncherino, un paio di forbici, tre righelli, un coltello, un cucchiaino, degli aghi e degli spilli.

 

 La prima parte riguarda la preparazione del materiale: cioè la tiratura, la stiratura e l’avvolgimento del cotone garzato attorno al pezzo di cartone. Il maestro prepara il tutto in anticipo.


Dopo aver preparato il tutto, bisogna mettere il fez sul moncherino e solo allora si può arrotolare il cotone garzato. Dalla misura del tarbush si compie un certo numero di giri. Normalmente sono 12 o 13.

L’essenziale è tener d’occhio la simmetria, afferma l’Imam.

 

 

 

Il cucchiaio aiuta a stirare le strisce che si raddrizzano riordinando gli orli.

 

  La parte integrante del turbante – la cosiddetta “coda”, è un indicatore. Ad esempio, se la “coda” poggia sulla spalla destra di un Hazrat, significa che è non deve essere disturbato. Dopo una predica o una preghiera, questa coda del turbante è fissata in cima a questo paramento: adesso è possibile rivolgersi all’Imam per qualsiasi domanda.

 

 

 

Il colore del turbante è molto importante. Di solito è bianco. Il verde è indossato dai pellegrini, gli Hajj.

 

Questo è tutto, il turbante è pronto. Per realizzarlo Timur Ibragimov, ha impiegato circa 30 minuti. Ogni giorno, a suo piacere, arrotola di solito due turbanti.

http://www.tradizionesacra.it/turbante_tatarstan.htm

Il tempo relativo passa in fretta,

chi è nato scomparirà velocemente nel tempo passeggero.

Muhammad Fozili

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La tubeteika o tubatay (specie di calottina o cappellino Orientale) è un copricapo dell’Asia Centrale, oggi indossato in Tajikistan, Kazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tatarstan, Cecenia, Afghanistan, Iran, Turchia, Xinjiang, Volga Bulgaria, Baschiria e in altre nazioni. È detta anche duppi e kalpoq in Uzbekistan.

La storia della tubeteika si perde nei secoli. La sua qualità artistica elevata, le immagini e i ricami ornamentali dimostrano che lo sviluppo di questo genere artistico popolare avvenne nel lungo periodo. Una conferma indiretta dell’esistenza di copricapi somiglianti alla tubeteika si ritrova nella scultura antica, sui dipinti murali, sulle statuette di terracotta in miniatura del Medio Oriente Musulmano (XV e XVI secolo). Nella storia e nella cultura del popolo tartaro è un talismano.

Il nome “tubeteika” deriva dalla parola “tube” che significa superiore, migliore, massimo, cima, vertice, ecc… Le tubeteika sono realizzate in vari tessuti, tra cui il velluto decorato con ricami in seta e fili d’oro e d’argento. Tradizionalmente, le tubeteika sono cucite a mano.

LA TUBETEIKA SIMBOLEGGIA LA NASCITA DELLA LUCE

Tubeteika di Kokand

La semantica delle forme e degli ornamenti è un campo d’indagine interessante della critica artistica. Nell’arte tradizionale Orientale si assegnava di solito a qualsiasi immagine un significato recante in sé un complesso elaborato di concetti espressi sul cosmo e sui fenomeni naturali nel linguaggio dei simboli.  L’ornamento custodisce da millenni i significati dimenticati o persi di alcuni oggetti. Sebbene ogni segno e le sue combinazioni siano laconici, si possono decifrare e spiegare ottenendo informazioni precise.

La cupola oscura dello spazio infinito, costellato di stelle, crea una struttura ordinata dell’Universo. L’ampiezza sacrale dell’ornamento è parte integrante della cultura Orientale. I ricami uzbeki e le colonne scolpite, gli arabeschi ampollosi sui ganch (in Uzbekistan è l’alabastro mescolato con latte di cammello) mostrano l’ornamento vegetale raffigurante un pianeta vivente, e il motivo geometrico, il girih (in Persiano uzel, arte Islamica di motivi geometrici complessi), simbolizza la personificazione dell’ordine Universale. Questi ornamenti portano in sé un’informazione profonda trasmessa da generazioni. Nel tempo, l’informazione è stata mal interpretata e distorta acquisendo nella vita quotidiana un senso puramente utilitaristico.

Nel saggio “Il segreto dei vecchi simboli”, il pittore e filosofo di Tashkent Muhammad Fozili, rivelando l’essenza cosmogonica dei motivi ornamentali della calottina scrisse: “Alla presenza di tutta la policromia Orientale appare improvvisamente monocromatica la tubeteika della valle di Fergana su cui risalta precisamente il bianco e il nero. Essa non attira solo l’attenzione, ma fa pensare anche al perché. Viene meno l’ipotesi che ciò rappresenterebbe un peperone o meglio ancora una mandorla, anche se un semplice ricamo colorato rallegra l’uomo sulla cui testa è indossato un ornamento di mandorlo fiorito o di peperoni rossi e verdi. E se fosse necessario introdurre all’ornamento della calottina la semantica profonda? Le parole di Hazrat Ali (A) affermano che le Scritture hanno quattro significati: l’essoterico accessibile a tutti; l’esoterico comprensibile solo agli iniziati; il misticismo; lo svelamento della Divina provvidenza. A prima vista, gli ornamenti della tubeteika si presentano come l’ala di un fagiano, la foglia di un tulipano, una mandorla o un peperone. Nell’Oriente patriarcale, per quanto incomprensibile, l’uomo che indossa un semplice copricapo ornamentale sulla sommità della testa è considerato in contatto con l’Universo.”

La tubeteika custodisce un antico e segreto significato. Circa 15 miliardi di anni fa una palla di fuoco apparve e formò l’Universo. Negli anni 70 del ventesimo secolo, Stephen W. Hawking ha cercato di rispondere alla seguente domanda: “Che cosa accade alla materia? Perché un punto di densità infinita e di volume nullo che secondo la teoria della relatività si trova al centro di un buco nero, apparve nell’Universo?”

È dimostrato che l’Universo è descritto al pari di un buco nero. Il buco nero è una regione dello spazio con una concentrazione alta di materia il cui campo gravitazionale non fa fuoriuscire nemmeno la luce. Nulla che è all’interno del buco nero può influenzare il mondo esterno, sebbene gli oggetti esteriori cadano al suo interno.

In seguito, l’autore riflette sull’origine dell’Universo, sui “buchi neri” che assorbono la materia non emettendo luce al di là dei terribili campi gravitazionali: “E se per un attimo immaginassimo che lo scampolo di stoffa nero della tubeteika sia un buco nero, in cui l‘Universo si comprima in un punto, la testa diverrebbe il veicolo di infinite informazioni.”

Noi siamo colpiti dalle cupole dell’architettura medievale Islamica; in effetti, si tratta di una rappresentazione sculturale del cielo stellare!

Nessun dettaglio, nessun punto della tubeteika è casuale. La tubeteika è divisa in quattro parti: può indicare anche solo i quattro elementi fondamentali, detti nucleotidi, utilizzati per la costruzione di molecole trasmittenti il codice genetico.

Poi, Fozili, tratta la questione più importante: “Avendo esaminato e analizzato i quattro segni principali sulla parte superiore di una tubeteika di Margilan (Fergana, Uzbekistan) e avendoli confrontati col feto del primo mese nel grembo della madre, è senza dubbio evidente che si tratta di un grumo energetico, un ologramma dell’Universo, è la nascita della luce, è un embrione che si è evoluto in milioni di anni, è un sistema negentropico. Si potrebbe creare una leggenda sulla tubeteika ipotizzando che l’embrione sia l’Universo intero, ma il modello ornamentale della tubeteika di Namangan (Regione Uzbeka) indica chiaramente che il feto è un bambino di tre mesi!” (Negentropia – equivale all’entropia negativa, cioè alla nascita della Luce secondo Fozili. – Commento dell’autore)

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Muhammad Fozili, L’anti-mandorla, 1999

Sarebbe stato fattibile compilare la leggenda della creazione degli arabeschi associati all’idea che la tubeteika simboleggi la nascita dell’Universo intero, ma la calottina di Namangan indica eccezionalmente il feto di un bambino di tre mesi! Nella parte inferiore della tubeteika di Kokand (Fergana, Uzbekistan) 16 simboli la attorniano, quattro per lato. A prima vista, completamente astratti, giacché sono tutti uguali, il codice cifrato di questi ricami somiglia vagamente a delle colline.

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Nulla può essere compreso senza confronto, senza vedere la continuazione o l’inizio, ma la tubeteika di Chust (regione di Namangan, Uzbekistan) getta una luce sopra un arabesco incomprensibile riguardante l’eterna ripetizione e il ritorno di tutte le cose.

Nei testi cinesi risalenti al II secolo a.C. è citato il suddetto concetto. Ancor prima, nel IV secolo a.C., il filosofo greco Eudemo da Rodi narrava ai suoi discepoli: “Se crediamo ai Pitagorici, in futuro avrò questo stesso bastone nelle mie mani, e vi parlerò ancora come adesso vi vedo seduti davanti a me, e così si ripeterà tutto il resto.” Questa ripetizione eterna si rappresenta con quattro ornamenti non identici su ogni lato della tubeteika, cioè due archi piccoli e due grandi. Sopra il piccolo arco ci sono dei punti ricamati che riflettono la beshik, la culla in legno del neonato che irradia luce. Un arco grande, detto anche beshik, è concepito per la persona che ha lasciato questo mondo, i cui punti ricamati all’interno mostrano la luce svanente del defunto. L’Universo si espande e si contrae, nasce e muore. L’Universo tornerà nuovamente al punto di partenza. Dopo questo ciclo inizierà uno nuovo, ci sarà un altro “Big Bang”. Appariranno di nuovo le galassie, gli ammassi stellari, la vita. I calcoli del cosmologo inglese Paul Charles William Davies corrispondono alle ipotesi dell’Universo pulsante. È curioso che l’Universo di Davies comprenda le curve chiuse del tempo. In altre parole, il tempo si muove circolarmente. Questo significa che il numero delle nascite e delle morti sperimentate dall’Universo è infinito. Democrito e Pitagora scrissero sul Grande Anno dell’Universo, terminato con la fiamma cosmica, che esso perisce e rinasce di nuovo per attraversare ancora il circolo dell’esistenza.

Pertanto, si può ipotizzare che intorno alla testa di una persona, sulla tubeteika, ci sia un numero infinito di nascite e di morti che verifichiamo durante la nostra vita…

Oggi le tubeteike sono realizzate anche in stile moderno con ricami di zecchini, perle, fili d’argento e dorati.

Bibliografia

  1. Muhammad Fozili, L’antimandorla, 1999, Tashkent
  2. Stephen W Hawking. A brief history of time: from the big bang to black holes, Random House, 2009
http://www.tradizionesacra.it/tubeteika.htm

In Oriente, agli organi della circolazione sanguigna e dell’apparato circolatorio è accordato un significato immenso, poiché, secondo i guaritori, il sangue è uno dei principali fornitori d’energia dai polmoni a ogni cellula del corpo. Certe scuole di guaritori Orientali non facevano alcuna distinzione tra sangue ed energia, giacché il sangue era considerato una sostanza vitale, un’energia divina. A causa di ciò, la riattivazione del bilancio energetico dei meridiani associati agli organi del sistema circolatorio, oltre al trattamento di tali organi è fondamentale per il risanamento di tutti i disturbi corporali.

L’ipertensione (Morbus hipertonicus)

 L’ipertensione cronica è una malattia tendenzialmente progressiva, la cui caratteristica è l’aumento della pressione arteriosa (sistolica e diastolica) dovuta ai disturbi dell’equilibrio energetico del suo principale canale situato lungo la colonna vertebrale e che sale verso la cima della testa. A causa di questo squilibrio energetico cessa la regolazione nervosa del tono vascolare, poiché è un disturbo funzionale dell’apparato nervoso superiore del cervello – la corteccia cerebrale, l’ipotalamo, il midollo allungato portano all’aumento del tono arteriolare.

I guaritori Bulgari evidenziarono i fattori interni ed esterni riguardanti lo sviluppo dell’ipertensione. Secondo loro, le emozioni negative aprivano le porte (i centri energetici) per l’entrata degli spiriti maligni, poiché la stagnazione energetica si forma nel campo del sistema nervoso centrale distruggendo l’aura della persona.

Tra i fattori interni, osservarono in primo luogo le malattie infiammatorie renali.

Per la medicina moderna, questi disturbi renali dipendono da cause auto-immunitarie (allergiche), infettive (pielonefrite), dalle lesioni stenosanti delle arterie renali, dalle malattie renali urologiche.

Il principio fondamentale dell’ipertensione proviene dall’ipertensione endocrina arteriosa, dalle lesioni organiche dei grandi vasi, del cuore e del sistema nervoso centrale (encefalite, tumori, traumi, lesioni ischemiche focali).

L’ipertensione può presentarsi conseguentemente all’uso di farmaci (ad esempio l’efedrina).

I guaritori Bulgari hanno da tempo trovato un legame tra l’alterazione della spina dorsale e i cambiamenti della pressione arteriosa. Il quadro clinico dell’ipertensione è associato alla natura della sua insorgenza (acuta o graduale). Il decorso progressivo di questa malattia può essere lento e rapido.

Il decorso progressivo rapido è particolarmente pericoloso con una pressione sistolica e diastolica alta che non si abbassa nemmeno dopo un ictus e in seguito ad uno sviluppo d’insufficienza cardiaca. Si segnala un cambiamento progressivo rapido del fondo oculare accompagnato da una diminuzione visiva. La progressione rapida di fenomeni clinici conduce in pochi mesi o in 1-2 anni dopo l’inizio della malattia alla morte.

Lo sviluppo dell’ipertensione progressiva lenta è suddiviso in 3 fasi. La prima è caratterizzata dall’aumento instabile della pressione arteriosa che si abbassa fino alla norma in condizioni favorevoli. Degli angiospasmi del fondo oculare sono possibili.

Nella seconda fase, la pressione arteriosa aumenta in modo più rilevante ed energico, sebbene sia caratterizzata da fluttuazioni. Senza medicine, la pressione non diminuisce e non raggiunge la normalità. Sono possibili sostanziali disturbi della circolazione sanguigna. Sono osservabili fenomeni di cardiopatia ischemica. Sono frequenti cambiamenti nei vasi retinici e variazioni nelle urine. La terza fase è caratterizzata da un aumento persistente e significativo della pressione sanguigna (specialmente diastolica). La diminuzione della pressione accade spesso in presenza di complicanze (insufficienza cardiaca, infarto miocardico, ictus), a volte nella progressione aterosclerosica. Si osservano frequentemente disturbi focali della circolazione sanguigna cerebrale con lo sviluppo di paralisi. Si manifesta insufficienza coronarica e circolatoria. Si sviluppa l’arteriosclerosi renale. Avvengono cambiamenti significativi delle arterie retiniche.

Il trattamento dei pazienti ipertesi è un compito complesso. Il guaritore assegna innanzitutto una dieta che contribuisce ad alleviare dal corpo gli eccessi di proteine, grassi e sale. Si raccomanda di non mangiar carne più di una volta alla settimana. Sono stabiliti infusi di erbe ed esercizi di respirazione.

L’influsso energetico inizia con una diagnosi della colonna vertebrale e della testa, cioè si diagnosticano i principali centri energetici del corpo umano. Spesso il guaritore elimina i disturbi della colonna vertebrale, non solo energeticamente, ma anche in modo manuale (vedi cap. “Il trattamento della spina dorsale”).

 

 L’allineamento della pressione arteriosa agendo su Ajna Chakra.

Il guaritore influenza energeticamente la colonna vertebrale in modo tradizionale. In un primo momento, “invia” l’energia dagli angoli degli occhi fino in cima alla testa tramite i due canali, e poi giù lungo la spina dorsale verso il coccige, dove i canali si intersecano in un punto. Con l’energia rossa della Kundalini (il colore del Sole al tramonto) riempie l’area del coccige, e poi la solleva (quest’energia) nella colonna vertebrale fino al centro Vishuddha-chakra. Poi, di nuovo, attraverso i meridiani della vescica, l’energia è inviata al coccige riempendo di più la Kundalini. Dal chakra della Kundalini, il guaritore innalza l’energia lungo il centro della spina dorsale fino alla sommità della testa. Al pari di una fontana, l’energia trasporta un potente getto fuori dalla testa che discendendo lungo il corpo, forma così un “grande circolo energetico”, la cui descrizione si trova nel capitolo “La polmonite.

La seconda fase del trattamento energetico tratta della “pulizia” degli organi interni della circolazione sanguigna. I reni sono stimolati e “riscaldati” a contatto e a distanza. Gli effetti sul cuore passano nell’intestino piccolo, nella milza, nello stomaco e nel fegato, ripristinando così l’equilibrio energetico nei meridiani del cuore.

La terza fase riguarda l’allineamento della pressione arteriosa. È realizzata in due modi diversi.

Il primo modo: il guaritore mette le mani sul capo del paziente – la mano sinistra sulla fronte e la mano destra sulla nuca – e mentalmente lavora con l’immagine. Il guaritore, a occhi chiusi, evoca l’immagine energetica del malato, e su questa “copia” di colore bianco puro, dall’area della Kundalini fino al plesso solare, vede il coagulo dei vasi sanguigni. Il guaritore estende questo grumo di vasi sanguigni a forma di reticolo uniforme sul corpo intero. Quando ci riesce, la pressione arteriosa si abbassa.

Il secondo modo: il guaritore si siede di fronte al paziente e, guardando tra le sue sopracciglia, influenza attraverso Ajna chakra tutto il corpo livellando energeticamente in esso la circolazione sanguigna. Il livellamento è raggiunto, di solito, quando si eliminano i disturbi circolatori (ad esempio, nella zona lombare o pelvica, ecc…). L’azione dura da uno a tre minuti. Dopo di che, la pressione si abbassa.

L’influsso sia nel primo che nel secondo procedimento attraversa Ajna chakra (il centro telepatico), in tal modo si imposta al paziente il “programma” di guarigione.

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Seguire una dieta senza cibi salati e speziati, con po’ di carne; mangiare albicocche secche, datteri, fichi, mele e limoni.

2. Almeno una volta al giorno eseguire l’esercizio per il rilassamento completo del corpo e dell’anima (vedere capitolo “Yoga Bulgaro del Volga”).

3. Eseguire esercizi di elasticità della colonna vertebrale e dell’area lombo-pelvica.

L’ipotensione (Morbus hipotonicus)

L’ipotensione arteriosa può essere primaria e secondaria.

La secondaria insorge alla presenza di malattie cardiovascolari, endocrine e infettive dovute a disordini nutrizionali e a distrofia.

Nello sviluppo dell’ipotensione arteriosa è importante tanto la predisposizione ereditaria quanto i disturbi funzionali delle ghiandole endocrine. Un ruolo importante lo giocano i focolai di infezione cronica (tonsillite, sinusite, colecistite-colangite, carie dentarie).

Secondo i guaritori Bulgari, i cambiamenti basilari dell’ipotensione sono un’alterazione della circolazione energetica nel suo canale principale situato tra il coccige e la corona quando insorgono i disturbi viscerali che conducono alla caduta della pressione arteriosa (distonia neurocircolatoria).

Nel caso di ipotensione arteriosa si osserva del mal di testa, un aumento della sudorazione, irritabilità, affaticamento, vertigini ricorrenti e sincopi, rigidità delle spalle, suoni dentro le orecchie, palpitazioni, perdita di appetito, pesantezza di stomaco, stitichezza, congelamento di mani e piedi, disturbi mestruali, ecc…

Il trattamento inizia fissando al paziente il regime corretto giornaliero. Si raccomanda una vacanza all’aria aperta, attività fisica e idroterapia. Di grande importanza sono i prodotti alimentari che contengono una grande quantità di Prana (frutta, legumi, ortaggi, ecc.).

Il trattamento energetico dei guaritori Bulgari inizia con l’ispezione del tronco vertebrale. In caso di necessità, si ricorre alla chiropratica (vedere capitolo “Il trattamento della spina dorsale”). Poi, il guaritore allinea i flussi di energia lungo la spina dorsale disponendo prono il paziente per la diagnosi energetica. Nel punto in cui vi è una carenza energetica, il guaritore riempie quest’area d’energia “eccedente” da un’altra zona della colonna vertebrale. Se il guaritore sente una fuoruscita energetica dal canale, ne blocca la perdita lavorando con l’aura del paziente. Spesso, gli aggiustamenti manuali ed energetici ristabiliscono la pressione arteriosa del malato.

L’influsso a contatto nel caso in cui la pressione sanguigna è bassa

I guaritori Bulgari eliminano l’ipotensione primaria ripristinando la normale circolazione nel principale canale energetico dal coccige alla corona, e dalla corona agli organi genitali tramite una linea mediana che attraversa il viso, il petto e il ventre. In questo caso, affinché si attivino e si normalizzino le funzioni degli altri canali energetici che influiscono la comparsa dell’ipotensione, il guaritore aumenta “il calore energetico” nella zona renale, tra le scapole, nella regione occipitale della testa, nell’area ombelicale e del plesso solare. Il guaritore può lavorare sia a contatto, sia con l’imposizione del palmo delle mani su queste zone a distanza o a contatto/distanza come mostra il disegno.

Il guaritore rimuove la causa patologica dell’ipotensione secondaria influenzando energeticamente il centro dell’infezione cronica (sopprimendo il focolaio). Poi, ripristina il normale funzionamento delle ghiandole endocrine (vedere capitolo sulle “malattie endocrine”).

 

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Passeggiare regolarmente all’aria aperta (nella natura).

2. Eseguire gli esercizi respiratori (vedere capitolo “Yoga Bulgaro del Volga”).

3. Regolari frizionamenti con stracci bagnati e docce di acqua fredda.

4. Compiere esercizi di flessibilità della colonna vertebrale.

 

L’aterosclerosi (Atherosclerosis)

L’aterosclerosi è una malattia cronica che si basa sul metabolismo scorretto dei lipidi. Essa si manifesta nelle alterazioni della bilancia energetica dell’intero organismo, secondo cui nella membrana interna delle arterie si depositano i lipidi (colesterolo e suoi esteri). Questo porta all’indurimento delle pareti arteriose, al restringimento della loro apertura e alla formazione di trombi. Di conseguenza, si sviluppano distrofia, alterazioni necrotiche e sclerotiche negli organi i cui vasi sanguigni arteriosi sono colpiti.

Il disordine del bilancio energetico nel corpo che porta all’aterosclerosi dipende da diversi fattori tra cui, soprattutto, la tensione neuro-psichica, i disturbi funzionali delle ghiandole a secrezione interna, le diverse turbe metaboliche, la funzionalità epatica anormale, ecc… L’aterosclerosi, si combina spesso con altre malattie le cui cause dipendono da disordini della bilancia energetica dell’intero corpo: diabete, obesità, podagra, ecc…

Il processo aterosclerotico colpisce principalmente le arterie che sono di tipo elastico, sviluppandosi più spesso nell’aorta, nei vasi venosi, ed anche nelle arterie cerebrali, renali e degli arti. Il colesterolo si deposita nella membrana interna delle arterie nella forma di separati focolai o placche. La dinamica dei sedimenti permette di evidenziare la sequenza nelle fasi di sviluppo che caratterizzano la morfogenesi aterosclerotica.

La fase 1 (lipidosi) è caratterizzata dalla deposizione e dall’accumulo di lipidi nella membrana interna delle masse lipide. Nei focolai si sviluppano gradualmente delle fibrosi (liposclerosi). La fase 2 riguarda la disgregazione della placca che diventando una poltiglia (liquame) è trasportata dal flusso sanguigno lasciando la superficie scoperta da lesioni ulcerose. La fase 3, l’ateromatosi, riguarda la probabile formazione di trombi al posto di ulcerazioni, e i presumibili sviluppi di complicazioni tromboemboliche. Nella placca si possono depositare sali di calcio. La fase 4 riguarda la calcificazione aterosclerotica.

Il guaritore inizia il trattamento fissando le linee guida generali: sonno adeguato, soggiorno all’aria fresca, movimento, dieta, digiuno curativo da un giorno a tre settimane. Il cibo deve avere un basso contenuto calorico, senza grassi animali, sale e zucchero. Non sono raccomandati, altresì, antipasti piccanti, spezie, alcool e carni energeticamente “fredde”: maiale, oca, tacchino, nonché cervello, reni, uova di pesce, fegato.

            Il guaritore effettua il trattamento energetico in base alla fase dei sedimenti lipidici.

Nella prima e nella seconda fase, il guaritore lavora per ripristinare l’energia in tutto il corpo, non ha paura di far circolare il sangue nelle arterie. Il ristabilimento dell’energia (l’equilibrio energetico) accade principalmente lungo la colonna vertebrale e il meridiano anteriore centrale formando il cosiddetto “piccolo circolo energetico” (vedere paragrafo “La polmonite”).

 Il metodo del «pistone» nel trattamento dell’aterosclerosi

 

Poi, il guaritore agisce localmente, a seconda delle zone colpite. L’area può riguardare la parte toracica o addominale dell’aorta, le arterie mesenteriche e coronarie, le arterie cerebrali o renali, le arterie periferiche o polmonari.

Lavorando localmente, il guaritore invia nelle arterie un’energia contraria al flusso sanguigno, ottenendo un effetto vibrante e pulsante grazie al quale i sedimenti lipidici sono rimossi dalle loro sedi.

L’azione termina col metodo del “pistone”. In questo metodo, l’energia è inviata dalla pianta di entrambi i piedi alla testa, dove si incrocia e ridiscende verso i piedi.

Se il guaritore lavora con le mani, i suoi palmi sono perpendicolari al corpo e trasferiscono tutto sulla copia energetica dell’organismo. Quando l’energia sale, i palmi sono rivolti in alto; mentre se l’energia scende, i palmi sono orientati in basso.

Nella fase 3 e 4, il guaritore cerca di non influenzare molto il movimento sanguigno per non spostare i trombi che si sono costituiti. Il guaritore, in questo caso, influenza i trombi col metodo dello “scioglimento”. Lavorando con le copie energetiche delle zone colpite lui “tritura” e “brucia” i trombi colle sue mani.

 

L’influsso energetico termina solitamente ristabilendo e rafforzando l’aura del paziente.

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Passeggiare regolarmente all’aria aperta.

2. Mantenere un regime sonno-veglia;

3. Una dieta senza grassi, sale e zucchero;

4. Un regolare svolgimento di esercizi fisici;

5. L’esecuzione della ginnastica respiratoria (vedi cap. “Introduzione allo Yoga Musulmano dei Bulgari del Volga

La stenocardia

La stenocardia (angina pectoris) la cui sindrome dolorosa è causata da un’ischemia transitoria del miocardio come risultato di un disturbo acuto della circolazione sanguigna coronarica, è una delle forme cliniche più diffuse della malattia ischemica del cuore.

L’evoluzione dell’aterosclerosi, più spesso, è osservata vicino alle arterie coronarie. Questa malattia dipende dai disturbi del flusso energetico nei meridiani di cuore, intestino tenue, pericardio, triplice riscaldatore, e anche dal cattivo lavoro di organi come il fegato, lo stomaco, i reni, il cervello e altri organi legati al sistema nervoso centrale.

L’estrazione dell’energia fredda dalle pupille degli occhi nel trattamento della stenocardia

 

In presenza di un attacco stenocardico, di solito dietro lo sterno, v’è un dolore pressante o stringente di diversa durata e intensità. Il dolore, in generale, di natura intermittente, si diffonde abitualmente alla spalla sinistra, al braccio sinistro, alla zona interscapolare, e talvolta anche al braccio destro.

 

Il lavoro con la copia energetica del cuore.

 

Gli attacchi di dolore possono essere rari o frequenti. L’ipertensione e il diabete giocano un ruolo importante nello sviluppo della stenocardia.

Dopo le raccomandazioni concernenti la dieta giornaliera, il guaritore influenza il paziente, gli consiglia di trascorrere più tempo all’aria aperta, di evitare l’alcol e il tabacco, il cibo piccante, salato, fritto, e soprattutto i dolci ricchi di zucchero.

I guaritori Bulgari prescrivono un digiuno medico breve da uno a tre giorni ogni due o tre settimane.

Il guaritore esegue il trattamento energetico in sei sedute.

1. L’influsso sull’intestino, sia a contatto che a distanza (vedere capitolo “Le malattie dell’apparato digerente curate tramite i chakra”).

2. L’estrazione “dell’energia fredda” dalle pupille degli occhi. È fatta, di regola, con la mano sinistra. Le dita devono essere perpendicolari alla superficie delle pupille a qualsiasi distanza. Il guaritore tira due “fili freddi” dagli occhi e li arrotola lui stesso sulla mano formando un gomitolo energetico che al termine della seduta è tolto dalla mano con acqua fredda.

3. Il lavoro diretto col cuore. Il guaritore prende nelle mani la copia energetica del cuore e l’influenza eliminando all’origine l’energia negativa tramite la spalla sinistra. È stato già sottolineato sopra che la copia energetica è influenzabile senza ricorrere all’aiuto delle mani.

 

L’eliminazione della stagnazione energetica dall’area cardiaca, il ripristino della pressione arteriosa e un ritmo normale del cuore.

4. Il guaritore influenza a contatto ponendo la mano sinistra sulla fronte e la destra sul cuore. In questo modo, non soltanto si elimina la stagnazione energetica dal cuore, ma anche si ristabilisce la pressione arteriosa. Questo processo d’imposizione delle mani ripristina il normale ritmo cardiaco. A tal proposito, il guaritore sintonizza l’energia del ritmo cardiaco al ritmo dell’universo oltre a sincronizzare i battiti cardiaci con gli impulsi ritmici del Cosmo.

5. Il guaritore prende con le mani il mignolo e l’anulare del paziente. Allo stesso tempo, a distanza fornisce il calore energetico al cuore e lo distribuisce in modo uniforme sulle braccia e sull’intestino.

6. Il metodo consiste di distribuire uniformemente l’energia sul corpo del paziente, si tratta di ristabilire l’equilibrio energetico. Il guaritore inizia da Anahata-chakrariempendo di calore “solare” in un primo tempo i centri energetici inferiori fino al coccige, e dopo gli altri superiori fino alla sommità della testa, allineando e aumentando così il campo energetico del malato. È molto importante che durante l’influsso non vi sia perdita di energia “calda” attraverso le dita di mani, piedi o di altre parti fisiche del paziente. Talvolta, prima di riempire l’aura del paziente, il guaritore blocca i buchi di energia nel suo corpo.

L’influenza a contatto e a distanza sul cuore attraverso Anahata chakra.

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Osservare un regime giornaliero;

2. Seguire una dieta rigorosa senza zucchero, sale, cibo grasso e fritto. Non utilizzare droghe, alcol, tabacco, caffè;

3. Ogni due o tre settimane compiere un digiuno da uno a tre giorni;

4. Eseguire regolarmente la ginnastica respiratoria (vedi cap. “Introduzione allo Yoga Musulmano dei Bulgari del Volga”).

5. Correre o nuotare regolarmente.

 

http://www.tradizionesacra.it/malattie_organi_circolazionesanguigna.htm

Pervenire all’Uno attraverso il molteplice: la saggezza condivisa delle tradizioni sufi e yoga

Rishikesh, India

28 gennaio – 2 febbraio, 2010

 

Un antico legame

Il Sufismo è la tradizione mistica interna all’Islam. Lo Yoga è la tradizione mistica interna all’Induismo. Entrambe hanno l’obiettivo di unirsi al Divino, o alla realizzazione della realtà Suprema. In occidente, la parola “Yoga” è spesso usata per riferirsi ad asana fisiche, ma il significato della parola è unione. Per millenni, gli Yogi hanno vissuto isolati praticando tecniche avanzate di meditazione con l’obiettivo di realizzare l’unione con l’origine Divina del tutto. Allo stesso modo, i santi Sufi hanno sviluppato tecniche spirituali per risvegliare la consapevolezza dell’unione con l’Amato Supremo.

Oggi, il Sufismo e la disciplina spirituale dello Yoga hanno un’applicazione universale. Entrambi sono praticati nel mondo intero, anche se l’India rimane la fonte più profonda della conoscenza yogica. Per secoli, i santi Sufi e gli Yogi hanno convissuto a fianco a fianco nel subcontinente Indiano. La regione del Kashmir, in particolare, è nota come un centro Sufi e Yogi di tradizione Shivaita, la cui condivisione riconosciuta di saggezza, conoscenza ed esperienza conduce entrambe le tradizioni alla stessa meta. Molti grandi maestri della regione hanno avuto seguaci di entrambe le comunità, Islamica e Indù. Il santo Indiano Kabir è uno degli esempi più noti. Un altro esempio più recente è Shirdi Sai Baba. Entrambi hanno attirato l’attenzione sull’essenza dell’Islam e dell’Induismo, tralasciando la dottrina e i cerimoniali per una più profonda verità nascosta all’interno delle tradizioni.

Con la diffusione del fondamentalismo religioso in tempi recenti, le tradizioni mistiche si sono ritirate o acquietate in alcune località, ma la presenza e la saggezza degli Yogi e dei Sufi sono ora molto necessarie. Una condivisione più ampia delle loro conoscenze consentirà all’umanità di evolversi limitando i caratteri distintivi verso una visione del mondo più universale. La nostra sopravvivenza dipende da quest’adesione.

L’umanità è in un momento critico della sua storia evolutiva. Le barriere tra le comunità, i gruppi etnici e religiosi stanno crollando in molti luoghi. Una comunità globale sta emergendo. Anche se alcuni ambienti si sono inquietati ed hanno eretto delle divisioni religiose, la maggior parte delle persone accoglie con favore la possibilità di conoscere, capire e sentirsi congiunto all’altro. La consapevolezza d’interconnessione, l’interdipendenza e i valori umani universali diventano sempre più comuni.

La storia delle divisioni confessionali è costellata di battaglie che hanno nella religione una pretesa di verità esclusiva, ma il futuro si concentrerà sulla saggezza condivisa. Il Sufismo e la pratica spirituale dello Yoga, universali nella loro natura, hanno molto da offrire. Essi possono aiutare la comunità umana a evolvere avendo una visione del mondo più completa.

La realtà dell’unicità

All’infuori dell’Uno c’è il Molteplice. Tutta la creazione, tutta l’esistenza, affiora da una singola fonte. Questo è noto, ugualmente, a Sufi e Yogi. È possibile attraverso le discipline e le pratiche spirituali penetrare gli apparenti veli che appannano la conoscenza di quest’Unicità, che rendono il Divino apparire inaccessibile. L’amore necessario è la risposta alla chiamata per l’unione. Entrambi, Sufi e Yogi, parlano di quest’esperienza, dell’unione con l’Amato. Entrambi esprimono un desiderio, un ardore, un’aspirazione urgente o doverosa di quest’unione – la passione per il Divino.

In entrambe le tradizioni, ci sono santi che indicano il modo in cui, uomini e donne hanno sperimentato alcuni aspetti di quest’unione scorgendo il Divino. Entrambe sono delle tradizioni viventi che vanno oltre il libro della conoscenza, seppur tutte e due catturino la conoscenza dai loro testi sacri – il Corano e gli ahadith, i Veda, le Upanishad, la Bhagavad Gita. I santi viventi, soprattutto, attestano la possibilità di conoscere il Divino in ogni epoca. Il percorso è qui e ora, e non ci sono arbitri di mezzo. I santi di entrambe le tradizioni cercano di ispirare nei devoti il desiderio di quest’esperienza. Conosci l’Uno, dicono, conosci l’Unicità.

I Numerosi Percorsi

L’infinito è il Divino, e l’infinito sono i modi per raggiungere la Meta Suprema. Il Sufismo e lo Yoga sono universali, nel senso che riconoscono la molteplicità dei percorsi, consci che ogni individuo ha un suo percorso specifico al Divino valido al pari di tutti gli altri.

Entrambe le tradizioni riconoscono che i santi e i saggi giunti durante i secoli nelle diverse culture e religioni hanno indicato la via, un percorso, per forare i veli che rendono l’Uno apparire come molti.

Pur riconoscendo la verità di tutte le religioni, vi è anche un’ammissione del contributo specifico che ciascuna di esse apporta. L’obiettivo non è di eliminare o negare la ricca diversità intrinseca al potere creativo, ma piuttosto di celebrare questa diversità, conoscere la sua complementarietà, e penetrare la verità nascosta all’interno.

Questa conoscenza è particolarmente importante in questo momento storico; le religioni non devono cercare di convertire, ma hanno il bisogno di espandersi ed evolversi verso uno stile complementare e superiore di esistenza. L’equilibrio tra le specifiche identità universali definirà la nuova era.

La conoscenza consapevole

La religione istituzionale si fonda sull’organizzazione della società di vivere secondo la legge morale e le norme etiche. Essa ha servito l’umanità. In passato, i mistici erano pochi e spesso eclissati. Si rivelarono alle persone giuste nel momento appropriato. Sempre più il genere umano ricerca un’esperienza personale. La conoscenza libraria non è sufficiente. Perciò, la meditazione e altre forme di pratica contemplativa sono divenute popolari. Durante gli ultimi 50-60 anni, le tecniche di meditazione e la conoscenza mistica, che erano occultate e riservate alle poche anime profondamente alla ricerca di coloro che avevano abbandonato il mondo, sono divenute di pubblico dominio. La gente vuole un’esperienza diretta col Divino. I Sufi e gli Yogi danno resoconti di prima persona riguardanti quest’esperienza che implica il passaggio dal limitato all’universale: l’espansione oltre al piccolo “Io”, il movimento dall’interesse personale alla preoccupazione per il tutto, la comprensione dell’interconnessione, dell’Unicità, e la capacità di toccare l’amore da cui emerge la creazione affinché l’elevazione avvenga. Questa trasformazione guiderà l’evoluzione in avanti.

Come far precipitare questa conoscenza giù dalle montagne, dalle grotte e dai rifugi nella vita quotidiana dell’agognante umanità? Il dialogo consentirà una condivisione di esperienze tra un piccolo gruppo di Sufi e di Yogi scegliendoli in particolare tra India, Pakistan e Afghanistan (e Stati Uniti). La nostra speranza è che il loro avvicinamento contagi la regione svelando un’armonia spirituale tra i lignaggi per manifestarsi in tutti gli aspetti della vita politica, sociale ed economica dell’area.

http://www.tradizionesacra.it/uno_molteplice.htm

Quest’articolo recensisce il testo di Braja Dulal Chattopadhyaya “Rappresentare l’altro? Le fonti Sanscrite e i Musulmani (dall’ottavo al quattordicesimo secolo)”. Braja Dulal Chattopadhyaya è stato Presidente del Congresso degli storici Indiani e professore all’Università di Jawaharlal Nehru (New Delhi). La recensitrice è Cynthia Talbot, professore associato all’Università del Wisconsin-Madison.

Musulmane omaggiano l’apostolo di Dio, il Signor Rama

Questa breve ma ricca e densa monografia contesta la diffusa teoria che Indù e Musulmani erano due distinte e monolitiche comunità in epoca medievale. Più in particolare, Chattopadhyaya rifiuta le costruzioni storiografiche che percepiscono i Musulmani come dei nemici degli Indù, i quali resistettero ai Musulmani in modo consapevole e di comune accordo. Di conseguenza, un gran numero di iscrizioni Sanscrite e di testi letterari sono esaminati giacché rappresentano persone che oggi descriveremmo come Musulmane. Ancorché alcuni argomenti di Chattopadhyaya siano stati sollevati anche da altri studiosi, il libro nel suo insieme costituisce finora la più valida trattazione a favore di una storiografia revisionista che riconosce le diverse modalità in cui una pluralità di Musulmani fu considerata nell’India medievale.

Come ci si aspetterebbe da Chattopadhyaya, la cui erudizione è nota per la sua costante attenzione rivolta ai problemi teorici e metodologici, il suo libro inizia con l’identificazione di presupposti problematici nella storiografia corrente, e poi, promuove un particolare metodo analitico delle rappresentazioni medievali. L’approccio contestuale raccomandato è illustrato nel secondo (e più lungo) capitolo, una discussione dettagliata delle varie parole usate per indicare i Musulmani, con una particolare attenzione ai termini Tajika e Turuska.

Queste parole sono accuratamente sistemate all’interno di alcuni effettivi contesti, i quali, appartengono a iscrizioni specifiche o a opere letterarie, le cui trascrizioni letterali complessive e le finalità sono valutate prima di arrivare a qualsiasi conclusione riguardante i loro atteggiamenti manifestati nei confronti dei Musulmani. L’autore utilizza anche ciò che definisce la valutazione sincronica o orizzontale colla quale prende in considerazione l’intera gamma di raffigurazioni che si trovano nelle fonti dello stesso periodo. Il capitolo segue una sequenza cronologica approssimativa che inizia con del materiale antecedente al Sultanato di Delhi e termina con due descrizioni molto diverse sul governo Turco.

La prospettiva cambia nel terzo capitolo, dove la visione d’insieme e generalizzata dei termini si trasforma in un esame approfondito di alcune istanze di mecenatismo religioso che attraversa i confini approssimativi dei Musulmani e dei non Musulmani. Troviamo finanziatori Musulmani di Bramini o del culto religioso Giainista, e viceversa, un Giainista che elargisce donazioni a una moschea. Le iscrizioni in Sanscrito testimoniano che i Musulmani fecero degli atti caritatevoli ricorrendo alla terminologia e alla concezione Indiana sulle offerte circa gli oggetti da regalo riguardanti le persone coinvolte.

 

La conclusione amplia i punti intrapresi nei due capitoli precedenti: la varietà dei termini utilizzati dalle comunità Musulmane indica la consapevolezza delle loro diverse origini geografiche ed etniche; i riferimenti considerano i Musulmani come uno tra i tanti nemici, non il tipico avversario; gli spazi politici e religiosi furono occupati da una moltitudine di attori diversi. Chattopadhyaya affronta anche le ragioni delle interpretazioni contraddittorie circa la sovranità Turca, ritenuta benevola da un lato, catastrofica dall’altro. Egli osserva astutamente che la dominazione Turca è ritenuta una calamità solo nelle fonti patrocinate dai re locali che detronizzarono i Turchi; negli altri casi, quando un sovrano Turco è il re in carica, egli è il legittimo rappresentante in modo analogo ai suoi predecessori non Turchi. Le fonti Sanscrite medievali rilevano che la strategia generale mirava a integrare i Musulmani ogni qualvolta era legittimamente fattibile o opportuna, al posto di “allontanare” o “alienare” gli Islamici relegandoli nella categoria generica dei perturbatori dell’ordine sociale come i Malechha e gli Yavana del passato.

Il libro termina con due appendici: la prima elenca termini che si riferiscono ai Musulmani in una serie di testi epigrafici e letterari; la seconda appendice è costituita da una lunga, delicata e pungente critica alla tesi di Sheldon Pollock secondo cui il Ramayana divenne ‘un tropo centrale nell’immaginario politico dell’India’ dal dodicesimo sino alla fine del quattordicesimo secolo, poiché ha offerto i mezzi per comprendere le sfide sociali e politiche poste dal successo dei guerrieri Turchi (‘Ramayana and political imagination in India’, The Journal of’Asian Studies, Vol. 52, n° 2, may 1993, pag. 261-97). Invece, Chattopadhyaya sostiene in modo convincente che la guerra santa di Rama contro i raksasa (demoni) fu una tra i numerosi tropi in circolazione, e che il metodo di Pollock di isolare i riferimenti concernenti Rama dai loro più ampi contesti ha l’effetto di esagerare la loro importanza. La veemenza con cui Chattopadhyaya denuncia Pollock è ingiustificata, a mio avviso, date le loro chiare somiglianze: entrambi gli studiosi analizzano i significati testuali, piuttosto che le realtà empiriche, e ricorrono a più di una fonte, al fine di sviluppare argomenti ambiziosi applicabili a tutta l’India per diversi secoli. La differenza principale è che Pollock si concentra su un solo ritratto di Musulmani dell’India medievale, mentre l’intento di Chattopadhyaya è di mettere in luce la molteplicità dei modi in cui furono percepiti.

Davvero riesce a “Rappresentare l’Altro?” Egli perviene ammirevolmente a dimostrare l’eterogeneità e la complessità delle risposte testuali alla presenza Musulmana nell’India medievale. Ciò implica anche due ulteriori conclusioni — i Musulmani non erano diversi dagli altri gruppi non Brahmanici, e non furono mai considerati una minaccia. Questa tesi contravviene l’interpretazione di Pollock e spiega perché Chattopadhyaya lo sottopose a una critica così estesa. Sarei stata più felice se Chattopadhyaya avesse affrontato questi argomenti frontalmente, in quanto, non indirizzandosi a essi esplicitamente, sembra cancellare la possibilità del conflitto e nega qualsiasi particolare scontro tra Indù e Musulmani. Ciò nonostante, raccomando vivamente questo libro a tutti coloro che sono interessati alle interazioni tra Indù e Musulmani e alla storia Indiana. La ricchezza di dettagli che contiene, le sue analisi penetranti, il modello di bravura che costituisce per il mestiere dello storico — tutta questa combinazione permette di “Rappresentare l’Altro?” Certamente si tratta di un contributo molto importante per la cultura storica dell’India medievale.

Bibliografia

Brajadulal Chattopadhyaya, Representing the Other? Sanskrit Sources and the Muslims (Eighth to Fourteenth Century), New Delhi, Manohar Publishers, 1998, pag. 270. (testo originale)

http://www.tradizionesacra.it/fontisanscrite_musulmani.htm

 

“In assenza del dodicesimo Imam, tutte le forme di governo, comprese quelle esercitate dagli sciiti stessi, rimangono ja’er, (in Arabo ja’ir illegittimo). Così, fin dall’inizio, lo sciismo ha nutrito entro di sé una vena di anarchismo che ha ispirato e sostenuto più di un movimento rivoluzionario.” (Amir Taheri)

Anarchici Musulmani del IX secolo

A cura di Patricia Crone, islamologa presso l’Institute for Advanced Study di Princeton.

I

INTRODUZIONE

La gente interessata a questo documento era anarchica, cioè credeva nell’anarchia, in ‘nessun governo’. Non erano laici, individualisti, comunisti, riformatori sociali, rivoluzionari o terroristi, erano semplicemente dei pensatori che auspicavano una società Musulmana funzionante senza il cosiddetto stato. La loro visione è, tuttavia, di grande interesse sia per il primo pensiero politico Islamico, sia per la storia dell’anarchismo. Giacché quest’idea è in gran parte sconosciuta anche agli Islamisti e deve essere ancora scoperta dagli storici dell’anarchismo, sono riconoscente per l’opportunità di presentarla in questa sede a un vasto pubblico.1

Tutti gli anarchici venuti da Bassora nel sud dell’Iraq avevano le loro radici intellettuali in quella regione, tuttavia appartenevano a due gruppi molto diversi. La maggior parte di loro erano Mu’taziliti, cioè membri di una scuola teologica di origine Basriana che si era distinta per affidarsi alla ragione. I Mu’taziliti non erano, né necessariamente, né di solito, anarchici, ma il presunto eresiografico Mu’tazilita del nono secolo Ja’far ibn Harb (morto l’850) sottintende che la credenza sulla non-necessità di un governo era comune tra loro durante la sua vita.2 I suoi seguaci, inclusi al-Asamm (morto l’816 o 817),3 al-Nazzam (morto tra l’835 e l’845),4 Hisham al-Fuwati (morto nell’840?) e il suo allievo ‘Abbad ibn Sulayman (morto nell’870?),5 ognuno dei quali visse o iniziò la sua carriera a Bassora, oltre ai cosiddetti asceti Mu’taziliti (sufiyyat al-Mu’tazila), erano attivi a Baghdad.6 Gli altri anarchici erano Kharigiti, vale a dire, membri di una setta principalmente Basriana, nota per la sua intolleranza militante.  I Kharigiti non erano normalmente neanche anarchici, ma la sotto-setta Najdiyya o Najadat lo fu, essa apparve nel settimo secolo e forse sopravvisse nel decimo, probabilmente a Bassora e altrove.7

I punti di vista degli anarchici Mu’taziliti o Kharigiti sono stati mal conservati. Numerose fonti citano che alcuni Mutaziliti e Kharigiti negarono la necessità dell’imamato (il termine è grossomodo traducibile in governo legittimo), ma ciò fu comprovato solo quando van Ess pubblicò un’eresiografia che oggi si ritiene appartenesse a Ja’far ibn Harb (riferita generalmente come uno Pseudo-Nashi’), cosicché le loro laconiche asserzioni riguarderebbero questo contesto. Questa nuova fonte ha inoltre fornito un indizio all’identità degli anarchici anonimi che compaiono in un’epistola frammentaria di al-Jahiz (morto l’869), un letterato famoso e Mu’tazilita del genere non-anarchico:8 essi possono adesso essere plausibilmente identificati come Mu’taziliti influenzati da al-Asamm.9 Inoltre, van Ess ha fatto un lavoro preparatorio immenso sugli anarchici (senza averne usato il termine) nella sua Theologie und Gesellschaft, un’opera monumentale che copre gli sviluppi dottrinali del primordiale mondo Islamico in quattro volumi di prosopografia e analisi, e in due traduzioni. Senza lo Pseudo-Nashi’ e la Theologie und Gesellschaft, quest’articolo non sarebbe stato scritto.10 Numerosi problemi d’interpretazione testuale permangono, e in concomitanza alla necessità di fornire informazioni ai lettori in diversi ambiti, la quantità di fitte annotazioni rappresenta ciò che può infastidire il lettore.

L’anarchismo crede semplicemente che la dispensabilità di un governo abbia una storia continua in Occidente dai Taboriti Boemi del 1420 in poi.11 Questa concezione all’infuori della tradizione Occidentale è difficile trovarla. Il caso di Chuang Tzu (IV secolo a.C.) è da prendere in considerazione, però anche altri antichi Taoisti devono essere classificati anarchici,12 mentre molta dottrina presentata come anarchica non lo è,13 e fino a oggi, a parte i Taoisti, l’unico esempio noto non-Occidentale giunge dai pensatori Musulmani trattati in questa sede. Tre tipi di anarchici, si ritiene, arrivarono alle loro convinzioni intellettuali da percorsi molto differenti, essendo partiti da premesse diverse. I Taoisti li tralasceremo a questo punto, ma possiamo paragonare i percorsi Occidentale e Islamico.

II

LE PREMESSE OCCIDENTALI

L’anarchismo Occidentale, medievale o moderno, ha le sue origini ultime nella convinzione Occidentale che la società umana preceda la nascita dello stato. La tradizione Occidentale abbonda di affermazioni che una volta gli esseri umani vivevano insieme senza un governo coercitivo – in Paradiso, l’età dell’oro, lo stato di natura, nelle società primitive o prima dello sviluppo dell’agricoltura. Per quanto formulato, il presupposto è sempre lo stesso: lo stato e la società non sono inseparabili, tanto meno identici. Questa premessa sorprende ovviamente un lettore moderno, ma non è così. La sua storia ci riporta agli Stoici.

Per i primi filosofi Greci, tra cui Platone e Aristotele, la società e il governo si svilupparono insieme come le due facce della stessa medaglia: togli uno e toglierai l’altro.14 Le famose dissertazioni degli Stoici riguardavano i possibili orientamenti di una società fondata sulla legge naturale. Il diritto naturale fu la giusta ragione per cui l’universo fu governato e su cui l’uomo saggio dovrebbe modellare la sua vita. Una società basata su tale ragione non avrebbe alcun tribunale, proprietà privata, schiavitù, matrimonio o guerra, in altre parole, non avrebbe alcuna struttura di dominio o di violenza organizzata: tutte queste cose erano convenzioni umane, non fanno parte del diritto naturale (molte altre istituzioni convenzionali, tra cui i templi, l’istruzione e la coniatura delle monete, sarebbero pure assenti.)15 Gli Stoici non erano anarchici. Il loro messaggio non asseriva che tutte queste istituzioni potevano o dovevano essere abolite.16 Posero, tuttavia, le fondamenta per l’anarchismo assegnando la socialità umana e il governo antropico a fonti radicalmente diverse: una era naturale, razionale e buona, l’altra no. Gli Stoici posteriori affermarono che nell’età dell’oro gli esseri umani vissero effettivamente in una società basata sulla legge naturale, diretta da uomini saggi; ma poi l’avarizia apparve con un conseguente sviluppo di proprietà privata, tirannia, schiavitù, guerra e così via; in breve, emerse ineguaglianza politica e sociale, coercizione e conflittualità.17 Questa visione della preistoria umana arrivò a Cicerone e ad altre fonti Latine e fu trasferita all’Occidente medievale,l8 poi, soprattutto, entrò tra i Padri della Chiesa Latina, cosicché divenne parte integrante dello stesso Cristianesimo Latino.19 Nella sua versione Cristianizzata è detto che una volta, in Paradiso o in qualche tempo remoto sulla terra, l’uomo visse una vita sociale senza proprietà privata e schiavitù (comunque non senza il matrimonio),20 ma che la Caduta viziò talmente gli esseri umani affinché ciò non fosse più possibile. I re furono istituiti per punire e per rimediare al peccato; la loro autorità derivava da Dio Stesso, tuttavia si comportavano in modo opprimente, e bisognava obbedire, ma non si confacevano allo stato di innocenza originaria.21 La natura peccaminosa del potere, già accordata da Dio, permise agli ecclesiastici medievali di sollecitare la natura diabolica o celeste di un governo a loro appropriato, e molti di essi ritennero che la subordinazione politica esisteva anche in Paradiso,22 per cui l’esistenza di una sudditanza civile (opposta alla servile) fu esplicitamente appoggiata da Tommaso d’Aquino (morto il 1274) che si riferì alla visione Aristotelica dell’organizzazione politica naturale.23 Ma l’opinione secondo cui quel governo era sconosciuto al disegno originario di Dio ed anche alla natura, era troppo radicato nel pensiero Occidentale per scomparire, benché fu spesso attaccato.

Di conseguenza, gli Occidentali hanno sempre ritenuto possibile negare lo stato. Alcuni confuterebbero oltre ad esso la società, giacché la vita è spiacevole, grezza e breve nello stato di natura; ma molti fantasticherebbero società le cui strutture dominanti furono rimosse, riferendosi ad un passato remoto, a un futuro chiliasta, a società primitive reali o presunte, o a utopie fondate sul diritto naturale o sul suo successore socio-economico. In breve, l’anarchismo Occidentale è, in sostanza, una convinzione che sia possibile ritornare alla condizione di innocenza da cui siamo caduti, o a qualche versione secolarizzata di essa. I sentimenti anarchici sono, quindi, endemici alla tradizione Occidentale, sebbene siano stati raramente epidemici.24 In altre parole, se paragoniamo la tradizione intellettuale ad una scatola di arnesi concettuali con cui ogni generazione tenta di ritagliarsi una ragione separata dal mondo, la tradizione Occidentale ha sempre avuto uno strumento sul quale era etichettato ‘la natura di Dio vuole veramente che abbiamo dei governanti?’

III

LE PREMESSE MUSULMANE

I Musulmani partirono da una serie di strumenti concettuali molto diversi. Secondo il loro punto di vista, le strutture di potere sono sempre esistite e sempre esisteranno, poiché l’universo stesso era un regno nel senso più letterale del termine.

Il re dell’universo era Dio che governò legiferando. A prima vista, la legge divina concepita dai Musulmani appare simile alla legge naturale degli Stoici (i quali spesso denominarono correttamente le loro divinità), ma i concetti sono molto diversi. La legge naturale degli Stoici era qualcosa di costruito nella natura, esemplificato dalla natura, e disponibile a tutti gli esseri umani in virtù del possesso di ragione; essa fu ‘scritta nei loro cuori’, come San Paolo lo espresse,25 e quindi del tutto indipendente dal governo umano. La legge divina dei Musulmani fu concepita sul modello del diritto positivo come qualcosa di emanabile, promulgabile e applicabile all’interno di una comunità particolare: il Re doveva inviare dei messaggeri affinché le nazioni la conoscessero, ed Egli suscitò inviati di ogni tipo per metterla in atto. Lungi dall’essere indipendente dal governo umano, la legge divina l’ha generato. Riconosceste Dio il vostro Re e avete aderito alla sua gestione politica per vivere secondo la Sua legge che i suoi rappresentanti vi portarono e resero esecutiva.

Il governo di Dio era coercitivo. Egli, naturalmente, non avrebbe usato la forza se i Suoi subordinati gli avessero obbedito di loro spontanea volontà, eccetto se per un motivo o per un altro si fossero ribellati. Non c’era niente di speciale sugli esseri umani a tal riguardo. Dio inviò eserciti contro le creature disobbedienti prima ancora che gli esseri umani fossero creati, e la caduta dell’uomo non svolge alcun ruolo secondo i Musulmani perché il governo coercitivo esiste.26 Il governo era e sarebbe sempre esistito, esso fu una caratteristica inevitabile dell’universo.

Di conseguenza, il mito dell’età dorata Musulmana non si riferisce all’assenza di un governo, ma piuttosto alla sua forma ideale. Il mito si trova a Medina al tempo del Profeta e dei primi califfi, dal 622 al 656 (o in precedenza),27 cioè in un periodo storico ben noto e non in un antico passato, e ciò che esso offre è una versione idealizzata di quel periodo, anziché una narrativa d’immaginazione completa. Al pari del rapporto Stoico, esso descrive una società semplice guidata da uomini saggi prima che le cose deviassero, come accadde quando scoppiò la prima guerra civile nel 656, se non prima. Diversamente dalla sua controparte Stoica, esso inizia e illustra la fondazione di un sistema governamentale che non contrappone la legge divina e il governo umano, ma al contrario li accorpa. Il Profeta e primi califfi che resero esecutiva la legge divina sono inequivocabilmente considerati dei governanti, non solamente dei saggi. Essi imposero delle sanzioni, condussero delle campagne militari, soppressero le rivolte e avviarono delle guerre di conquista; in breve, istituzionalizzarono la violenza, ma agirono sempre secondo la legge divina. Non c’è niente di sbagliato nelle istituzioni coercitive purché siano correttamente impiegate: questa era la posizione di base.28

Il governo ideale era diretto da un imam, un dirigente comunale ispirato dalla legge divina oltre ad essere un modello da imitare. Il primo imam della storia umana era Adamo. Il primo imam della storia Islamica fu Muhammad; gli imam successivi adottarono il titolo di califfo, e la loro posizione fu da allora in poi conosciuta col termine di imamato (in cui sottolineava la sua natura legittima) e di califfato (in cui evidenziava la sua realtà politica). Erano tutti sovrani della stessa specie, tutto il resto era corruzione, in entrambe le opposte direzioni.

Da una parte, alcune persone peccarono verso Dio attribuendosi ingiustamente il Suo potere che li condusse alla tirannia. In questa condizione vissero i non-Arabi finché non furono conquistati dai Musulmani. Più precisamente, avevano vissuto sotto dei re, ma qualsiasi altro re eccetto Dio Stesso era un tiranno, perché il re usurpa il potere di Dio. Il Faraone è un esempio paradigmatico.29

Dall’altra parte, ci furono persone che dimenticarono completamente Dio e la Sua legge, e quindi non avevano un governo. L’apolidia fu la condizione in cui gli Arabi vissero prima della nascita dell’Islam. I Greci, piuttosto, li ammirarono per la loro capacità di fare a meno dei governanti,30 e certamente si estasiavano per questo: si vantano continuamente per il loro rifiuto di sottomettersi al re o a chiunque altro nella loro poesia.31 Dopo l’avvento dell’Islam compresero che avevano vissuto nell’ignoranza pagana e nelle barbarie, la Jahiliyya,32 uno stato di amoralità e di disordine, non una condizione d’innocenza, ignorando che la libertà dalla subordinazione fosse un diritto naturale. Il dovere, la subordinazione e l’ordine sopraggiunsero solo con la rivelazione per una religione che era innanzitutto un insieme di obblighi legali e morali per mezzo dei quali la società umana si strutturava. Il governo dei califfi Medinesi che aderiva alla legge di Dio era a metà strada tra la tirannia e l’anarchia. Per la stragrande maggioranza dei Musulmani rappresentavano l’ideale politico, come del resto fanno ancora.

In breve, il governo coercitivo non era una semplice convenzione umana, salvo nella misura in cui fu corrotto dai re. Nella sua forma più autentica esso fu un’istituzione sacra che riflette l’assoluto. Non si potrebbe avere un ordine morale, senza una legge rivelata, e non si potrebbe avere un diritto rivelato, senza un imam che lo faccia rispettare. Era questa la premessa di partenza dei Musulmani. Non è facile capire, a questo punto, come abbiano raggiunto l’anarchismo.

IV

DALL’IMAMATO ALL’AUTORITÀ REGALE

I Musulmani, tuttavia, al pari di chiunque altro, ben presto scoprirono che la legge divina e il governo umano erano ai ferri corti. Approssimativamente dall’800, Medina aveva cessato di essere la capitale, l’ordinamento politico Musulmano aveva da qualche tempo perso la sua naturalezza e gli imam non erano più degli uomini saggi, né delle guide benevoli, nella misura in cui lo furono sempre. I califfi Abbasidi governavano da Baghdad un vasto impero in uno stile che rievocava completamente il Faraone e i suoi consimili. L’imamato, secondo l’opinione pubblica, si era trasformato in una monarchia; in altre parole, era divenuto una tirannia. La domanda era: che cosa si sarebbe dovuto fare?

L’Islam era nato come una religione militante, molta gente ancora sosteneva che bisognava agire, se necessario, contro gli ingiusti con la spada: se il sovrano si era comportato male, bisognava ribellarsi e sostituirlo con un altro, a condizione che ci fosse una ragionevole possibilità di successo. Per la maggior parte del nono secolo, i Mu’taziliti ebbero quest’opinione,33 come pure tutti i Kharigiti non-anarchici.34 Gli studiosi religiosi portatori dell’Islam Sunnita erano quietisti, come gli ecclesiastici dell’Occidente medievale. Nella loro ottica, la guerra civile era più distruttiva per la comunità dei torti che i tiranni potevano infliggerle, ed era più importante preservare la comunità che assegnarle una giusta autorità, si doveva obbedire al sovrano seppur fosse un peccatore, salvo che non ordinasse la disubbidienza a Dio stesso, nel cui caso bisognava resistere passivamente.35 Alcuni sostennero secondo lo stile cristiano, che i governanti tirannici erano una punizione per i peccatori.36 Ma gli anarchici proposero una terza soluzione. Cominciamo con i Mu’taziliti analizzandoli con la massima attenzione.

V

GLI ARGOMENTI MU’TAZILITI

I Mu’taziliti propongono una varietà di argomenti a favore dell’anarchismo, ma solo uno è citato integralmente, quello degli asceti Mu’taziliti. È andata così. L’Islam è diverso dalle altre religioni, perché le altre comunità religiose hanno re che schiavizzano i loro sudditi, mentre il Profeta non era un re, né lo erano i suoi successori, e se un imam dovesse trasformarsi in un re, cessando di governare secondo la legge, allora i Musulmani sarebbero legittimamente obbligati a combatterlo e a deporlo (come dicevano gli attivisti). La guerra civile era davvero terribile; divise la comunità e portò a più violazioni della legge senza che ci fosse alcun miglioramento (come dicevano i quietisti). Giacché gli imam si trasformavano in re, la soluzione migliore non era di porli nella posizione più elevata.37 Gli asceti Mu’taziliti non hanno negato che ci potesse essere un sovrano legittimo in futuro: sembra che abbiano pensato a un Alide, in altre parole a un discendente del Profeta,38 ma in assenza di un tale governante era meglio non aver nessuno.

L’argomento di Al-Asamm, che era attinto da diversi passaggi, si basava sulla premessa che l’imam era il sovrano per tutta la comunità che lo accettava, ma senza tale consenso non era un imam per tutti i membri.39 Quest’accordo è stato ampiamente accettato (ed è anche la premessa dei Najdiyya). In origine, i califfi governavano all’unanimità con la comunità ed erano così dei veri imam (secondo al-Asamm, anche se non per la Najdiyya), ma oggi non lo fanno più: la comunità è diventata troppo grande.40 Al pari degli asceti, al-Asamm non ha vagliato la possibilità che un giorno giungesse un vero imam, comunque non può averlo considerato verosimile, né che fosse il problema chiave;41 e certamente non pensava neppure che l’imam dovesse essere un Alide, magari Arabo.42In ogni caso, si dovevano trovare delle alternative in assenza di un simile sovrano.

Hisham al-Fuwati concordò con la diversa versione di al-Asamm. Secondo lui, la comunità avrebbe bisogno di un imam solo se fosse unanime e giusto, significa che solo in tale circostanze era possibile (e obbligatorio?) eleggerlo.43 In passato fu possibile, ma oggigiorno non lo era più: la comunità era disunita e viveva nel peccato. Il suo allievo ‘Abbad ibn Sulayman dichiara categoricamente che non ci potrebbe più essere un nuovo imam.44 Concluse, quindi, che bisognava cercare delle alternative.

Gli anarchici Mu’taziliti erano chiaramente degli anarchici turbati. Insieme a Emma Goldman (morta il 1940), non avrebbero accettato che ‘tutte le forme di governo poggino sulla violenza, poiché sono sbagliate, dannose e inutili’. 45 A loro avviso, questo modello era il solo vero governo che possedeva un potere sovrano; l’imamato era stato un’eccezione, ma ora non lo era più. Infatti, si era retto sulla violenza, e perciò era sbagliato, dannoso e inutile. Si cimentavano con questo problema. I Mu’taziliti (come anche i Najdiyya) dichiararono l’imamato inutile e gli contestarono la sua validità legale religiosa. Un Musulmano doveva pregare, digiunare e eseguire altri doveri previsti dalla legge, ma non era obbligato ad avere un imam, affermarono. Questo concetto fu dimostrato in diversi modi. Al-Asamm, e in seguito al-Nazzam, dichiararono pubblicamente che la gente non avrebbe bisogno di un imam se obbedisse alla legge per libera scelta.46 Non significava che una simile situazione si verificasse effettivamente, piuttosto, fu supposta una circostanza in cui l’imamato fosse ritenuto superfluo e la sua istituzione non riconosciuta ragionevolmente obbligatoria. Né fu prescritto nel Corano (come tutti o la maggior parte dei non-Sciiti concordarono all’epoca); e secondo i presunti seguaci di al-Asamm descritti da al-Jahiz, il comportamento dei Compagni del Profeta dopo la sua morte escluse, inoltre, che fosse stato da lui prescritto.47 In breve, non c’era l’obbligo giuridico dell’esistenza di quest’istituzione. ‘Abbad ibn Sulayman, forse ricalcando Hisham al-Fuwati, sostenne che i dubbi circa la possibilità di avere un imam legittimo sorsero per dimostrare che nessuno sarebbe più apparso,48 presumibilmente arguendo che non esisteva nessun obbligo di avere l’imamato (nient’altro?); era generalmente convenuto che Dio non ha imposto obblighi impossibili ai credenti. Le discussioni degli asceti le ignoriamo, tuttavia, in un modo o nell’altro negarono completamente che l’imamato fosse stato dato da Dio. In altre parole, tutti lo desacralizzarono poiché non rispecchiava l’assoluto; si trattava solo di un’istituzione umana fallibile come qualsiasi altra (min mu’amalat al-nas, come al-Asamm lo indica).49 Non lo ritennero una cattiva istituzione o che Dio avesse proposto alla gente di vivere senza di esso; semplicemente negarono che Dio avesse espresso dei pareri sulla sua utilità o meno. Giacché l’imamato era semplicemente una convenzione umana, lo si potrebbe adottare, rigettare o ritenere idoneo: la gente l’ha avuto in passato e ha funzionato molto bene, ma oggi non era né preferibile, né necessario. In breve, recisero il legame tra l’imamato e la legge su cui poggia la società Islamica fondando le basi per l’anarchismo possibile.

VI

FARE A MENO DELL’IMAM

Come si potrebbe dirigere senza l’imam? Soprattutto, chi applicherebbe la legge e chi dispenserebbe le cosiddette hudud, cioè le pene legali, la cui applicazione è generalmente di competenza solo dell’imam o dei suoi rappresentanti? Di norma, a nessun soggetto privato fu permesso di uccidere o di mutilare un altro credente. La legge, tuttavia, stabilisce che alcuni reati (come il furto, l’adulterio e l’assunzione di vino) siano punibili con la morte, l’amputazione o la fustigazione; queste pene erano fra “i diritti di Dio” (huquq allah), cioè, erano richiesti per il bene più grande, e una figura di rappresentanza pubblica era necessaria per la loro esecuzione.50 Questa situazione, ovviamente, ha suggerito che avere un imam era un dovere legale,51 ed è presumibilmente per questa ragione che gli hudud incombevano nelle restanti discussioni. Sulla gestione delle problematiche militari la mancanza di un imam richiamava meno attenzione, e non si trova alcun dibattito sulla ricerca di una guida religiosa, anche se per tutto il IX secolo, i Mu’taziliti in genere videro nell’imam una guida religiosa o un insegnante;52 ma forse si tratta semplicemente di documentazione lacunosa.

In ogni caso, i Mu’taziliti risposero con un programma di riarmo morale e in parte con proposte pratiche. Per quanto riguarda il primo, persistettero sul tema della cooperazione e sul prendere seriamente in considerazione i doveri. “Il benessere del popolo è riconoscibile dal loro livello di cooperazione”, come alcuni di loro osservavano. Ognuno doveva partecipare, a nessuno era permesso di sottrarsi al dovere; anche i criminali dovevano fare la loro parte, offrendosi volontariamente.53

Per quanto riguarda le seconde, le proposte variavano dal completo scioglimento dell’autorità pubblica al drastico decentramento. Il completo scioglimento del potere pubblico sembra ciò che Hisham al-Fuwati e ‘Abbad ibn Sulayman avessero in mente. Giacché non esisteva nessuna autorità legittima, la gente avrebbe dovuto avvantaggiarsi della legge ogni qualvolta fosse stato possibile applicarla: il far da sé era incoraggiato anche quando implicava l’assassinio, e anche quando l’uccisione avveniva di nascosto.54 Meglio ancora, la gente dovrebbe ribellarsi e sostituirsi pubblicamente nell’esercizio della legge, compresa l’amputazione delle mani ai ladri, l’esecuzione degli assassini e quant’altro di competenza degli imam.55

Il quadro suesposto disporrebbe all’anarchia caotica e al disordine. Di segno leggermente meno anarchico, altri Mu’taziliti proposero che la legge fosse applicata sotto la giurisdizione di capi affidabili e eruditi all’interno di famiglie, quartieri, tribù e città, e che quest’ultimi fossero qualificati per l’esecuzione delle hudud.56 In altre parole, il potere dovrebbe ritornare in mano ai patriarchi e ai capi locali — tiranni indigeni e teppisti locali nel gergo moderno; mentre altri erano riluttanti a fare completamente a meno di un’autorità pubblica. A loro avviso si potevano eleggere degli imam temporanei ogni qualvolta insorgessero delle dispute legali, siano commessi dei crimini o nel caso di un’invasione nemica; l’imam dovrebbe perdere questa carica al termine del suo lavoro, proprio come un imam, il capintesta della preghiera, perde la sua autorità al termine della preghiera. 57 Si presume che i suddetti capi fossero i candidati di famiglie, quartieri, tribù e città, ma in ogni caso questi Mu’taziliti (a quanto pare degli asceti) volevano chiaramente un governo gestito da funzionari eletti. Altresì, al-Asamm ordì attorno a quest’idea. Dichiarò che il pericolo della cospirazione è limitato se un numero sufficiente di persone sostituisce l’imam per mantenere la legge e per applicare la hudud.58 In altre parole, si poteva disporre di un governo attraverso un comitato esecutivo.

Al-Asamm propose anche un decentramento estremo: si potrebbero avere parecchi imam semi-indipendenti. L’imam era eccellente al tempo dei primi califfi, disse, ma al giorno d’oggi non era realistico essere unanimi su un solo uomo, e per luiera impensabile conoscere la gente meritevole delle province lontane, nel senso che, come al-Asamm constatò, non potrebbe collaborare con le élite provinciali; questa situazione, disse, era frustrante per chi desidera governare. Quindi, sarebbe meglio avere diversi imam, e questo era perfettamente legittimo. Pensava che l’imamato dovesse proseguire, giacché trattasi di una convenzione umana, ma oggi esso è gestibile secondo la nostra volontà seppur abbia smarrito il suo dinamismo: perciò, cercò di legittimare la sua proposta invocando il modello Profetico. Affermava che gli amministratori dei Profeti Arabi fossero degli imam indipendenti. Ognuno di loro raccoglieva le tasse, manteneva l’ordine, amministrava la difesa e insegnava alla gente la legge;59 ma dopo la morte del Profeta, gli abitanti di ogni provincia potevano nominare i loro governatori. In breve, tutte le province erano adesso autorizzate a eleggere dei propri governanti semi-indipendenti, che avrebbero dovuto naturalmente cooperare.60 Al-Jahiz fu deriso per questo progetto (lo seppe dai seguaci di al-Asamm): chi ha mai sentito parlare di governanti che non rivaleggiano con i vicini?61 Al-Asamm era chiaramente alle prese col concetto di federazione. Non esisteva nessun concetto simile, e neppure lui quasi lo comprendeva, perché non spiegava come avrebbe mantenuto assieme i governatori adesso che il Profeta era morto. Si tratta, comunque, di un pensiero politico di notevole spessore, e non c’è da stupirsi se abbia smarrito la sua vitalità; infatti, proporre che la comunità musulmana venga suddivisa in parecchi imam era ancora più eretico che rinunciare all’imam. Al-Asamm non divulgò mai questa proposta; la limitò ai suoi amici e allievi (khazwass ashabihi).

VII

RADICI GRECHE O TRIBALI?

Note rivedute e ampliate da Mustafa ShamsYoga

* Questo documento è una versione riveduta di una conferenza tenuta presso l’Institute for Advanced Study di Princeton, nel Gennaio 1998. Vorrei ringraziare Sebastian de Grazia e Amy Remensnyder per i loro commenti nel corso della discussione, Philippe Buc per il chiarimento dei problemi sopravvenuti dal suo libro, Fritz Zimmermann per avermi permesso di leggere un documento inedito su al-Asamm, Judith Herrin per avermi fatto rivedere la conferenza per la pubblicazione, e Michael Cook per i commenti sul progetto. Dove i riferimenti sono riportati in forma 98 = 34, la prima cifra si riferisce al testo e la seconda alla traduzione.

1. Vedere, più recentemente, Aziz Al-Azmeh, Muslim Kingship (London, 1997), a pag. 115, circa il consenso Islamista scrive: “ogni discorso Musulmano riguardante l’associazione politica si fonda su un’antropologia pessimistica. Fa eccezione il teologo Mu’tazilita Abu Bakr al-Asamm (morto l’816-817) che postulava una condizione ipotetica in cui la collettività guidata interiormente dalla giustizia non necessitava una correzione perpetua dall’alto; fu l’opinione generale degli autori Musulmani medioevali circa le convinzioni e le scritture d’ogni genere, a stabilire, che la natura del genere umano per la sua esistenza ordinata collettiva potesse essere garantita solo da una costante assistenza esercitata da un sovrano vigile. Questo custode del corpo-sociale costringe i membri della collettività umana a un ordinamento contrario alla natura anarchica degli esseri umani nel loro stato naturale”; Peter  Marshall, Demanding the Impossible: A History of Anarchism(London, 1993), pag. 86, in cui Mazdak e ‘Al-Qurramitta’ (cioè, i Qaramita o Qarmati) sono descritti come i più fedeli precursori dell’anarchismo in Medio Oriente, entrambi i loro ragionamenti sono comunisti.

2. Nashi’ (attrib.), in Frühe mu’tazilitische Häresiographie, ed. Josef van Ess (Beirut, 1971) (d’ora in poi Ps.-Nashi’), §82; tradotto in Josef van Ess, Theologie und Gesellschaft im 2. und 3. Jahrhundert Hidschra, 6 volumi (Berlin, 1991-7) (d’ora in poi TG), v, 329. Sulla paternità eresiografica, vedere W.  Madelung, ‘Frühe mu’tazilitische Häresiographie. Das Kitab al-Usul des Ga’far b. Harb?’, Der Islam, lvii (1980). La sua proposta è stata generalmente accettata.

3. Van Ess, TG, ii, 408 ss.; J. van Ess, ‘Une  lecture à rebours de l’histoire du Mu’tazilisme’, Revue des etudes islamiques, xlvii (1979), 21 ss.; J. van Ess, ‘Al-Asamm’, in Encyclopaedia of Islam, 2° edizione (Leiden, 1960- ) (d’ora in poi Encycl. Islam 2), suppl.

4. Van Ess, TG, iii, 416; iv, 714-15.

5. Ibid., iv,  14-15, 44.

6. Ibid., iii,  132; iv, 716.

7. P.  Crone, ‘A Statement by the Najdiyya Kharijites on the Dispensability of the Imamate’, Studia Islamica, lxxxviii (1998).

8. ‘Al-Jawabat fi ‘l-imama’, nel suo Rasa’il, ed. ‘Abd al-Sallam Muhammad Harun, 4 volumi (Cairo, 1964-79), iv, 285 ss.; cfr. C. Pellat, ‘L’Imamat dans la doctrine de Gahiz’, Studia Islamica, xv (1961), 38 ss. (sulla base dell’edizione di Sandubi, dove esso costituisce una parte del K. wujub al-imama). Vi è anche un punto di riferimento sugli anarchici in al-Jahiz, al-Hayawan, ed. ‘Abd  al-Sallam Muhammad Harun, 8 volumi (Cairo, 1938-45), i, 12 (tradotto in Pellat, ‘Imamat’, 38). Pellat, che a dire il vero utilizza il termine ‘anarchici’, li considerò Zaiditi, che non è del tutto sbagliato; cfr. sotto, n. 38.

9. Cfr. van Ess, TG, ii, 409 n. 2. Come al-Asamm, ritennero ugualmente lecito avere un imam, nessuno o parecchi.

10. Cfr. nn. 2-6.

11. Cfr. Marshall, Demanding the Impossible, 91 ss. Ad un livello meno popolare, vedere N. Cohn, The  Pursuit of the Millennium (London,  1970), 214 ss., sui Taboriti; e G. Woodcock, Anarchism (Cleveland, Ohio,  1962), capitolo 2, in cui si espone che l’albero genealogico dell’anarchismo è gravemente mutilato.

12. Così i collaboratori della Jl Chinese Phil., x (1983), si sono interamente dedicati a questa questione. Per una valida discussione, vedere A. C.  Graham,Disputers of the Tao (Chicago, 1989), 170 ss., 299 ss. (la mia attenzione è stata richiamata da Michael Cook).

13. Questo vale per molti Buddisti, Cristiani, Gnostici e mistici che hanno cercato di ignorare o trascendere lo stato anziché eliminarlo.

14. Democrito (460 a.C.) suppose che la gente all’inizio vivesse singolarmente, sparpagliata e priva di qualsiasi organizzazione sociale o politica; cfr. W. K. C. Guthrie, A History of Greek Philosophy, 4 volumi (Cambridge, 1962-81), ii, 473 — o come famiglie sparse governate da patriarchi alla maniera dei Ciclopi di Omero (Platone, Leggi, iii, 680; Aristotele, Politica, i, 1252b). Secondo Platone, gli uomini furono prima governati col patriarcato, ed egli definisce questo regime citando i versi di Omero sui Ciclopi: “Essi non hanno assemblee deliberanti sull’agorà, né leggi… Ognuno fa la legge alla moglie e ai figli senza curarsi del vicino.” Aristotele invoca la stessa autorità di Platone e ne condivide a un di presso il pensiero (Vilfredo Pareto, Biblioteca di storia economica, volume 2, parte 2, pag. 21). Molte famiglie vicine formavano una tribù, un’orda, una società puramente naturale. I capi di esse vivevano tra loro come le nazioni. Questi erano i Ciclopi di Omero; questo era il suo Polifemo, al riferir di Platone, il quale vede l’origine delle dinastie nel governo familiare (Plat. de Legib. lib. XI); e questi erano i primiPatriarchi, o sian Padri Principi della Sacra Storia (Gaetano Filangieri, La scienza della legislazione e gli opuscoli scelti, volume 3, pag. 7). Comunque sia, a poco a poco si ritrovarono insieme in una polis. Ci sono molte varianti del tema nelle opere di Platone (per non menzionare le scritture successive, in cui la gente a volte comincia conducendo un’esistenza simile a una mandria che segue ciecamente un capo; cfr. T. Cole, Democritus and the Sources of Greek Anthropology(Cleveland, Ohio, 1967), 80, 83); ma la primitiva polis costruita da Platone nella sua Repubblica, 369 ss., non è una società senza stato: bisognava evitare la regalità, le istituzioni non governative.

15. Così è riportato nella Repubblica perduta di Zenone di Cizio (morto il 263 a.C.) e di Crisippo di Soli (morto il 207 a.C.); cfr. D. Dawson, Cities of the Gods: Communist Utopias in Greek Thought (New York, 1992), 166 ss., in questo libro le fonti sono riportate per intero (è in linea di massima un libro illuminante).

16. Diversamente A. Erskine, The Hellenistic Stoa: Political Thought and Action (Ithaca, NY, 1990), capitolo 1, specialmente pag. 29. In questo caso, come in Malcolm Schofield, The Stoic Idea of the City (Cambridge, 1991) e in Dawson, Cities of the Gods, capitolo 4, la visione Stoica è considerata una vera e propria utopia; vedere sotto, n. 84.

17. Panezio quindi (morto il 109 a.C.) si rispecchia in Cicerone (morto il 43 a.C.), De Officiis (vedere Dawson, Cities of the Gods, 228-9, secondo cui Panezio non idealizza il primo periodo); e Posidonio di Apamea (morto il 50 a.C.) si ricrea in Seneca (morto il 64 d.C.) e in altre fonti (G.  Rudberg, Forschungen zu Poseidonios (Uppsala, 1918), 51 ff.). Rudberg riferendosi a Manilio (Astronomica, i, 89 o Poema degli astri, scritto il 10 d.C.), congettura (a pag. 64) che Posidonio vide la guerra ritornare ai giorni dei sapientes (saggi); ma è difficile per un profano capire perché Manilio attinga qui da Posidonio: la sua storia è uno dei progressi inequivocabili dall’ignoranza alla civiltà, con re e sacerdoti piuttosto che filosofi come eroi culturali, e per nulla somigliante al periodo d’oro descritto da Seneca, il quale dichiara esplicitamente che le armi non furono utilizzate (“Non fabbrica armi, fortificazioni o arnesi da guerra: favorisce la pace, e il genere umano lo invita alla concordia”, Seneca, Lettera 90, verso 26; anche Lettera 41).

18. In particolare nelle Istituzioni e nel Digesto (anche Pandectae) realizzati su incarico dell’imperatore Giustiniano I, risulta che i giuristi del XII secolo asserirebbero uno stato naturale di libertà e di proprietà condivisa (cf. P. E. Sigmund, Natural Law in Political Thought, Cambridge, 1971, 37-8).

19. Nei Padri della Chiesa Greca, la tradizione Stoica sembra perdere il suo contenuto socio-politico. L’interesse è per l’uomo interiore, la schiavitù che appare con la Caduta è metaforica, e Giovanni Crisostomo (morto il 405 d.C.) si distingue affermando che la proprietà comune è in accordo con la natura (Erskine, Hellenistic Stoa, 112). In Nemesio di Emesa (prima del 400) la Caduta è combinata col naturalismo socio-politico: i bisogni generati dalla Caduta inducono gli esseri umani a riunirsi perché l’uomo è un animale sociale e politico per natura, non una persona autosufficiente (De Natura Hominis, ed. M. Morani, Leipzig, 1987, i, 52 = William Telfer, Cyril of Jerusalem and Nemesius of Emesa, London, 1955, 243, con la traduzione inglese di De Natura Hominis); cf. Aristotele, Politics, i, 1253a; Schofield, Stoic Idea of the City, 71. Che l’uomo, anche se sociale per natura, non fosse originariamente destinato a dominare gli altri uomini, le bestie, passa sotto silenzio, in contrapposizione con Aurelio Agostino d’Ippona, conosciuto semplicemente come sant’Agostino (morto il 430), City of God, xix, 15; cf. R. A. Markus, Saeculum: History and Society in the Theology of St Augustine (Cambridge, 1970), app. B). La legge naturale non è un concetto importante nella tradizione Siriaca, e non è associata alla libertà o all’uguaglianza (cf. le conferme in S. Pines, ‘La Loi naturelle et la societe: La doctrine politico-theologique d’Ibn Zur’a, philosophe chretien de Baghdad’, Scripta Hierosolymitana, ix; ristampato nel suo Studies in the History of Arabic Philosophy, ed. S. Stroumsa (Jerusalem, 1996), 159 ff.).

20. Il comunismo sessuale non appare in alcuna versione del mito dell’età dorata, Stoica o Cristiana. Quando Lattanzio (morto il 320) argomenta contro di esso, è in disaccordo con Platone (The Divine Institutes, iii, 21; trad. M. F. McDonald (Washington, 1964); a Lattanzio non piacque neanche il comunismo riguardo alla proprietà, cf. v, 5, in questo punto respinse poetando l’assenza di proprietà privata nell’età dell’oro, sebbene la stessa età dorata ‘non sia una finzione poetica, ma una verità’.

21. Per le innumerevoli attestazioni di questa idea, vedere R. W. Carlyle e A. J. Carlyle, A History of Medieval Political Thought in the West, 6 volumi (London, 1903-36), specialmente i volumi i e iii, in cui le fonti sono spesso citate a lungo; per uno studio sistematico e per la discussione, vedere W. Stürner, Peccatum und Potestas. Der Sündenfall und die Entstehung der herrscherlichen Gewalt im mittelalterlichen Staatsdenken (Sigmaringen, 1987).

22. Philippe Buc, L’Ambiguite du livre: Prince, pouvoir, et peuple dans les commentaires de la Bible au Moyen Âge (Paris, 1994) (Sono in debito con Amy Remensnyder per aver attirato la mia attenzione su questo lavoro). Che l’introduzione del pensiero Aristotelico costituì una rottura trascurabile è anche il messaggio di C. J. Nederman, ‘Nature, Sin and the Origins of Society: The Ciceronian Tradition in Medieval Political Thought’, Jl Hist. Ideas, xlix (1988); ma il naturalismo politico ipotizzato per quanto riguarda l’inizio del medioevo Europeo, qui sembra per lo più sociale.

23. Markus, Saeculum, app. c, specialmente pag. 224-5.

24. Cf. F. E. Manuel and F. P. Manuel, Utopian Thought in the Western World (Cambridge, Mass., 1979), 737.

25. “Essi mostrano che quel che la legge comanda è scritto nei loro cuori..“ (Romani 2: 15).

26. Per le guerre angeliche contro i ginn che occupavano la terra prima della creazione di Adamo e per un resoconto dettagliato sulla Caduta, vedere al-Tabari,Ta’rikh al-rusul wa’l-muluk, ed. M. J. de Goeje e altri, in tre serie (Leiden, 1871-1901), i, 81 ff. = The History of al-Tabari, 39 vols. (Albany, NY, 1989-98), i, traduzione di Franz Rosenthal, 252 ff. Il punto di vista Musulmano sul Paradiso e sul significato della Caduta per la storia umana aspetta ancora una monografia.

27. Le cose andarono male appena il Profeta morì, o quando il terzo califfo prese il potere, o nei sei anni negativi nel suo regno, o quando fu ucciso e la prima guerra civile scoppiò nel 656.

28. Praticamente tutte le fonti Medinesi sul Profeta e sui Rashidun, ‘i califfi ben guidati’, sono compilate seguendo queste linee, ma il soggetto non ha ancora trovato i suoi Carlyle.

29. Cf. Encycl. Islam 2, s.v. ‘malik’.

30. Cf. Herodorus, History, 3, 88; Diodorus Siculus, Library of History, ii, 1, 5-6; ii,. 48, 4; xix, 94, 2 ff. Per quanta riguarda la tendenza dei Greci e dei Romani di riferirsi alle tribù di un popolo che conservavano le virtù che essi stessi avevano perduto, in particolare agli Sciti come protagonisti, vedere A. O. Lovejoy e G. Boas,Primitivism and Related Ideas in Antiquity (Baltimore, 1955).

31. Ancora, non c’è una monografia. Per alcuni esempi, vedere ‘Amr b. Kulthum,. Mu’allaqa, verso 25; ‘Abid b. al-Abras, in C. Lyall (ed. e traduz.), The Diwansof ‘Abid Ibn al-Abras, of Asad, and ‘Amir Ibn at-Tufail, of ‘Amir Ibn Sa’sa’ah (London, 1913), 4, 14.

32. Cf. Encycl. Islam 2, s.v. ‘Djahiliyya’.

33. Così Ps.-Nashi’, §108; allo stesso modo di al-Ash’ari, Maqalat al-islamiyyin, ed. H. Ritter (Istanbul, 1929-33), 451 (generalmente riferito ai malfattori, piuttosto che ai governanti). Confrontare anche la monografia di M. Cook circa al-amr bi’l-ma’ruf wa’l-nahy’an al-munkar intitolato provvisoriamente The Voice of Honest Indignation (Cambridge, disponibile), capitolo 9.

34. Ash’ari nella nota precedente; W. M. Watt, The  Formative Period of Islamic Thought (Edinburgh, 1973), capitolo 1; P. Crone and F. W. Zimmermann, The Epistle of Salim b. Dhakwan (Oxford, 2000), capitolo 5, generalmente riferito ai malfattori, piuttosto che ai governanti.

35. B. Lewis, ‘On the Quietist and Activist Traditions in Islamic Political Writings’, Bull. School of Oriental and African Studies, xlix (1986).

36. Per esempio al-Hasan al-Basri (morto il 728), in Ibn Sa’d, Kitab al-tabaqat al-kabir, edizione E. Sachau e altre, 8 volumi (Leiden, 1904-21), vii, 1, 119.

37. Ps.-Nashi’, §83 = van Ess, TG, v, 329-30.

38. È il comportamento sottinteso di Sahl ibn Salama, ammesso che fosse un anarchico, alla fine seguì l’imamato di un Alide (Crone, ‘Statement by the Najdiyya’, 74 n.; cf. below, n. 76 on Sahl). È degno di nota che molti Mu’taziliti di Baghdad erano Zayditi, e si confronti il tono Sciita nella relazione sufiyyat al-mu’tazila in Ash’ari, Maqalat, 467 = van Ess, TG, v, 330.

39. Ash’ari, Maqalat, 460, 6; al-Baghdadl, Usul al-din (Istanbul, 1928), 287, 5 = van Ess, TG, v, 203, con discussione a ii, 408-9.

40. Ps.-Nashi’, §§99-102 = van Ess, TG, v, 204-5, in cui tra i califfi veri si include Mu’awiya, ma non ‘Ali. Suggerì per la soluzione del problema di avere diversi imam (sotto, n. 60).

41. Ci può essere un riferimento a un imam futuro nella relazione che ha respinto la lotta armata contro i malfattori se non sotto il comando di un imam giusto (Ash’ari, Maqalat, 451, 12). Questa citazione potrebbe legittimare la sommossa contro i sovrani ingiusti sotto la guida di un onesto che comparirà in futuro (quindi la traduzione di van Ess in TG, v, 207, no. 31), ma può anche significare che fu avallata la repressione violenta dei ribelli compiuta dagli imam in passato, mentre al presente sono escluse iniziative individuali armate (cf. Ash’ari, Maqalat, 278 = van Ess, TG, v, 198, no. 13; scrisse contro ‘chi crede alla spada’: van Ess, TG, ii, 409). In ogni caso, contraddice la sua visione di imam che governa tramite il consenso, ma evidentemente non considerò l’approvazione all’unanimità (pace al-Shahrastani, al-Milal wa’l-nihal, ed. W. Cureton (London, 1846), 51 = Livre des religions et des sectes, trad. J. Jolivet and G. Monnot (n.p., 1986-93), 251), perché è difficilmente negabile che non vi fosse opposizione aMu’awiya (661-80), giacché accettò l’imamato (vedere n. 40).

42. Egli respinse l’imamato di ‘Alì (656-61), a differenza di quello di Mu’awiya, giacché non ci fu un accordo al suo riguardo (vedere n. 40); e i suoi presunti allievi ritennero che l’imam potrebbe essere un Arabo o un non-Arabo (Jahiz, ‘Jawabat, Rasa’il, iv, 285).

43. Al-Baghdadi, al-Farq bayna ‘l-firaq, ed. M. Badr (Cairo, 1910), 149-50 = van Ess, TG, vi, 234, no. 39, con ulteriori riferimenti; allo stesso modo Ibn Hazm, in van Ess, TG, vi, 269, in cui la dichiarazione è attribuita a ‘Abbad ibn Sulayman. Confrontare la formulazione di Baghdadi nel suo Usul, 271-2: quando i membri di una comunità disobbediscono e uccidono il loro imam, ‘non è obbligatorio (lam yajib) per le persone rette fra loro designare un imam’.

44. Ash’ari, Maqalat, 459, 467 ?? van Ess, TG, vi, 269-70, nos. 106-7. Secondo l’opinione di ‘Abbad, ‘Ali fu l’ultimo imam, e probabilmente è anche il parere di Hisham. L’affermazione di Hisham che nessun imamato era possibile poiché la comunità peccava e uccideva il proprio imam, non implicava che l’imamato fosse concluso con la morte di ‘Uthman, siccome al-Baghdadi e altri vi credettero, ma si può dedurre che Hisham intendesse denigrare la posizione di ‘Ali (cf. W. Madelung, Der Imam al-Qasimibn Ibrahim und die Glaubenslehre der Zaiditen (Berlin, 1965), 42).

45. Nel suo Anarchism and Other Essays (New York, 1911), 56.

46. Ash’ari, Maqalat, 460, 9-10; Baghdadi, Usul, 271; Ibn Abi ‘l-Hadid, in van Ess, TG, v, 207, no. 33, con ulteriori riferimenti; ‘Abd al-Jabbar and al-Mas’udi, in Crone, ‘Statement by the Najdiyya’, nn. 21-2; al-Shahrastani, Kitab nihayat al-iqdam fi ‘ilmal-kalam, ed. (col riassunto tradotto) A. Guillaume (London, 1934), 481; tradotto e discusso in Crone, ‘Statement by the Najdiyya’.

47. ‘Jawabat’, Rasa’il, iv, 290 ff.; cf. Crone, ‘Statement by the Najdiyya’, 68.

48. Ash’ari, Maqalat, 459 = van Ess, TG, vi, 269-70, no. 106, presenta i dubbi apparsi dopo la morte di ‘Ali, l’ultimo califfo che lui stesso riconobbe legittimo.

49. In Shahrastani, Iqdam, 481.

50. On huquq allah, vedere ??B. Johansen, ‘Eigentum, Familie und Obrigkeit im hanafitischen Strafrecht’, Die Welt des Islams, nuova serie, xix (1979); B. Johansen, ‘Sacred and Religious Elements in Hanafite Law’, in E. Gellner e J.-C.Vatin (eds.), Islam et politique au Maghreb (Paris, 1981), 289, 297 ff.

51. ‘Abd al-Jabbar cita il suo shaykh per fare il punto della situazione: il fatto che l’amputazione sia prescritta in caso di furto nel Corano (5: 38), significa che l’imamato è obbligatorio sotto esplicito comando (nass), giacché solo l’imam può eseguirlo (al-Mughni, xx/1, ed. ‘A.-H. Mahmud and S. Dunya (Cairo, n.d.), 41).

52. Ps.-Nashi’, §85 (al-imam huwa alladhi yu’addibu ‘l-umma wa-yu’arrifuha ma’alim diniha), riferendosi ai Mu’taziliti che credettero all’obbligatorietà dell’imamato, ma al-Asamm vedeva per giunta nell’imam un insegnante (vedere sotto, n. 59).

53. Jahiz, ‘Jawabat’, Rasa’il, iv, 286-7, 289.

54. Se qualcuno apostatasse dall’Islam senza che un imam possa giustiziarlo, chiunque sia in grado di non attirare l’attenzione su di sé dovrebbe ucciderlo (quindi Hisham al-Fuwati secondo a al-Khayyat, Kitab al-intisar, ed. e trad. A. N. Nader(Beirut, 1957), 51 = 57 (impreciso); van Ess, TG, vi, 233, no. 38). I posteri la sintetizzano come una dottrina in cui era lecito assassinare arbitrariamente gli avversari ed impossessarsi delle loro proprietà. (Khayyat cita dov’è ricusabile; ulteriori fonti in van Ess, TG; Ash’ari, Maqalat, 465, circa ‘Abbad ibn Sulayman = van Ess, TG, vi, 270, no. 108). Siccome la formulazione di Hisham presuppone la presenza di qualche autorità pubblica da cui bisogna cautelarsi nell’esecuzione del proprio dovere, non sorprende che i posteri si riferiscano a lui e al suo discepolo per l’avallo dell’assassinio; ma Hisham e ‘Abbad sostenevano di sicuro che la gente deve ‘ordinare il bene e interdire il male’ (al-amr bi’l-ma’ruf wa’l-nahy ‘an al-munkar), un dovere per ogni credente, sostituendosi nell’applicazione delle hudud a quegli imam che non riescono a rispettare la legge (quindi van Ess, in TG, iv, 14; cfr. anche Cook, Voice of Honest Indignation, ch. 9).

55. ‘Abbad, i  Ash’ari, Maqalat, 467 = van Ess, TG, vi, 270, no. 107.

56. Jahiz, ‘Jawabat’, Rasa’il, iv, 286.

57. Ps.-Nashi’, §82 = van Ess, TG, v, 329.

58. Ash’ari, Maqalat, 467 = van Ess, TG, v, 209, no. 35, in cui l’allievo di al-Asamm, Ibn ‘Ulayya, è dello stesso parere. Van Ess traduce stranamente yuqimu al-ahkam in ‘proporre leggi’ (Gesetze aufstellen) e prende il passaggio per riferirsi alla legislazione (TG, ii, 414; allo stesso modo in ‘Une  lecture à rebours de l’histoire du Mu’tazilisme’, 24). Normalmente lo si tradurrebbe in ‘decretare le leggi’, il passaggio è disponibile in una rubrica secondo cui non ci può essere alcuna amputazione delle mani ai ladri, inflizione per rappresaglia o infadh al-ahkam, esecuzione delle leggi, senza un imam.

59. Per al-Asamm inoltre, poi, l’imam era un insegnante (cfr. sopra, n. 52).

60. Ps.-Nashi’, §§103-4 = van Ess, TG, v, 208.

61. Jahiz, ‘Jawabat’, Rasa’il, iv, 303-5.

 http://www.tradizionesacra.it/anarchici_musulmani_nono_secolo.htm

Il Forte Rosso di Delhi fu costruito dall’Imperatore Moghul Shahbuddin Mohammed Shah Jahan (1592–1666) nel 1639. Le caratteristiche architettoniche del Forte Rosso presentano diversi motivi Tantrici come il satakona (l’emblema Tantrico dei triangoli incrociati), il padma (il loto, motivo floreale), il purnakalasha (il vaso pieno, motivo ornamentale di buon auspicio che simboleggia la fertilità e la forza vitale), ecc… Il Tantra Shastra appartiene alla spiritualità umana. Ogni religione ha accettato il Tantra Shastra a vari livelli, seppur si sia sviluppato nel periodo Vedico. Esso è uno degli elementi principali della cultura Vedica, anche se l’Islam ha originato lo Shastra. Lo Shastra è nato con Adamo (A) ed Eva (A). Il Tantra è quell’insieme di dottrine e di pratiche millenarie volte all’espansione dell’ordinario stato di coscienza la cui origine risale ad Adamo (A) ed Eva (A).

http://www.tradizionesacra.it/tantra_vastushastra_moghul.htm

Il Tantra Shastra proviene dal concetto di Shiva e Shakti. Shiva e Shakti sono due divinità supreme nel culto Tantrico. In questo caso, Shiva significa il Signor Shiva che è il supremo Dio nel culto Vedico. Shakti è una divinità femminile e la forma della dea Parvati. È la moglie del Signor Shiva. Shiva-Shakti è una combinazione tra il dio e la dea che è popolarmente conosciuta nel culto Tantrico. È simile alla teoria Yin-Yang del Feng Shui Cinese. Il concetto principale è che Shiva e Shakti sono inseparabili tra loro. Queste divinità hanno ottenuto una fondamentale importanza nel Tantra Shastra. La figura seguente mostra come l’ideatore del Forte Rosso ha realizzato il concetto Tantrico in questa costruzione.

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La progettazione del Forte Rosso di Delhi mostra l’influenza del Tantra di Shiva-Shakti.

Il Signor Shiva è la divinità principale nella cultura Vedica. È anche noto come Soma o Chandra, cioè il dio Luna. Il colore della Luna è il bianco, in definitiva il bianco rappresenta l’esistenza del Signor Shiva. Il marmo è un elemento che rappresenta la Luna. Il marmo ha la proprietà di intensificare il flusso lunare dovunque.

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Il marmo è una rappresentazione fondamentale di Shiva.

 

La Shakti è la dea principale e guerriera nella cultura Vedica. È la forma della dea Parvati. Il colore della Shakti nel Tantra Shastra è rosso sangue. Il colore rosso è direttamente associato alla guerra e la Shakti è la dea guerriera. Il colore rosso è un elemento che rappresenta il pianeta Marte. Marte ha la proprietà di stimolare sentimenti di guerra. La stimolazione è necessaria in ogni tipo di guerra. Il colore di Marte è il rosso sangue, così in ultima analisi, il colore rosso rappresenta l’esistenza della dea Shakti. La pietra rossa di Agra è un elemento che rappresenta Marte.

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La pietra rossa di Agra è una rappresentazione fondamentale della dea Shakti.

Il Forte Rosso è costruito solamente con due tipi di pietra: la pietra rossa e la pietra marmorea.

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Il Forte Rosso fu costruito sul concetto di Shiva e Shakti. L’architetto del Forte Rosso, quindi, ha bilanciato Shiva e Shakti apportando marmo e pietra rossa.

Dallo studio dei materiali costruttivi del Forte Rosso, si scopre che l’intero Forte e i palazzi interni sono costruiti in pietra rossa e in marmo bianco.

Il muro perimetrale, le porte d’ingresso, il Naubat Khana, il Diwan-i-Amm sono costruiti in pietra rossa, mentre i palazzi interni come il Rang Mahal, il Khass Mahal, le camere delle Regine e gli Hammam sono costruiti in marmo bianco.

Gli edifici costruiti con pietre rosse e bianche combinano il concetto di Shiva e Shakti nel Tantra Shastra. L’architetto del Forte Rosso ha equilibrato Shiva e Shakti utilizzando il rosso e la pietra marmorea. L’architetto, così, ha fornito il marmo per la costruzione della zona nord, nord-est ed est; vale a dire, il Rang Mahal (Palazzo del Colore), il Moti Masjid (Moschea di Perle), l’Hammam, ecc…

Il marmo aumenta il flusso lunare poiché esso ha una relazione diretta con la fonte energetica delle direzioni, e conformemente alla fisica elementare, il flusso lunare circola da nord–nordest–est. “Questo flusso promette beatitudine, pace, felicità, contentezza e tranquillità.1

L’architetto per migliorare il flusso lunare su una vasta area, fornì alla struttura una maggior quantità di marmo. Inoltre, quel marmo è una rappresentazione di Shiva essendo secondo la mitologia il Signore della direzione nord-est (in Sanscrito Ishanya kona) e suo luogo. “Nel Vastu Shastra, questo è il posto per il culto, la meditazione e l’introspezione. Si ritiene che adorare Shiva, il Dio dominatore di questa direzione, produce molti risultati positivi.2 In questa sede, si intravede il massimo utilizzo di marmo nella zona nord-nordest-est della fortezza.

Il Tantra Shastra e la sua influenza sull’impero Moghul

La coppia cosmica Shiva-Shakti è la divinità suprema per i Kshatriya, la casta guerriera. Le fonti Vediche affermano che ogni Re dovrebbe essere un adoratore di Mahakaleshwar (il Signore del tempo trascendente) e di Maha Kali (la dea del tempo trascendente). Entrambe sono forme di Shiva e Shakti. Ogni Re ha il potere di attaccare e difendersi. Nella letteratura Vedica, il Signor Shiva è il simbolo del potere difensivo, mentre la Shakti è la divinità che ha il potere di attacco, però insieme si equilibrano.

In questa costruzione, l’elemento Shiva del potere difensivo è potentissimo a causa dell’ampio utilizzo di marmo nella zona nord-est, nord ed est. Un’analisi dettagliata mostra che la forma lunare del fiume Yamuna scorre a nord-est del Forte Rosso. La forma lunare è di per sé una rappresentazione Tantrica del potere difensivo di Shiva. La configurazione lunare del fiume a nord-est del Forte Rosso aumentò l’intensità di Shiva, la componente del potere difensivo. Per questo motivo, i Moghul hanno beneficiato di un forte potere difensivo per un lungo periodo.

L’architetto ha fornito all’elemento Shakti la pietra rossa. La pietra rossa rappresenta la Shakti, il potere di attacco. Le fonti storiche confermano che il magistrale potere di attacco della Shakti concesse ai Moghul vasti territori dal Kashmir a Tanjore, e da Lahore all’Assam.

Il Forte Rosso, quindi, fu destinato a un Re Kshatriya, le cui conoscenze religiose affondassero profondamente nell’adorazione Tantrica; in questo modo, si sarebbe prodotta una potente corrente energetica dalla coppia cosmica di Shiva-Shakti.

Che cos’è il Tantra?

L’energia invisibile che controlla i processi e le attività delle cose visibili è nota come Tantra. Ogni forma geometrica della materia visibile è direttamente associata al Tantra, “Tantra significa geometria.” Lo Yantra è la forma visibile del Tantra. Ci sono tanti tipi di Yantra, ma lo Shri Yantra ha avuto un’importanza capitale nel Tantra Shastra. Ogni Yantra ha una forma geometrica specifica. Inoltre, per il Tantra Shastra, ogni fiore e ogni foglia costituiscono degli esempi Tantrici.

Un’analisi accurata delle strutture Moghul ostenta un utilizzo smisurato della geometria nella progettazione architettonica. Ogni monumento Moghul, le tombe e le moschee sono progettati secondo un disegno geometrico. Ne sono un esempio, il Taj Mahal, la tomba di Humayun, la tomba di Jahangir e la moschea Jama’.

I Moghul non applicarono solamente il concetto di Shiva e Shakti ai loro monumenti. Il Forte Rosso poggia sulle nozioni di Tantra Shastra e di Vastu Shastra. I Moghul applicarono rigorosamente il Tantra Shastra Indiano alla loro architettura.

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La Tomba di Firuz Khan Khwajasara

Esaminiamo la tomba di Firuz Khan Khwajasara. Questa tomba si trova ad Agra. Egli fu un semplice custode del palazzo di Shah Jahan. Sebbene non appartenesse alla Famiglia Reale, la forma ottagonale della sua tomba è impressionante.

-     Pianta della Tomba     -

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La forma ottagonale è strettamente associata al Tantra. La configurazione ottagonale è rintracciabile in ogni struttura Moghul, anche se la tomba riguarda un semplice custode.

Il Taj Mahal è la tomba di Shah Jahan e della sua consorte. È noto per la sua sensazionale architettura. La forma ottagonale è la caratteristica principale del Taj Mahal. L’intera pianificazione e la disposizione interna delle camere hanno la forma ottagonale. Il progetto del Taj Mahal è una combinazione di forme geometriche differenti. L’applicazione geometrica è la caratteristica dominante di tutti gli edifici Moghul. Geometria, pertanto, significa Tantra. L’insieme delle costruzioni Moghul si basa sul Tantra, cioè sul Tantra Shastra. Il valore che l’ottagono riveste nel Tantra Shastra fu la caratteristica principale dell’architettura Moghul.

La Teoria Ottagonale

Nell’adorazione Tantrica, l’ottagono è noto come Ashtar. Nella tradizione Induista Tantrica, gli otto triangoli di “Ashtar” hanno un posto di rilievo nello Shri Yantra (HarishJohari, L’Essenza del Tantra). Il Tantra crede che l’ottagono o Ashtar, sia la combinazione di Jiva-tattva (gli esseri individuali) e di Shiva-tattva (principio maschile di coscienza) e che rappresenti Maha Tripurasundari (la Suprema Shakti o Parvati e fonte dell’intera conoscenza, la grande e bella dea che regge le tre città e ne costituisce la quarta). Gli otto lati dell’ottagono rappresentano le otto armi della Shakti: Pasha (il cappio, è anche l’arma di Varuna), Ankusha (il pungolo col gancio), Dhanush (l’arco), Bana (la freccia), ecc…Quest’ottagono è detto Sarvarogahara chakra (il chakra che cura tutte le malattie) nel culto Tantrico.

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Pianta del Taj Mahal

Bibliografia

 

1. Sulakshan Mohan, Attract Good Luck And Prosperity Into Your Life, pag. 32

2. Sulakshan Mohan, Attract Good Luck And Prosperity Into Your Life, pag. 37

3. Harish Johari, L’Essenza del Tantra, Edizioni il Punto d’Incontro, pag. 256

4. R. Nath, “Depiction of a Tantric Symbol in Mughal Architecture”, Journal of Indian Society of Oriental Art Calcutta, Vol. VII (1975-76)

http://www.tradizionesacra.it/tantrashastra_forterosso.htm

Interessantissimo articolo dal sito di Fabio Todeschini

http://fabiotodeschini.files.wordpress.com/2011/06/sama.pdf

Nell’ambito di una religione così fortemente politicizzata,
istituzionalizzata, gerarchizzata, sia giuridicamente che
legislativamente, e in continua e prepotente espansione fin dai
tempi dell’Egira del Profeta Muhammad come l’Islam, discutere
di un vero e proprio “Anarchismo” legato alla tradizione più
esoterica ed occulta covata a lungo in seno a tale culto è
estremamente complesso; pertanto, nel presente studio si
cercheranno, secondo le pratiche non filologiche dell’Anarchia
Spirituale e della Scienza Occulta non condizionata dalla storia
delle religioni, le prove spirituali di un’esistenza preislamica del
sufismo, per quanto ante litteram, nelle sue connessioni con le
religioni preislamiche quali lo Zoroastrismo, il Manicheismo e lo
sciamanismo d’origine indoariana.
Riflettiamo per un istante su due meravigliosi versi: “Ho
bevuto quell’acqua senza usare la bocca: quell’acqua le bocche
l’hanno già assaporata” – del grande poeta persiano sufi Al -
Hallaj, considerato un vero e proprio martire dell’Islam, in
quanto fu crocifisso a Baghdad per eresia, e l’incipit dell’ode
bacchica di Ibn al – Farid, la “Khamriyya”, ancor più esplicativo:
“Bevemmo alla memoria dell’Amato un vino che ci ha inebriati
prima della creazione della vigna.”
Si evince dai testi succitati che i più grandi Maestri
(Shaykh) del Sufismo, tesi accettata da numerosi studiosi
“ortodossi”, avevano una reale consapevolezza, per quanto
permeata di misticismo ed ebbrezza (reale o metaforica), della
remotissima antichità della Tradizione esoterica cui
appartenevano. “Turuq” (sing. “Tariqa”) o Confraternite
Iniziatiche come la Mawlawiyya (i “Mevlevi”, conosciuti in
Occidente con l’epiteto di “Dervisci roteanti”), sono divenute
famose ai nostri occhi profani più come fenomeni folkloristici
che come oggetto di un sano studio metafisico ed anarcospiritualista. Pertanto, è certamente necessario non tanto
aggiungere alla storia del Sufismo un’altra pagina storicoreligiosa, quanto comprendere che cosa vi sia veramente di
preislamico nel movimento, poiché, come abbiamo già2
affermato, nonostante i caratteri comuni (devozione ai Dodici
Imam e al Tredicesimo, l’Imam Nascosto, “Dhikr” o “rimembranza” dei novantanove nomi di Allah, conoscenza
diretta, quindi gnostica, della divinità, danza o sama’, fedeltà ai
Maestri o “Shaykh”, la letteratura in versi, che ha regalato
alcune tra le più belle e commoventi pagine della poesia
mondiale ecc.), il Sufismo (sunnita e sciita) così come viene
percepito dalla sterminata letteratura che ne tratta, si mantiene
in un ambito che, pur essendo esoterico, rimane comunque
religioso, legato alla Sharia o Legge Coranica, alle figure dei
profeti e degli angeli, alle norme sociali e ai rituali ad esse
connessi.
Ecco perché cercheremo in questa sede di scovare le
prove di un’ascesi puramente libertaria, non legata cioè a
precisi riferimenti religiosi, né tanto meno politici di sorta.
In effetti, a ben vedere, il Corano stesso, ad una lettura non
inficiata dall’estremismo bigotto degli Ulema o “Dottori” della
Legge, si presta ad interpretazioni estremamente libere,
considerando “Gente del Libro”, cioè meritevole di salvezza, i
fedeli della religione preislamica nazionale dell’Iran, lo
Zoroastrismo e la successiva riforma Mazdea. Lo stupendo (e
notissimo) “Versetto della Luce (An Nur)” rispecchia la capacità
dell’uomo illuminato di interpretare attraverso l’intuizione
spirituale la Legge stessa, che a questo punto cesserebbe di
essere considerata tale: “Allah è la Luce dei cieli e della terra.
La sua Luce è come quella di una nicchia in cui si trova una
lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un
astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto,
un ulivo né orientale né occidentale, il cui olio sembra illuminare
senza nemmeno essere toccato dal fuoco. Luce su Luce. Allah
guida verso la Sua Luce chi vuole Lui e propone agli uomini
metafore. Allah è onnisciente. (24, 35)” – E ciò rappresenta,
oltre ad un meraviglioso esempio di letteratura illuminata, anche
una delle più profonde meditazioni che hanno fatto la storia
esoterica del Sufismo.
Considerato in parte come un’eresia in seno allo
Zoroastrismo, lo Zurvanismo proponeva un riassorbimento del
dualismo delle divinità del bene e del male, Ahura Mazdah e
Ahriman, nell’indefinitezza, “Zurvan Akarana, il Tempo che non
è stato creato”, Principio Metafisico superiore che conduceva
ad un più ampio ascetismo e a un senso di ineluttabilità che
poteva ricordare sia il Taoismo primitivo di Chuang Tzu, sia il
fana’ sufico, l’ “estinzione” in Dio (il nirvana buddhista e
giainista o l’ “estinzione dei soffi” Hindu), conseguenza 3
dell’espressione che condusse Al – Hallaj alla morte e cioè
“Ana – al – Haqq”, “Io sono il Vero”, da interpretarsi al livello
della personalità macrocosmica e cioè: “E’ rimasto solo Dio a
parlare, io in quanto uomo, non esisto più.” Queste premesse
potrebbero servirci per comprendere come il Monismo
Panteista (espressione estremamente disprezzata dagli
islamisti ortodossi ma cara ad Hakim Bey) di uno tra i più grandi
e noti divulgatori del Sufismo, Ibn Arabi, possa avere radici
preislamiche in seno alla precedente religione delle pianure
Indoarie.
A questo proposito sarà d’uopo identificare in alcune sette
estremiste islamiche e preislamiche alcuni presupposti per
convalidare la tesi di una componente prettamente anarchica
ed antinomista in seno a ciò che, attualmente (ed
aggiungeremo, piuttosto genericamente) viene designato come
“Sufismo”. Ci riferiamo in particolare ai cosiddetti “Ahl – el –
Haqq” o “Gente della Verità”, setta curda che, anche se
generalmente considerata islamica, presenta notevoli differenze
con la religione ortodossa, come il misticismo estremizzato, la
credenza nella reincarnazione (anche se numerosi versetti
coranici sembrano affermare la medesima teoria, si veda
Corano 36,12 – 40,11), negli Avatara, nel Culto degli Angeli di
derivazione ebraico-cabalistica, nelle Età del Mondo o Cicli
cosmici; e che vivono in remote vallate nell’occidente dell’Iran
praticando oscuri riti che comprendono anche il cibarsi di
alimenti proibiti, il che li accomuna ad alcuni Tantrici.
Abbiamo inoltre l’interessantissimo culto degli Yazidi, di origine
discussa ma probabilmente addirittura prezoroastriana, che non
si convertirono mai all’Islam e per questo ne vennero
perseguitati, adoratori di Melek Ta’us, il dio-angelo in forma di
pavone, sacrificatori del bue (rito che potrebbe accomunarli al
Mithraismo) e fedeli ad un dio cosmogonico (di cui Melek ta’us
è una sorta di servo diretto, decaduto a poi pentitosi, ciò che li
accomuna sia agli gnostici sia alle divinità primordiali Hindu ma
anche egizie, si veda Kneph, l’Uovo del mondo ecc), spegnitore
del fuoco infernale (la “Fornace” coranica) con le proprie
lacrime. Il più importante testo sacro degli Yazidi, questa
incredibile setta fuori da ogni categorizzazione, è il cosiddetto
“Libro Nero”, il “Mishefa Res”, testo sulla creazione di Melek
Ta’us e di un uovo cosmico dal quale questo particolare
universo è stato formato. Redatto in lingua curda, esso
presenta tutte le caratteristiche di un Libro Akashico, quindi
Anarco-spiritualista, in cui si possono trovare, se tradotto 4
attraverso la lettura chiaroveggente, molti indizi sulla reale
natura della manifestazione multiversale.
Gli Aleviti, connessi con la Tariqa Bekthashiyya ma
generalmente considerati sciiti, il sufismo qalandari, l’ordine
derviscio Ni’matollahi che presentava intense sfumature di ciò
che potremmo definire uno sciamanismo nomade preislamico,
di derivazione Indoaria e connesso con i Veda e l’Avesta, così
simile, nel vestiario e nelle pratiche all’ascetismo advaiticotantrico dei sadhu Hindu, concludono questa breve lista che lo
spazio non consente di ampliare.
Non possiamo però, in questa rappresentazione limitata
che, lo ricordiamo, non pretende assolutamente di trovare
un’origine comune per queste sette e movimenti, evitare di
ricordare, tra gli Ismailiti, la famosa “Setta degli Assassini” di
Hasan I Sabbah, il cui ipotetico motto “Nulla è vero, tutto è
permesso” rende perfettamente l’idea di ciò che stiamo
affermando, una completa dissociazione da qualsiasi forma
legislativa o religiosa, la percezione pura e reale che lo stesso
sensibile, in quanto illusorio, può essere modificato a piacere; la
pratica magica quindi, lo sciamanismo comune a tutte le
popolazioni fin dai tempi preistorici. Troppe parole e troppo
inchiostro sono stati versati su questa setta perché si tenti in
questa sede di ampliare le conoscenze circa la loro reale
natura, perciò ci limiteremo a dare alcune informazioni di
carattere occulto che servano da monito ad ogni serio
ricercatore spirituale, utili altresì a convalidare alcune succitate
tesi Anarco-spiritualiste.
È noto che la famosa biblioteca di Alamut, il “Nido delle
Aquile”, sede della fortezza degli Assassini, fu distrutta dopo un
lungo assedio da Hulagu Khan, che intendeva prendere
Baghdad; tuttavia, nonostante nulla ci sia pervenuto della
favolosa collezione di testi in possesso degli Assassini, il loro
credo sciita, anarchico e sufico avrebbe ben potuto accordarsi
con le vedute sciamanico-buddhistico-nestoriane dei Mongoli
dell’epoca. Ecco perché non è così incredibile affermare che
almeno alcuni di quei testi possano essere stati salvati a
beneficio del Khan e dei suoi sacerdoti, riportati in seguito nelle
steppe mongole, sempre più vicino a quell’Agarttha sede del Re
del Mondo.
In questo caso si avrebbe un classico esempio di occultamento
di ciò che l’Anarchismo Spirituale rappresenta, attraverso la
discesa dei testi akashici nel mondo degli uomini, a discapito
della libertà preverbale e a beneficio del controllo occulto-
sinarchico di cui i cosiddetti “saggi” Tartari e Tibetani erano
certamente succubi.
Tuttavia, dato che tali considerazioni possono essere
facilmente prese come un esempio di pazzia metafilologica
dell’Autore, tralasciamo ulteriori approfondimenti e lasciamo al
lume dei veri scienziati occulti lo studio e l’interpretazione di tali
tesi alle quali non possiamo comunque evitare di fare cenno.
Rimane il fatto imprescindibile che alcune forme di
sciamanismo (Bon, Vajra-yana, tantrico ecc.) non possono
essere del tutto discoste dal Sufismo nella sua accezione
preislamica. In realtà, anche se si volessero trovare dei modelli
comparativi nell’ambito dell’Islam, le prove non verrebbero a
mancare: lo stesso “Dhikr” presenta talmente tante analogie
con l’estasi sciamanica, yoghica e tantrica da far evincere
all’attento occhio del ricercatore non tanto un’origine comune di
tali fenomeni, che sarebbe impossibile a livello spaziotemporale per ragioni geografiche e sociali, quanto un substrato
pre-principiale che avvalora le tesi dell’Anarchismo Spirituale,
come andremo non tanto a dimostrare, quanto a svelare come
la stessa Nube Oscura (“‘ama”, in arabo, la Nebbia che velando
Allah agli uomini, in verità lo svela, un altro indizio del Libro
delle Nebbie) che nella dottrina di Ibn Arabi designa la Prima
Essenza Incondizionata e contemporaneamente
l’esteriorizzazione del “Soffio del Misericordioso” (Nafas al-Rahman).
Il contatto con le prime sette gnostiche e con gli ultimi
sette neoplatonici fuggiti dalla persecuzione cristiana di
Giustiniano I in Persia e rifugiatisi alla corte Sasanide hanno
certamente aumentato il sincretismo, già così abbondante,
presente nella dottrina Sufi; non dimentichiamo poi che il
nomadismo derviscio, ascetico ma devoto anche alle droghe e
talvolta al vino, dei Sufi erranti potrebbe aver fatto venire in
contatto tali uomini anche con ambienti Buddhisti e Nestoriani,
ampliando ancor di più la percezione di un credo-non-credo
privo di forma, di legislazione, quindi sempre più improntato ad
un anarchismo mistico e spirituale che, come abbiamo visto nei
versi citati all’inizio di questo saggio, preesisteva alla loro
stessa presenza.
Come abbiamo dimostrato nel nostro studio
sull’Anarcopaleotaoismo (si veda in proposito
http://fabiotodeschini.wordpress.com/2011/03/10/considerazioni-sullanarcopaleotaoismo/) una
dottrina anarchico-spirituale (non diremo per il momento
“Anarco-Spiritualista per ragioni occulte) spesse volte necessita
di essere velata e contestualizzata dai suoi stessi fondatori in
modo monarchico, affinché possa integrarsi in una società
impreparata ad accoglierne le verità essenziali. Ciò è senza
dubbio avvenuto anche nel Sufismo in ambito islamico, poiché,
nonostante questa specifica manifestazione annoveri Maestri
dottissimi in ambito dottrinario (Al Ghazali, Ibn Arabi ecc.), la
sua vera natura va certamente ricercata nei gruppi e nelle sette
che si sono mantenute volutamente oscure, praticanti una sorta
di panteismo sincretico di natura abissalmente primigenia,
connesse quindi a quel Silenzio preverbale (con le sue
interpolazioni dovute all’evoluzione umana e religiosa) che
l’Anarchismo Spirituale si propone di ritrovare e rendere palese
all’umanità nel suo insieme.
Infatti, come sostenne anche Henri Corbin, la stessa
professione di fede (“Shahada”) del musulmano è altamente
contraddittoria: “La ilaha illa Allah”, “Non esiste altro Dio
all’infuori di Allah”, è metafisicamente impossibile. Se il devoto
afferma questa unicità, essa non esiste più, in quanto si crea
una dicotomia tra l’osservatore e l’oggetto osservato. Per
questa ragione, coloro che condannarono Al-Hallaj non
compresero che egli aveva distrutto la sua stessa personalità in
Dio ed era Dio stesso ad affermare “Io sono la Verità”. Pertanto,
il Sufi che ascende al Silenzio preverbale lo fa consapevole
dell’inanità di questa Unicità, poiché affermarla equivale a
negarla, mentre affermare il Silenzio significa aver fatto cessare
l’interazione verbale microcosmico-macrocosmica in se stesso
e nell’universo. Tale concetto si ritrova anche nella Bhagavad-
Gita (9,4)
“Tutto quest’universo è pervaso da me, nella mia forma
immanifesta. Tutti gli esseri risiedono in me, ma io non risiedo
in loro.”
Questa non-manifestazione (il “La”, il “Non” con cui inizia
la professione di fede) rappresenta quindi il dissolvimento della
catena iniziatica o “Silsila” che non può evidentemente fermarsi
al Profeta Muhammad, ma s’immerge nel Silenzio precosmico
svanendo in esso e dissolvendosi, così come fa il Sufi nel suo
auto-annientamento in Allah, tanto da scomparire e lasciare il
posto soltanto all’indifferenziato Brahman primordiale, Allah
manifestato e non-manifestato, il Silenzio appunto, la Luce del
famoso versetto. A questo proposito, si noterà che nel Corano i
successivi versetti parlano di un “accumulamento di oscurità” in
contrapposizione alla Luce del Volto di Dio, il quale è ovunque
(Corano, II-115), e presentano tutte le caratteristiche
dell’ispessimento del pensiero, sia esso nozionistico o ideale,
che nasconde il mare (altra metafora famosa nel Sufismo) della
silente meditazione che è il substrato stesso della
manifestazione e dell’essere umano che ne è parte integrante.
Nei versi di Al-Hallaj si riscontra una forte tendenza alla
dispersione nello Spirito, alla riunione yoghica dell’Atman
immanente (sebbene tale immanenza sia la più grande eresia
per l’Islam) con il Brahman trascendente, unita ad un
anarchismo che non si può esitare a chiamare anti-religioso o
quanto meno extra-religioso, almeno nel senso più comune ed
exoterico del termine.
“Ho pensato molto alle religioni, per capirle,
e ho scoperto che sono i molti rami di un’unica Fonte.
Non pretendere dunque dall’uomo che ne professi una,
così s’allontanerebbe dalla Fonte sicura.
È invece la Fonte, eccelsa e pregna di significati,
che deve venire a cercarlo, e l’uomo capirà. (Diwan, 62)”
Questa “Fonte” di ogni corrente religiosa può essere vista, a
nostro avviso, in due modi antitetici: monarchico-occulto, se
facente capo al centro sinarchico del Re del Mondo in Agarttha,
dal quale i grandi flussi religiosi vengono controllati; AnarcoSpiritualista se facente invece riferimento al “Mare del Silenzio”
che è la vera sorgente multiversale d’ogni spiritualità non
corrotta.
Tale cammino iniziatico è, almeno apparentemente ed
exotericamente, costituito, per il Sufi, di stazioni (“Maqamat”) in
cui procedere ed evolversi verso le vette dell’Illuminazione;
tuttavia, un’analisi più attenta permette di comprendere che tali
fermate o gradi iniziatici sono in realtà illusorie, poiché una
successione causale comporta necessariamente la ricaduta
nello stato temporale-verbale-mentale da cui il mondo divino è
esente.
Leggiamo infatti ancora, in Al-Hallaj:
“Tre lettere prive di punti diacritici
e due punteggiate: ecco tutto il discorso.
Una di quelle coi punti sta per chi la ritrova,
e l’altra serve agli umani per asseverare.
Le restanti lettere infine sono simboli oscuri
di Colui al quale non si arriva con viaggi o con tappe.
(Diwan,61)”
La soluzione dell’indovinello, intraducibile dall’arabo, è “Tawhid”
o “Unificazione” con il Divino.
Questa concezioni assolute della Realtà Macrocosmica non
possono non ricordarci il pensiero di Jiddu Krishnamurti (1895-
1986) e la sua celeberrima affermazione: “La Verità è una terra
senza sentieri”.
Pertanto, la risalita (termine che implicherebbe una
precedente caduta, se non avessimo compreso che in realtà vi
è soltanto accumulo di oscurità cerebrale) verso il Non-Principio
(??-????) non è un movimento mentale-temporale, né tanto
meno fisico, ma prettamente spirituale, è l’ “Occhio del Cuore”
(“Aynul-qalb”) che, vedendo il Volto dell’Indifferenziato precaotico / pre-akashico, l’Immanifesto aldilà della Forma (rupa),
vi s’immerge, naufragando nel mare del Possibile, contenuto
metafisicamente nel Non-Manifestato.
È “Luce su Luce”, la Danza della Verità esperita dal Sufisciamano nell’estasi del ‘fana o annullamento nirvanicoyoghico; il simbolo (o piuttosto lo stato spirituale) della Luce è
basilare nel Rosacrocianesimo, ed è l’Ultima Stazione o
piuttosto la non stazione (“La – Maqam”), poiché il soffio di Dio
(“Ruach Elohim”, nella Cabala) si è riassorbito, la Sophia si è
ricongiunta al Pleroma del Padre attraversando tutti gli Eoni.
Da un punto di vista estremamente ampliato e
“multiversale” (ma noi siamo qui, in nuce, per operare un
sincero e reale rinnovamento della prosa saggistica) tale realtà
pleromatica e preverbale è la Shekinah dell’esoterismo ebraico,
la “presenza” e il soffio divino sulle acque che spira dai
Multiversi del Silenzio per anarco-spiritualizzare il cosmo
spazio-temporale in cui il pianeta Terra, nel presente stadio
evolutivo, si trova.
L’ “Insan-al-Kamil”, l’uomo universale, il Sufi che è arrivato alla
Fonte, è cosciente di ciò e consapevole di non essere in realtà
mai partito, poiché le “stazioni”, come abbiamo potuto
apprendere, sono soltanto “utili illusioni” per il Neofita.
Il Soffio del Misericordioso (“Nafas-ar-Rahman”) è la
Sostanza immutabile che permea l’intera manifestazione
partendo dall’Immanifesto, è la “Nube Oscura” dell’Esodo (19,9)
in cui entrò Mosè sulla cima del monte; è corrispondente alla
“caligine luminosissima del silenzio” di Dionigi Areopagita; è la
Nebbia presente nei Multiversi del Silenzio che i procedimenti
dell’Anarchismo Spirituale fanno riversare nel cosmo verbale
grazie all’implosione del Verbo Macrocosmico.
Per Ibn Arabi c’è un “istmo” (“barzakh”) posto tra il
Principio e la Non-Esistenza o la “Nube oscura della nonconoscenza”, cioè la nostra Nebbia; in termini Anarcospiritualisti ciò è riconducibile al “Tromp-l’-Oeil” che cela
l’imboccatura nel cui istmo è posta appunto la Parola
Principiale. Aldilà vi è il non-luogo metacosmico, il ricettacolo
delle trasformazioni, la Luce e il Silenzio Aureo Rosacrociano,
la radice essenziale che è il Tempio del padre Barbelos a cui la
Sophia deve ritornare dal suo lungo esilio nel tempo e nella
parola; il luogo non spaziale – non temporale in cui l’Aswattha
Hindu affonda le sue radici per far fruttificare il raccolto
cosmico. Ma il tronco dell’albero cosmico-extra-cosmico deve
passare attraverso l’istmo, l’imbuto verbale, contaminando la
sua linfa e rendendo i frutti terrestri di meno facile