New Delhi : Prime Minister Narendra Modi on Thursday said the ideology propounded by Sufi saints is an integral part of Indian ethos, and has contributed significantly to the creation of a pluralistic, multi-cultural society in the country.

The remarks came during a meeting with a delegation of 40 Barelvi Sufi scholars.

According to an official statement, the prime minister said that forces of extremism are attempting to weaken the Sufi ideology today and it is essential for Sufi saints and scholars to counter these forces through various avenues including on social media, so that the ideology of extremism does not take root in India.

“The prime minister said that the tradition of Sufism has kept evil at bay, wherever it has continued to flourish,” said the statement.

Modi also exhorted the Muslim community in India to take maximum advantage of the skill development schemes and programmes being initiated by the central government.

He also assured the delegation that issues of Waqf property raised by the members would be looked into. He said Sufi culture and music should be suitably promoted in each State.

Earlier, during the course of their interaction with the prime minister, members of the delegation stated that Islam does not preach hatred or extremism.

“Expressing concern that certain forces do not wish the Muslim community of India to keep good relations with the prime minister, they said that so far, the divisive politics of vote-banks has resulted in the Muslim community interacting with the government only through intermediaries; but now they want the prime minister to establish direct contact with the people of India, including the Muslims,” the statement said.

The delegation urged the prime minister to work towards development of people which is irrespective of caste, community or religion, it added.

The delegation members said that the spread of terrorism in the name of Islam represents a danger to peace all over the world, and there is urgent need to take action to marginalize the forces which are promoting “Jihad” for social, economic or political considerations.

They added that there is need to spread awareness among the Muslim community that organizations such as the ISIS and Al Qaeda do not represent the path of Islam.

The statement added that the delegation members also gave several suggestions for the promotion of Sufi thought and culture in India. They suggested the creation of a “Sufi circuit” to promote tourism, and steps for the rejuvenation of Sufi shrines and sites in India.

The delegation members included Hazrat Syed Mohammad Ashraf Kichhowchhwi, president and founder of the All India Ulama and Mashaikh Board (AIUMB), Hazrat Syed Jalaluddin Ashraf, chairman, Makhdoom Ashraf Mission, Kolkata, Hazrat Syed Ahmed Nizami, ‘sajjada nashin’, Dargah Hazrat Nizamuddin Auliya, New Delhi, Sheikh Aboobacker Ahmed Musliar, general secretary, All India Muslim Scholars Association, Hazrat Syed Mehndi Chishty, functionary of the Dargah-e-Khwaja Moinuddin Chishty, Ajmer Sharif and Nesar Ahmed, educationist.

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Ahl ul Bayt e Yoga

15 Agosto 2015 |  Tagged , | Lascia un commento

La comunità Indiana e Islamica di Mahdi Bag segue l’Ahl ul Bayt, le arti e lo yoga

http://mahdibagh.org/

http://www.tradizionesacra.it/Presentazione-Shifa-Yoga.pdf

Al pari del corpo fisico, l’anima e il suo destino hanno una loro struttura, una loro anatomia. Le informazioni sul destino si trovano nel corpo della persona, in ogni sua cellula. In pratica, ogni persona non solo possiede le informazioni sul suo destino, ma ha anche le informazioni sul destino dell’intero universo. Sì, ogni persona porta con sé e in ogni momento le informazioni sul passato e sul futuro del cosmo.

Per vedere e sentire meglio gli “organi” del destino, con la forza del pensiero trasportiamo fuori dal corpo umano delle sfere trasparenti com’è illustrato nel disegno. Ogni sfera contiene le informazioni del destino umano passato, presente e futuro. La sfera è la forma ideale per memorizzare le informazioni. Osservando l’uomo rivolto di fronte (fig. 1), possiamo determinare i cinque percorsi principali della vita umana. La sfera sopra la testa del paziente, la “sfera cosmica” (A), mostra la relazione dell’uomo col cosmo, tra la Terra e Dio. La sfera, sopra la spalla destra, la cosiddetta “sfera della famiglia” (B), riflette le relazioni familiari. Sotto questa sfera, a livello del bacino, è disposta la “sfera degli affari” (D) che mostra il successo negli studi, nel lavoro e negli affari. Sulla spalla sinistra è posta “la sfera sensuale” (C) che riguarda i legami sensuali, le relazioni amorose. Sotto di essa, allo stesso livello del bacino c’è la “sfera della salute” (E). Analizzandola, possiamo non solo diagnosticare, ma anche vedere una predisposizione alle malattie.

 

Osservando la persona di lato (fig. 2), possiamo col soccorso di sfere supplementari raffinare le informazioni relative ai cinque percorsi basilari del destino. Per esempio, il collegamento dell’uomo allo Spazio, alla Terra e a Dio attraverso la psiche e le funzioni di cuore, fegato, milza e polmoni, è determinata dalla sfera posta sulla fronte del capo (F). La comunicazione con Spazio, Terra e Divinità dalla nascita, e anche con le funzioni rettali e degli organi urino-genitali, sono diagnosticate dalla sfera posta sul retro della testa (G). La sfera davanti alla gabbia toracica (H), mostra lo stato spirituale a tutti i livelli di coscienza e fuori dalla coscienza. Sotto ad essa c’è una sfera (J) che riflette uno stato spirituale al livello delle relazioni sessuali e della riproduzione. La sfera posta dietro la parte superiore delle spalle (I), riflette lo stato spirituale collegato alle funzioni cardiache e alla spina dorsale. Più in basso, la sfera (K) fornisce le informazioni sulle forze vitali del corpo e sullo stato della parte inferiore di spina dorsale, genitali e reni.

Diagnosi del destino e previsione

Un sensitivo si collega al paziente creando mentalmente intorno alla persona le “sfere del destino” o le “sfere di predizione” nelle zone precedentemente spiegate. Bisogna sapere che ci sono differenze fondamentali tra l’aura umana e le sfere del destino. Queste sfere (e l’aura) hanno diversi livelli energetici-informativi che non bisogna confondere. Il sensitivo deve sapere che la sua visione nelle «sfere di predizione» è la diagnosi basilare del destino umano.

La visione sensitiva o intuitiva appartiene alle funzioni normali di ogni persona e ha tre componenti: 1. Visione fisica. 2. Visione interiore. 3. Intuizione.

La visione sensitiva nella vita quotidiana si manifesta nell’uomo spontaneamente ed è piuttosto rara nei periodi di forte stress o in condizioni estreme. Può risvegliarsi o in pochi minuti, o dopo diverse ore di allenamento.

Appena visioniamo le sfere del destino, comincia il ripristino della visione sensitiva. In pratica, avviene nel modo seguente. Conoscendo la posizione delle “sfere di predizione”, osserviamo contemporaneamente tutte le cinque aree principali. Se in questo modo non si lavora bene, allora guardiamo simultaneamente le prime tre aree in alto. Se anche così è difficile, allora concentriamo l’attenzione sulla testa e sulla spalla sinistra, dove convenzionalmente sono situate le “sfere di Dio e di amore”. Queste sfere sono energeticamente più dense nella maggior parte della gente. All’inizio, guardando queste sfere, si deve cogliere la differenza esistente tra loro. Innanzitutto, bisogna capire che le “sfere di predizioni” esistono materialmente! E forse, all’inizio solo per un momento, vedremo o sentiremo che una sfera è più chiara, e l’altra è più scura. Conviene ricordare che non ci sono sfere con una densità energetica equivalente. Poi, sovrapporremo una “sfera del destino” sulla spalla destra. Bisogna confrontare la densità di quest’ultima sfera con quelle precedenti e classificarla per la sua luminosità. Osserviamo allo stesso modo le due rimanenti sfere. Poi, elenchiamo mentalmente o per iscritto tutte le sfere dalla più scura alla più luminosa (fig. 3 e 4). La sfera più scura è la causa principale di tutti i rimanenti problemi. Per esempio, lo stress all’età di due anni può comportare negligenza a scuola o distrazione nelle relazioni amorose.

È significativo che la “sfera del destino” riguardante la comunicazione con Dio, non sia la causa dell’insuccesso nel destino di una persona nata mentalmente e fisicamente normale. Essa può influenzare trauma innati o esperienze nervose molto forti durante la gravidanza di una madre.

Se la sfera è luminosa, trasparente, leggera e pulita, significa che una parte del destino non è caricata di informazioni negative.

Al contrario, se la sfera è pesante, scura, talvolta striata all’interno e all’esterno di linee diverse ed è coperta di macchie, significa che questa zona del destino umano è problematica.

       È auspicabile diagnosticare il destino con la sfera scura. Spesso, ma non sempre, la causa originale di tutte le calamità dipende proprio da lei.

Come regola generale, per influenzare il destino, è necessario scoprire il periodo in cui si è verificato la causa principale che ha condotto al problema recente. Un evento grave non eliminato dalle proprie funzioni protettive corporali, genera nel subconscio della persona un virus spirituale. Nel centro del cervello si trova questo virus spirituale dormiente che si risveglia solo in presenza di un episodio di stress successivo. Questo virus spirituale blocca in quel momento le difese corporali (che le definisco anti-virus) che sono presenti in ogni essere umano fin dalla nascita. Così, l’uomo rischia con lo stress successivo di ottenere un nuovo virus che unendosi al vecchio infrange l’equilibrio energetico del corpo. Tutta l’energia del corpo si mobilita per eliminare i virus, ma a volte l’energia non è sufficiente. Se il virus è più forte dell’antivirus (la forza energetica protettiva del corpo) compaiano dei disturbi energetici e funzionali che conducono a malattie psicosomatiche.

       In precedenza abbiamo esaminato il cosiddetto virus generato dallo stress o da una situazione. Oltre ad esso, esistono virus emotivi, mentali, magici, e il cosiddetto virus dell’aldilà. Questi virus sono anche spirituali, ma a differenza del virus stressante colpiscono la persona in età adulta. Questi virus all’inizio si sistemano intorno alla persona, e poi, in proporzione alla riduzione delle forze protettive dell’organismo (antivirus), penetrano all’interno dei corpi sotto forma di malattie specifiche.

Il virus emotivo è l’inconscio e cattivo impulso energetico della persona che appare durante le esperienze negative.

Il virus mentale è il pensiero cosciente cattivo della persona causato dalle emozioni negative.

Per virus magico si intende quel virus spirituale deliberatamente creato dall’uomo per avere un impatto negativo su altre persone.

Il virus dell’aldilà possiede un’azione spirituale negativa proveniente dagli altri mondi (spaziale e temporale).

Quest’ultimo, definisce meglio di tutti gli altri i virus spirituali che sono ancora fuori dal corpo umano, perché i virus nel corpo della persona fin dal momento della loro penetrazione assumono la forma della malattia. La diagnosi del virus si effettua anche come valutazione ordinaria extra-corporea. Mentalmente, si esegue una scansione sensoriale degli strati visivi intorno alla persona fino ad una distanza di 20-30 metri (vedi sotto la diagnosi delle malattie). In sostanza, i virus sono disposti a forma di nuvole o di sfere-palloncini, e non sono lontani dai punti vulnerabili della persona che sono collocati sopra la testa e dietro le spalle (fig. 5, 6). Di solito, i virus emotivi, mentali e magici sono sopra la testa, mentre dietro le spalle i virus magici e dell’aldilà si riuniscono. I virus dell’aldilà e il magico sono i più pericolosi perché la loro attività è notturna. Durante la diagnosi dei virus esterni, è importante esaminare l’ambiente fisico della persona, il suo appartamento, i mobili circostanti, i vestiti, ecc… Spesso, ci sono virus magici nascosti che lavorano in prossimità di una vittima indipendentemente dal momento della giornata.

 Quando la persona non si cura del sostentamento e della preservazione della salute, i virus spirituali all’inizio bloccano celatamente e saltuariamente le forze protettive del corpo umano, ma col tempo quest’azione avviene più frequentemente. Di conseguenza, uno per uno tutti i sistemi funzionali dell’organismo si danneggiano. Quindi, è necessario identificare e eliminare le situazioni stressanti che influenzano il destino della persona in maniera multilaterale, e soprattutto la sua salute.

Per chiarire i problemi olistici passati, è necessaria solo la vostra volontà e un po’ di pazienza.

Dobbiamo sintonizzarci mentalmente col passato, e in questo modo, da sola “riemergerà” la data nella vostra coscienza. Di solito, in corsi composti di dieci persone, nove di loro non sbagliano a segnare il tempo della causa del loro problema. Se qualcuno è in difficoltà, raccomando di aprire “la sfera di predizione”.

Immaginate mentalmente una sfera che si espande nel “percorso del tempo.” Giacché è il viaggio della vostra vita dalla nascita fino ad oggi, immaginate la sfera prima nella vostra mente, e poi nel grafico (fig. 7) lungo un percorso della vostra esistenza suddiviso a metà. Interrogatevi in quale parte della vostra vita, nella prima o nella seconda metà, si sia verificato l’evento. Riceverete nella vostra coscienza la risposta in una forma oscura o persino in una definita immagine di “percorso del tempo”. Se dubitate sulla precisione della data, dividete ancora a metà “il percorso del tempo” in cui avete ricevuto la risposta, e ripetete l’operazione. Si può dividere questo “percorso del tempo” indefinitamente finché non si ottiene la data precisa. Per ottenere, invece, le informazioni dell’anno passato usate questo speciale diagramma (fig. 8 e 9).

In casi certi, bisogna ricercare la ragione delle disgrazie attuali risalendo ben prima della nascita della persona (fig. 10). Essa è, di solito, collegata ad una maledizione, e qualche volta perfino ad un incantesimo su tutta la famiglia o su qualche antenato, la cui intensità non si ancora smagnetizzata.

Certamente è più emozionante dare uno sguardo al futuro. Che cosa ci attende in futuro?

Non c’è nessuno che sia indifferente al futuro. Alcuni cercano informazioni attraverso gli indovini. Il nostro metodo è molto più semplice. Bisogna, a tal proposito, aprire le corrispondenti “sfere di predizione” nella forma del “percorso del tempo” da oggi e per i prossimi anni; ad esempio, per un anno (fig. 11), o per tre, o cinque, ecc… (fig. 12), a seconda del nostro scopo.

 

Se vogliamo scoprire come i nostri affari evolveranno, a tal proposito è necessario aprire “la sfera degli affari”. Attraverso la visione sensibile (sia visiva sia mentale) è possibile ricevere subito le informazioni sul futuro in strisce luminose e scure. Se ci occupiamo dell’anno venturo, allora dobbiamo mentalmente rappresentare le stagioni, ad esempio, iniziando dall’estate vediamo esattamente le gradazioni cromatiche e la tonalità.

Per esempio, alla fine dell’estate visualizziamo una piccola zona di oscuramento, e poi a settembre, a ottobre e a metà novembre contempliamo una zona chiara. Poi, ricomincia di nuovo l’oscuramento graduale che raggiunge la massima intensità nella metà di dicembre. Nel caso si desideri individuare informazioni positive o problematiche con un’approssimazione di un giorno, si usano allo scopo questi grafici. Per facilitazione, sui diagrammi non è raffigurata la sequenza totale del destino, ma il futuro in tre direzioni.

Lavorare col futuro richiede una grande responsabilità, giacché qualsiasi previsione sbagliata rimane nella memoria cosciente e subcosciente dell’uomo. Una profezia errata ha un impatto negativo sulla funzione della psiche perché programma in anticipo ad un uomo eventi che non devono accadergli. In questo modo, si ha una correzione inconscia e artificiale del destino. Se questo evento non avviene, la psiche è traumatizzata. Se una persona si sintonizza col bene, il bene accade perché vengono utilizzati i poteri dei nostri pensieri, la cui densità materiale agisce sugli eventi. Maggiore è la densità, più tangibile è l’effetto, e viceversa. La densità materiale dei pensieri dipende dalla forza fisica e mentale della persona e dai suoi desideri. Quando questi tre fattori si connettono, la persona potrebbe gestire il suo destino, ma se alla persona è predetto un male che non le è destinato, involontariamente si dirige verso eventi nefasti. I pensieri cattivi attraggono come un magnete dei pensieri simili dall’esterno. I pensieri buoni attraggono il positivo. Le idee si diffondono più rapidamente se sono già maturate nella mente di altre persone.

Da quanto sopra, non è consigliabile scoprire la data di morte. Quando una persona si aspetta del male, non può godere il presente e le emozioni negative avvelenano non solo la sua vita, ma anche la vita delle persone che la circondano. La tendenza a conoscere la data di morte, fu considerata da tempi immemorabili un’attività non gradita a Dio. 

Guardando lo schema riportato in figura 12, risponderemo alle domande: “perché guardare al futuro?” “Che cosa succede dopo la morte?” Correggendo i problemi della nostra vita attuale, siamo in grado di influenzare in modo significativo la vita dei nostri discendenti nel loro futuro prossimo.

Le predizioni che impariamo a fare adesso sono realizzate tramite delle immagini visive e sensoriali. All’inizio, queste informazioni sono generalmente nella forma di macchie chiare, scure o colorate; ma se ci concentriamo su un determinato periodo di tempo, possiamo ricevere frammenti di vita più concreti in forma di immagini, sebbene in linea di principio non siano così importanti per la correzione del destino.

Vorrei descrivere più precisamente la “sfera della salute”. Una diagnostica dettagliata della “sfera della salute” aiuta talvolta a capire maggiormente l’anima della persona. La nostra salute è un riflesso del nostro destino. All’inizio della diagnosi ingrandiamo questa sfera, e poi mentalmente strato dopo strato, esaminiamo in scansione il corpo umano.

 

 Immaginiamo di sezionare a segmenti il corpo frontalmente (fig. 13) e lateralmente (fig. 14). Valutiamo qual è il segmento più chiaro e più scuro (fig. 15). Analizzando ciascun segmento (fig. 16), diagnostichiamo automaticamente le zone.

Se è necessario esaminare in dettaglio una zona scura, cioè una zona perturbata, allora occorre determinare quale sistema funzionale o quale organo corrisponde a questa zona (fig. 17, 18).

Ad esempio, durante la scansione frontale, visualizzo sensorialmente nella regione subcostale destra una zona scura. In quest’area, ci sono il fegato, la cistifellea e il rene destro. Durante la scansione laterale, vediamo quest’oscuramento nella regione dorsale. Ciò significa che il problema è legato alla zona renale. In seguito, è possibile diagnosticare gli organi del corpo umano. Per identificare più precisamente la zona dei disturbi, analizziamo un rene e la zona circostante (fig. 19). Così, possiamo diagnosticare il corpo intero e tutti gli organi umani. Per comodità, proponiamo i disegni di alcuni sistemi e organi umani, molti dei quali definiscono e rappresentano in modo più esatto l’area dei disturbi sotto varie angolature. Naturalmente, individuiamo solo le aree disturbate poiché si tratta della più importante condizione della diagnosi; tuttavia, allo stesso tempo, non possiamo individuare la malattia. La diagnosi della malattia avviene su un altro piano che va oltre gli scopi di questo libro.

 

Vista anteriore e posteriore.

Fegato visto dal basso. Cistifellea e condotti biliari.

Vista anteriore e posteriore di pancreas, duodeno, cistifellea e canali biliari.

Organi della cavità addominale.

Vasi linfatici e nodi (Testa, collo, seno e inguine).

Seno femminile

Genitali

Reni (alla destra dell’adulto, a sinistra del bambino).

Vista anteriore e superiore della milza.

Vista anteriore e posteriore del cuore.

 

Arterie cardiache (fig. a sinistra) e vasi linfatici di cuore, polmoni e tiroide (a destra).

 

Sistema della vena porta (fig. a sinistra). La colonna vertebrale e cavità peritoneali (a destra).

 

La correzione del destino

Dio ha dato all’uomo la capacità di influenzare il proprio destino e persino quello di altre persone fin dal momento della nascita. I primi gemiti del bambino manifestano la sua volontà di influenzare i suoi prossimi; infatti, la nascita del neonato cambia (a volte drasticamente) il destino dei suoi genitori. Le persone fin dalla nascita influenzano il mondo, così come sono suscettibili dalle influenze esterne. Questo si manifesta in ogni cosa. È la Legge di Dio, è la Legge del Cosmo, è la legge dell’Evoluzione. Se non c’è influenza reciproca, non c’è nemmeno lo sviluppo dell’Universo e dell’umanità. Per i fatalisti che sono stanchi della vita e non hanno né la forza né la voglia di influenzare il mondo, questo libro sarà una guida preziosa. Gli mostrerà e gli insegnerà i metodi che influenzano il nostro mondo materiale tramite le energie sottili. Il lettore potrà scegliere se sprofondare nel corso della vita, o cambiarla in positivo. L’azione delle sottili emanazioni Universali sulla più grezza natura del Cosmo è nota all’umanità fin dai tempi antichi. È la base di tutte le religioni e fedi. La preghiera divenne il mezzo per influenzare la gente. L’uomo nella preghiera, ha sempre riposto i suoi desideri più intimi e le sue richieste. Quest’azione dimostra il desiderio di cambiare il suo destino. Se la preghiera è “udita da Dio”, il destino umano, e talvolta il destino di un gruppo e perfino di una nazione può cambiare. In questo libro, vi suggerisco i modi per influenzare il destino umano su differenti livelli energetici, dal grossolano al sottile, dal fisico al mentale.

La correzione del destino, come è detto sopra, inizia con la diagnosi. Inizialmente, un sensitivo si sintonizza sulla creazione visiva e sensoriale delle “sfere di predizione” com’è mostrato nelle figure 1 e 2. Egli “legge” l’informazione di passato, presente e futuro del destino umano (fig. 3 – 4) realizzata nella forma di immagini reali o simboliche. Dopo comincia lo stadio della correzione.

L’essenza della correzione è molto semplice e consiste nel pulire le “sfere di predizione”. È necessario che le sfere divengano chiare, monocromatiche e trasparenti, senza macchie, linee e altre impurità. La pulizia dell’aura dell’uomo dai virus spirituali aumenta molto il livello di impatto sulle “sfere di predizione”.

La correzione del destino è effettuata a livello fisico e mentale, ma interviene anche a livello visivo e sensoriale nelle “sfere di predizione”.

A livello di intervento fisico si utilizzano questi elementi essenziali dell’Universo: Fuoco, Acqua e Terra. Il Fuoco ha la capacità già a 38-39 gradi di interrompere la comunicazione informativa tra i singoli virus sia a livello fisico che spirituale. Usiamo la fiamma della candela che è una copia energetica del Sole. Il Fuoco di una candela è mentalmente trasferito dentro “la sfera del destino”, e di conseguenza, la sfera irradia la luce solare uniformemente bruciando tutte le negatività. Il Fuoco Solare crea una protezione sull’involucro della sfera impedendo ai virus spirituali e fisici di penetrarvi.

L’acqua viene applicata per il lavaggio di tutti gli aspetti negativi della nostra vita. È auspicabile utilizzare l’acqua sorgiva o da un serbatoio pulito. L’acqua ha la capacità unica di assorbire le informazioni positive e negative. Pertanto, l’acqua trasferita alla “sfera del destino” raccoglie tutte le informazioni trasformando così la sfera in un foglio di carta bianca su cui scrivere il proprio futuro. L’acqua elaborata, di solito, bisogna buttarla nel terreno. Una delle funzioni della Terra è l’elaborazione e l’assorbimento di ogni cosa, tra cui anche le radiazioni energetiche e informative dell’acqua.

Pertanto, la Terra gioca un grande ruolo nella correzione del destino. Raccomando di pulire le “sfere di predizione” col sale, un elemento Terrestre. Il sale, come qualsiasi cristallo, assorbe le informazioni a tutti i livelli e soprattutto a livello psichico. Il sale insieme alle informazioni negative assorbite, si può facilmente bruciare, può sciogliersi nell’acqua o mescolarsi con la terra.

Il sensitivo cercando di correggere il destino, deve avere una potente forza psichica e fisica a livello mentale, visivo e sensoriale, per poter influenzare efficacemente e positivamente il destino della persona. Perciò, per facilitare il suo lavoro usa anche il livello fisico di correzione del destino. In pratica, si crea un posto di lavoro (il tavolo) su cui sono riposti i simboli dei tre elementi: una candela, un contenitore d’acqua e una manciata di sale. Sono anche collocate le figure 8 e 9, una piccola fotografia personale o qualsiasi altra immagine, per esempio un disegno, una scultura, eccetera. Se intendete correggere il destino di un’altra persona e non si hanno le sue immagini, usate qualsiasi cosa che gli appartenga. Inoltre, è auspicabile disegnare il suo nome, la sua data di nascita, descrivere il suo aspetto fisico. Maggiore è il numero di informazioni, tanto meglio sarà. Il livello sottile che dobbiamo collegare al nostro lavoro è la nostra religione o la religione dei nostri genitori. Perciò, sul tavolo abbiamo simboli fisici religiosi; per esempio il Corano, la Bibbia, un’icona.

Per correggere con successo il destino, bisogna “sapere” che influenziamo l’uomo rimpicciolito disegnato nella figura 13. Inoltre, “immaginiamo” che quest’ometto sia sollevato di 2-3 cm dal disegno non venendo a contatto con esso. “Immaginiamo” anche che vicino all’altezza del suo corpo si trovino le “sfere del destino” (vedi figura 14).

La correzione del destino, di solito, inizia con una preghiera che riteniamo giusta. A questo riguardo, vorrei esprimere un consiglio ragionevole. La nostra preghiera deve essere fatta per iscritto perché la maggioranza delle persone durante la preghiera non concentra costantemente la sua coscienza su Dio. Forze oscure interferiscono costantemente con pensieri estranei apparentemente innocui lo svolgimento della preghiera. Pertanto, la concentrazione e la meditazione in Oriente sono importanti per la comprensione universale della coscienza e di Dio. Purtroppo, nei paesi occidentali, non solo coloro che meditano e praticano la concentrazione hanno dimenticato lo scopo originario di questa pratica, ma perfino gli insegnanti di yoga.

La preghiera personale è opportuno che sia breve, abbisogna di un numero di frasi dispari e deve cominciare con frasi comuni rivolte a Dio. La preghiera deve essere indirizzata a Dio ed è tratta dalle Scritture sacre. La parte centrale della preghiera riguarda le nostre richieste rivolte a Dio. Le richieste non devono essere più di tre. Concludiamo la preghiera ringraziando Dio con un testo tratto dai libri sacri. Il numero totale delle frasi non deve superare nove o undici. La preghiera è messa sopra un piccolo tavolo (il nostro altare improvvisato) vicino a Fuoco, Acqua e Sale e la leggiamo dodici volte. È interessante che l’Acqua, a prescindere dalle nostre volontà, entri a contatto con forze cosmiche divenendo sacra. Quest’acqua santa può esser usata per vari scopi. Se ne beviamo qualche sorso, purifichiamo l’organismo. Se cospargiamo un po’ di Acqua nell’appartamento o in casa, la stanza si purifica. Con questa acqua santa inizia la correzione del destino.

Poi, l’Acqua in piccole quantità è proiettata nelle “sfere di predizione” (vedi figura 15). Sappiamo che tutte le informazioni negative del destino si sciolgono completamente in Acqua. La diluizione, di solito, dura da parecchi minuti a mezz’ora. Il tempo di diluizione dipende dal vostro contatto energetico col cosmo dopo la preghiera. Dopo la dissoluzione delle informazioni, non ci resta che versare quest’Acqua in un grande serbatoio come un fiume, il mare o la terra, oppure buttarla nel gabinetto.

Lavorando col fuoco, è meglio usare delle candele o delle sorgenti luminose situate in stampi metallici da cui non fuoriesca la cera. È necessario disporre delle cinque lampade della figura 13 proiettandole nelle “sfere del destino” come abbiamo fatto con l’acqua. Una volta accesa, la fiamma di ogni candela si posizionerà precisamente nelle “sfere del destino” della persona che “si trova” sul disegno. Le candele le accendiamo nell’ordine seguente: 1. “Sfera Cosmica”, 2. “Sfera familiare”, 3. “Sfera della salute”, 4. “Sfera sensuale”, 5. “Sfera dell’azione”. Dobbiamo “sapere” che indipendentemente dalla nostra competenza nel campo della magia, il fuoco cosmico incarnato nella fiamma di una candela, brucia tutte le negatività “nelle sfere del destino”. Distrugge, altresì, tutte le negatività e i mali nel vostro destino passato, presente e futuro. Gli eventi sgradevoli del passato e del presente non sono cancellati dalla memoria, ma eliminano la loro causalità! La cancellazione della causalità degli eventi cattivi presenti è una correzione per il futuro!

Un’operazione simile è compiuta col Sale (simbolo della Terra). Il Sale viene cosparso su tutto il disegno, compresa la fotografia della persona su cui si influenza il destino. Lo spargimento del Sale è accompagnato dalla recitazione dell’orazione. Poi, l’intero disegno cosparso di Sale è bruciato con un forte fuoco, e la cenere restante è eliminata con dell’Acqua.

La correzione del destino a livello mentale o visivo-sensoriale è effettuata da un sensitivo con molta esperienza alle spalle. Egli lavora con varie energie Universali e anche con l’energia psico-informativa dell’uomo. Il sensitivo corregge il destino concentrandosi sulle “sfere di predizione” e bruciando mentalmente le informazioni negative contenute in esse. Durante la combustione è usato il fuoco psichico, la cosiddetta Scintilla Divina, che ogni persona ha in diversa misura al suo interno. Il successo nella correzione del destino dipende dalla capacità di gestire questo Fuoco. Nel processo di correzione del destino, le persone possono guarire da malattie gravi, poiché le cause delle malattie sono cancellate. Il processo di correzione del destino, a livello mentale o visivo-sensoriale, è mostrato nella figura 16.

Il sensitivo mentalmente, dopo aver bruciato o cancellato le informazioni negative, programma la persona per un futuro migliore. Pensando al futuro luminoso del paziente, dipinge le sfere con colori piacevoli e luminosi, o “disegna” immagini positive e realistiche del suo futuro.

Non esistono restrizioni alla frequenza che compie la correzione del destino. Nel caso di una malattia seria, raccomando durante la prima settimana di influenzare quotidianamente il destino perfino molte volte al giorno, a seconda delle condizioni del paziente. Nella seconda settimana un giorno sì e uno no, poi due volte nella terza settimana, nella quarta settimana solo una volta, e poi una volta al mese.

http://www.tradizionesacra.it/anatomia_destino.htm

http://www.tradizionesacra.it/svastica_simbolo_solare_islamico.htm

http://www.tradizionesacra.it/Le%20svastiche_delle_moschee_e_la_svastikasana.htm

http://www.tradizionesacra.it/islam_e_%20tibet.htm

http://www.tradizionesacra.it/i_rishi_sufi_del_kashmir.htm

 

 

 


Le seguenti immagini riguardano la delegazione  del Kashmir che ha partecipato all’International Yoga Day organizzato dal primo Ministro Narendra Modi

Rajastan


Gujarat

Ahmedabad

 Puna




Comunità Ahmadiyya londinese visita il gurdwara (Khalsa Jattha)

Takht Keshgarh Saheb è probabilmente il solo posto in India che custodisce la spada dell’Imam ‘Ali

Il Gurudwara Shri Keshgarh Sahib è rinomato per essere in possesso del patrimonio Sikh. Situato nel centro di Anandpur Sahib, nello stato federato del Punjab (India), è noto anche come “Takht Shri Keshgarh Sahib”, cioè una delle cinque più alte istituzioni Sikh. La città fu fondata nel 1665 dal nono Guru Tegh Bahadur, ma prosperò nei 25 anni successivi, durante la permanenza di suo figlio, Guru Gobind Singh. Guru Tegh Bahadur aveva battezzato la città col nome di Nanak Chakki, ma suo figlio la chiamò Anandpur che significa la “città della Beatitudine”.

La prima pietra fu posata il 30 marzo del 1689, ma fu nel 1699 durante il festival del Baisakhi che Guru Gobind Singh fondò la congregazione religiosa del khalsa panth (la società Sikh) attraverso il rito iniziatico dell’amrit sanskar, detto anchekhande di pahul (nettare della spada a doppio taglio). Da allora, il Keshgarh Sahib è divenuto un Takht, cioè una sede dell’autorità clericale Sikh. In esso sono conservate rare e sante reliquie, tra cui il khanda (la spada a doppio taglio) usato dal Guru per preparare l’amrit per i suoi panj piyare (i cinque Sikh più vicini al Guru). Apparentemente, uno Sciita non avrebbe un motivo religioso plausibile per andare a Keshgarh Sahib; tuttavia, meritano sicuramente una visita l’armeria Sikh, gli ‘Hukumnama’ (le istruzioni o gli editti del Guru di chiara influenza Islamica) di Guru Gobind Singh e soprattutto la spada (saif) di Hazrat ‘Ali, il primo Imam Sciita, popolarmente noto come Shere Khuda (il leone di Dio). È detto che la spada dell’Imam ‘Ali fu donata a Guru Gobind Singh dall’imperatore Moghul Bahadur Shah I.

Appena l’imperatore Bahadur Shah I ascese al trono dell’Industan, donò la spada (saif) dell’Imam ‘Ali a questo vero successore di Guru Nanak, poiché conosceva il suo amore per la discendenza del Profeta dell’Islam.

Sulla lama sono state incise le seguenti cinque inscrizioni in Arabo e Persiano

1. Nasr min Allah wa fatah qarib. Traduzione: L’aiuto e la vittoria di Dio sono vicini.

2. La illahha illallah Muhammad ur Rasullallah (Prima kalma Tayyaba ). Traduzione: Non c’è assolutamente alcun dio degno di culto tranne Allah, e Muhammad (S) è il Messaggero di Allah.

3. Mohiti Ilim Rakund Mohar Amirul Mominin Heder Ama-al-jinn Wal-ins so wasral Mustafa haque.Traduzione: Il sigillo dell’Amir ul Muminin Haider contiene la conoscenza. In verità, tra i ginn e gli esseri umani, è il Legatario dello Scelto.

4. Bismillah ir-rahman ir Rahim. Traduzione: Nel nome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso”Thufa Ast: ‘Ali, Fatima, Hasan e Hosseyn

5. La fatah illa Ali La saif illa Zulfiqar. Traduzione: Non vi è nessun eroe tranne ‘Ali; non vi è alcuna spada tranne la Zulfikar

La storia narra che dopo la morte di Aurangzeb scoppiò una guerra secessionista tra i suoi figli. Il suo terzo figlio, Muhammad Azam Shah, si dichiarò imperatore. Dopo averlo saputo, il suo secondogenito, Muazzam, lasciò Peshawar e rivendicò il trono. Cercò anche l’aiuto del Guru contattando un suo seguace, Bhai Nand Lal, che in precedenza aveva servito alla corte di Muazzam. Bhai Lal consegnò il messaggio scritto di Muazzam al Guru nella città di Bhagur in Rajasthan. Dato che Muazzam nella sua lettera promise il perseguimento di una politica religiosa tollerante, il Guru inviò le sue truppe al comando di Dharma Singh in aiuto di Muazzam, il quale sconfisse le forze di Azam Shah a Jajau e ascese al trono col nome di Bahadur Shah I. Successivamente, invitò Guru Gobind Singh per un incontro ad Agra il 23 luglio del 1707. L’imperatore lo ricevette con onore e gli diede il titolo di Hind Ka Pir (Santo dell’India). Si ritiene, generalmente, che in quest’occasione donò la spada al Guru perché da allora in poi non si incontrarono più. È noto che gli imperatori Moghul ereditassero le reliquie dei Panjatan da Tamerlano, un loro antenato, a cui è attribuita l’introduzione delle tazia (la processione del Muharram) in India. È accertato che Guru Nanak aveva una grande considerazione per il Profeta Muhammad e per Hazrat ‘Ali, suo genero e successore spirituale. Inoltre, Guru Gobind Singh rispettava i seguaci dei Panjatan ed il suo amore per Pir Buddhu Shah simboleggia la sua propensione per gli Ahl-ul-Bayt.

È probabile, quindi, che il rituale dell’amrit sanskar istituito da Guru Gobind Singh in cui i cinque amati preparano il nettare, si ispirasse all’amore per i cinque della Gente della Casa (Ahl-ul-Bayt). In India, tra l’altro, una simile identificazione era già avvenuta tra i cinque Pandava del Mahabharata e i cinque corpi puri (Panjatan) dell’Ahl-ul-Bayt. Inoltre, il Guru ordinò di indossare i cinque kakar e sulla spada dell’Imam ‘Ali furono incise cinque inscrizioni. Cinque divennero i takht(le istituzioni politiche) della religione Sikh.

Guru Gobind Singh Ji e la spada dell’Imam Ali (Video)

I Sufi del Punjab sono noti per il loro sostegno al lignaggio dell’Imam ‘Ali e alla conservazione dei riti del Muharram. I nostri fratelli Sikh venerano questi mistici Musulmani al pari dei loro Guru; così inclusero i detti di Baba Farid nel Guru Granth Sahib. Il Gurudwara Keshgarh è un esempio della tolleranza Sikh, poiché la spada dell’Imam ‘Ali è salvaguardata al pari delle altre reliquie sacre alla loro fede. Ci sono persone che mettono in dubbio l’autenticità della spada appartenente ad Hazrat ‘Ali. Queste persone non conoscono la storia Moghul, non sanno che fu Bahadur Shah I a far proclamare ad alta voce il nome dell’Imam ‘Ali durante la preghiera del Venerdì opponendosi tenacemente alle forze anti-Sciite.

Nel Janam Sakhi di Bhai Mani Singh è specificato chiaramente che Guru Nanak ritenne l’Imam ‘Ali il vero successore del Profeta (S) e non Abu Bakr.

L’amore che Guru Nanak nutriva verso il Profeta Muhammad era illimitato. In un versetto del Janam Sakhi di Bhai Bala sono riportate le seguenti parole di Guru Nanak: “dita nur muhammadi, ditha nabi rasool Nanak qudrat dekh ke, khudighei sab bhool.

“Ho visto la luce di Muhammad (con gli occhi della mente). Ho visto il Profeta e il Messaggero di Dio; in altre parole, ho capito il suo messaggio e ho assorbito il suo spirito. Dopo aver contemplato la gloria di Dio, ho completamente eliminato il mio ego.”

Con la stessa spiritualità, Guru Gobind Singh ha dichiarato nel suo “Bachittar Naatak” (“Il Dramma Meraviglioso”), un libro di memorie, che il Profeta Muhammad fu un Messaggero Divino e un grande uomo di fede.

   

Janam Sakhi di Guru Nanak, che sono stati scritti durante la vita dei Guru, molto prima della fondazione della setta Sikh Namdhari, narrano la venuta di 14 Guru e di 70 Bhagat (Sattar Jaame Bhagat Jan, Chaudan Satgur Rai). Questi Janam Sakhi spaziano dalla versione “Bala” al “Janam Sakhi Nanak Sah Ki” di Sant Dass Chhibber, scritto nel 1777 d.C. e pubblicato da “Publication Bureau Punjab University, Patiala” nel 1985 d.C.

Da una prospettiva Sciita, questi 14 Guru sono le reincarnazioni dei 14 infallibili della Famiglia di Muhammad, mentre i 70 Bhagat (devoti) corrispondono ai 70 pii che sono spesso ricorrenti nella storia Islamica. Settanta è anche un numero sacrificale nella religione Islamica. Ad esempio, settanta era il numero dei combattenti fedeli al Profeta Muhammad martirizzati durante la battaglia di Uhud. Nello Sciismo Islamico, inoltre, settanta (o più esattamente 72) fu il numero dei partigiani dell’Imam Hosseyn martirizzati a Karbala. L’analogia tra il martirio Sciita e il supplizio Sikh è evidente. Ogni Imam e ogni Guru è stato sacrificato.

Nel Janam Sakhi di Bhai Bala, stampato nel 1890 d.C. a Lahore (Pakistan) da Munshi Naval Kishore Printers, il cui ‘Sloka’ è riportato qui di seguito, si conferma la venuta di 14 Guru e di 70 Bhagat.

Ci sono molte altre versioni manoscritte e stampate di Janam Sakhi che preannunciano chiaramente la venuta dei quattordici Guru, le reincarnazioni dell’unica luce dei quattordici puri dello Sciismo.

Il Dott. Surinder Singh Kohli, autore del libro “Profezie Sikh” e pubblicato nel 1998, avvalora la comparsa di quattordici Guru. A pagina 33 è riportato un breve dialogo tra Ajitta e il Guru, il quale è anche registrato nel ‘Sikhan di Bhagat Mal’ di Bhai Mani Singh, che è un commento all’undicesimo Var di Bhai Gurdas:

“Il vero Guru è disponibile in ogni epoca per ottantaquattro volte. Avvenne così nel Satya, Treta e Dwapara Yuga. Si manifesterà per ottantaquattro volte nel Kali Yuga rivelandosi in bella vista per quattordici volte e per settanta volte anonimamente sotto le spoglie di qualche santo.” Sorprendentemente, il numero ottantaquattro rappresenta la sintesi e l’unione dello Sciismo interiore e esteriore, è il prodotto tra la variante Ismailita (o settimana) e la forma Giafarita (duodecimana o alevita), tra il batin e lo zahir, 7 x 12.

A pagina 38, Dott. Kohli analizza il “Gurindnama”: “La parola ‘Gurind’ significa Guru. Questo lavoro descrive brevemente la nascita e la vita della XII manifestazione del vero Guru nel Kali Yuga. Nella dodicesima manifestazione, il Guru promulgherà nel mondo la disciplina del Nome del Signore. La dodicesima manifestazione sarà molto potente. Porterà il Satya Yuga nel Kali Yuga. Avrà i capelli lunghi in testa e un rosario intorno al collo. Sarà il protettore degli umili e il distruttore dei Malechha. Risiederà sulle rive del Sutlej, andrà a Hari Mandir, conquisterà Baghdad nel Medio Oriente. Tutto il mondo si piegherà davanti a Lui.” Tutte queste caratteristiche si applicano all’Imam Mahdi al Muntazar az-Zaman, il dodicesimo discendente del Profeta Muhammad e la sua dodicesima reincarnazione. L’Imam del Tempo o la dodicesima manifestazione della Wilayat piegherà il mondo, egli è bello, ha l’aspetto giovanile, è longevo e ha lunghi capelli neri.

A parte qualche confusione sulle date e su altri piccoli dettagli, questi Janam Sakhi del Sikhismo sembrano aver mutuato i concetti, i racconti e la spiritualità della Wilayat Sciita.

 

1)      Mazhar Naqvi, Hazrat Ali’s Sword in Sikh Gurudwara, Muharram Mirror, marzo 2015.

2)      Death of Guru Gobind Singh Ji, The Sikh heritage.

3)      Tejwant Singh, Don’t Mistake Me for a Muslim, 2014.

4)      Sincretismo sciita-induista e parallelismi, Centro Studi Yoga e Islam: http://www.tradizionesacra.it/shiaindu_parallelismi.htm

5)      Horowitz Mark, (Dis) continuity between Sikhism and Islam the development of hukam across religions, University of South Florida, 2007, pag 73.

6)      Kazi Nurul Islam, Guru Granth Sahib: A Model for Interfaith Understanding, The Sikh Courier, 2011, pag. 19.

 

http://www.tradizionesacra.it/imamali_gurdwara.htm


I guaritori Bulgari ritengono che il dolore, il gonfiore e la deformazione articolare avvenga a causa dello squilibrio energetico dell’intero organismo, il quale porta a cambiamenti funzionali degli organi interni. I guaritori hanno notato una relazione diretta tra l’attività renale e i disturbi articolari.

La diagnosi energetica non solo mostra i disturbi renali, ma anche di fegato, cistifellea, milza, ecc… Perciò, l’obiettivo principale nel trattamento delle articolazioni è l’eliminazione della vera causa della malattia.

  Il trattamento energetico raccomandato agisce sia sulle articolazioni sia sui restanti organi. In questo caso, risulta molto efficace il metodo del “pistone” che sostanzialmente invia l’energia dai piedi alle spalle, e poi alla testa. Al livello della testa, il flusso energetico si interseca e scende fino alla pianta dei piedi. Questo metodo permette praticamente di avvolgere tutte le giunture delle mani e dei piedi e di togliere rapidamente i sintomi dolorosi, nonché di ripristinare l’equilibrio energetico nei meridiani principali. Se l’equilibrio degli organi interni non è ripristinato rapidamente, sarà allora necessario lavorare con gli organi e i sistemi interni separatamente.

La sessione del paziente termina con la creazione di un campo energetico stabile. Perciò, i guaritori influenzano il principale canale energetico che passa lungo la spina dorsale. Per fare questo, creano un “grande circolo energetico” (vedere capitolo sulla “polmonite”) che genera il campo “protettivo” (l’aura) di un organo e rimuove i disturbi delle articolazioni della colonna vertebrale.

Effetti sulle articolazioni del ginocchio.

Le raccomandazioni dei guaritori Bulgari:

1. Una dieta che escluda alimenti a base di carne, acetosa, ravanelli, fagioli, spinaci.

2. È severamente vietato l’uso di alcoolici.

3. Ricoprire le articolazioni con foglie di verza. In assenza di “energia fredda” nelle articolazioni, si deve spalmare sulla foglia di verza del miele.

4. Praticare sistematicamente gli esercizi di respirazione e fisici (vedere capitolo “Introduzione allo Yoga Musulmano del Volga Bulgaria”).

http://www.tradizionesacra.it/malattie_articolari.htm



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L’Imam impersona il principio Solare dell’Islam

Uno dei più importanti bagagli culturali del Pamir è la casa tradizionale Pamiri, nota in loco come ‘Chid’. Essa incarna elementi dell’antica filosofia Ariana preesistente — tra cui il Zoroastrismo —, molti dei quali sono stati assimilati dalla tradizione Pamiri Ismailita. Ad un occhio inesperto, l’abitazione Pamiri si presenta come una struttura semplice e primitiva, ma per le persone che vivono in essa ha un ricco significato religioso e filosofico. Il simbolismo delle peculiari caratteristiche strutturali della casa Pamiri risale ad oltre duemila e cinquecento anni fa. La progettazione architettonica della casa Pamiri che incorpora specifici credi religiosi sciiti, carica energeticamente la barakat nel processo di guarigione e di risanamento ambientale. Per gli Ismailiti Pamiri, i panjtan (i cinque corpi puri) sono il primo canale di distribuzione dell’energia associata alla barakat Divina.

La dimora abitativa è il simbolo dell’universo, ma anche il luogo di culto e della preghiera privata per i Pamiri Ismailiti, in quanto non hanno ancora moschee nel Gorno-Badakhshan. La casa Pamiri è rigorosamente arredata con importanti simboli religiosi e filosofici. L’abitazione Pamiri è un luogo sacro e simbolicamente puro per ogni Ismailita.

La tradizionale casa Pamiri è normalmente costruita di pietre e intonaco, ha un tetto piatto sul quale il fieno, le albicocche, i gelsi o lo sterco sono essiccati ad uso combustibile.

Vecchia casa in Andarob (quartiere Ishkashim). Il lucernario può essere visto sul tetto

Casa moderna in Pamir

Le case Pamiri impostano i loro elementi e la loro costruzione sul numero sette. La numerologia ha un significato religioso nella fede Ismailita. Ci sono sette universi o orbite celesti (Corano 23: 17), sette cieli (Corano, 23: 17; 65: 12; 78: 5), sette continenti o terre (Corano, 64: 12), sette mari (Corano 31: 26), sette divisioni dell’Inferno che ha sette porte (Corano, 15: 44), sette orifizi nella testa, sette giorni in una settimana, e così via per ampie parti del Creato. Il numero sette nell’Islam corrisponde anche ai sette versetti del primo capitolo del Corano, l’Aprente, in Arabo al-Fatiha. Durante i riti dell’hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, i pellegrini circumambulano intorno alla Ka’aba sette volte. I pellegrini a Mina lanciano sette sassi contro i jamrah che simboleggiano la tentazione di Satana. Nel misticismo Islamico, il Corano ha sette sensi. Attar, nel suo celebre poema intitolato “Il linguaggio degli uccelli”, descrive le sette valli della ricerca mistica. Il sette è presente anche nella versione Coranica dei “sette dormienti di Efeso” (Corano, 18: 9 segg.).

Un’abitazione costruita secondo i principi dell’Ahl ul Bayt è anch’essa suddivisa concettualmente in sette parti. Le prime tre parti sono le tre aree vitali (‘Sang’ o ‘Sandj’) che simboleggiano i tre aspetti della creazione: umana, animale e vegetale. La quarta parte che riguarda la pavimentazione, chalak, rappresenta la terra. Normalmente, il pavimento è in terra battuta e su di esso arde il fuoco (oggi più frequentemente un forno in ghisa); esso corrisponde anche al mondo inanimato. La quinta parte è correlata al focolare o alla stufa della stanza e rappresenta l’elemento fuoco. La sesta e la settima parte dell’abitazione è costituita di piattaforme rialzate lungo i lati della stanza, dette loshnukh e barnekh. Esse rappresentano gli elementi aria e acqua, ma anche l’anima vegetativa, la loshnukh, e l’anima cognitiva, la barnekh.

   

La stanza principale nelle case Pamiri. Si osservino le piattaforme rialzate lungo i lati

L’abitazione degli Ismailiti Pamiri presenta un triplice tavolato (se sanj) a strati.

Il primo livello (chalak sanj) situato vicino ed attorno al focolare (otashdon) indica il “mondo inanimato”, il secondo livello (loshnukh sanj) posto sopra e attorno al primo livello designa il “mondo vegetale” o “l’anima vegetativa”. Il terzo livello (barnekh sanj) sopra il secondo indica il “mondo animale” o “l’anima sensuale”. Giacché il primo livello simbolizza “il mondo inanimato o senza vita”, è più in basso rispetto al secondo e al terzo livello. Queste simbologie sono ripetute per la costruzione del lucernario. Il camino (kitsor o otashdon) è importante per la casa Pamiri: in sua mancanza la costruzione della casa non ha senso poiché le cerimonie avvengono nei suoi pressi.

I CINQUE PILASTRI

Architettonicamente, l’abitazione Pamiri è rigorosamente strutturata con cinque pilastri in legno posti all’interno della casa, i quali incarnano i “cinque corpi Puri” “Panj Tani Pok”: il Profeta Muhammad, l’Imam ‘Ali, Bibi Fatima Zahra, l’Imam Hassan e l’Imam Hosseyn (Panjtan).

I cinque pilastri di sostegno simboleggiano i cinque membri della Famiglia dell’Imam ‘Ali: Muhammad; suo genero ‘Ali; la figlia di Muhammad, Bibi Fatima (moglie di ‘Ali); e i loro figli, Hassan e Hosseyn. Nel simbolismo Zoroastriano corrispondono alle maggiori divinità (maschili e femminili) (‘Yazata’ o ‘Eyzad’): Surush, Mehr, Anahita, Zamyod e Ozar. Il numero cinque riflette anche i cinque pilastri dell’Islam e le cinque preghiere quotidiane dei Musulmani.

Pilastro 1. Il pilastro principale che simboleggia il Profeta Muhammad (‘Khasitan-Shokhsutun’) si trova alla sinistra dell’ingresso. Era tradizionalmente fatto di ginepro, un albero sacro e simbolo di purezza, il cui fumo ha proprietà curative e disinfettanti. Oggi, non ci sono più abbastanza ginepri di dimensioni adeguate per fare questo pilastro nelle case di nuova costruzione. La culla del bambino sarà normalmente messa vicino a questo pilastro dove si compiono anche delle cerimonie. Il ginepro, il salice e la tamarix hanno un ruolo importante nelle abitudini tagiche per le loro proprietà medicinali e curative.

Il pilastro dell’Imam ‘Ali nel museo del villaggio di Langar (distretto di Wakhan) integra il simbolo del Sole perché ‘Ali è il Sole della Wilayah

 

Pilastro 2. Il pilastro simboleggiante l’Imam ‘Ali (‘Vouznek-sitan’) si colloca diagonalmente alla sinistra dell’ingresso. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro corrispondeva all’angelo dell’amore (‘Mehr’). Durante i matrimoni, gli sposi si siedono presso questo pilastro con la speranza di essere benedetti dalla fortuna e dalla felicità (‘barakat’). La tradizione richiede che oltre al proprio padre e al suocero, la sposa abbia un terzo padre, cioè la persona che presso questo pilastro scopre ritualmente la sua faccia dai sette veli durante la cerimonia nuziale.

La struttura è munita, inoltre, di due travi portanti trasversali: la prima è perpendicolare ai pilastri del Profeta Muhammad e dell’Imam ‘Ali; la seconda, è perpendicolare sia al pilastro di Bibi Fatima sia ai pilastri e dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn. Per i Pamiri Ismailiti, la prima trave simboleggia la ragione universale (‘Aqli-kul’), mentre la seconda l’anima universale (‘Nafsi-kul’). Nello Zoroastrismo, le due travi corrispondevano ai mondi materiale e spirituale.

Pilastro 3. Diagonalmente dall’ingresso c’è il pilastro che simboleggia Bibi Fatima (detto ‘Kitsor-sitan’ o pilastro del focolare). Bibi Fatima è considerata il custode della vita terrena. Il rituale di vestizione della sposa avviene presso questo pilastro. Il Kitsor fornisce calore ed ha proprietà curative. Cura la radicolite e i reumatismi. L’abbigliamento indossato per l’occasione corrisponde alla tradizionale percezione di Fatima Anahita (la “pura” in Persiano antico): il vestito cerimoniale è di color rosso fuoco, poi la sposa indossa bracciali, anelli, orecchini. Nella tradizione Zoroastriana, questa colonna corrispondeva all’angelo che custodiva il fuoco. Questo forno/camino è tra il secondo e il terzo pilastro, ma è più vicino al terzo pilastro. Ad esso sono correlati i rituali del fuoco perché la sua venerazione è parte integrante dell’Islam (Vedere l’articolo ‘L’Agni Yoga Islamico’).

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L’interno di un’abitazione Pamiri in Roshtkala: in primo piano il pilastro di ‘Fatima’, poi, sullo sfondo in senso orario abbiamo i pilastri che simboleggiano l’Imam ‘Ali, il Profeta Muhammad e l’Imam Hosseyn

Pilastro 4 e 5. Il quarto pilastro dell’Imam Hassan (poiga-sitan) e il quinto pilastro dell’Imam Hosseyn (barnekh-sitan) sono uniti per dimostrare la stretta relazione parentale tra i due Imam fratelli. La traversa è scolpita con ruote Solari perché gli Ahl ul Bayt sono i sovrani della vera religione incentrata sul Sole (Rumi, Mathnawi, Libro Sesto, verso 797-8). Questa trave forma l’anticamera della madahkhan (casa della madah maddah in Pamiri). Talvolta tra i pilastri dei due Imam decorati di ruote Solari sono collocate le corna della pecora di Marco Polo (Ovis ammon polii) in virtù del rapporto tra il Bicorne e il Sole: “vide il Sole che tramontava in una fonte limacciosa e nei pressi c’era un popolo. Dicemmo: O Bicorne, puniscili o trattali con benevolenza.” (Corano, 18: 86)

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I pilastri dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn nel museo di Langar (distretto di Ishkashim)

La madah attraverso diverse pratiche musicali, sonore, meditative e devozionali guarisce i suoi membri. Benjamin Koen, professore presso l’Università statale della Florida, ha descritto in un convincente studio di etnomusicologia medica i fenomeni di guarigione e la terapia multimodale connessi alla madah.

I partecipanti si preparano al compimento della madahkhan presso uno dei suoi due pilastri (o dell’Imam Hassan o dell’Imam Hosseyn) offrendo la loro preghiera (salat), dei du’a (invocazioni) e la munajat (il colloquio interiore con Dio). Il pilastro dell’Imam Hassan è considerato il posto d’onore per il capo religioso (‘Khalifa’) o per l’ospite principale. Di norma, l’ospite lascia un piccolo spazio in prossimità di questo pilastro alludendo che il posto è riservato al Califfo. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro impersonava ‘Zamyod’. La seconda parte della madah, detta haidari (il leone), si riferisce all’Imam ‘Ali e in essa si narrano storie leggendarie ed esempi tratti dalla sunna: lo scopo è di dimostrare l’efficacia del potere della preghiera nella guarigione o il suo positivo miglioramento. Infine, si recita il setayesh (un elogio) che costituisce la terza ed ultima parte della cerimonia.

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I pilastri dell’Imam Hassan e dell’Imam Hosseyn nel museo di Yamg (80 km da Ishkoshim) dedicato all’astronomo Sufi Muboraki Vokhoni (morto nel 1885).

Le cerimonie funebri sono svolte vicino al pilastro dell’Imam Hosseyn (barnekh-sitan) mantenendo accesa per tre giorni una lampada o una candela. Nella tradizione Zoroastriana, questo pilastro era associato ad ‘Ozar’.

Ci sono diversi gruppi di travi. Il loro numero totale varia a seconda delle dimensioni della casa e dell’interpretazione locale e filosofica. Ci sono diverse teorie riguardanti il loro numero. Per alcuni, il totale deve corrispondere al numero dei 49 Imam Ismailiti; per altri il numero deve uguagliare i 72 partigiani uccisi nella piana desertica (dashti) di Karbala. Nella maggior parte dei casi, ci sono tredici travi intermedie di cui sei sono sul camino e rappresentano Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad, i sei Profeti maggiori dell’Islam; mentre le altre sette travi raffigurano i primi sette Imam dell’Ismailismo. Nello Sciismo Duodecimano e Alevita potrebbero rappresentare i 12 Imam più il Profeta Muhammad.

Ulteriori travi sul soffitto possono includere gruppi di diciotto o diciassette putrelle corrispondenti agli elementi della cosmogonia Ismailita.

Una piattaforma rialzata (di circa 50 cm) si staglia sulle pareti interne della casa. Sotto la piattaforma c’è un’area di stoccaggio, ma prima della diffusione delle stufe metalliche, il focolare domestico era incorporato in questa piattaforma come nella foto seguente:

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Camino nel museo Sufi Muboraki Vokhoni a Yamg (quartiere Ishkashim)

Un lucernario, noto come ‘chorkhona’ (‘quattro case’), incorpora quattro strati quadrati concentrici che rappresentano rispettivamente i quattro elementi naturali: terra, acqua, aria e fuoco; quest’ultimo è più in alto poiché è toccato per primo dai raggi Solari.

Lucernario nel Museo Sufi Muboraki Vokhoni a Yamg (quartiere Ishkashim)

Lucernario di una vecchia casa Pamiri a Roshorv (Valle di Bartang)

Lucernario nel museo di Langar (quartiere Ishkashim)

LA MADAH (IL PANEGIRICO ELOGIO DIVINO) NEL PAMIR

 

Video

L’esecuzione della madah, innanzitutto, prevede una struttura architettonica come la suesposta Child del Pamir che carica energeticamente la barakat secondo i principi spirituali dell’Ahl-ul-Bayt.

Che cos’è la madah? Benjamin Koen nel capitolo “Musica, preghiera e meditazione dinamica nella guarigione”, dichiara che alla base della madah vi è una cultura trascendentale legata ad una particolare dinamica che definisce il “Principio della Certezza Umana.” La madah, spiega, non è differente dalle guarigioni inspiegabili e miracolose che avvengono anche in altre parti del mondo.

Nella madah, la coscienza di ogni partecipante è immersa in uno stato di ineffabile spiritualità, essa è consapevole dell’inizio del processo di guarigione. Gradualmente, nelle settimane seguenti, l’ammalato si sentirà più sano e più forte come se i sintomi della malattia non fossero mai esistiti.

Nella madah, i partecipanti dirigono i loro pensieri verso il regno spirituale immergendosi nella barakat, un’energia pura guaritrice, che è un aspetto intrinseco dell’intera creazione Divina, a cui appartiene anche l’anima umana. Secondo il popolo Pamiri la barakat spirituale si manifesta attraverso la musica, la preghiera e la meditazione della madah: durante la sessione i partecipanti sperimenteranno l’energia guaritrice che produrrà un cambiamento immediato o successivo.

Nello Sciismo Ismailita, la musica mistica e la preghiera sono pratiche che accrescono gli stati di coscienza, la spiritualità, l’estasi e persino la trascendenza. La musica è una forma di preghiera. La musica può essere una forma di meditazione. In alcuni casi, la musica, la preghiera e la meditazione sono inseparabili. Nella madah, la preghiera musicale e la meditazione sono interconnessi. La meditazione è considerata una parte essenziale della preghiera poiché le speranze, le richieste, le aspettative o le certezze si realizzano nel regno dell’azione e della manifestazione.

La preghiera

La preghiera è un’espressione della relazione che l’orante istituisce col “potere Superiore”, seppur sia classificabile in vari modi. Il guaritore spirituale nel Pamir, di norma, utilizza “un antico libro” che ha un gran numero di preghiere per le varie malattie, ma vi sono anche preghiere spontanee, forme libere e colloquiali, suppliche, intercessioni con la richiesta per la guarigione, ecc… Madah significa supplicare Dio.

La preghiera può essere individuale o collettiva, sonora o inespressa, movimentata o immobile, oscillante, gesticolata, meditata o sperimentata spiritualmente.

Le preghiere dipendono dall’intenzione dell’orante; ad esempio, una preghiera può fare la volontà di Dio o la propria.

La preghiera e la poesia sono interconnesse nell’esecuzione della madah, perché in Pamir la poesia mistica Persiana è una preghiera. La più importanti preghiere musicali sono la musica rohani (spirituale e devozionale), la musica tasawufi oerfani (mistica), la musica dini (religiosa), la musica shafai (guaritrice) e la musica darmani (medica).

La madah è un’espressione unica di tutti i parametri della preghiera musicale dinamica; infatti, durante questa cerimonia si sperimenta la combinazione della preghiera unita alla musica. La madah è cantata spesso alla preghiera del Venerdì, ma anche in occasione delle cerimonie funebri. La madah rende l’uomo puro, sincero e amorevole. La madah raccomanda la dolce morale e la saggezza, mostra il modo di vivere.

L’esecuzione rituale della madah evidenzia il batin (la metafisica, l’interiorità, l’arcano, la realtà spirituale o l’essenza mistica) contrariamente allo zahir (il materiale, il visibile, la forma esteriore).

Le preghiere e le poesie della madah sono estratte da alcuni poeti mistici Persiani, soprattutto da Gialal al-Din Rumi e Nasir Khosrow, ma anche da Saadi, Hafez e Sana’i. Brani del Corano e citazioni di ahadith si alternano durante il suo svolgimento. Durante la loro riproduzione, il narratore spiega contemporaneamente il significato dei versi sacri.

Lo strumento principale per l’esecuzione della madah è il Pamiri rubab (liuto a collo lungo), che di solito è accompagnato dal doira (tamburo a cornice). Ogni uomo seduto in cerchio ha un tamburo nella mano sinistra e tamburella con le dita della mano destra. Un primo cantante, senza ritmo, inizia con tre beyt (stanze), un secondo lo appoggia al termine di ogni beyt, e poi tutti insieme ripetono il ritornello ritmicamente durante la riproduzione del doira. Quando la sessione è finita, una seconda inizia a maggiore velocità e con un nuovo ghazal.

Non ci può stare più di un rubab e di un doira, seppur vi sono uno o più tanbur (liuto dal manico lungo), occasionalmente sono presenti anche il ghijack (kamanche/violino) e il setor (simile al sitar Indiano) che si fondono con gli altri strumenti.

Tutti questi strumenti hanno delle preghiere incise nelle loro cavità o sulla loro carcassa. In particolare, il rubab è considerato un essere spirituale in costante stato di preghiera.

La cultura spirituale della salute in Badakhshan (Tajikistan) si è sviluppata perché la regione è economicamente povera, è sprovvista di medicinali e di altri apparecchi medicali di prima necessità. L’acqua inquinata e l’alimentazione sono un problema continuo e fonte di disagio psicologico poiché portano ad altri innumerevoli problemi sanitari.

L’eziologia locale e le credenze sulle guarigioni variano tra i membri della comunità, che siano essi pazienti o guaritori.

In Badakhshan, i “guaritori” sono leader religiosi locali (mullah e khalifa), figure mistiche, santi, dervisci, madahhan o altri personaggi che sono ritenuti in possesso di barakat, e sono definiti pir o mir.

Nel Badakhshan si hanno, in generale, visioni differenti sulla malattia; tuttavia, si ha una visione olistica dell’eziologia, della salute e della guarigione che nasce da un concetto ampiamente condiviso del sé, noto come aql-tan-ruh/jan. L’aqlcorrisponde a mente/intelletto/psicologia, il tan a corpo/fisico e il ruh/jan a spirito/anima. I locali ritengo che il modello aql-tan-ruh/jan sia incorporato al loro interno.

Di solito, la malattia fisica la si tratta con le erbe o con la biomedica.

Si ritiene che la preghiera guarisca i sintomi fisici perché la malattia è diagnosticabile nella sfera emotiva, psicologica o spirituale.

La diagnosi dei guaritori è condotta, previo colloquio, sulla storia personale e clinica del paziente.

I guaritori spirituali dichiarano che l’energia spirituale della barakat non solo favorisce la guarigione, ma ha proprietà vitalizzanti che sostengono lo sviluppo della comprensione e della conoscenza del malato, se egli purifica il suo cuore e conduce una vita spirituale.

I guaritori attraverso la barakat possono diagnosticare e trattare la causa della malattia.

La guarigione attraverso la madah

La madah ha la funzione di nutrire e di bilanciare cinque domini: fisico, intellettuale, emozionale, relazionale e spirituale.

L’obiettivo della madah attraverso questi cinque domini è il mantenimento della salute e la prevenzione della malattia.

La madah non riguarda solo l’esecuzione che avviene nello spazio sacro della madahkhan (casa dell’elogio Divino), ma essa ispira ai partecipanti un codice etico che è applicabile nella vita quotidiana.

La madah è anche una pratica curativa, il suo svolgimento avviene generalmente in due modalità:

1. Attraverso il comportamento individuale, l’attenzione e la pratica quotidiana.

2. Attraverso la grazia, la benedizione e la misericordia di Dio, tutti aspetti della barakat.

La poesia tradizionale ha la capacità di rendere efficace le suddette modalità. Lo scopo della madah è di far interiorizzare la barakat ai partecipanti.

La barakat è l’energia spirituale che può guarire, benedire, edificare e trasformare. La barakat emana da Dio e si trova in tutta la creazione, è incarnata al suo interno ed è trasmessa da persone, luoghi sacri, luoghi naturali, costruzioni, acqua, preghiera e musica.

Una persona può essere guarita quando interiorizza la barakat.

La madah è un processo di trasformazione.

Dato che visione del sé è essenzialmente spirituale, la personificazione è considerata un processo di trasformazione a livello spirituale, psicologico e fisico.

L’idea secondo cui l’uomo sia soprattutto un essere spirituale non si trova solo tra la gente del Pamir, ma riguarda tutto il mondo.

L’attenzione meditativa

Durante l’esecuzione della madah, i partecipanti concentrano la loro attenzione secondo delle metodiche uniche e personalizzate.

La maggioranza dei partecipanti si focalizza attentamente su alcune parole o su certi passaggi specifici che a loro avviso incarnano e trasmettono l’energia guaritrice della barakat, e che gli permettono di immergersi nel suono e nel significato del rituale.

Quest’attenzione è analoga all’ascolto olistico e spirituale associato al sama.

Questo processo focalizza l’attenzione in modo microscopico ed espansivo affinché il significato sia interiorizzato. In seguito, è manifestato ciò che è stato interiorizzato, oppure si presta attenzione a ciò che si è interiorizzato e lo si manifesta.

L’obiettivo di avvicinarsi a Dio trasformando il sé inferiore (nafs) in sé superiore (ruh/jan) è sempre promosso. L’obiettivo della trasformazione è raggiungibile, ma una volta che è stato raggiunto, un altro obiettivo o lo stesso obiettivo reinterpretato appare in una luce diversa, cioè di livello superiore.

Per i partecipanti alla madah, questa cerimonia ha un’atmosfera speciale perché è uno spazio sacro che offre ristoro, speranza, comunione mistica e guarigione nella vita quotidiana.

La pratica spirituale e la flessibilità cognitiva

Nel contesto della madah, la musica devozionale sottomette l’io inferiore (nafs) dei partecipanti abbandonandolo al più potente sé superiore (ruh/jan).

La madah è una dimensione spirituale che definiamo flessibilità cognitiva, cioè uno stato di coscienza flessibile e carico di un potenziale in grado di ristrutturare spontaneamente le conoscenze mentre incrocia nuove prospettive concettuali.

La flessibilità cognitiva indica un potenziale di guarigione in presenza di un cambiamento categorico della natura esistenziale, per esempio, il passaggio dalla malattia alla salute.

La flessibilità cognitiva è quella capacità che i partecipanti abilmente sviluppano per operare i cambiamenti concentrandosi sulle parole potenti, sulla musica e sui suoni della madah, allineando intenzionalmente i propri pensieri col loro significato e con la barakat della madah.

Questo processo indebolisce l’io inferiore e rafforza il sé superiore (la più forte forza della più elevata auto-comprensione con la forza più debole del sé inferiore) mentre si sincronizza facilmente e naturalmente al ritmo esterno.

Il processo di abbandono del sé nel contesto della musica devozionale è paragonabile all’allegoria della falena e della candela nella poesia mistica Persiana. Una falena è incantata e affascinata dalla luce e dalla bellezza (forte processo ritmico) della fiamma, ma può avvicinarsi solo ad una certa distanza da essa prima che sia avvolta e consumata dalla vampa.

L’udienza musicale e devozionale della madah motiva la coscienza al tema centrale dell’amore facendola scivolare dal sé inferiore al superiore.

Un medico anziano del Pamir, il Dott. Shirinbek, afferma che la madah sia l’espressione della volontà Divina, e come tale è ritenuta collegata al regno spirituale infinito.

La celebrazione inizia con la preghiera silenziosa proveniente dal regno spirituale, la quale è anche latente ed emergente dalla coscienza umana.

La coscienza del partecipante durante la prima parte della madah è immersa nel cosiddetto stato quantico, uno stato tra la malattia/morbo e la salute/guarigione.

Lo stato quantico è un contesto (situazione) del corpo-mente-anima in cui la flessibilità cognitiva si sincronizza e aiuta una persona a passare da uno stato ad un altro.

Il Dott. Shirinbek descrive il livello quantistico come la controparte fisica della realtà spirituale: entrambi sono invisibili, eppure ambedue lasciano le loro tracce esistenziali per mezzo dei loro effetti.

Il sottile cambiamento che avviene attraverso i nervi a livello quantico può portare alla guarigione del paziente. Ho analizzato dettagliatamente come certe strutture ritmiche della madah facilitino la flessibilità cognitiva.

Un doppio e triplo metro musicale simultaneo rappresenta l’ultima sezione del cerimoniale complessivo: ormai i partecipanti potrebbero rimanere in uno stato di preghiera meditativa per trenta minuti, un’ora, o più.

L’esecuzione della madah rispecchia la trasformazione e la guarigione che è una delle sue funzioni, spostando la coscienza dei partecipanti dal basso verso l’alto (o dall’io inferiore al sé superiore). Al termina della madah, la coscienza si ritrova in un rinnovato stato di salute, e il partecipante talvolta è guarito.

Le tre parti della madah procedono dal basso verso l’alto: gli aspetti musicali e sonori dell’ampiezza, la frequenza, il tempo, la forma d’onda e la complessità ritmica aumentano completamente, nel contempo il significato dei simboli e delle metafore diventano più profondi e più mistici man mano che la barakat aumenta; la partecipazione della comunità aumenta durante l’esecuzione e si conclude con l’interiezione collettiva Ay (“Oh”), che è al tempo stesso un’invocazione a Dio e un’espressione di liberazione e di sollievo.

La madah inizia e finisce con una preghiera, ma è essa stessa una forma di preghiera, e due delle tre maggiori sezioni sono la munajat (il colloquio interiore con Dio) e il setayesh (il panegirico elogio Divino).

Bibliografia

 

  1. Benjamin D. Koen, Beyond the Roof of the World Music, Prayer, and Healing in the Pamir Mountains, , Oxford University Press, 240 pages, 2011
  2. Benjamin D. Koen, The Oxford Handbook of Medical Ethnomusicology, Oxford University Press, 576 pages, 2008.
http://www.tradizionesacra.it/architetturasciitapamir_madah.htm 



http://en.wikipedia.org/wiki/TriYoga

 

 





Uno studio sul concetto reincarnazionista nel Corano, un argomento controverso della storia Islamica

A cura di Reza Asgharzadeh (Repubblica Islamica d’Iran)

 

L’idea della resurrezione

 Il Santo Corano si basa fondamentalmente su due principi:

1)      Unità. L’unità di Dio e dell’Universo. Significa l’Unità dell’informe “Allah” e dei Suoi attributi manifesti nella forma dell’Universo contenente creazioni infinite come la “Riflessione di Allah”, o l’ayah (il segno). Questo principio è noto come Tawhid.

2)      Ritorno. Secondo il Corano, l’intero Universo sta tornando all’Origine. Gli esseri umani, sulla via del ritorno a Dio, ritornano alla vita dopo la morte terrena. Questo principio è noto come Ma’ad.

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile!” (Corano, 50: 2-3)

 

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? Rispondi: Siate pure pietra o ferro…. E Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)?” (Corano, 17: 49-51)

E la destinazione, ovviamente, sarà la terra.

 

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… Dalla terra vi creammo, nella terra vi riconduciamo, dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53, 55)

È anche detta “prossima vita” nel Corano:

“In questa vita terrena e in quella futura.” (Corano, 10: 64)

“È Lui che vi fa vivere, poi vi farà morire, poi ancora vi farà rivivere.” (Corano, 22: 66)

Due idee Islamiche differenti

Il Ma’ad o ritorno è sempre stato l’argomento più acceso e più dibattuto tra i teologi e i filosofi Musulmani nella storia Islamica.

Fin dagli albori della civiltà Islamica, tra i pensatori Musulmani, esistettero due principali e diverse interpretazioni del Corano per quanto riguarda il Ma’ad (ritorno).

È detto che la maggior parte di essi credette alla resurrezione, cioè al ritorno degli esseri umani dopo la morte attraverso la rinascita del corpo morto.

Invece, una piccola minoranza avrebbe sostenuto la reincarnazione, cioè la rinascita umana dopo la morte. Tra costoro sono citati gli Ikwan al-Safa o Ismailiti, gli Hemarih, i Tarih, i seguaci di Ahmad ibn Khabit fondatore della Khabitiya, e gli Shia Ghulat. Anche al nostro tempo credono ancora alla reincarnazione la comunità Drusa, gli Aleviti, gli Ahl-e-Haqq e alcuni ordini Sufi (ad esempio, i Layen in Senegal).

Le discussioni parzialmente divulgate sulla reincarnazione mostrano che questo argomento è sempre stato un tema rovente nel mondo Islamico per secoli. Tuttavia, nessuna delle due controparti, i teologi e i pensatori Musulmani, ha convinto l’altra per porre fine ad un dibattito che dura da più di mille anni.

Nella storia della civiltà Islamica ci sono sempre stati studiosi che hanno creduto alla reincarnazione, ma negli ultimi decenni molte persone comuni del mondo Musulmano ostentano un interesse crescente per la reincarnazione.

Quest’interessamento per la reincarnazione non sopravvive solo tra una piccola minoranza di nazioni Musulmane (Ummah), ma questa credenza oggi è in aumento tra i Musulmani normali che non appartengono né a comunità particolari, né a sette.

Inutile dire che entrambi gli antagonisti si accusano vicendevolmente ritenendosi gli unici depositari della conoscenza Islamica fondata sul Santo Corano per quanto riguarda la rinascita.

La ragione comune del ritorno

Tuttavia, la filosofia di entrambe le idee è la stessa. Infatti, secondo il Corano, il ritorno degli esseri umani ad un’altra vita terrena provvede a ricompensare le loro azioni:

“Il giorno in cui la terra sarà cambiata in un’altra terra e in altri cieli i cieli” (Corano, 14: 48)

“A Lui voi tornerete, tutti, secondo la Promessa di Dio, vera. In verità, Egli dà inizio alla creazione e poi la fa tornare a Sé per compensare (le loro azioni).” (Corano, 10: 4)

“L’uomo non avrà di suo che il suo sforzo (azioni), e che il suo sforzo (azioni) sarà mostrato? E che sarà pienamente ricompensato? E che verso il tuo Signore è il limite massimo (la destinazione finale)?” (Corano, 53: 39-42)

“Chi fa una cattiva azione non sarà ricompensato che con una equivalente.” (Corano, 40: 40)

Qualcuno sa che cos’è la resurrezione?

Spesso i miscredenti della reincarnazione pretendono che l’Islam creda alla resurrezione e non alla reincarnazione! Se gli si chiede, però, che cosa la resurrezione significhi realmente, non sanno rispondere! Ripetono la parola “resurrezione” senza saperla descrivere esattamente. In realtà, resurrezione è un termine generico, mentre reincarnazione è specifico. Pertanto, diversamente dalla reincarnazione, la resurrezione è un vocabolo vago che propina un’idea incerta. In questo modo, il significato di resurrezione resta aperto ed è possibile credere alla resurrezione attraverso la reincarnazione!

Il problema della resurrezione

Curiosamente, esiste un acceso dibattito tra i seguaci della resurrezione. Hanno idee diverse sulle modalità della resurrezione. In altre parole, la grande questione riguarda il concetto di resurrezione all’interno del Corano. I teologi e i filosofi Musulmani propongono idee diverse sulla resurrezione:

Resurrezione del corpo stesso.

Resurrezione di un corpo terreno simile.

Resurrezione di un corpo ultraterreno (non terreno).

Resurrezione del corpo stesso

Alcuni teologi ritengono che lo stesso corpo, al momento della morte, ritornerà ancora in vita. Si tratta, in realtà, della risurrezione del corpo morto, non della resurrezione degli esseri umani. A meno che non si consideri l’essere umano e il suo corpo uguali! Tuttavia, come presto dimostreremo, quest’insegnamento è in antitesi col Corano e con l’Islam in generale.

La prima domanda che bisognerebbe porsi è: “Da dove proviene l’idea della resurrezione?” Non c’è un solo versetto del Corano che la sostenga esplicitamente, e quindi, non aveva alcun senso dibattere fervidamente la modalità del ritorno nel mondo Musulmano per più di 1000 anni.

Inoltre, è affermato in modo evidente nel Corano che durante il suscitamento l’essere umano avrà un nuovo corpo simile al precedente:

“E dissero (i miscredenti stupiti): quando saremo ossa e polvere saremo davvero suscitati come creature nuove? Ma non vedono dunque che Dio, Colui che ha creato i cieli e la terra ha il potere di creare altri esseri simili a loro?” (Corano, 17: 98-99)

Questi due versetti dimostrano chiaramente che per i miscredenti identificare l’uomo col suo corpo è sempre stato un atto di fede! Inoltre, il corpo di risurrezione seppur è un organo simile, non è lo stesso corpo. Tornerò sui suddetti versetti in seguito.

Nuova creazione non ricreazione

Quindi, questo primo tipo di resurrezione significa ricreazione del primo corpo, dato che il Corano rivela la creazione di un nuovo organo simile al precedente:

 

“Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione!” (Corano, 50: 15)

Il nostro corpo è parte della terra

Eppure i credenti nella resurrezione del cadavere sostengono che Dio ricreerà lo stesso corpo direttamente dalla sua polvere per inviargli l’anima di nuovo nella sua massa organica!

Il Corano dichiara, però, che l’uomo non ha alcun diritto di proprietà, ma è responsabile solo delle proprie azioni:

“L’uomo non avrà di suo che il suo sforzo (azioni), e che il suo sforzo (azioni) sarà mostrato?” (Corano, 53: 39-40)

Secondo il Corano, pertanto, al momento della morte l’uomo perde ogni sua proprietà e relazione mondana:

“Eccovi venuti a noi singolarmente come vi creammo la prima volta, e vi siete lasciati dietro le spalle tutto ciò che vi abbiamo concesso e …s’è spezzato ogni legame tra voi.” (Corano, 6: 94)

 “E ogni avere e possedimento* tra loro sarà spezzato” (Corano, 2: 166)

*: Asbab in Arabo nella forma plurale significa anche mezzi di sussistenza, provviste, masserizie, averi, possedimenti, ecc…

“E in quel giorno non ci saranno né attaccamenti, né parenti e né relazioni.” (Corano, 23: 101)

La più importante e fondamentale proprietà, quindi, che l’essere umano perderà per sempre al momento della morte è il proprio corpo.

Per il Corano qualunque “cosa” o fenomeno naturale è un ayah (segno) di Allah che insegna e ci guida alla Verità. In altre parole, un “ayah” () è un qualsiasi Messaggio direttoci.

Tuttavia, se il corpo terreno è così importante, e risurrezione nel Corano significa resurrezione del corpo morto, perché il cadavere si trasforma in polvere e diventa pressoché inesistente? In altre parole, qual è il messaggio (ayah) che suscita un simile fenomeno nel Libro Divino della Natura? Il suo significato è che il corpo appartiene alla terra, non agli esseri umani.

 

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile! Ma noi ben sappiamo qual parte di loro consumerà la terra: presso di noi c’è un Registro Conservato che tutto ricorda”. (Corano, 50: 2-4)

Dato che il nostro corpo proviene dalla terra, ritornerà infine alla terra.

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… Dalla terra vi creammo (nella vostra forma o figura), e nella terra vi riconduciamo (nella vostra forma o figura).” (Corano, 20: 53, 55)

Si potrebbe affermare che il cadavere sia trasformato in polvere e poi ricreato per mostrare la potenza di Allah! Per quale motivo? Per chi? L’uomo si ritroverà abbandonato al tempo della resurrezione e sarà troppo tardi per risvegliarsi spiritualmente nel Giorno del Giudizio. Vi dimostrerò che la resurrezione del corpo morto evidenzia la debolezza Divina! Vi pongo questa prima domanda: la reincarnazione include anche il potere di Allah?

La resurrezione dell’essere umano clonato

L’idea della risurrezione afferma che nonostante il cadavere diventi polvere, qualcosa rimarrebbe sempre, simile al DNA. Quando il corpo diventa polvere dopo la morte, non ci sarà alcuna risurrezione del corpo morto, semplicemente perché esso non esiste più, la polvere è solo “polvere”.

In pratica, il significato della resurrezione del corpo morto è simile al concetto della “clonazione umana” nella scienza moderna. La clonazione umana è la creazione di una copia geneticamente identica all’essere umano. Questo paragone spiega che l’immagine del corpo risorto sarà esattamente identica all’immagine del corpo precedente morto. Perciò, se qualcuno conosceva una persona col suo corpo precedente, lo riconoscerà. Questo concetto attesta che non ci sono solo i nostri corpi, ma anche le nostre immagini esteriori! Quest’idea è contraria anche agli insegnamenti del Corano:

 

“Nel giorno della resurrezione li raduneremo (cambiando) il loro aspetto in ciechi, muti e sordi … Questo è il castigo per aver rinnegato i Nostri Segni.” (Corano, 17: 97-98)

Il suddetto versetto mostra che la resurrezione nel Corano non è la risurrezione del corpo stesso, in quanto i cambiamenti citati sono solo alcuni esempi. Quanti cambiamenti sarebbero necessari per non considerare il corpo resuscitato uguale a quello posseduto dalla stessa persona prima della sua morte?

Immaginate qualcuno che torni senza mani, piedi e con altre menomazioni gravi del corpo. Qual è la parte del suo corpo che lo rende la stessa persona? La sua faccia? E perché non si potrebbe modificare qualsiasi parte del suo corpo eccetto il viso che lo rende identificabile dagli altri? In altri termini, che cosa ci contraddistingue?

Cambio di sesso

Un altro esempio è costituito dal cambiamento di sesso a seguito di un intervento chirurgico: da maschio a femmina e da femmina a maschio. Inoltre, esiste la possibilità di modificare i tratti razziali. Immaginate un uomo nero che nel mezzo della sua vita cambi chirurgicamente sesso e razza trasformandosi in una donna bianca. Qual è la sua vera identità? Chi sarà risuscitato?

Resurrezione dell’uomo nel corpo animale

 Ci sono dei versetti del Corano secondo i quali Dio punisce con la creazione di un corpo completamente diverso rispetto al precedente:

 

“Dì (loro): volete che vi annunci una ricompensa peggiore di questa da parte di Dio? Quella di coloro che Dio ha maledetto, coi quali s’è adirato, che ha trasformato in scimmie e in porci, coloro che hanno adorato Tagut (gli idoli)? Costoro hanno il luogo peggiore e errano dalla retta via.” (Corano, 5: 60)

Inoltre, un certo numero di ahadith del Profeta Muhammad rivelano che al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama ), molti riappariranno in svariati corpi animali. Il sottostante racconto, un celebre hadith, è narrato da due sapienti Musulmani, il primo Sunnita, il secondo Sciita.

Abu Abdullah Muhammad ibn Umar ibn al-Husayn al-Taymi al-Bakri al-Tabaristani Fakhr al-Din al-Razi (in Arabo-Persiano: ), più comunemente noto come Fakhruddin Razi, famoso filosofo e teologo Persiano Sunnita; e Fadhl ibn Hasan al-Tabarsi, (in Arabo: , in Persiano: ) conosciuto come Shaykh Tabarsi, studioso Persiano Sciita del 12° secolo morto nel 548 dell’Egira (1154 d.C.) la cui opera principale è il Majma‘ al-bayan, un commentario (tafsir) sul Corano, riportano il seguente hadith:

“Dieci gruppi della mia comunità saranno dispersi. Allah l’Altissimo li ha separati dai Musulmani e trasformerà alcuni di loro in scimmie e maiali, altri saranno capovolti con la testa in giù e i piedi in alto, e poi trascinati. Alcuni saranno ciechi brancolando raminghi. Alcuni saranno sordi, muti e non ragioneranno … Ad alcuni di loro saranno tagliate le mani e i piedi.”

Il versetto successivo nelle espressioni “il posto peggiore” () e “la deviazione dalla retta via” () descrive la situazione del suddetto hadith:

 

“Coloro che saranno trascinati tutti insieme, con la faccia in giù, verso la gehenna avranno il posto peggiore e saranno i più deviati dalla Via.” (Corano, 25: 34)

Bisogna osservare e capire la lingua del Corano basata sulla Struttura Interpretativa. L’utilizzo delle parole nel Corano, la loro collocazione e il loro ruolo nella progettazione strutturale letteraria Coranica, sono essenziali e decisivi per la comprensione del Testo.

Quindi, non solo il corpo umano non avrà la stessa corporatura precedente, ma in alcuni casi, la struttura umana sarà sostituita con una forma animale! Il Corano e l’Islam rivelano che non siamo i nostri corpi umani!

L’idea della “clonazione umana” riguardo alla resurrezione del corpo morto, o alla ricreazione del primo corpo, è un’idea artificiale, essendo opposta al Corano e all’insegnamento del Profeta Muhammad.

La resurrezione dell’essere umano tramite l’uomo

Il Santo Corano, in numerosi versetti, sottolinea che solo Dio è in grado di suscitare e restituire all’uomo di nuovo la Vita Terrena. Eccone alcuni:

 

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? … Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)? Rispondi: Chi vi ha creati una prima volta.” (Corano, 17: 49, 51)

Secondo il Corano, ogni nostra attività è, in realtà, il lavoro di Allah:

 

“E Allah ha creato voi e quel che voi fate (le vostre azioni)!” (Corano, 37: 96)

Il Corano, tuttavia, ogni volta che tratta il ritorno dei morti, sottolinea fermamente che avverrà solo tramite Dio.

“Allah è Colui che vi ha creato, poi vi ha nutriti, poi vi farà morire, poi ancora vi farà rivivere. C’è una delle vostre divinità che faccia qualcuna di queste cose? Gloria a Dio! Egli è ben più elevato agli dèi che essi associano!” (Corano, 30: 40)

Il Corano chiede: “Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)? Rispondi: Chi vi ha creati una prima volta.” (Corano, 17: 51) Se crediamo alla resurrezione del cadavere o alla ricreazione del primo corpo, la risposta del Corano è senz’altro esplicita. Oggigiorno, la tecnologia della clonazione umana ha reso possibile la ricreazione del corpo umano; d’altronde, le metodiche resurrettive possono variare seppur il risultato è il medesimo…

Tuttavia, c’è qualche medico che può far rinascere i morti all’infuori di Dio? ( , Egli è ben più elevato agli dèi che essi associano!) (Corano, 30: 40)

L’autoidentità del Kufr

L’idea basilare della risurrezione del corpo morto considera il “Noi” come i “nostri corpi”. Quindi, per essere creati di nuovo, dovremmo essere il corpo stesso. Una tale resurrezione indica, in realtà, una “crisi d’identità” dei suoi fedeli.

La loro mentalità, il loro atteggiamento e il loro intendimento li rende uguali ai miscredenti (Al Kafirun ) citati nel Corano. Secondo questa gente, “noi” siamo i nostri corpi! Significa che siamo solo “polvere” ()  dopo la morte!

 

“E dicono i miscredenti: questa è una cosa strana! Ma come, quando saremo morti e diventati polvere… È un ritorno impossibile.” (Corano, 50: 2-3)

Pertanto, Allah non ha mai fatto la seguente dichiarazione:

“Di (loro)! Quando diventerete polvere, ossa e briciole, allora sarete resuscitati!”

Al contrario, Dio in ogni momento nel Corano si sofferma solo su una morte ritenuta ragionevolmente accettabile:

“Poi, in verità, certamente morrete, poi ancora, nel Giorno del Giudizio sarete risuscitati.” (Corano, 23: 15-16)

Pertanto, con i due versetti successivi si evidenziano due differenti e opposte concezioni circa l’identità dell’essere umano: una prima suesposta in cui i miscredenti si identificano col corpo; e una seconda in cui i devoti credono nella rinascita in un nuovo corpo (nuova creazione).

 

“E dicono: quando saremo dispersi nella terra rivivremo come nuova creazione (con un nuovo corpo)? Anzi, l’incontro col Signore rinnegano. Dì: vi farà morire l’Angelo della morte, cui siete stati affidati.”  (Corano, 32: 10-11)

Quindi, la fede nell’idea della resurrezione si basa su presupposti errati che la rendono un concetto non-Islamico e perfino anti-Islamico! Ecco perché non c’è neanche un versetto nel Corano che indica a chiare lettere la risurrezione del corpo morto. In realtà, come dimostrerò in seguito, il Corano respinge rigorosamente l’idea della resurrezione. Pertanto, la resurrezione non è la risposta, è il problema.

La resurrezione di un corpo simile

Oggigiorno, sembra che ben pochi teologi credano alla rivivificazione del corpo morto al tempo della resurrezione (Yawm al-Qiyama ). Questi teologi hanno idee diverse al riguardo.

Alcuni credono che invece di ricreare il corpo precedente dalla polvere, Allah creerà una nuova figura dalla terra direttamente, così come Egli creò Adamo all’inizio. E il nuovo fisico non avrà necessariamente le stesse sembianze del precedente, piuttosto potrà avere una qualsiasi corporatura e aspetto.

La Legge della Resurrezione

Quest’ultima interpretazione della resurrezione, sebbene sembri più realistica della precedente (la classica), ha dei problemi ancora più gravi. Innanzitutto, significa che la resurrezione è già avvenuta una volta, molto tempo fa, all’inizio della storia; ovvero, riguarderebbe la resurrezione di Adamo ed Eva.

Significa che al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama ), questi due esseri umani saranno resuscitati ancora una volta! Rivelerebbe, inoltre, una ripetizione della resurrezione, che è, in primo luogo, inaccettabile per i teologi; e in secondo luogo, indicherebbe l’esistenza di una legge naturale o di una legge della creazione. Non esiste, tuttavia, una legge naturale distinta solo per due persone eccezionali.

È precisato che per resurrezione si intenda riportare in vita i morti, perciò, la prima creazione di Adamo non riguarderebbe la risurrezione. Non sono d’accordo! La mia posizione è contro il meccanismo della resurrezione, cioè la creazione dell’uomo dalla polvere, comunque, anche se riguardasse il Profeta Adamo, è sicuramente sbagliato nel caso del Profeta Esdra.

Il caso di Esdra

Secondo il versetto seguente, uno sconosciuto nel Corano noto come Esdra (Uzayr in Arabo; Azir in Persiano) negli Ahadith (un Profeta per i Figli di Israele), sarebbe risorto dopo una morte durata 100 anni, seppur il suo corpo divenne di ossa e polvere:

“O come avvenne a colui che passò presso una città devastata in tutte le sue strutture e disse: Potrebbe mai Iddio far rinascere una città così morta? Allora Dio lo fece morire e restar così per cento anni, poi lo risuscitò e gli chiese: quanto tempo sei rimasto così? Rispose: Ci sarò restato un giorno o parte d’un giorno. E Dio gli disse: No, che anzi ci sei restato cent’anni; guarda dunque il tuo cibo e la tua bevanda che non si sono ancora ammuffite, e guarda il tuo asino. Noi volevamo fare di te un segno per gli uomini. E guarda anche le ossa come Noi le rianimiamo e le rivestiamo di carne. E quando tutto questo gli fu chiaramente mostrato disse: Riconosco ora che Dio è sovra tutte le cose potente!” (Corano, 2: 259)

Se le cose stanno come i commentatori ritengono, siamo allora in presenza di un problema serio. Infatti, il Corano comprova che la risurrezione del corpo morto non è solo ripetibile, ma è realmente già avvenuta. Per il Corano, Esdra, sarà ancora una volta risuscitato alla fine di questo mondo!

Dio è la Legge

Significa che la resurrezione è una legge della creazione perché la natura del diritto è la “ripetizione.” Quando un fenomeno si ripete, indica l’esistenza di una legge, e non c’è legge senza ripetizione.

Ogni fenomeno che appare due volte, indica un modello. Qual è il modello di creazione che rende la ripetizione un fenomeno possibile?

Si potrebbe obiettare non c’è né un modello, né la legge della risurrezione, e per quanto concerne il caso di Adamo e di Esdra fu, in realtà, un’eccezione e una decisione specifica di Allah e della Sua potenza!

Come possiamo saperlo? Allah stesso l’ha detto che nel Suo Libro? Il Corano non è un libro Romano. È il libro delle ayah (i segni), ovvero delle riflessioni del disegno Creativo espresso in parole. Il Corano ci chiede di riflettere sui segni per capire e conoscere la vita e le sue leggi.

“Così Allah vi rende chiari i segni acciocché possiate meditare.” (Corano, 2: 266)

Quindi, il ripetersi di un qualsiasi fenomeno nel Corano riflette una ripetizione che avviene nel Libro della Natura e della Creazione. Il Corano non deve essere inteso come un racconto perché esso è la storia. Al contrario del racconto, la storia ci comunica le leggi del racconto.

Se le storie della creazione di Adamo e di Esdra non fossero dei “segni” riguardanti la legge della vita, ma solo delle eccezioni e delle decisioni specifiche di Allah, non dovremmo riflettere su di esse per il resto dell’umanità. Insomma, quale insegnamento costituisce quell’eccezione destinata a non ripetersi mai per il resto dell’Umanità?

Quando un fenomeno avviene già due volte, perché non potrebbe accadere altre volte? Nulla può impedirlo, se non un’altra legge. L’essenza di ogni legge è la stessa: la ripetizione.

Non siamo solo in presenza di un problema scientifico – essendo la ripetizione il modello di legge naturale -, ma siamo anche al cospetto di un problema culturale. L’atto di Allah segue un Suo modello, e la Sua potenza si manifesta attraverso le leggi della creazione e della natura. In altre parole, Dio è la legge.

“Questa è la legge di Allah, che egli usò già da prima e non troverai nessun cambiamento alla legge di Allah.” (Corano, 48: 23)

Qual è la differenza tra la storia di Adamo e di Esdra nel Corano? Adamo è già stato creato una prima volta, mentre Esdra è stato ricreato. In altre parole, a differenza di Adamo, Esdra è risorto dopo la morte.

Inoltre, qual è la differenza tra la prima creazione di Adamo avvenuta dalla polvere e la sua nuova ricreazione, che accadrà nelle stesse modalità al tempo del suscitamento, cioè nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama )? Nessuna, salvo che sia “un altro tempo”. Ecco perché il Corano evidenzia l’espressione “un altro tempo” collocandolo secondo per importanza dopo la fede in Dio:

 

“E che male ne avrebbero se credessero in Allah e in un altro tempo (Yawm)?” (Corano, 4: 39)

La resurrezione di innumerevoli persone

Il Corano racconta che migliaia di persone perirono e poi ritornarono alla vita di nuovo.

“Non hai visto coloro che a migliaia uscirono dalle loro case per timor della morte e Allah disse loro: Morite, poi li risuscitò” (Corano, 2: 243)

Secondo gli ahadith, il numero di queste persone era effettivamente innumerevole, e molto tempo dopo i loro corpi morti si disintegrarono nella terra:

Mirkhond, storico persiano del periodo timurite, spiega il suddetto hadith nel suo Rauzat-us-Safa (Il giardino della purezza) nel modo seguente: “Non hai considerato le migliaia di uomini che, per timore della morte, lasciarono le loro abitazioni? Dopo averli colpiti, Allah rese loro la vita, perché ama gli uomini, ma la maggior parte degli uomini non è riconoscente” (Corano, 2: 243). Queste parole si riferiscono agli abitanti di Danur che rifiutarono di rispondere all’appello del profeta Hazkil (Ezechiele) alla guerra santa e che Allah, per punizione, fece perire con la peste (at-Taa’un), poi resuscitò, dietro richiesta del profeta “figlio della vecchia”… Hazkil restò molti anni presso i resuscitati che, a ricordo della loro disavventura, non avevano conservato traccia della peste che un cattivissimo odore.  (Mirkhond, La Bibbia vista dall’Islam, 160-161, Luni Editrice, 1996, Milano)

Eppure, Allah li ha creati di nuovo. Significa che sono stati tutti resuscitati! E, secondo l’idea della resurrezione, saranno resuscitati nuovamente al tempo del suscitamento, nel giorno della restituzione alla vita (Yawm al-Qiyama )! Significa che non solo la risurrezione sulla terra si ripete, ma è anche una legge naturale.

Ritorno all’inizio

I credenti nella resurrezione affermano che il “ritorno” citato in certi versetti Coranici accadrà nelle stesse modalità della prima creazione. In realtà, il principio universale del ritorno riportato nel Corano riguarda qualunque cosa:

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

L’inizio stesso della prima creazione dell’umanità giunse dal “Fango (Argilla)”:

“E la creazione dell’uomo iniziò dal Fango (Argilla).” (Corano, 32: 7)

Quindi, al tempo della resurrezione, Allah creerà ancora gli esseri umani direttamente dal “Fango (Argilla)” come fece col primo essere umano, Adamo. Adesso, osserviamo l’insieme dei versetti che i commentatori del Corano citano a riguardo della creazione Adamica e dei suoi figli:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

I commentatori spiegano che Dio creò direttamente Adamo dal Fango. In altre parole, fu creato attraverso la resurrezione, ma i suoi figli che sono il resto dell’umanità, furono creati dallo sperma e vennero al mondo attraverso la nascita.

La Creazione Umana nel Corano

Per spiegare il significato del concetto di “Bada” () o “inizio” dei suddetti versetti, è necessario rivedere la creazione dell’Uomo nel Corano. Il Dott. Yadollah Sahabi, uno studioso iraniano, ha fortemente contestato l’interpretazione tradizionalista dei versetti Coranici. La sua ricerca volle dimostrare che la descrizione della creazione Umana racchiusa nel Corano sorregge in modo netto l’idea evoluzionistica della scienza moderna.

L’opera del Dr. Sahabi reputava che la creazione dell’uomo nel Corano non è contro l’idea evoluzionistica. La sua discussione principale dimostrava, riferendosi ai versetti del Corano, che la creazione del primo essere umano, Adamo, non avvenne direttamente dal Fango; perciò, Adamo, non sarebbe il Padre dell’umanità, in quanto non esiste un simile concetto nel Corano.

In questa sezione, tuttavia, giungerò differentemente alla stessa conclusione basandomi sull’interpretazione strutturale che ho già spiegato nella parte quarta di questa trattazione. La tradizionale comprensione della creazione del primo essere umano (Adamo), ho già spiegato, è quasi identica alla creazione di un uccello dal Fango operata da Isa (Gesù). Questo concetto può essere meglio compreso studiando i due versetti seguenti:

 

“In verità io creerò un uomo di Fango! E quando l’avrò plasmato ed avrò alitato in lui del Mio spirito” (Corano, 38: 71-72)

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Altri versetti rafforzano questo nuovo studio sulla creazione dell’uomo secondo il pensiero evoluzionistico nel Corano:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

Analizziamo i due precedenti versetti: innanzitutto, la parola () significa umanità, non lo specifico uomo noto come “Adamo”. In secondo luogo, il pronome personale suffisso del vocabolo “naslah” () che si riferisce a  o al “genere umano”, significa “umanità” (The Islamic Quarterly, Volume 42, pag. 18, 1998), e non progenie per via dell’unico linguaggio Coranico. La parola “naslah” () è usata nel Corano solo due volte. In un “altro caso” è scritta senza pronome personale suffisso:

 

“E quando ti volge le spalle corre per tutta la terra a portarvi la corruzione e a rovinare l’agricoltura e l’umanità” (Corano, 2: 205)

Se l’interpretazione dei commentatori tradizionali fosse giusta, si dovrebbero sostituire due vocaboli dei suddetti versetti con i due seguenti evidenziati in azzurro:

 

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione di Adamo iniziò dal Fango, poi creò la sua progenie da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8, modificato)

Nella lingua del Corano, i termini “dhurriyah” () o “bani” () indicano la discendenza, la posterità, la progenie, la figliolanza, la prole, ecc….

La norma che valuta la corretta comprensione delle parole Coraniche, è il solo metodo utilizzabile per il linguaggio del Corano, in quanto il Corano è il Criterio () distintivo () di Guida e di Dirittura completa.

“… annienterò tutta la sua progenie “dhurriyah” (), eccetto pochi.” (Corano, 17: 61-62)

“E quando il tuo Signore trasse dai lombi dei figli di Adamo tutti i lor discendenti “dhurriyatahum” …  I nostri padri, già prima, davan dei compagni a Dio, e noi siam la loro progenie “kunna dhurriyatan” ().” (Corano, 7: 172-173)

“Questi sono coloro che Allah ha colmato dei suoi favori tra i profeti della discendenza di Adamo e, tra quelli che portammo con Noé (nell’arca), tra i discendenti di Abramo e di Israele.” (Corano, 19: 58)

La parola “dhurriyah” () è usata nel Corano anche per riferirsi alla prole di Satana:

“… E si prostrarono tutti eccetto Iblis, uno dei ginn, che deviò dall’ordine del Signore. Prenderete dunque lui e la sua progenie a patroni in luogo di me?” (Corano, 18: 50)

È utile ricordare che la parola “bani” () non è necessariamente sinonimo della parola “dhurriyah” (). Per esempio, il termine () “Bani Israil” che letteralmente significa i “figli d’Israele”, nel linguaggio del Corano significa il “popolo di Israele”. Anche se lo sono effettivamente, non sono fisicamente o biologicamente i figli di Israele. Una parte di loro potrebbe aver avuto un legame con qualche generazione anteriore a Israele, perfino straniera. È il linguaggio del Corano. Quindi, non siamo autorizzati a suggerire un “significato” esterno al Corano.

Ugualmente, nel Corano la parola “Bani Adam” () non significa necessariamente i figli di Adamo. Molti di loro potrebbero appartenere ad generazione vissuta prima della creazione di Adamo. In altre parole, Adamo stesso era figlio di quella generazione. Malgrado ciò, Adamo è ancora considerato come il Padre dell’Umanità da un punto di vista spirituale.

Infine, la parola () non ha mai indicato i “figli o una generazione”, né in relazione ad Adamo, né a nessun altro. Per assegnare alle parole del Corano il loro giusto significato, è importante analizzare il contesto in cui sono utilizzate.

In terzo luogo, l’espressione () non significa che la creazione abbia inizio “direttamente”. Significa solamente “l’origine della creazione”. Nessuno contesta che la creazione di tutti gli esseri animati si origini dalla terra e dai fluidi, ma “originariamente” e “direttamente” non sono sinonimi.

“Bada” () significa iniziare, fare qualcosa per primo, creare qualcosa all’origine, al principio, all’esordio, ai primordi, ecc.., ma non implica un’azione diretta.

 Ecco perché il Corano spiega ulteriormente il suo significato:

 

 “E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura.” (Corano, 23: 12-13)

 Quindi, la creazione di tutti gli esseri umani (tra cui Adamo ed Eva) dalla terra non significa che sia avvenuta “direttamente”.

“E vi conosce fin da quando vi creò in origine dalla terra, e quando foste embrioni nel grembo delle vostre madri.” (Corano, 53: 32)

In quarto luogo, se Allah avesse creato Adamo direttamente dalla terra, lo avrebbe creato da un pezzo di Fango. In questo caso, il Corano dovrebbe usare il vocabolo ( ) con l’articolo, cioè “il Fango o l’Argilla”, invece dello stesso termine senza articolo ( ). Infatti, questa situazione si verifica quando Gesù creò un uccello:

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Questo vocabolo con l’articolo (), il Fango, si riferisce ad un “pezzo di Fango”, mentre la forma non articolata () indica generalmente la radice della creazione.

In quinto luogo, se la creazione di Adamo (ed Eva) fosse avvenuta direttamente da un “pezzo di Fango”; in tal caso, si tratterebbe di un fenomeno creativo eccezionale. Se l’intenzione del Corano fosse di evidenziare (ribadendolo) un fenomeno insolito e straordinario per dimostrare la potenza di Allah; allora lo esprimerebbe almeno in due modi diversi attraverso il Segno del Tono e l’Eccezione:

1)      Il Segno del Tono

Una delle prospettive più importanti del Corano riguarda il principio della priorità (lista di nomi in cui sono ricordati più facilmente gli elementi iniziali) in contrapposizione alla recenza (lista di nomi in cui sono ricordati più facilmente gli elementi finali) circa le parole contenute nei versetti Coranici. Una delle funzioni di questo principio concerne il tono come avviene in tutte le lingue. Dobbiamo sempre ricordare che nel Corano ogni cosa è un’ayah o un segno. Pertanto, anche la priorità contro la recenza delle parole, la collocazione dei vocaboli e i toni dei versetti sono un’ayah o un segno. Vi mostrerò, in questa sede, questi risultati utilizzando il principio della priorità in contrapposizione alla recenza delle parole analizzando alcuni versetti in rapporto alla creazione.

La collocazione della parola  o “Fango” varia per accentuare o sollecitare una “tonalità”, un suono, proprio come nel versetto seguente:

“Egli è Colui che vi ha creati dal Fango” (Corano, 6: 2)

Se invece sottolineasse un fenomeno insolito e straordinario proveniente da Allah, la frase assumerebbe questo tipo di tonalità:

“Egli è Colui che dal Fango vi ha creati”

Un’espressione simile esiste già nel Corano:

“Io vi creerò con dell’Argilla (Fango) una figura d’uccello.” (Corano, 3: 49)

Se spostiamo i termini del precedente versetto, avremo una costruzione Coranica simile alla creazione umana (o Adamica) del verso 32: 7.

“Ho creato per voi una figura di uccello dal Fango.”

Quindi, la domanda è la seguente: perché due fenomeni, un primo normale e naturale, ed un secondo insolito e straordinario che manifesta il grande potere di Allah, dovrebbero avere la stessa tonalità sonora?

“E la creazione dell’uomo iniziò di Fango.” (Corano, 32: 7)

“Creò l’uomo da una goccia di sperma.” (Corano, 16: 4)

Assai interessante, comunque, è che il Corano argomenti la creazione umana con lo sperma in un modo diverso. Il suo caso tonale traspare confrontando il versetto Coranico originale (A) con un mio versetto (B) successivo modificato:

A)    “Ed è Lui che ha creato dall’acqua (seme) l’uomo.” (Corano, 25: 54)

 

B) “Ed è Lui che ha creato l’uomo dall’acqua (seme).” (Versetto modificato)

La rappresentazione grafica del suddetto versetto risistemato, ha una tonalità sonora che è esattamente uguale al versetto Coranico seguente:

 

“In verità io creerò un uomo di Fango!” (Corano, 38: 71)

La conclusione è sorprendente. Benché la creazione umana avvenga col Fango (), agli occhi del Corano, il versetto implica anche la creazione degli esseri umani con lo sperma () a dimostrazione della grande potenza di Allah! Ecco perché Allah si ammira quando descrive il processo naturale della “nascita” nel Corano:

“E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura… Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori.” (Corano, 23: 12-14)

E ancora:

“E facemmo dall’acqua ogni cosa vivente” (Corano, 21: 30)

Il seguente versetto modificato, infatti, non ha né lo stesso significato linguistico, né l’abituale tono Coranico:

“E facemmo ogni cosa vivente dall’acqua.”

Ci sono molte altre costruzioni nel Corano che ricalcano le situazioni sopraesposte:

Esistono numerosi versetti sulla creazione dell’umanità nel Corano. Se la creazione di Adamo fosse collegata direttamente ad un pezzo di Fango, ci sarebbe almeno un versetto del Corano simile alle seguenti espressioni:

2)      L’eccezione

Se la creazione di Adamo (ed Eva) fosse direttamente associata ad un “pezzo di Fango”, questo fenomeno naturale della creazione avrebbe avuto un carattere eccezionale. In tali casi, il Corano espone e formula i fenomeni eccezionali in maniera corretta. Ad esempio, la preposizione “tranne, eccetto”, enuncia l’eccezionalità nel modo seguente:

“E quando dicemmo agli angeli: Prosternatevi avanti ad Adamo! Tutti si prosternarono eccetto Iblis (il padre dei diavoli)” (Corano, 17: 61)

L’eccezionalità potrebbe manifestarsi in questo versetto ipotetico:

“Egli è Colui che tutto vi ha creato di sperma, tranne Adamo, che fu creato di Polvere (o Fango).”

Si noti che nel precedente caso ipotetico, anche la parola  (“polvere o terra”) se assumesse l’articolo () significherebbe una quantità, una parte non determinata di polvere o terra.

Curiosamente, le espressioni Coraniche riguardanti la creazione umana con la “polvere” e col “seme” non hanno mai avuto un carattere eccezionale.

“Egli è Colui che vi ha creati di “Terra”, poi di “Sperma”, poi di grumo di sangue (“Embrione”), poi vi ha tratto fuori bambini (dal grembo materno).” (Corano, 40: 67)

Quindi, per la presenza del pronome personale suffisso plurale ( o voi), l’espressione  che intende la “nascita”, comprende pure la nascita di Adamo.

In sesto luogo, l’uso della parola “sawiyatah” () che significa “plasmato o modellato armoniosamente” solo nel caso della creazione dell’Uomo, è un’altra dimostrazione ben fondata circa la differenza fondamentale tra le due seguenti esperienze di creazione (umana e il miracolo dell’uccello):

“In verità io creerò un uomo di Fango! E quando l’avrò plasmato ed avrò alitato in lui del Mio spirito” (Corano, 38: 71-72)

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

La parola “sawiyatah” () che significa “plasmato o modellato armoniosamente” indica anche un “periodo di tempo”. Si intende l’evoluzione verso lo stato dell’essere umano espresso dal termine () o “Mio stato d’animo o Mio spirito vitale”.

Ed infine, il versetto concernente la creazione dell’uccello operata da Isa (Gesù) dimostra che le modalità con cui fu creato Adamo erano diverse! Nel caso dell’uccello, si trattava di compiere un miracolo per guidare il ritorno dei miscredenti alla Verità.

I miracoli sono, di solito, dei prodigi eseguiti dai Messaggeri e dai grandi Maestri sotto costrizione e contro la loro volontà per sfidare i miscredenti. Per quale ragione, quindi, la creazione di Adamo sarebbe un miracolo?

Il versetto cruciale della prova

Il versetto sottostante — ho spiegato nel precedente paragrafo “La creazione umana nel Corano” — indica che la creazione dell’intera umanità, compreso Adamo, avvenne unicamente attraverso lo sperma e la nascita. L’unico pronome personale suffisso voi (o ) presente nel versetto, precisa che la creazione di tutti gli esseri umani ebbe luogo dalla “polvere” e dallo “sperma” con la stessa struttura e medesimo tono grammaticale!

“Egli è Colui che vi ha creati di “Terra”, poi di “Sperma”, poi di grumo di sangue (“Embrione”), poi vi ha tratto fuori bambini (dal grembo materno).” (Corano, 40: 67)

Nonostante la chiarezza che si evince dal versetto di cui sopra, qualcuno potrebbe obiettare che il pronome plurale voi (o ), si riferisca alla creazione che dal Fango si produsse diretta per Adamo e indiretta per i suoi figli attraverso lo sperma e il parto naturale. Quest’obiezione è certamente pretestuosa. Infatti, non ha alcuna giustificazione secondo il versetto seguente:

“Rinneghi Chi t’ha creato di terra, e poi d’una goccia di sperma, e poi t’ha plasmato in forma uomo?” (Corano, 18: 37)

Nel versetto precedente, abbiamo un unico pronome personale suffisso di seconda persona singolare maschile che si riferisce ad un solo essere umano (la parabola del ricco e del povero vissuti molto tempo dopo Adamo). Come può questo singolo individuo esser creato sia dalla polvere che dallo sperma? Non si può asserire che quest’uomo particolare fosse creato dal Fango indirettamente e dal seme direttamente. Quindi, il pronome plurale ( o voi in 40: 67) è la chiave di lettura della frase  (di terra, e poi d’una goccia di sperma) presente nei due versetti Coranici (40: 67 e 18: 37).

Infatti, i due suddetti versetti descrivono due situazioni differenti: il primo versetto riguarda la creazione di tutta l’Umanità, mentre il secondo versetto si riferisce alla creazione di un singolo uomo (è in uso la seconda persona singolare).

Inoltre, nel secondo versetto, la creazione dal “Fango” e la creazione dallo “sperma” contenuta nella frase , è formulata indistintamente e senza alcuna eccezione. Significa che lo stesso uomo fu dapprima creato col “Fango” e successivamente col “seme”!

Pertanto, la vera interpretazione e comprensione del Corano si basa sulla progettazione strutturale letteraria.

Continuazione della Prima Creazione

Riprendiamo nuovamente i versetti che illustrano il “ritorno” all’inizio della prima creazione:

“Eccovi ritornati a Noi come vi creammo la prima volta.” (Corano, 18: 48)

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

Ritorneremo nello stesso modo in cui iniziammo originalmente la prima creazione. È la nostra promessa. Sarà certamente così.  Le parole  (letteralmente “come iniziammo”) non significano “ritornare” attraverso la ricreazione o tramite una nuova creazione di esseri umani dalla polvere o dal fango direttamente. Il loro significato si “basa sullo stesso modello e processo iniziale”. Questo concetto è di fondamentale importanza per la comprensione del versetto. Perciò, il versetto () significa che il “ritorno” avverrà sulla base dello stesso modello della creazione esistente all’inizio della storia. In altre parole, il “ritorno” indica la continuazione della stessa creazione che fu all’inizio:

“Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione!” (Corano, 50: 15)

Il Potere della Bellezza

I versetti Coranici già citati, considerano che il Potere della Bellezza è il modo migliore e più bello per creare l’uomo. In altri termini, la legge naturale esistente è il modo più bello per creare gli esseri umani. Solo questo modo di creazione rende Allah il più Bello e il miglior Creatore:

“Che fece bella e migliore ogni cosa che creò, e la creazione del genere umano iniziò dal Fango, poi creò la sua umanità da acqua spregevole.” (Corano, 32: 7-8)

“E certo noi creammo l’uomo della miglior essenza (facendone evolute creature) di Fango. Poi ne facemmo una goccia di sperma in una condizione sicura… Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori.” (Corano, 23: 12-14)

Se prendiamo dai versetti (32: 7 e 23: 14) due frasi fondamentali e le combiniamo, avremo il seguente verso:

“Sia benedetto Allah, il Migliore dei Creatori, che fece bella e migliore ogni cosa che creò.”

Alla fine del mondo, tuttavia, anche il resto dell’umanità risorgerà come avvenne per il loro padre originale all’inizio della storia! Per quale motivo?

Perché Allah dovrebbe ridimensionare la propria gloria passando dal Suo modo migliore e più bello di creazione ad uno inferiore? Il prodigio dell’uccello di Fango operato direttamente da Isa (Gesù) era ovviamente di livello minore!

“Io vi creerò con del Fango una figura d’uccello e poi vi soffierò sopra e diventerà un uccello vivo col permesso di Dio” (Legge di Natura) (Corano, 3: 49)

Inoltre, il principio universale Coranico afferma l’immutabilità dei decreti Divini:

“Questa è la legge di Allah, che egli usò già da prima e non troverai nessun cambiamento alla legge di Allah.” (Corano, 48: 23)

La questione, pertanto, dovrebbe porsi da un punto di vista estetico. Quale tra questi due tipi di creazione è più artistica: la risurrezione del corpo morto o la nascita naturale dell’uomo? Per il Corano, i nomi più belli appartengono ad Allah.

“E Allah possiede i nomi più belli, invocatelo dunque con quei nomi.” (Corano, 7: 180)

“Con quei nomi” si intendono i Suoi attributi manifestati nella creazione. Così, ogni volta che dobbiamo scegliere una tra due cose belle, scegliamo la più bella in ricordo dei Nomi Più Belli di Allah. È questo il Potere di Allah, amare la bellezza. Il Profeta Muhammad disse:

“In verità Allah è Bello e ama la Bellezza”

Il ritorno dell’uomo come pianta

La comprensione tradizionalista del concetto del ritorno nel Corano è precisamente identica alla crescita delle piante impiantate nella terra! Alcuni versi del Corano chiariscono meglio questa raffigurazione:

“Colui che ha fatto scendere dal cielo acqua secondo misura, con la quale ridiamo vita a un territorio morto. Allo stesso modo vi trarrà alla vita.” (Corano, 43: 11)

“Fece scendere acqua dal cielo, per la quale traemmo dalla terra molte coppie d’erbe svariate Dalla terra vi creammo (nella vostra forma o figura), e nella terra vi riconduciamo (nella vostra forma o figura), dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53 – 55)

“2) I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. 3) Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile… 9) E abbiam fatto scendere acqua benedetta dal cielo, con la quale facemmo germinare giardini e il grano delle messi… 11) Colla quale vivificammo un paese morto: simile a questo sarà l’uscita dei morti… 15) Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione… 42) Al giorno in cui sentiranno il grido, per vero. Sarà quello il dì dell’uscita dei morti…” (Corano, 50: 2-3, 9, 11, 15, 42)

La loro incomprensione è dovuta alla mancanza di penetrazione della lingua Coranica. Non hanno capito o notato la differenza tra  (quello) e  (così, nello stesso modo, simile, parimenti, analogamente, ecc…) nei suddetti versetti. I versetti di cui sopra spiegano che il “ritorno” degli esseri umani è simile (ma non uguale) alla “crescita” delle piante terrestri.

La nascita come crescita

Al contrario, la tradizionale comprensione Coranica della seconda o ultima creazione considera sorprendentemente la nostra vita attuale la nostra prima creazione e la paragona alla “crescita” delle piante dalla terra! In effetti, i versi seguenti espressi nella lingua Coranica sono molto chiari e autorevoli quando ci compara alle piante!

“E Allah v’ha fatti germinare dalla terra come piante. Poi, vi farà tornare ancora e vi estrarrà (riproducendovi)” (Corano, 71: 17-18)

Pertanto, la nascita degli esseri umani e la crescita delle piante avviene secondo le stesse Leggi Fondamentali e Universali della Natura che si manifestano in forme differenti conformemente all’essenza delle diverse creature. Questa condizione si basa sul principio Coranico dell’Unità nella diversità e della diversità nell’Unità.

Se combiniamo il verso 43: 11 e i versetti (71: 17-18) avremo una visione completa della situazione:

“Colui che ha fatto scendere dal cielo acqua secondo misura, con la quale ridiamo vita a un territorio morto. Allo stesso modo vi trarrà alla vita… E Allah v’ha fatti germinare dalla terra come piante. Poi, vi farà tornare ancora e vi estrarrà (riproducendovi).

Il suddetto versetto significa che la modalità della nuova creazione al tempo del “ritorno” non è esclusiva, piuttosto, è un evento già accaduto all’epoca della prima creazione. Perché i miscredenti negano qualcosa che hanno già sperimentato? La parola “incredulità” o “Kufr” () nel Corano significa coprire la Verità per nascondere una realtà che è già conosciuta.

“Non riflettete su ciò (sullo sperma) che emettete? Voi lo create o siamo Noi i Creatori? Abbiamo decretato per voi la morte e nessuno ci precederà nel generarvi in ciò [forme] che non conoscete. Già conosceste la precedente nascita, non meditate?” (Corano, 56: 58-60…. 61-62) (*  in Arabo significa nascita, origine, formazione, genesi, crescita, ecc..)

Pertanto, i seguenti versetti appartenenti tipologicamente ai precedenti spiegano che la nuova e prossima creazione è identica all’attuale e prima realizzazione:

“2) I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. 3) Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile… 9) E abbiam fatto scendere acqua benedetta dal cielo, con la quale facemmo germinare giardini e il grano delle messi… 11) Colla quale vivificammo un paese morto: simile a questo sarà l’uscita dei morti… 15) Siamo forse spossati e incapaci dalla prima creazione? Eppure costoro dubitano di una nuova creazione…” (Corano, 50: 2-3, 9, 11, 15)

Questo mondo o dopo di esso?

I credenti nella resurrezione, di solito, credono che al tempo della Qiyama o Suscitamento, questo mondo materiale sarà completamente distrutto e sorgerà un nuovo mondo sconosciuto. Quest’idea, tuttavia, è in contrapposizione con gli espliciti versetti del Corano.

Il concetto del ritorno

Il Corano ha descritto il suscitamento degli esseri umani dopo la morte come un “ritorno”:

“I miscredenti dicono: questa è una cosa strana e incredibile. Forse che quando sarem morti e diventati polvere…? No, ch’è un ritorno impossibile!” (Corano, 50: 2-3)

“Chiedono (i miscredenti): quando saremo ossa e polvere, saremo forse risuscitati come nuove creature (con un nuovo corpo)? Rispondi: Siate pure pietra o ferro…. Chi ci farà tornare in vita (rigenerandoci)?” (Corano, 17: 49-51)

“Come iniziammo la prima creazione, così la riprodurremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo” (Corano, 21: 104)

“Egli è Colui che vi fece della terra una culla… () dalla terra vi creammo, () nella terra vi riconduciamo, () dalla terra vi trarremo (alla vita) ancora una volta!” (Corano, 20: 53, 55)

I versetti precedenti sottolineano almeno per tre volte e in tre forme diverse che il Ma’ad o “ritorno” alla vita accadrà in questo mondo materiale.

In primo luogo, è spiegato chiaramente che il luogo del “ritorno” sarà esattamente la stessa terra in cui siamo nati e moriremo. Quella “stessa terra” comprende un’identica legge di natura. Significa che nasceremo nello stesso modo in cui esistemmo in questa vita in base alle leggi di natura. Altrimenti, il pronome personale suffisso  (da essa) non si riferirebbe alla terra nel suddetto versetto.

In secondo luogo, il versetto è progettato in modo che i pronomi personali suffissi «» e «» precedano i verbi. L’attenzione enfatica sul pronome personale suffisso forma il tono della lingua. In caso contrario, suonerebbe normalmente come nel modo seguente:

In terzo luogo, l’espressione “ancora una volta” (in Arabo ) in questo versetto Coranico indica la “ripetizione.” Il risultato dell’analisi di cui sopra è evidente: saremo ancora qui! In altre parole, la “prossima vita” dell’Akhirat () non significa in questo caso il ritorno in un certo luogo, ma il “ritorno” stesso!

Potreste affermare che secondo alcuni versetti questo mondo materiale sarà distrutto. Sì, avete ragione! Il Corano, tuttavia, dichiara che ogni cosa sarà distrutta ed innalzata ancora, compreso questo mondo materiale! Molti, o la maggior parte di noi, ritornerà e rinascerà di nuovo in quel futuro mondo materiale che è simile a questo mondo.

La descrizione proposta dal Corano circa il cambiamento omnicomprensivo di questo mondo è sempre stata in accordo con le nuove scoperte universali della scienza.

Due tipi di Qiyama

I seguenti versetti relativi al Suscitamento indicano che ci sono due “Tempi di Qiyama 

1La Qiyama dell’essere umano

“Poi, in verità, certamente morrete, poi ancora, nel Giorno del Giudizio sarete risuscitati.” (Corano, 23: 15-16)

Poi, morirete e successivamente sarete alzati ancora al tempo del suscitamento!

In base al primo tipo di Qiyama, i morti saranno sollevati nuovamente dalla stessa terra in cui vissero e abbandonarono. Questa è la Piccola Qiyama. Passiamo alla presentazione della resurrezione, il ba’ath.

2. La Qiyama del mondo (, la resurrezione)

Secondo diversi versetti riguardanti il nostro mondo fisico, affronteremo dei cambiamenti globali che condurranno alla conclusione definitiva del vecchio mondo. Un nuovo mondo si realizzerà. È questo che si intende per resurrezione (il ba’ath ) di un mondo simile al precedente.

“Il giorno in cui la terra sarà cambiata in un’altra terra e in altri cieli i cieli.” (Corano, 14: 48)

Essa è la Grande Qiyama. Ecco una descrizione sintetica di questa resurrezione “il ba’ath ” Conseguentemente allo sconvolgimento del mondo, ancora una volta si verificherà il suscitamento degli esseri umani. Pertanto, non si può sostenere che questo sollevamento dell’uomo avvenga contemporaneamente sia nella terra precedente  che nella terra successiva  (letteralmente, una terra differente).

Inoltre, l’idea della risurrezione non è realistica in altri mondi, ma solo in questo mondo terreno. Si tratta di una chiara contraddizione della falsa idea della resurrezione. I credenti nella resurrezione dovrebbero decidere in quale mondo avverrà la risurrezione e con quali modalità.

http://www.tradizionesacra.it/reincarnazione_corano_partequinta.htm



 

La Yogini di sopra legge il Corano



 

 

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

Moschee e Asana

21 Febbraio 2015 |  Tagged , | Lascia un commento

Moschea Sultan di Singapore

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ambasciata Indiana al Cairo (Egitto) ha intrapreso sforzi notevoli per diffondere lo Yoga

One of the oldest civilisations of humankind Egypt, has embraced Yoga that originated in another ancient civilisation – our Motherland India. In the modern world, Yoga has become an important tool to live a healthy life that can being a positive difference in our lives.

Niti Central has learned through sources in the Government about detailed efforts made by the Indian Embassy in Egypt to popularise Yoga. The Maulana Azad Centre for Indian Culture in Cairo, sources tell Niti Central, has been hosting yoga classes for beginners, intermediate and advanced levels and the outreach programmes, which are running to full capacity.  The classes are very popular and the instructor has to teach several people at one time sources informed to Niti Central when quizzed about the response from Egyptians.

Prime Minister Narendra Modi, who is a great believer in the benefits of yoga, has been at the forefront of popularising Yoga globally. Modi has on several occasions shared his thoughts on the significance of Yoga saying:

“Yoga embodies the unity of mind and body; thought and action; restraint and fulfillment.”

 

The United Nations had recently adopted an India-led resolution in December 2014 that declared June 21 as International Yoga Day and 177 nations supported the proposal. At that time UN Secretary General Ban Ki-moon said, “Yoga can contribute to resilience against non-communicable diseases and can bring communities together in an inclusive manner that can generate respect.”

Niti Central has learned that the Indian Embassy in its attempt to bring this discipline into the general consciousness of the people has integrated yoga classes into the ‘India Days’ programme with yoga instructor Bharat Singh conducting special yoga sessions.

In another initiative, sources informed Niti Central, the Indian Embassy is including a ‘Well-being Weekend’ that will have yoga, meditation and Ayurveda consultations in the 3rd edition of the ‘India by the Nile’ annual festival.

The ‘India by the Nile’ is a month-long festival of Performing and Visual Arts that showcases the cultural wealth of India. It aims to bring Egyptian audiences closer to the artistic riches of India, through film screenings, music and dance performances, literature evenings, a visual art exhibition, as well as allow them to taste authentic Indian cuisine.

The popular Al Azhar Park in Cairo, which is listed among 60 of the World’s Great Places, has been booked for two days as the venue to present yoga to Egypt in a major way during the festival.

According to sources, the Indian Embassy has also sent a proposal to Aayush, which is the separate Ministry for Yoga and Ayurveda constituted by Mr Modi, to depute a Master yoga teacher and two Ayurveda experts for the festival. The festival will also have an exhibition of Ayurveda products. Niti Central has learnt that the Indian Embassy also plans to engage the Yoga master from India to conduct workshops at several Yoga schools in Cairo.

Taking the lead on promotion of Yoga since the announcement by the United Nations in December that International Yoga Day will be observed on June 21, the Indian Embassy in Egypt has also organised a Press conference in the Chancery, the administrative complex of the embassy. The conference included the screening of a film on yoga and had live demonstrations by their yoga instructor explained sources to Niti Central.

Modi’s dream to present Yoga to the world seems to be getting closer– especially in Egypt with these efforts of the Indian Embassy. While Bollywood has for long been seen as a vehicle of India’s Soft Power the world over, thanks to Prime Minister Narendra Modi’s efforts India has acquired a new instrument to conduct its Public Diplomacy and connect with people across the world through Yoga.

http://www.niticentral.com/2015/01/15/yoga-goes-egypt-niti-exclusive-cairo-296756.html


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